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	<title>urea - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Thu, 01 Oct 2026 09:34:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>urea - Grano Italiano</title>
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	<item>
		<title>CARO CONCIMI, 22 MILIONI IN EMILIA-ROMAGNA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/caro-concimi-22-milioni-in-emilia-romagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 22:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Regione  aggiunge alla misura nazionale, oltre 2,8 milioni attraverso il Feasr. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Regione quantifica l&#8217;impatto degli aiuti contro il rincaro dei fertilizzanti: quasi 19,6 milioni arriveranno dalla misura nazionale, oltre 2,8 milioni saranno aggiunti attraverso il Feasr. Ai cereali la quota più consistente, pari a oltre 8,9 milioni di euro.</p>
<p>Più di <strong>22,4 milioni di euro</strong> per aiutare le aziende agricole dell’Emilia-Romagna a fronteggiare l’aumento dei costi dei fertilizzanti e dell’energia legato alla crisi in Medio Oriente. È il valore complessivo degli interventi che interesseranno l’agricoltura regionale, mettendo insieme le risorse europee e nazionali e un nuovo stanziamento attivato direttamente dalla Regione.</p>
<p>Come avevamo raccontato su <em>Grano Italiano</em> nell’articolo <a href="https://granoitaliano.eu/caro-fertilizzanti-arrivano-136-milioni/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Caro fertilizzanti, arrivano 136 milioni</a>, il decreto nazionale mobilita oltre 136 milioni di euro: 45,6 milioni provenienti dalla riserva agricola di crisi dell’Unione europea e 91,2 milioni di cofinanziamento nazionale.</p>
<p>In Emilia-Romagna questa prima misura vale <strong>quasi 19,6 milioni di euro</strong> e interessa oltre 517mila ettari. A ricevere la quota maggiore saranno proprio i <strong>cereali, con oltre 8,9 milioni di euro</strong>, davanti alle foraggere non leguminose, con circa 4,3 milioni, al mais da granella con 3,3 milioni e al mais da insilato con quasi 1,6 milioni. Seguono girasole, barbabietola da zucchero, colza e altre colture. I pagamenti saranno effettuati tramite Agea.</p>
<h2>La Regione aggiunge 2,8 milioni</h2>
<p>A questo intervento si aggiunge ora una seconda misura, finanziata attraverso una rimodulazione della programmazione <strong>Feasr</strong>. La Regione mette sul piatto altri <strong>2.822.630 euro</strong>, destinati ad ampliare la copertura degli aiuti rispetto al provvedimento nazionale. Il contributo potrà arrivare fino al 50% dei maggiori costi sostenuti per i fertilizzanti e i pagamenti, gestiti tramite Agrea, dovranno essere effettuati entro il 30 giugno 2027.</p>
<p>La stessa Coldiretti Emilia-Romagna, che aveva sollecitato un intervento integrativo, sottolinea come l&#8217;obiettivo sia estendere il sostegno alle produzioni rimaste fuori dal primo provvedimento.</p>
<p>«Parliamo di oltre 22 milioni di euro che raggiungeranno produzioni fondamentali per l’agricoltura dell’Emilia-Romagna», ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura <strong>Alessio Mammi</strong>. Secondo l’assessore, la scelta di ricorrere al Feasr serve a «allargare la platea degli aiuti e concentrare le risorse dove possono avere un impatto reale per le aziende».</p>
<h2>Le organizzazioni agricole: risorse da far arrivare rapidamente</h2>
<p>Positivo il giudizio di Coldiretti Emilia-Romagna. «Accogliamo con soddisfazione la decisione della Regione di dare seguito alla richiesta avanzata da Coldiretti», afferma il presidente regionale <strong>Luca Cotti</strong>, sottolineando la necessità di raggiungere anche le aziende rimaste fuori dal perimetro degli aiuti nazionali. L&#8217;organizzazione chiede ora di procedere rapidamente con l&#8217;attivazione della misura e la definizione delle modalità operative.</p>
<p>Una richiesta di ampliamento degli interventi era arrivata nei giorni scorsi anche da Confagricoltura. La Confederazione, pur esprimendo apprezzamento per il decreto nazionale, aveva chiesto di utilizzare ulteriori strumenti e risorse comunitarie o nazionali per sostenere anche le colture escluse dalla prima misura. Confagricoltura aveva inoltre indicato come prioritaria una rapida erogazione degli aiuti alle imprese.</p>
<p>Il tema resta quello dei <strong>costi di produzione</strong>, particolarmente rilevante alla vigilia della nuova campagna cerealicola. In Emilia-Romagna, almeno sul fronte dei fertilizzanti, il pacchetto di interventi mette, quindi, insieme sostegno nazionale e risorse regionali, con una quota significativa destinata proprio alle superfici cerealicole.</p>
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		<title>FERTILIZZANTI INIBITI: ETICHETTE SOTTO ESAME</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/fertilizzanti-inibiti-etichette-sotto-esame/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 22:10:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[controlli]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[inibitori]]></category>
		<category><![CDATA[Jacop]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una campagna europea di vigilanza ha rilevato irregolarità in 14 dei 21 fertilizzanti con inibitori analizzati in sei Paesi.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si tratta di un campione limitato, ma che richiama l’attenzione su un punto sostanziale: il contenuto reale dell’inibitore deve corrispondere a quanto dichiarato, perché da questo dipendono anche efficienza dell’azoto, costi per l’agricoltore e, non ultimo, l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente.</strong></p>
<p>I controlli europei sulla conformità dei prodotti riguardano anche i mezzi tecnici utilizzati in agricoltura. Lo dimostrano i risultati di una campagna condotta nell’ambito di <strong>JACOP 2025 – Joint Actions on Compliance of Products</strong>, iniziativa europea di vigilanza del mercato che mette in rete le autorità dei Paesi UE ed EFTA per verificare sicurezza e conformità di numerose categorie di prodotti. Il progetto è gestito da EISMEA per conto della DG GROW della Commissione europea.</p>
