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	<title>urea - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Mar 2026 17:40:18 +0000</lastBuildDate>
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	<title>urea - Grano Italiano</title>
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		<title>LOLLO (RI)PROVA A FERMARE IL CBAM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/lollobrigida-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alleanza con i francesi per sbloccare la tassa sull'import di urea</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«L&#8217;Italia e la Francia chiedono alla Commissione europea la sospensione immediata con effetto retroattivo del CBAM, il  Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, in forza dal 1° gennaio 2026. Serve per evitare un forte impatto sui costi di produzione agricoli, in particolare nel settore delle grandi colture che necessitano dei fertilizzanti il cui reperimento in questo periodo è diventato più difficoltoso».</p>
<h2>SIAMO BASITI, VABBE&#8217;</h2>
<p>Il comunicato stampa del Ministro Lollobrigida lascia un po&#8217; basiti, perché a gennaio lo stesso Ministro aveva annunciato in pompa magna che <a href="https://www.masaf.gov.it/Lollobrigida_sospensione_dazi_fertilizzanti" target="_blank" rel="noopener">il Cbam sarebbe stato sospeso</a>, ma sorvoliamo sui dettagli e speriamo che sia la volta buona. Anche perché con l&#8217;urea a 760 euro a tonnellata partenza &#8211; ammesso di trovarla sul mercato &#8211; bisogna trovare pure un modo per far ripartire il mercato dei fertilizzanti. 775 partenza saccone. Per non parlare degli 825 dollari FOB quotati in Egitto (e si parla di urea caricata sulla nave, senza contare quindi i successivi costi di nolo, sbarco e insacco&#8230;).</p>
<h2>IL QUADRO DELLA GUERRA</h2>
<p>«Il quadro è stato aggravato dalla guerra in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi del gas e dalle difficoltà nelle importazioni di fertilizzanti dovute a rallentamenti nelle catene di approvvigionamento, fattori che mettono sotto pressione aziende già colpite da anni di difficoltà e di imposizioni ideologiche. Alla luce di queste circostanze, l&#8217;Italia &#8211; insieme alla Francia &#8211; sollecita la Commissione a valutare la sospensione CBAM per fertilizzanti e ammoniaca, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026, utilizzando gli strumenti previsti dal regolamento europeo.</p>
<p>In alternativa, Roma e Parigi chiedono un meccanismo di compensazione immediato, finanziato con le risorse disponibili dell&#8217;attuale Quadro finanziario pluriennale, per neutralizzare nel breve periodo i costi a carico degli agricoltori. L&#8217;Italia invita inoltre la Commissione a chiarire rapidamente risorse disponibili, modalità operative e criteri di accesso e a presentare quanto prima il Piano europeo per la sovranità dei fertilizzanti, per rafforzare la produzione europea di fattori di produzione essenziali a basse emissioni e ridurre la dipendenza dall&#8217;estero» recita la nota ministeriale.</p>
<h2>LA RICHIESTA DEGLI IMPORTATORI</h2>
<p>Il mondo dei concimi mostra esasperazione nel leggere queste notizie, perché è sfiduciato. I commerci, del resto, sono fermi. Come scrive Mariano Alessio Vernì di <a href="https://www.silcfertilizzanti.it/?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Silc Fertilizzanti</a>, se il governo volesse far scendere i prezzi dei concimi potrebbe iniziare a sospendere la tassa del 2% che grava su questi per la sicurezza alimentare. Il Consorzio Sostanze Chimiche Fertilizzanti e Reach, che raggruppa la categoria, ha presentato un ricorso al Tar e al Consiglio di Stato contro questa ecotassa.</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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		<title>IL GOVERNO DIFENDE IL CBAM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-governo-difende-il-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 22:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
