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DRONI IN CAMPO: ANDIAMOCI PIANO

Il decreto attuativo per l’uso sperimentale dei droni nei trattamenti fitosanitari non è ancora arrivato: il Prof. Paolo Gay invita alla prudenza.

Per qualche giorno è sembrato che il via libera fosse ormai questione di ore. Un articolo del Sole 24 Ore aveva annunciato come imminente il decreto attuativo per l’uso sperimentale dei droni in agricoltura, con particolare riferimento ai trattamenti fitosanitari. Il provvedimento al momento non si è ancora concretizzato. E, così, il settore resta in attesa, sospeso tra entusiasmo tecnologico, necessità operative e prudenza normativa.

La cornice generale c’è: la legge sulle semplificazioni ha aperto alla possibilità di una fase sperimentale ma, senza il decreto attuativo, mancano ancora le condizioni operative per partire davvero. Il tema è complesso  e non è soltanto agricolo. È anche autorizzativo, tecnico e regolatorio.

Prudenza necessaria

A invitare alla cautela è Paolo Gay, professore ordinario di Meccanica agraria all’Università di Torino (nella foto), tra i tecnici che stanno lavorando alla sperimentazione dell’uso dei droni in agricoltura nell’ambito dei trattamenti fitosanitari.

«Il lavoro è ad oggi in mano ai ministeri, devono portare a termine un compito difficile. Dobbiamo ancora aspettare…», spiega Gay.

Il punto, però, non è solo quando arriverà il decreto. È anche che cosa succederà dopo. Perché la disponibilità dello strumento non coincide automaticamente con la maturità e la consapevolezza del suo utilizzo.

«È una tecnologia nuova, non c’è storico. Acquistare un drone è relativamente semplice e veloce, non richiede una spesa eccessiva ma, in Italia e in Europa, non abbiamo ancora un background e un’esperienza consolidata su questi trattamenti», osserva il professore.

Con le macchine convenzionali, il settore agricolo ha costruito nel tempo un patrimonio di conoscenze fatto di prove, tarature, regolazioni, errori corretti e competenze diffuse. Con i droni, invece, questa base è ancora in formazione. Se da un lato non dobbiamo arrestare il progresso, al giusto entusiasmo che si può ritrovare presso gli agricoltori va accompagnata la prudenza e l’attenzione di chi si affaccia ad una nuova tecnologia.

Vantaggi evidenti

Il potenziale, si intuisce, è indubbiamente grande. In alcune situazioni il vantaggio operativo è evidente, ci dice Gay: «pensiamo anche solo alla possibilità di evitare l’ingresso in risaia con mezzi pesanti, intervenire sul mais quando la coltura ha già raggiunto un’altezza importante, lavorare in vigneti in pendenza o in contesti dove la meccanizzazione tradizionale è difficile o non utilizzabile».

Ma il vantaggio operativo, da solo, non basta. L’obiettivo finale resta la protezione della coltura e della resa. Bisogna quindi capire se il trattamento funziona davvero, se la copertura è adeguata, se l’efficacia agronomica è comparabile alle soluzioni tradizionali, se ci sono benefici ambientali e se la sicurezza dell’operatore e dell’ambiente viene garantita.

«Siccome al momento lo storico è limitato sia nei dati, sia negli anni di sperimentazione, gli agricoltori e gli operatori dovranno procedere con particolare cautela, con un occhio molto attento ai risultati» conclude Gay.

Non basta comprare un drone

Il drone agricolo non è semplicemente una macchina che vola al di sopra di un campo. Il suo impiego comporta un sistema complesso di valutazioni, che richiedono competenze specifiche. Occorre impostare correttamente parametri di missione, valutare altezze e velocità di volo, dimensione delle gocce, volume distribuito, condizioni meteorologiche, deriva, sicurezza e vincoli dello spazio aereo.

«Qui entra in gioco la competenza di chi esegue le operazioni: bisogna saperlo fare», sottolinea Gay. «Sono competenze che si costruiranno con l’esperienza, che al momento è necessariamente ancora poca».