<p>Nel caso dei fertilizzanti, le autorità di <strong>Austria, Belgio, Germania, Irlanda, Polonia e Slovenia</strong> hanno sottoposto ad analisi 21 prodotti commercializzati sui rispettivi mercati. In 14 casi, pari al 67% del campione, sono state rilevate informazioni obbligatorie mancanti in etichetta oppure una quantità di <strong>inibitori della nitrificazione o dell’ureasi</strong> non indicata con precisione.</p>
<p>Il dato va letto con cautela: 21 prodotti non costituiscono un campione rappresentativo dell’intero mercato europeo e l’Italia non figura tra i sei Paesi coinvolti in questa specifica campagna. Il risultato segnala, però, un problema sul quale i controlli possono avere un impatto diretto anche per le aziende agricole.</p>
<h2>Non solo una questione di etichetta</h2>
<p>Gli inibitori vengono utilizzati per rallentare alcuni processi di trasformazione dell’azoto nel terreno e, nel caso degli inibitori dell’ureasi, per limitare le perdite di ammoniaca. L’obiettivo è aumentare la quota di azoto effettivamente disponibile per la coltura e ridurre le dispersioni nell’ambiente.</p>
<p>Per questo la corrispondenza tra la dose dichiarata e quella presente nel fertilizzante non rappresenta un dettaglio formale. Se il tenore reale dell’inibitore è significativamente inferiore a quello riportato, l’agricoltore può acquistare e distribuire un prodotto aspettandosi un’efficacia che in campo potrebbe non essere raggiunta.</p>
<p>La normativa europea è piuttosto dettagliata. Il <strong>Regolamento (UE) 2019/1009</strong>, applicabile dal luglio 2022 ai prodotti fertilizzanti UE, stabilisce specifici obblighi di etichettatura anche per i prodotti contenenti inibitori.Per concentrazioni dichiarate fino al 2%, ad esempio, la tolleranza prevista sul contenuto degli inibitori è pari a ±20% del valore dichiarato.</p>
<p>È, quindi, utile distinguere tra una carenza puramente documentale o grafica e uno scostamento rilevante della composizione effettiva: entrambi possono determinare una non conformità ma il secondo assume un significato molto più concreto dal punto di vista agronomico ed economico.</p>
<h2>In Italia 1.684 controlli sui fertilizzanti</h2>
<p>Anche in Italia i fertilizzanti sono oggetto dell&#8217;attività ordinaria dell’<strong>ICQRF</strong>, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi del Masaf.</p>
<p>Nel 2025 l’Ispettorato ha effettuato <strong>1.684 controlli nel settore dei fertilizzanti</strong>, di cui 892 analitici, interessando 697 operatori e 1.048 prodotti. Il 2,7% dei prodotti controllati è risultato irregolare, mentre gli esiti analitici irregolari sono stati il 12,1%. Sono state, inoltre, registrate 93 contestazioni amministrative e nove sequestri, per un valore superiore a 1,5 milioni di euro.</p>
<p>Sottolineiamo che questi dati che riguardano l’intero comparto dei fertilizzanti e <strong>non specificamente gli inibitori</strong>, quindi non direttamente confrontabili con il 67% rilevato dalla campagna JACOP.</p>
<p>La Commissione sta, intanto, portando avanti il percorso di armonizzazione tecnica previsto dal Regolamento 2019/1009, insieme all’aggiornamento delle indicazioni sull’etichettatura dei prodotti fertilizzanti. L’obiettivo dei controlli resta duplice: dare agli utilizzatori informazioni affidabili su ciò che acquistano e garantire condizioni di concorrenza corrette tra gli operatori che immettono fertilizzanti sul mercato europeo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’UE NON HA SOSPESO IL CBAM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ue-non-ha-sospeso-il-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 22:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un importatore di fertilizzanti ci spiega perchè</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Nei giorni scorsi, i ministri delle Finanze dell’Unione Europea hanno adottato l’Orientamento generale sulla proposta della Commissione di rafforzare il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM). A seguito della crisi iraniana gli Stati membri hanno dovuto riconoscere la necessità di un meccanismo di salvaguardia per i fertilizzanti attraverso l’inclusione dell’articolo 27 bis, ma gli agricoltori e le cooperative agricole hanno reagito manifestando una «profonda delusione per il fatto che la soglia di attivazione concordata sia fissata a un livello troppo elevato per fornire una protezione significativa in tempi di crisi». Effettivamente,<span class="yiv1866293674ydpae443b8apple-converted-space">  </span>L&#8217;articolo 27 bis così come è stato concepito mette una pietra tombale sulla possibilità di disattivare il CBAM.</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Secondo l’approccio concordato, il meccanismo di salvaguardia si attiverebbe solo se i prezzi dei fertilizzanti importati, escluso l’onere finanziario del CBAM, aumentassero di oltre il 50% rispetto alla media dei dieci anni precedenti. Una soglia così elevata rende estremamente improbabile l’attivazione del meccanismo, anche in caso di gravi perturbazioni del mercato.</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">L’agricoltura si prepara quindi a un aumento di quest’onere, fino alla sua piena applicazione nel 2034, ma già nel 2026, Copa e Cogeca stimano che il meccanismo crei un onere di 820 milioni di euro, a carico degli agricoltori europei.</p>