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		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Urso e Bruxelles a favore mentre i costi lievitano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamoci una bella pietra sopra alle speranze di sospendere il Cbam. La promessa del ministro Lollobrigida è sfumata ieri quando il suo collega al made in Italy Adolfo Urso ha detto che il Cbam va difeso e il commissario europeo al Clima ha dichiarato che non ci pensa proprio a sospenderlo. Il ministro delle Imprese e del made in Italy al Forum Ministeriale italo-francese con ministro francese per l&#8217;Industria, Sébastien Martin, ha detto testualmente: «ci impegniamo a difendere l&#8217;industria automobilistica e le imprese energivore» con il rafforzamento del meccanismo <span class="hlterm">Cbam</span> per la tassazione del carbonio alle frontiere e la riforma sostanziale degli Ets, il sistema di scambio delle emissioni.</p>
<h2>Europa pro Cbam</h2>
<p>Nello stesso momento, su Linkedin, il commissario al Clima, Wopke Hoekstra (nella foto), è tornato  a difendere il Cbam come strumento essenziale per evitare il dumping ambientale e garantire condizioni di concorrenza eque tra produttori europei e concorrenti extra-Ue. Il meccanismo &#8211; come ricorda ItalyPost &#8211; «non chiede ai prodotti stranieri nulla di più di quanto già si richieda ai nostri produttori» ha scritto Hoekstra, ribadendo come chi esporta verso l’Ue debba rispettare gli stessi standard climatici europei. Il commissario ha riconosciuto che il costo dei fertilizzanti è una delle principali preoccupazioni degli agricoltori, ancora fortemente dipendenti dalle importazioni, ma ha avvertito che un <i>carve-out</i> per il settore «creerebbe solo incertezza», scoraggiando gli investimenti, prolungando la dipendenza estera e limitando la crescita. Dichiarazioni che arrivano dopo l’impennata di preoccupazioni legata alla possibilità di aprire a un’esenzione retroattiva per i fertilizzanti, paventata da Bruxelles dopo i nuovi rialzi dei prezzi.</p>
<h2>Cosa dice Lollobrigida?</h2>
<p>In questo quadro, il commissario all’Agricoltura, Christophe Hansen, ha evocato l’ipotesi di un meccanismo di compensazione per gli agricoltori, mentre la facoltà di sospendere parzialmente il Cbam è formalmente prevista in una proposta, tutt’ora in fase negoziale, scrive <a href="https://www.italypost.it/news/bruxelles-italia/3105/no-alla-sospensione-del-meccanismo-di-adeguamento-co2-per-i-fertilizzanti-creerebbe-incertezza.html" target="_blank" rel="noopener">ItalyPost.it</a>. Per rispondere alle critiche, l’esecutivo rivendica correttivi mirati, compresa la sospensione temporanea ai dazi della clausola di nazione più favorita su ammoniaca, urea e altri prodotti chiave, per tentare di attenuare l’impatto combinato di Cbam e tensioni globali sui mercati. Parallelamente, la Commissione sostiene di lavorare a un Fertiliser Action Plan, costruito in dialogo con industria e organizzazioni agricole e atteso prima dell’estate, con l’obiettivo di rendere proprio il Cbam la leva per sviluppare fertilizzanti «accessibili, verdi e Made in Eu», con vantaggi reciproci per agricoltori e produttori.</p>
<p>Peccato che la produzione europea di fertilizzanti sia limitata a un grande produttore in regime di monopolio e che questo produttore abbia in Italia uno stabilimento fermo, il che ci rende dipendenti dalle importazioni interne (che non basteranno per noi e per gli altri Paesi Ue). A ciò naturalmente si aggiunga il rincaro ormai scontato del carburante all&#8217;alba dei lavori di diserbo e, se sarà un&#8217;annata siccitosa come pare, di irrigazione. Insomma, c&#8217;è una bella distanza tra le promesse della politica e i fatti dell&#8217;economia. Duole dirlo, ma le dichiarazioni pubblicate dal sito del ministero il 14 gennaio (<a href="https://www.masaf.gov.it/Lollobrigida_sospensione_dazi_fertilizzanti" target="_blank" rel="noopener">leggi il testo</a>) sulla sospensione del Cbam suonano come una presa in giro, alla luce delle parole di Urso e del silenzio con cui il Masaf assiste all&#8217;impennata dei prezzi dei fertilizzanti. Ieri l&#8217;urea al porto di Ravenna quotava 620 euro a tonnellata (100 più di venerdì).