Oggi, ricorda il professore, i trattamenti fitosanitari con drone non sono praticabili. Le attività in corso avvengono solo all’interno di protocolli sperimentali autorizzati. Diverso è il caso di biostimolanti e fertilizzanti, che rappresentano ambiti d’uso differenti, non sovrapponibili alla distribuzione di agrofarmaci, ma che costituiscono una buona opportunità per confrontarsi con il problema ed acquisire esperienza e competenza.

Sperimentazioni limitate

Il nodo principale resta il track record. In Italia e in Europa le sperimentazioni sui trattamenti fitosanitari con droni sono ancora poche rispetto alla complessità del tema.

«Nel mondo dei trattamenti si stanno conducendo sperimentazioni per la distribuzione dei prodotti fitosanitari fatte con un particolare protocollo autorizzativo del Ministero della Salute e dell’Enac, sicuramente impegnativo», spiega Gay. «Sono poche al momento le istituzioni attive nella sperimentazione: tra questi alcuni enti di ricerca e centri di saggio, tra cui noi come Università di Torino, così come alcuni Servizi Fitosanitari Regionali, in particolare del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia-Romagna».

È un passaggio decisivo. Prima di arrivare a trasformare una tecnologia promettente in una pratica diffusa alla portata di tutti, servono dati solidi. Servono prove ripetute, su più annualità, in condizioni differenti, su colture diverse, con prodotti specifici e con obiettivi agronomici chiari. Altrimenti, il rischio è di dare per scontato ciò che ancora deve essere dimostrato, con il rischio di andare incontro a delusioni e perdere la fiducia rispetto questa nuova tecnologia.

Vincoli reali

C’è, poi, un aspetto spesso sottovalutato: quello aeronautico. Un drone agricolo non è un giocattolo. Si tratta di una macchina volante, che può raggiungere dimensioni e peso importanti, e che si muove all’interno di uno spazio regolato.

«Non è un’attività su cui ci si può improvvisare: parliamo comunque di macchine volanti che possono superare i 150 kg, potenzialmente pericolose, soggette a numerosi vincoli, tra cui quelli giustamente legati al traffico aereo. Insomma, se da una parte le procedure hanno un ampio margine per essere semplificate per rendere più rapidi e snelli i percorsi autorizzativi, la maggior parte dei vincoli non potranno che rimanere attivi anche quando sarà tutto a regime».

Secondo Gay, il cambio culturale è ancora in gran parte da costruire, ma questo sforzo sarà ripagato dall’ aprirsi di molte nuove opportunità.

Professionisti in campo

Da qui nasce anche lo sviluppo del contoterzismo tecnologico. Si tratta non di semplici prestatori d’opera, ma di operatori specializzati, capaci di gestire l’insieme macchina, autorizzazioni, sicurezza, parametri operativi e agronomici, garantendo il raggiungimento degli obiettivi del trattamento.

Il confronto con altri Paesi europei,  compresa la Svizzera che gode di maggior autonomia in quanto extra-UE, mostra che il tema non è futuribile. In diversi contesti i droni agricoli stanno prendendo piede, e sono già utilizzati ampiamente. Accanto a norme di carattere comunitario, ogni Paese dovrà elaborare propri regolamenti attuativi, che valorizzino le proprie colture e paesaggi agrari, tenendo conto degli specifici vincoli operativi.

Prima i dati

La conclusione, quindi, non è un freno ideologico all’innovazione, al contrario è piuttosto un invito a costruire l’innovazione su basi solide per coglierne al massimo i risultati. I droni possono aprire nuove modalità di trattamento, soprattutto nei contesti dove le macchine convenzionali hanno limiti evidenti, ma il rischio di rimanere delusi dai risultati, qualora la tecnica non sia sfruttata correttamente, è alto. I droni non saranno la soluzione unica e definitiva per i trattamenti fitosanitari ma un utile strumento che dovrà essere integrato con sapienza con quelli convenzionali, attualmente a disposizione. Ma, per volare alto, servirà tempo: parliamo di sperimentazioni, protocolli, risultati misurabili, formazione e linee guida. Servono agricoltori consapevoli e operatori preparati. Soprattutto, serve evitare l’idea che il drone sia una scorciatoia semplice.

La tecnologia è pronta a correre. Il sistema agricolo, normativo e operativo deve ancora imparare a guidarla a fondo.

Autore: Azzurra Giorgio

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