<h2>Cerchiamo di capire perchè</h2>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Cerchiamo di capire perché l’Europa, che ha l’obiettivo tattico di fare cassa per la guerra e quello strategico di cancellare l’attività agricola, abbia creato un meccanismo perverso.</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Partiamo dagli ultimi 10 anni caratterizzati da crisi epocali, mai viste prima (COVID fra 2020 e 2021), né in queste proporzioni (scoppio guerra in Ucraina e crisi energetica nel 2022; scoppio della situazione mediorientale dal fatidico 7 ottobre e culmine della crisi con il bombardamento dell&#8217;IRAN dapprima sui siti nucleari e poi con l&#8217;attacco israelo-americano del febbraio del 2026 con chiusura dello stretto di Hormuz): in questo lasso di tempo, l&#8217;agricoltura si trova esposta agli attacchi politici di tutti i partiti in quanto è entrata nel mirino molto tempo prima di questi eventi a causa di campagne fanatico-ambientaliste che hanno trovato comodo individuare nelle campagne il “nemico” per posizionarsi politicamente. Tutti capiranno benissimo che schierarsi contro le abitudini inquinanti dei cittadini o gli interessi dell’industria e della finanza sarebbe stato meno agevole…</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Le tesi sono note: l’agricoltura sarebbe responsabile della creazione di gas serra sia per colpa dell&#8217;uso di fertilizzanti azotati, sia per colpa degli allevamenti, responsabili della produzione di dispersioni importanti  di gas metano (esecrate anche da animalisti e vegani).</p>
<h2>I numeri veri</h2>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Se si cercano numeri veri, si constata che l&#8217;unico miglioramento della qualità dell&#8217;aria in pianura padana si registrò nel 2020, cioè quando l’agricoltura fu chiamata a ingranare la quarta e a produrre di più, per salvarci dalla fame. In quel periodo, come ricorderete, il settore primario era l’unico ad aver il permesso di lavorare.</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Dal punto di vista politico e ancor di più da quello della finanza, a margine di questo lavoro ideologico, si è capito ben presto che un&#8217;opinione pubblica obnubilata dalla convinzione che frutta e verdura nascano nel supermercati e disposta a pagare cifre maggiorate per i prodotti con la scritta bio e con marchio &#8220;made in Italy” può essere utile per ottenere una riduzione di suolo agricolo a favore di strade e centri commerciali, ma anche parchi fotovoltaici. Quindi, basta con l’agricoltura italiana, messa fuori mercato con prezzi crescenti; basta con gli agricoltori (che sono &#8220;pochi&#8221; e costringono a tollerare un sacco di manodopera invisibile e in qualche caso illegale); viva la food security ottenuta con grandiosi contratti con il Sud America (Mercosur).</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Certo, con questa impostazione si possono tutelare le produzioni di fertilizzanti chimici europei (insufficienti, come mostrano i recenti studi sull’urea), senonché queste ultime sono costrette a competere con produttori esteri tecnologicamente più aggiornati: gli impianti europei risalgono mediamente agli anni &#8217;60, gli impianti egiziani, algerini, omaniti, iraniani, turkmeni, cinesi sono tutti più recenti e si avvolgono di costi decisamente inferiori in termini di costi energetici, di manodopera e di burocrazia.</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Copa Cogeca e le altre associazioni sbagliano indirizzo, sperando di ottenere una riduzione di pena: oggi chiedono meccanismi più efficaci di disattivazione del CBAM, e nel frattempo, a partire dal 2028, non sarà più possibile usare l&#8217;urea in pianura padana.</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1">Altro dovrebbe essere l&#8217;obiettivo: escludere l’agricoltura dal CBAM e includere i fertilizzanti (e gli agrofarmaci) nella FOOD SECURITY, perché senza fertilizzanti e difesa delle colture a prezzo competitivo, l&#8217;agricoltura andrà a spegnersi e l&#8217;Europa si troverà ad avere delegato (anche) la propria sicurezza alimentare a Stati Esteri (e coi venti che tirano non sarebbe una buona notizia).</p>
<p class="yiv1866293674ydpae443b8p1"><em>Autore: Aldo Giglioli, Algio Spa</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>FERTILIZZANTI, IL CONTO ESPLODE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/fertilizzanti-il-conto-esplode/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 17:13:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ammoniaca]]></category>
		<category><![CDATA[bacino padano]]></category>
		<category><![CDATA[concime]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rincaro dei concimi e il futuro blocco dell’urea mettono sotto pressione la cerealicoltura italiana: dialogo con il prof. Reyneri</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/fertilizzanti-il-conto-esplode/">FERTILIZZANTI, IL CONTO ESPLODE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il tema dell’urea nel Bacino Padano non è più soltanto una questione ambientale o normativa. È diventato, nel giro di pochi mesi, uno dei nodi economici più delicati per la cerealicoltura italiana.</strong> Perché il possibile blocco dell’urea dal 2028, previsto nell’ambito del Piano nazionale per la qualità dell’aria, arriva mentre il prezzo dei fertilizzanti ha già messo in difficoltà le aziende agricole.</p>
<p>A fine maggio, il tema era chiaramente al centro del confronto politico e tecnico. Ancora oggi resta attualissimo: la campagna 2026 è ormai compromessa sul piano dei costi della nutrizione azotata, mentre le decisioni prese in queste settimane avranno effetti diretti sulle prossime semine.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-192" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2023/12/Amedeo_reyneri_frumento_grano-italiano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />«Nelle ultime settimane sono emerse alcune novità, prevalentemente sul campo normativo» ci dice il Prof. Amedeo Reyneri del DISAFA, Università di Torino (nella foto). <strong>«Questo anche perchè il Governo italiano e le grandi filiere hanno potuto toccare con mano che la situazione è molto delicata. Si è avuto un rincaro di circa il 40% dei fertilizzanti dall’inizio del 2026 e questo ha messo in difficoltà non in modo secondario le aziende cerealicole europee, ed italiane in particolare»</strong>.</p>