</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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		<title>UREA APPESA AL FILO DI TEHERAN</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/urea-appesa-al-filo-di-teheran/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:32:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[urea]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aumento di 50 euro in un giorno. Dove andremo a finire?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando è stata colpita Cipro sono state sospese le quotazioni ma alla riapertura è arrivato il balzo: oggi il prezzo dei concimi azotati sul mercato internazionale è salito di 50 dollari a tonnellata ed è probabile che la corsa non si fermi. Quella che sembrava una stagione di rincari pilotati dall&#8217;Ue attraverso il Cbam, si trasforma in una nuova guerra economica a colpi di listini, con azotati e fosfatici nel mirino, anche se dei secondo si registra una domanda scarsa. Al porto di Ravenna l&#8217;urea egiziana nei giorni scorsi veniva quotata 520 euro a tonnellata, partenza già insaccata, e adesso punta a 565.</p>
<p>Nulla di ufficiale, si tratta contratto per contratto ma la tendenza è quella che descriviamo. Anche perché non è solo un tema di caro petrolio: i trasporti marittimi sono fermi e non solo quelli a lunga distanza. Anche l&#8217;Egitto e l&#8217;Algeria non lasciano più partire le navi, come la Turchia. Da Suez transitano pochissime navi. Il rincaro atteso sugli azotati &#8211; urea, nitrato amminico e solfato ammonico &#8211; è simile a quello del 2022 e potrebbe penalizzare la concimazione di fondo del grano, perché i cerealicoltori possono decidere di risparmiare in vista del sovra costo dell&#8217;urea. In queste condizioni sarebbe bello poter contare sulla produzione europea, ma pare che gli stabilimenti italiani siano fermi e che dal Nord Europa arrivi poco fertilizzante. Il destino della campagna è appeso al filo di Teheran.</p>
<p>Nella vignetta, ecco come AI interpreta (peraltro con un errore ortografico in &#8220;muiono&#8221; che dovrebbe essere &#8220;muoiono&#8221;) la situazione:</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8244" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-300x300.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-150x150.jpg 150w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-768x768.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-370x370.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-270x270.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-570x570.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-740x740.jpg 740w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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		<item>
		<title>CBAM 2026:  A CHE PREZZO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cbam-2026-a-che-prezzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 23:10:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'avvio del Carbon Border Adjustment Mechanism mette a rischio la competitività europea: il peso dei fertilizzanti è rilevante</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="60" data-end="280"><strong data-start="60" data-end="280">Dal 1° gennaio il meccanismo europeo sul carbonio alle frontiere è pienamente operativo. Al centro del dibattito restano l&#8217;impatto sull&#8217;industria dei fertilizzanti, sulla competitività e la coerenza tra obiettivi climatici e sostenibilità economica. Ne abbiamo parlato in queste settimane: <a href="https://granoitaliano.eu/cbam-convitato-di-pietra/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo più recente</a>.</strong></p>
<p data-start="282" data-end="728">Il <strong data-start="285" data-end="330">CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism)</strong> è entrato nella fase definitiva nel 2026, con l’avvio degli obblighi economici per gli importatori. Il sistema collega le emissioni incorporate nei beni importati al prezzo europeo della CO₂, incidendo in particolare su prodotti energivori come i fertilizzanti. Per l’agricoltura italiana, la questione non è teorica: il costo dei mezzi tecnici è direttamente collegato alla redditività aziendale, considerato il peso del costo dei fertilizzanti minerali sul bilancio delle aziende agricole.</p>
<h2 data-start="730" data-end="776">Applicazione operativa e nodo fertilizzanti</h2>