<p>Il punto è semplice: chiedere agli agricoltori di smettere di impiegare l’urea, effettuare nuove scelte tecniche, logistiche e di calendario di distribuzione, proprio mentre i costi esplodono, rischia di trasformare una misura ambientale in una penalizzazione severa alla sostenibilità economica delle imprese.</p>
<p>«Pensare in questa fase di dovere caricare ulteriormente gli oneri delle aziende agricole per la concimazione è certamente ulteriormente problematico» aggiunge Reyneri.</p>
<h2><strong>Il credito d’imposta: aiuto utile, ma temporaneo</strong></h2>
<p>«<strong>Il Governo ha stanziato 40 milioni di euro da finanziare con il meccanismo del credito di imposta del 30% sugli acquisti di fertilizzanti.</strong> Si viene incontro ad una situazione contingente, una soluzione di brevissimo periodo».</p>
<p><strong>Per le aziende cerealicole, però, il problema è già entrato nei conti colturali.</strong> Nel frumento, come nel mais e negli altri seminativi ad alta richiesta di azoto, la concimazione rappresenta una delle voci decisive. Quando il prezzo dell’azoto cresce, il margine si assottiglia subito. E se i prezzi di mercato dei cereali restano instabili o deboli, la forbice diventa insostenibile.</p>
<p>«Ormai questa campagna si è conclusa: l’80-90% dell’urea che doveva essere acquistata ed impiegata, è stata effettivamente distribuita  tra aprile e l’inizio di giugno. La campagna 2026 è stata segnata da costi di azoto necessariamente più alti».</p>
<p>È qui che il tema diventa politico. L’agricoltore non contesta la necessità di ridurre le emissioni o di migliorare l’efficienza d’uso dell’azoto. Chiede, però, che la transizione non si trasformi in una sottrazione netta di competitività. Soprattutto in Pianura Padana, dove la cerealicoltura è già stretta tra costi, volatilità dei prezzi, vincoli ambientali e concorrenza internazionale.</p>
<h2><strong>L’Europa cerca autonomia sui concimi</strong></h2>
<p>Il 19 maggio, poi, la Commissione Europea ha presentato il Fertilizer Action Plan, un piano d’azione per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, migliorare l’accessibilità economica dei fertilizzanti e ridurre la dipendenza dall’estero. La direzione è corretta, ma il percorso sarà lungo.</p>
<p>«Il Fertilizer Action Plan della Commissione Europea si muove verso gli obiettivi di incrementare disponibilità e accessibilità economica dei concimi a livello comunitario nel breve periodo. Nel medio periodo, poi, mira a  rafforzare l’autonomia europea sui fertilizzanti che, ad oggi, è piuttosto bassa».</p>
<p><strong>La dipendenza dell’Europa dalle importazioni è il vero punto debole.</strong> Come ci spiega Reyneri, l’Unione dipende dall’estero per una quota importante dei fertilizzanti azotati, fosfatici e potassici che va dal 30 al 70%. Questo significa che ogni tensione geopolitica, energetica o commerciale si scarica rapidamente sui costi agricoli.</p>
<p>«L’UE è ancora fortemente dipendente dalle importazioni, con tutto quello che ne consegue per la debolezza della struttura agricola. Il nuovo piano per ora è sicuramente pieno di buone intenzioni, tra cui quella di mobilizzare delle riserve della Pac: vedremo quale sarà l’interpretazione che verrà messa in atto, in particolare con l’avvio della nuova Politica Agricola dal 2027».</p>
<p>Nel frattempo, l’UE ha scelto anche la strada della sospensione temporanea dei dazi sui fertilizzanti importati (con l’eccezione di Russia e Bielorussia). Un intervento che può aiutare, ma solo in parte.</p>
<p>«È una decisione temporanea, quella di sospendere i dazi, ma le stime ci dicono che può influenzare il 4-6% dei costi globali che le aziende devono affrontare».</p>
<h2><strong>Una crisi che non finisce con questa campagna</strong></h2>
<p>La fotografia, dunque, è chiara. <strong>La campagna 2026 ha già incorporato l’aumento dei costi. I</strong>l credito d’imposta potrà alleggerire una parte del conto, ma non cambierà la sostanza. Il vero banco di prova sarà la capacità di costruire, prima del 2028, un sistema alternativo all’urea tradizionale che sia tecnicamente praticabile, economicamente sostenibile e logisticamente gestibile.</p>
<p>«Capisco l’intervento del Governo che vuole lavorare su strumenti come il credito d’imposta che, a posteriori, alleggerisce un po’ l’azienda. Sono, tuttavia, soluzioni temporanee, come quelle per il gasolio agricolo» chiude Reyneri.</p>
<p>Per la cerealicoltura italiana il rischio è evidente: sommare crisi dei prezzi, rincaro dei mezzi tecnici e nuovi vincoli normativi significa spingere molte aziende verso una riduzione degli investimenti, delle rese attese o delle superfici coltivate. Esattamente il contrario di ciò che servirebbe per difendere i seminativi italiani.</p>
<p>La transizione dell’azoto, quindi, non può essere affrontata come un semplice divieto. Deve diventare una strategia industriale, agronomica e di filiera. Altrimenti il costo finale non sarà solo nelle fatture dei fertilizzanti, ma nella tenuta produttiva dei cereali nazionali.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>GRANO CHE SI CONCIMA DA SOLO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/grano-che-si-concima-da-solo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 22:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concime]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La genetica lavora a frumenti capaci di sfruttare meglio l’azoto atmosferico grazie ai microrganismi del suolo. Una frontiera ancora lontana dal campo, ma già al centro della ricerca internazionale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="344" data-end="626">Tra gli spunti emersi al <strong data-start="369" data-end="405">Food&amp;Science Festival di Mantova 2026</strong>, uno dei più interessanti per la cerealicoltura riguarda l’azoto. Non solo perché è un elemento decisivo per resa e proteine, ma perché rappresenta anche una delle voci più pesanti nei costi di coltivazione del frumento.</p>