<p data-start="778" data-end="1144">Con l’avvio della fase finanziaria, il CBAM impone l’acquisto di certificati legati alle emissioni incorporate nei prodotti importati. <strong>Nel caso dei fertilizzanti azotati, il tema è particolarmente sensibile: l’Europa è strutturalmente importatrice e il differenziale di costo energetico rispetto ad altri Paesi può tradursi in un aggravio di prezzo lungo l&#8217;intera filiera.</strong></p>
<p data-start="1146" data-end="1638">Il dibattito si concentra su tre punti critici. Primo: la complessità tecnica nella determinazione delle emissioni effettive. Secondo: il rischio di distorsioni concorrenziali nel breve periodo. Terzo: la coerenza tra obiettivi ambientali e tutela della competitività agricola. Il sistema nasce per evitare “carbon leakage”, ma la sua applicazione pratica incide direttamente sui costi di produzione delle colture cerealicole, già sotto pressione per volatilità dei mercati e margini ridotti.</p>
<h2 data-start="1640" data-end="1688">Transizione climatica e competitività europea</h2>
<p data-start="1690" data-end="2010">Il CBAM si inserisce nel quadro più ampio del Green Deal e del sistema ETS europeo. <strong>L’obiettivo è uniformare il costo del carbonio tra produzione interna e importazioni. Tuttavia, per il comparto agricolo, il tema resta quello dell’equilibrio: sostenibilità ambientale e sostenibilità economica devono procedere insieme.</strong></p>
<p data-start="2012" data-end="2365">La fase 2026 rappresenta, dunque, un banco di prova. Se il meccanismo funzionerà come leva di decarbonizzazione senza compromettere la competitività, potrà rafforzare l’autonomia industriale europea. In caso contrario, il rischio è una compressione ulteriore dei margini a valle, con effetti indiretti sui prezzi agricoli e sulla pianificazione colturale.</p>
<h2 data-start="2552" data-end="2873">L&#8217;analisi di Simone Mori su Nuova Energia</h2>
<p data-start="2552" data-end="2873"><strong>Sul tema è intervenuto anche <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Simone Mori</span></span>, in un’analisi pubblicata su <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nuova Energia</span></span> (n.4/2025, da p.32), dove il CBAM viene letto come tassello strutturale della politica climatica europea e strettamente connesso al sistema ETS e agli equilibri energetici internazionali.</strong> Vent&#8217;anni dopo l&#8217;introduzione dell&#8217;Emission Trading System, ci si interroga sulla sua validità e sulla capacità di andare oltre i limiti già raggiunti, in particolare sull&#8217;incertezza che gli strumenti di decarbonizzazione messi in atto dall&#8217;Unione Europea possano continuare a sostenere le nostre imprese in ottica di concorrenza globale. Vuoi contattare Nuova Energia? <a href="mailto:nuovaenergia@nuova-energia.com" target="_blank" rel="noopener">Scrivi qui.</a></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>IL DURO ARRANCA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/duro-arranca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 23:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[ICL]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le superfici seminate sono in calo ma non bisogna dimenticarsi di concimare</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="3465" data-end="3936">Il frumento duro attraversa una delle stagioni più difficili degli ultimi anni, in particolare nelle regioni del Centro-Sud Italia. Prezzi instabili, concorrenza delle importazioni e condizioni meteo siccitose e irregolari hanno determinato una forte riduzione delle superfici seminate. <strong>In questo scenario, la concimazione da gennaio in avanti rappresenta una delle poche leve tecniche per sostenere accestimento, resa e tenore proteico, evitando ulteriori penalizzazioni economiche.</strong></p>
<h2 data-start="3938" data-end="3992"><strong data-start="3942" data-end="3992">Meno semine e mercato condizionato dall’estero</strong></h2>