<p data-start="628" data-end="950">Il grano, infatti, ha bisogno di azoto per costruire biomassa, sostenere il riempimento della granella e raggiungere i parametri qualitativi richiesti dalla filiera. Ma l’azoto è anche un input complesso da gestire: costa, può essere perso nell’ambiente e non sempre viene assorbito dalla pianta con la massima efficienza.</p>
<p data-start="952" data-end="1110">Da qui nasce una domanda che sembra quasi fantascienza agronomica: sarà mai possibile avere una varietà di frumento capace di procurarsi almeno una parte dell’azoto da solo?</p>
<h2 data-section-id="1sgevls" data-start="1112" data-end="1142">Il modello delle leguminose</h2>
<p data-start="1144" data-end="1450">In natura il riferimento è noto. Le leguminose, grazie alla simbiosi con batteri azotofissatori, riescono a trasformare l’azoto atmosferico in forme utilizzabili dalla pianta. Per questo colture come favino, soia, pisello o erba medica hanno un ruolo importante nelle rotazioni e nella fertilità dei suoli.</p>
<p data-start="1452" data-end="1685">Il frumento, però, non funziona così. Non forma noduli radicali come le leguminose. Assorbe l’azoto dal terreno e dipende, quindi, dalla fertilità naturale del suolo, dalla mineralizzazione della sostanza organica e dagli apporti esterni.</p>
<p data-start="1687" data-end="1895">La sfida della genetica è provare ad aprire una terza strada. Non trasformare semplicemente il frumento in una leguminosa, ma renderlo più capace di dialogare con i microrganismi presenti attorno alle radici.</p>
<h2 data-section-id="u7qk9c" data-start="1897" data-end="1940">Una ricerca che arriva dagli Stati Uniti</h2>
<p data-start="1942" data-end="2475">Un esempio interessante arriva dall’Università della California, Davis. Un gruppo di ricerca ha lavorato su piante di frumento capaci di stimolare nel suolo la produzione di azoto utilizzabile dalla coltura. Il meccanismo si basa sull’uso di tecniche di miglioramento genetico (CRISPR) per indurre il grano a produrre in maggiore quantità un composto naturale. Una volta rilasciato nella rizosfera, questo composto aiuta alcuni batteri a convertire l’azoto atmosferico in forme disponibili per la pianta (<a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/pbi.70289" target="_blank" rel="noopener">https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/pbi.70289</a>).</p>
<p data-start="2477" data-end="2753">Non si tratta, almeno per ora, di un grano che “fissa l’azoto” come una leguminosa. La differenza è importante. La pianta non diventa una soia o un favino. Piuttosto, diventa più capace di creare attorno alle radici un ambiente favorevole alla fissazione biologica dell’azoto.</p>
<p data-start="2755" data-end="3069">È una prospettiva interessante perché sposta l’attenzione dal solo patrimonio genetico della pianta al rapporto tra pianta, suolo e microbioma. In altre parole, il futuro del grano potrebbe non dipendere solo da varietà più produttive, ma anche da piante capaci di valorizzare meglio la vita microbica del terreno.</p>
<h2 data-section-id="ts13e5" data-start="3071" data-end="3104">Meno concime, non zero concime</h2>
<p data-start="3106" data-end="3260">Per l’agricoltore, è bene essere chiari: non siamo davanti a varietà commerciali già disponibili, nè prevediamo la fine della concimazione azotata.</p>
<p data-start="3262" data-end="3587">Anche nella migliore delle ipotesi, un grano più efficiente nel rapporto con i batteri azotofissatori dovrà essere inserito in una gestione agronomica completa ed integrata. Serviranno suoli vitali, rotazioni corrette, sostanza organica, attenzione alla struttura del terreno e una nutrizione calibrata sui fabbisogni reali della coltura.</p>
<p data-start="3589" data-end="3803">Il punto, quindi, non è immaginare un grano coltivato senza concimi. Il punto è arrivare a un grano che usi meglio l’azoto, che ne sprechi meno e che possa ridurre, almeno in parte, la dipendenza dagli input esterni.</p>
<h2 data-section-id="2wrrdc" data-start="3805" data-end="3838">Una frontiera anche ambientale</h2>
<p data-start="3840" data-end="4062">Il tema è rilevante anche sul piano ambientale. L’azoto non utilizzato dalla pianta può essere perso per lisciviazione, volatilizzazione o emissione di protossido di azoto. Per questo ogni punto di efficienza in più conta.</p>
<p data-start="4064" data-end="4350">La ricerca internazionale sulle simbiosi tra colture e microbioma del suolo va proprio in questa direzione: rafforzare le relazioni utili tra piante e microrganismi per costruire sistemi agricoli più sostenibili. Non è una scorciatoia ma una nuova frontiera del miglioramento genetico.</p>
<p data-start="4352" data-end="4688">Il miglioramento genetico, quindi, non sostituirà l’agronomia ma potrà darle strumenti nuovi. Dopo decenni in cui l&#8217;evoluzione genetica ha puntato soprattutto a resa, qualità e resistenza alle malattie, la prossima fase potrebbe includere anche la capacità della pianta di collaborare meglio con il suolo.</p>
<p data-start="4690" data-end="4889">E in un contesto in cui produrre frumento significa fare i conti con margini stretti, clima instabile e input costosi, un frumento più efficiente nell’uso dell’azoto sarebbe già una piccola rivoluzione.</p>
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		<title>FERTILIZZANTI, DAZI SOSPESI: NON BASTA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi-sospesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 10:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’UE sospende per un anno i dazi su alcuni fertilizzanti azotati. Per le organizzazioni agricole è un segnale, ma resta aperto il nodo Cbam.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di <strong>sospendere per un anno i dazi doganali</strong> su alcuni fertilizzanti azotati utilizzati in agricoltura, compresi input strategici come urea e ammoniaca. La misura entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE e, secondo le stime della Commissione europea, dovrebbe generare un risparmio di circa <strong>60 milioni di euro</strong> in dazi all’importazione per agricoltori e industria europea dei fertilizzanti.</p>
<p>La sospensione non riguarderà i prodotti provenienti da <strong>Russia e Bielorussia</strong>, esclusi per ragioni legate alla guerra in Ucraina e al sostegno bielorusso a Mosca. Bruxelles punta così a ridurre i costi, ma anche a diversificare gli approvvigionamenti, senza riaprire canali ritenuti politicamente critici.</p>
<h2>Una boccata d’ossigeno per le aziende</h2>
<p>Per le aziende agricole, il tema è centrale. I fertilizzanti, in particolare quelli azotati, restano una delle voci più pesanti nei costi colturali, soprattutto per cereali, mais e colture industriali. Il Consiglio UE ricorda che i prezzi sono aumentati in modo consistente dal 2021, contribuendo a mettere sotto pressione produzione agricola e sicurezza alimentare.</p>
<p>La misura arriva quindi in una fase in cui molte imprese stanno già rivedendo i piani di concimazione, cercando di contenere le spese senza compromettere rese e qualità. Per i cerealicoltori, il punto sarà capire se lo stop ai dazi si tradurrà davvero in <strong>prezzi più accessibili sul mercato interno</strong>.</p>
<h2>Le reazioni agricole</h2>
<p>Confagricoltura ha accolto con favore la decisione del Consiglio Ue, definendola positiva per alleggerire i costi, ma ha chiesto anche interventi più strutturali, a partire dalla tassazione che pesa sulla produzione e sull’importazione dei fertilizzanti.</p>
<p>Copagri parla di una <strong>boccata d’ossigeno</strong>, ricordando però che i prezzi dei fertilizzanti erano già aumentati del 60% a fine 2025 e poi di un ulteriore 40% ad aprile 2026. Per il presidente Tommaso Battista, il nodo resta anche il Cbam, che rischia di scaricare nuovi costi sulle aziende agricole.</p>
<p>Anche Coldiretti e Filiera Italia giudicano la sospensione insufficiente senza uno stop al Cbam: secondo l’organizzazione, la misura non basta a tutelare gli agricoltori dai rincari energetici e dalle tensioni sui mercati.</p>
<h2>Resta il nodo Cbam</h2>
<p>Cia Agricoltori Italiani aveva già giudicato insufficiente il Piano UE sui fertilizzanti, chiedendo azioni più forti e immediate per contenere i costi, segnalando anche l’aumento dell’urea in Italia tra aprile 2025 e aprile 2026.</p>
<p>Per il mondo agricolo, quindi, lo stop ai dazi è un passo avanti. Ma la partita dei fertilizzanti resta aperta: disponibilità, prezzi e Cbam continueranno a pesare sulle scelte colturali delle prossime campagne.</p>
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		<title>VIETARE L&#8217;UREA CI COSTERA&#8217; CARO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/vietare-lurea-ci-costera-caro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 10:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nomisma]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studio Nomisma presentato da Assofertilizzanti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se Sostituire l&#8217;urea con le alternative proposte per la mitigazione dell&#8217;inquinamento nel bacino Padano comporterebbe un generale incremento dei costi della concimazione e sarebbe una mazzata ulteriore sui bilanci aziendali, dopo che in un anno il prezzo dell&#8217;urea è cresciuto dell&#8217;81%. Lo sostiene uno studio d&#8217;impatto Nomisma sulla fertilizzazione azotata e sull&#8217;uso dell&#8217;urea in Italia, presentato da Assofertilizzanti a Roma, dove oggi l’associazione di Federchimica, che rappresenta le imprese italiane attive nel settore dei fertilizzanti, ha organizzato una tavola rotonda dedicata allo stato e alle prospettive future dell’agricoltura italiana, con un focus sui fertilizzanti e soprattutto sull&#8217;urea, sulla quale incombe il veto del 2028. (Segue dopo la tabella)</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8973" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea.jpg" alt="" width="1972" height="1121" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea.jpg 1972w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-300x171.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-1024x582.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-768x437.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-1536x873.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-370x210.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-270x153.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-570x324.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-740x421.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/nomisma-urea-1320x750.jpg 1320w" sizes="(max-width: 1972px) 100vw, 1972px" /></p>
<p>Il divieto di usare l&#8217;urea riguarda Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto e discende dall&#8217;idea che in questo modo si possa mitigare l&#8217;inquinamento dell&#8217;aria. L&#8217;urea è però il principale fertilizzante in Italia e lo è per reperibilità e gestione operativa, ma anche per efficienza. Non tutte le alternative hanno queste caratteristiche. Se ne è parlato anche a Roma, analizzando urea con inibitori dell&#8217;ureasi,  fertilizzanti a lento rilascio, fertilizzanti a cessione controllata, fertilizzanti a base di urea modificata o stabilizzata, fertilizzanti a rilascio controllato, solfato di ammonio, nitrato di ammonio, concimi organici e organo-minerali, digestato agrozootecnico e agroindustriale, refluo zootecnico, biochar, ammendanti, fertilizzanti e altri prodotti innovativi. Ad oggi, i campi italiani ricevono azoto soprattutto dall&#8217;urea, che rappresenta l&#8217;84% del fertilizzante distribuito e apporta il 56% dell&#8217;azoto apportato dalla fertilizzazione del terreno.</p>
<p>Se si considera il bacino padano, l&#8217;urea standard è anche il fertilizzante più economico, considerando i costi delle misure di mitigazione disponibili al momento. Infatti, se si considera il prezzo per unità di azoto, quello dell&#8217;urea è 1,10 euro al chilo, quello del nitrato di ammonio 1,45 e quello del solfato di ammonio 1,63. Passare dall&#8217;urea al nitrato d&#8217;ammonio per il frumento significa un incremento del 13%. Se invece si passa al solfato d&#8217;ammonio i costi di fertilizzazione crescono del 20% nel frumento tenero e del 21% nel duro.</p>