<p data-start="3993" data-end="4570"><strong>Le semine si sono concluse quasi completamente prima di Natale ma, in molte aree, non sono nemmeno partite</strong>. «dalla Toscana in giù tanti hanno lasciato i terreni vuoti perché seminare non conveniva», ci racconta Diego Guarise di ICL Italy Milano. Le stime di riduzione delle superfici seminate non sono ancora diffuse ma si prevedono rilevanti. In molti hanno atteso le piogge per avviare i lavori di semina: le precipitazioni sono arrivate, però, a macchia di leopardo e non sono riuscite in tutti i casi a sciogliere l&#8217;incertezza dei cerealicoltori. Sul fronte dei prezzi, il mercato resta debole: «il prezzo del grano duro non si fa in Italia, ma in America, Spagna ed in Est Europa». Anche le filiere dedicate, pur offrendo premi legati alle proteine, faticano a compensare i maggiori costi produttivi sostenuti dagli agricoltori.</p>
<h2 data-start="4572" data-end="4640"><strong data-start="4576" data-end="4640">Concimare da gennaio per sostenere accestimento e produzione</strong></h2>
<p data-start="4641" data-end="5240">Dal punto di vista tecnico, la gestione della concimazione del duro è molto simile a quella del tenero, seppur anticipata di circa un mese per la precocità dettata dalle condizioni climatiche. <strong>Già da gennaio è possibile intervenire con concimi azotati – tra cui urea e nitrato ammonico – con dosi orientative di 200-300 kg/ha nel Centro-Sud, per favorire l’accestimento. Una seconda concimazione in levata, tra fine marzo e aprile in funzione delle temperature, resta fondamentale per sostenere la produzione. Tuttavia, la carenza idrica resta un fattore critico tipico degli areali più vocati alla coltivazione di frumento duro</strong>: «molti cerealicoltori distribuiscono urea in copertura sperando nelle piogge che possano solubilizzare i granuli e attivare il lavoro del concime; non sempre, però, le finestre sono favorevoli dal punto di vista meteorologico».</p>
<h2 data-start="5242" data-end="5315"><strong data-start="5246" data-end="5315">Agromaster anche sul duro: più efficienza in condizioni difficili</strong></h2>
<p data-start="5316" data-end="5928"><strong>In un contesto di investimenti ridotti e forte incertezza meteorologica, aumentare l’efficienza dell’azoto diventa strategico anche per il frumento duro</strong>. Le formulazioni <strong data-start="2901" data-end="2927"><a href="https://icl-growingsolutions.com/it-it/agriculture/products/agromaster-n-40/" target="_blank" rel="noopener">Agromaster N40</a> e <a href="https://icl-growingsolutions.com/it-it/agriculture/products/agromaster-n-355/" target="_blank" rel="noopener">Agromaster N35,5</a></strong>, basate su urea rivestita e solfato ammonico, permettono una gestione più razionale della concimazione. «Sono prodotti che migliorano l’efficienza dell’azoto e aiutano anche dal punto di vista dell&#8217;impatto ambientale», evidenzia Diego Guarise.</p>
<p data-start="5316" data-end="5928">La riduzione delle perdite e il rilascio più graduale dell’azoto consentono di sostenere resa e qualità proteica anche in annate difficili, limitando sprechi e ottimizzando i costi per ettaro.</p>
<p class="ydp3ef8836cyiv3574906327MsoNormal"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>L&#8217;INGANNO DEL CBAM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/inganno-del-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 15:19:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti annunciano "è sospeso" ma l'Europa non ha deciso nulla...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima l’ombra del Cbam, poi le rassicurazioni del Ministro Lollobrigida – l’Europa sospenderà questo balzello – infine il silenzio e adesso una pioggia di comunicati stampa che annunciano lo scampato pericolo, senza fornire alcuna prova. L’ultimo è della Confagricoltura, secondo cui «la Commissione Europea è orientata a sospendere temporaneamente i dazi su ammoniaca e urea e a introdurre una deroga all’applicazione del CBAM, il cosiddetto meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Un’apertura che Confagricoltura considera un passaggio cruciale nel capitolo fertilizzanti, voce di spesa che incide tra il 15% e il 30% nel budget globale delle aziende agricole».</p>