<p>Se poi si utilizzano le uree trattate, che consentono la mitigazione degli effetti inquinanti, non si risparmia affatto: rispetto all&#8217;urea standard NBPT costa il 20% in più e l&#8217;urea ricoperta addirittura il 65% in più. La scelta di passare a urea inibita NBPT comporterebbe pertanto un incremento dei costi di concimazione (considerando anche la distribuzione) del 6%. Si avrebbe un vantaggio solo utilizzando l&#8217;urea ricoperta che semplifica la distribuzione facendo registrare un risparmio del 2,4% nel frumento tenero e del 1,8 nel duro.</p>
<p>Lo sviluppo dell&#8217;agricoltura di precisione può portare dei risparmi, ma non decisivi: secondo Nomisma, attrezzarsi per concimare con rateo variabile porterebbe a un aggravio di costi del 10% nel caso di NBPT. Se poi optiamo per l&#8217;interramento il costo sale &#8211; rispetto alla tradizionale concimazione con urea &#8211; del 13%. I biostimolanti possono aiutare ma secondo Nomisma ci sono sensibili differenze tra i diversi prodotti.</p>
<p>Scarica <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Assofertilizzanti-PRESENTAZIONE-Di-Tullio-06.05.2026-completo-1.pdf">Assofertilizzanti &#8211; PRESENTAZIONE Di Tullio 06.05.2026 &#8211; completo (1)</a></p>
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		<title>LOLLO (RI)PROVA A FERMARE IL CBAM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/lollobrigida-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alleanza con i francesi per sbloccare la tassa sull'import di urea</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«L&#8217;Italia e la Francia chiedono alla Commissione europea la sospensione immediata con effetto retroattivo del CBAM, il  Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, in forza dal 1° gennaio 2026. Serve per evitare un forte impatto sui costi di produzione agricoli, in particolare nel settore delle grandi colture che necessitano dei fertilizzanti il cui reperimento in questo periodo è diventato più difficoltoso».</p>
<h2>SIAMO BASITI, VABBE&#8217;</h2>
<p>Il comunicato stampa del Ministro Lollobrigida lascia un po&#8217; basiti, perché a gennaio lo stesso Ministro aveva annunciato in pompa magna che <a href="https://www.masaf.gov.it/Lollobrigida_sospensione_dazi_fertilizzanti" target="_blank" rel="noopener">il Cbam sarebbe stato sospeso</a>, ma sorvoliamo sui dettagli e speriamo che sia la volta buona. Anche perché con l&#8217;urea a 760 euro a tonnellata partenza &#8211; ammesso di trovarla sul mercato &#8211; bisogna trovare pure un modo per far ripartire il mercato dei fertilizzanti. 775 partenza saccone. Per non parlare degli 825 dollari FOB quotati in Egitto (e si parla di urea caricata sulla nave, senza contare quindi i successivi costi di nolo, sbarco e insacco&#8230;).</p>
<h2>IL QUADRO DELLA GUERRA</h2>
<p>«Il quadro è stato aggravato dalla guerra in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi del gas e dalle difficoltà nelle importazioni di fertilizzanti dovute a rallentamenti nelle catene di approvvigionamento, fattori che mettono sotto pressione aziende già colpite da anni di difficoltà e di imposizioni ideologiche. Alla luce di queste circostanze, l&#8217;Italia &#8211; insieme alla Francia &#8211; sollecita la Commissione a valutare la sospensione CBAM per fertilizzanti e ammoniaca, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026, utilizzando gli strumenti previsti dal regolamento europeo.</p>
<p>In alternativa, Roma e Parigi chiedono un meccanismo di compensazione immediato, finanziato con le risorse disponibili dell&#8217;attuale Quadro finanziario pluriennale, per neutralizzare nel breve periodo i costi a carico degli agricoltori. L&#8217;Italia invita inoltre la Commissione a chiarire rapidamente risorse disponibili, modalità operative e criteri di accesso e a presentare quanto prima il Piano europeo per la sovranità dei fertilizzanti, per rafforzare la produzione europea di fattori di produzione essenziali a basse emissioni e ridurre la dipendenza dall&#8217;estero» recita la nota ministeriale.</p>
<h2>LA RICHIESTA DEGLI IMPORTATORI</h2>
<p>Il mondo dei concimi mostra esasperazione nel leggere queste notizie, perché è sfiduciato. I commerci, del resto, sono fermi. Come scrive Mariano Alessio Vernì di <a href="https://www.silcfertilizzanti.it/?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Silc Fertilizzanti</a>, se il governo volesse far scendere i prezzi dei concimi potrebbe iniziare a sospendere la tassa del 2% che grava su questi per la sicurezza alimentare. Il Consorzio Sostanze Chimiche Fertilizzanti e Reach, che raggruppa la categoria, ha presentato un ricorso al Tar e al Consiglio di Stato contro questa ecotassa.</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>IL GOVERNO DIFENDE IL CBAM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-governo-difende-il-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 22:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8250</guid>

					<description><![CDATA[<p>Urso e Bruxelles a favore mentre i costi lievitano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamoci una bella pietra sopra alle speranze di sospendere il Cbam. La promessa del ministro Lollobrigida è sfumata ieri quando il suo collega al made in Italy Adolfo Urso ha detto che il Cbam va difeso e il commissario europeo al Clima ha dichiarato che non ci pensa proprio a sospenderlo. Il ministro delle Imprese e del made in Italy al Forum Ministeriale italo-francese con ministro francese per l&#8217;Industria, Sébastien Martin, ha detto testualmente: «ci impegniamo a difendere l&#8217;industria automobilistica e le imprese energivore» con il rafforzamento del meccanismo <span class="hlterm">Cbam</span> per la tassazione del carbonio alle frontiere e la riforma sostanziale degli Ets, il sistema di scambio delle emissioni.</p>
<h2>Europa pro Cbam</h2>
<p>Nello stesso momento, su Linkedin, il commissario al Clima, Wopke Hoekstra (nella foto), è tornato  a difendere il Cbam come strumento essenziale per evitare il dumping ambientale e garantire condizioni di concorrenza eque tra produttori europei e concorrenti extra-Ue. Il meccanismo &#8211; come ricorda ItalyPost &#8211; «non chiede ai prodotti stranieri nulla di più di quanto già si richieda ai nostri produttori» ha scritto Hoekstra, ribadendo come chi esporta verso l’Ue debba rispettare gli stessi standard climatici europei. Il commissario ha riconosciuto che il costo dei fertilizzanti è una delle principali preoccupazioni degli agricoltori, ancora fortemente dipendenti dalle importazioni, ma ha avvertito che un <i>carve-out</i> per il settore «creerebbe solo incertezza», scoraggiando gli investimenti, prolungando la dipendenza estera e limitando la crescita. Dichiarazioni che arrivano dopo l’impennata di preoccupazioni legata alla possibilità di aprire a un’esenzione retroattiva per i fertilizzanti, paventata da Bruxelles dopo i nuovi rialzi dei prezzi.</p>
<h2>Cosa dice Lollobrigida?</h2>
<p>In questo quadro, il commissario all’Agricoltura, Christophe Hansen, ha evocato l’ipotesi di un meccanismo di compensazione per gli agricoltori, mentre la facoltà di sospendere parzialmente il Cbam è formalmente prevista in una proposta, tutt’ora in fase negoziale, scrive <a href="https://www.italypost.it/news/bruxelles-italia/3105/no-alla-sospensione-del-meccanismo-di-adeguamento-co2-per-i-fertilizzanti-creerebbe-incertezza.html" target="_blank" rel="noopener">ItalyPost.it</a>. Per rispondere alle critiche, l’esecutivo rivendica correttivi mirati, compresa la sospensione temporanea ai dazi della clausola di nazione più favorita su ammoniaca, urea e altri prodotti chiave, per tentare di attenuare l’impatto combinato di Cbam e tensioni globali sui mercati. Parallelamente, la Commissione sostiene di lavorare a un Fertiliser Action Plan, costruito in dialogo con industria e organizzazioni agricole e atteso prima dell’estate, con l’obiettivo di rendere proprio il Cbam la leva per sviluppare fertilizzanti «accessibili, verdi e Made in Eu», con vantaggi reciproci per agricoltori e produttori.</p>
<p>Peccato che la produzione europea di fertilizzanti sia limitata a un grande produttore in regime di monopolio e che questo produttore abbia in Italia uno stabilimento fermo, il che ci rende dipendenti dalle importazioni interne (che non basteranno per noi e per gli altri Paesi Ue). A ciò naturalmente si aggiunga il rincaro ormai scontato del carburante all&#8217;alba dei lavori di diserbo e, se sarà un&#8217;annata siccitosa come pare, di irrigazione. Insomma, c&#8217;è una bella distanza tra le promesse della politica e i fatti dell&#8217;economia. Duole dirlo, ma le dichiarazioni pubblicate dal sito del ministero il 14 gennaio (<a href="https://www.masaf.gov.it/Lollobrigida_sospensione_dazi_fertilizzanti" target="_blank" rel="noopener">leggi il testo</a>) sulla sospensione del Cbam suonano come una presa in giro, alla luce delle parole di Urso e del silenzio con cui il Masaf assiste all&#8217;impennata dei prezzi dei fertilizzanti. Ieri l&#8217;urea al porto di Ravenna quotava 620 euro a tonnellata (100 più di venerdì).</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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		<title>UREA APPESA AL FILO DI TEHERAN</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/urea-appesa-al-filo-di-teheran/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:32:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aumento di 50 euro in un giorno. Dove andremo a finire?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando è stata colpita Cipro sono state sospese le quotazioni ma alla riapertura è arrivato il balzo: oggi il prezzo dei concimi azotati sul mercato internazionale è salito di 50 dollari a tonnellata ed è probabile che la corsa non si fermi. Quella che sembrava una stagione di rincari pilotati dall&#8217;Ue attraverso il Cbam, si trasforma in una nuova guerra economica a colpi di listini, con azotati e fosfatici nel mirino, anche se dei secondo si registra una domanda scarsa. Al porto di Ravenna l&#8217;urea egiziana nei giorni scorsi veniva quotata 520 euro a tonnellata, partenza già insaccata, e adesso punta a 565.</p>
<p>Nulla di ufficiale, si tratta contratto per contratto ma la tendenza è quella che descriviamo. Anche perché non è solo un tema di caro petrolio: i trasporti marittimi sono fermi e non solo quelli a lunga distanza. Anche l&#8217;Egitto e l&#8217;Algeria non lasciano più partire le navi, come la Turchia. Da Suez transitano pochissime navi. Il rincaro atteso sugli azotati &#8211; urea, nitrato amminico e solfato ammonico &#8211; è simile a quello del 2022 e potrebbe penalizzare la concimazione di fondo del grano, perché i cerealicoltori possono decidere di risparmiare in vista del sovra costo dell&#8217;urea. In queste condizioni sarebbe bello poter contare sulla produzione europea, ma pare che gli stabilimenti italiani siano fermi e che dal Nord Europa arrivi poco fertilizzante. Il destino della campagna è appeso al filo di Teheran.</p>
<p>Nella vignetta, ecco come AI interpreta (peraltro con un errore ortografico in &#8220;muiono&#8221; che dovrebbe essere &#8220;muoiono&#8221;) la situazione:</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8244" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-300x300.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-150x150.jpg 150w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-768x768.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-370x370.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-270x270.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-570x570.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-740x740.jpg 740w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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