<p>Ok, essere orientati a sospendere non significa aver deliberato di sospendere: il fatto che il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, abbia ammesso che il costo dei fertilizzanti oggi è superiore del 60% rispetto al 2020 non significa che l’esecutivo abbia deciso di accogliere le richieste di sospensiva. Come ricorda il sindacato, «il 16 dicembre scorso la Commissione Europea ha presentato una proposta legislativa di modifica del regolamento CBAM, con l’introduzione di un nuovo articolo, il 27 bis, che consente di prevedere un’eventuale sospensione temporanea per determinate merci soggette al Meccanismo». Questa proposta non soddisfa del tutto Confagricoltura – che lo scrive – perché si vorrebbero togliere i fertilizzanti dal meccanismo; ma soprattutto nulla è ancora deciso.</p>
<h2>Il parere di un esperto</h2>
<p>Chi ne sa di più è Mariano Alessio Vernì, vicepresidente di  SILC Fertilizzanti che su Linkedin ha parlato di “grande inganno Ue/Italia”. Ecco cosa sostiene: «Sono ormai diverse settimane che regna una totale disinformazione sulle politiche UE relative ai concimi. Il 2026 era iniziato dando per scontato (Italia e Francia complici) che ci fosse una sospensione del CBAM. Poi si sono iniziate a confondere le acque citando i dazi quasi come se il loro peso economico fosse pari a quello del Cbam. Nella conferenza stampa il Commissario Šefčovič ha spiegato che non ci sarebbe stata alcuna sospensione e che si sarebbe impegnato ad accelerare l’iter legislativo di modifica del Cbam per introdurre l’art. 27a che prevederà di sospendere la misura. Ci ha anche detto che tra il 2020 ed il 2025 i costi dei fertilizzanti erano aumentati del 60% e che i prezzi delle produzioni agricole erano rimasti invariati.</p>
<p>In relazione ai dazi su ammoniaca ed urea forse le autorità non sanno che la maggior parte dei fornitori europei godono di tariffe preferenziali. Relativamente all’Italia gli arrivi annui di ammoniaca si aggirano intorno le 90mila tonnellate e solo l’1-2% è gravato dal dazio del 5,5%; per l’urea, si tratta di poco meno di un milione di tonnellate e meno del 2% paga il dazio del 6,5%. Quindi il 98% dell’urea che arriva in Italia non paga dazio mentre la maggiorazione prezzo legata alle emissioni sarà 50-70 €/tonnellata. Il quadro del nitrato ammonico è anche peggiore: uno dei maggiori fornitori extra-UE dell’Italia è la Georgia che non paga dazi a fronte di circa 150 €/t di maggiorazione Cbam.</p>
<p>Le variazioni prezzo sia delle produzioni agricole sia dei concimi sono molto ampie, analizzando l’andamento del prezzo dei concimi 2022/25, scopriamo che sono tutti diminuiti: urea del 275%, 18/46 di circa il 200% ed il cloruro di potassio del 245% (base 100=2020). L&#8217;indice (base 100=2010) Ismea delle Coltivazioni è oscillato tra 120 (fine 2020) e oltre 210 (2024).</p>
<h2>Il peso del Cbam</h2>
<p>Questi numeri servono per far capire che il “peso” del Cbam nella maggior parte dei casi è destinato a restare in quelle che sono le normali dinamiche del mercato internazionale dei concimi e che sarà molto difficile dimostrare che gli aumenti legati alle sole emissioni rechino “un grave pregiudizio al mercato interno dell&#8217;Unione a causa di circostanze gravi e imprevedibili connesse all&#8217;impatto sui prezzi dei beni” (tratto dal futuro art. 27a).</p>
<p>Temiamo quindi che non accadrà nulla e che gli agricoltori “assorbiranno” le normali oscillazioni dei prezzi dei concimi come è sempre accaduto da quando non esistono più i prezzi stabiliti per legge dal CIP (quelli con i capelli bianchi come me lo ricorderanno). Di là dai facili proclami e dal tuonare contro Dazi e Cbam, come mai il Ministro dell’Agricoltura non ha pensato di eliminare il contributo per la sicurezza alimentare del 2% che grava proprio sui concimi da sintesi maggiormente interessati dal Cbam? Sarebbe stata una misura immediata, rivolta al solo mercato nazionale ed attuabile con un semplice decreto. Ma questa è un’altra storia».</p>
<h2>Nulla è deciso</h2>
<p>Al momento, dunque, nulla è deciso sul Cbam e qualsiasi decisione potrebbe produrre effetti visibili meno importanti di quelli invisibili. Sul mercato interno gravano ancora, e contemporaneamente, CBAM, dazi e contributo per la sicurezza alimentare. Quand&#8217;anche vi fosse un ripensamento, coi tempi dell’Unione Europea che procede per trimestri, non sarà nel breve periodo: ma la stagione è cominciata e gli approvvigionamenti di concime per il grano dovranno essere effettuati da qui ai prossimi due mesi, ai prezzi correnti.</p>
<p>I tecnici ci fanno notare inoltre che il valore della CO2, sulla base del quale si pagherà il CBAM, non è un valore fermo, ma è un valore di mercato che da prima di Natale a oggi è passato dagli 80 euro/ton agli attuali 90 (ha toccato i 92). Non è difficile che superi i 100 euro/ton già entro la fine di questo trimestre e se ciò avverrà il CBAM dell’urea potrà passare dai 40 di inizio anno ad oltre 50 euro a tonnellata&#8230;</p>
<p class="ydp3ef8836cyiv3574906327MsoNormal"><em>(Vignetta creata con l&#8217;aiuto dell&#8217;intelligenza artificiale).</em></p>
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		<title>SOSPESO IL CBAM?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/sospeso-il-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 09:27:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrienti]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lollobrigida avrebbe convinto Bruxelles</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le richieste dell&#8217;Italia di sospendere gli effetti del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) sui fertilizzanti sarebbero state accolte dal commissario Ue al commercio Maros Sefcovic. La sospensione avrebbe effetti retroattivi dal primo gennaio, data di entrata in vigore del Cbam dopo una lunga fase transitoria, come informa l&#8217;Ansa.</p>
<p>Uno stop salutare anche se teatrale: sarebbe sfata impossibile la applicazione del CBAM in quanto mancano ancora i dati ufficiali dei benchmark europei (non sono ancora stati approvati). Quindi il CBAM per ora sarebbe comunque inapplicabile. Probabilmente a Bruxelles hanno colto la palla al balzo per prendere tempo (e evitare figuracce e ricorsi a valanga).</p>
<p>Ciò non toglie che il governo italiano si sia mosso, forse con informazioni non complete se è vero che non si sarebbe limitato a chiedere lo stop ma addirittura l&#8217;azzeramento dei dazi verso paesi come Nigeria, Turkmenistan, Iran, Emirati e Indonesia (per dirne alcuni): se l&#8217;obiettivo del Cbam è tutelare l&#8217;impresa chimica europea questo azzeramento apre un&#8217;altra breccia&#8230; per il momento però manca ancora l&#8217;ufficialità della decisione europea e quindi i dettagli.</p>
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		<title>«DECRETO UREA DA RIVEDERE»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/decreto-urea-da-rivedere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 23:56:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=7542</guid>

					<description><![CDATA[<p>Confagricoltura critica il provvedimento ministeriale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministero dell’Agricoltura ha elaborato una bozza di decreto di attuazione del divieto di utilizzo dell’urea, a partire dal 1° gennaio 2028. La bozza di decreto specifica che il divieto si riferisce all’utilizzo dell’urea tal quale come fertilizzante nelle Regioni del Bacino Padano (Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna) e prevede l’impiego di fertilizzanti alternativi e deroghe per le aziende in aree svantaggiate o con capacità produttiva limitata. Secondo Confagricoltura, il testo presenta diverse criticità operative ed economiche, tra cui:</p>
<ul>
<li>un possibile aumento dei costi per l’adozione di soluzioni alternative,</li>
<li>la disponibilità non uniforme dei fertilizzanti sostitutivi e la mancanza di incentivi immediati a sostegno della transizione.</li>
</ul>
<p>Confagricoltura propone:</p>
<ol>
<li>un periodo transitorio per agevolare l’adattamento delle aziende,</li>
<li>maggiori misure di sostegno economico e tecnico per la conversione</li>
<li>una maggiore chiarezza applicativa sulle zone soggette al divieto e sulle modalità di controllo</li>
</ol>
<p>e ribadisce come il divieto di utilizzo dell’urea come fertilizzante nelle regioni del bacino padano a partire dal 2028 rischi di avere un impatto significativo sulle aziende agricole, soprattutto in un contesto già caratterizzato da margini di profitto ridotti e da una forte competizione internazionale.</p>
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		<title>NATALE AVVELENATO PER L&#8217;UREA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/natale-avvelenato-per-l-urea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 23:42:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[nitrati]]></category>
		<category><![CDATA[potassio]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa comporta il CBAM dal 2026 per il mercato dei fertilizzanti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Gli Stati del Nord hanno chiesto e ottenuto sanzioni europee alla Russia, che produce fertilizzanti. La guerra ai nitrati russi però viene pagata dagli agricoltori europei, compresi quelli del Sud. In questo contesto, di cui abbiamo già segnalato per tempo gli errori strategici (<a href="https://granoitaliano.eu/speculazione-urea/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo</a>) piomba il Cbam, che è una gabella imposta dal 2026 agli importatori di fertilizzanti (e altro) per compensare le emissioni di CO2 incorporate nei prodotti importati dall&#8217;esterno dell&#8217;Europa. In pratica, la società deve acquistare certificati per importare nell&#8217;Ue e ciò genera un costo che verrà scaricato sull&#8217;acquirente, che sono le nostre aziende agricole nel caso dei concimi azotati.</div>
<div dir="ltr"></div>
<h2 dir="ltr">UN MECCANISMO SOFISTICATO</h2>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">«In realtà è un meccanismo sofisticato &#8211; ci dice Aldo Giglioli, importatore reggiano che opera sul porto di Ravenna &#8211; per drenare liquidità e finanziare un&#8217;economia che non è per niente economica (un&#8217;economia di guerra?). Non è una tassa, perché le tasse minano il consenso politico, e non è un dazio (poiché non ci si può permettere di rischiare dei contro-dazi), ma una misura che apparentemente dovrebbe controbilanciare le tasse sulle emissioni di anidride carbonica che le industrie che operano sul terreno europeo devono pagare. L&#8217;apparenza sta nel fatto che l&#8217;Europa non possiede le materie prime (in particolare il fosforo e il potassio) e non è autosufficiente nella produzione di ammoniaca: l&#8217;industria europea dei fertilizzanti deve dunque pagare due volte (emissioni proprie e CBAM sull&#8217;importazione) per fare il proprio mestiere. Di fatto una megatassa imposta all&#8217;inizio della filiera e controllata in dogana, ma destinata a propagarsi lungo la filiera con un aumento dei prezzi significativo. In realtà, nessuno è ad oggi in grado di certificare veramente quanto gli impianti extracomunitari (molto più nuovi e probabilmente moderni di quelli della vecchia Europa) siano meno sostenibili di quelli comunitari (non sono ancora stati identificati gli enti certificatori): ci si deve accontentare di valori di efficienza per Paese extra-ue, stabiliti proditoriamente dall&#8217;europa, tutti sistematicamente superiori ai benchmark europei. Come se il Cbam fosse progettato per durare solo qualche anno fino a quando i certificatori (ammesso e non concesso che vengano identificati dalla UE) non avranno verificato l&#8217;ovvio, e cioè che gli impianti in Nigeria, Egitto, Golfo Persico e Cina (solo per citarne alcuni) sono più moderni ed efficienti dei nostri: a quel punto la montagna si ridurrà a produrre topolini. Nel frattempo però avrà drenato denari e avrà portato i prezzi dei prodotti europei alle stelle, generando un&#8217;inflazione (anzi, una stagflazione) provocata dall&#8217;incremento dei prezzi delle materie prime che importiamo».</div>
<div dir="ltr"></div>
<h2 dir="ltr">ANDAMENTO DEI PREZZI</h2>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Ma facciamo quattro conti. Si calcola che il Cbam potrebbe far aumentare i prezzi oltre i 40 euro/t di azoto. Significherebbe un +8% per il prezzo già elevato dell&#8217;urea. Ancora peggio per i nitrati. Con l&#8217;aumento previsto, che è di 130 euro sui 350 attuali parliamo addirittura di oltre il 37%. Ricordiamo che, data la carenza di importazioni dalla Turchia, questi prodotti sono già aumentati di 35 euro a tonnellata nel giro delle ultime due settimane. Consideriamo che oltre il 50% dei fertilizzanti azotati, il 68% dei fosfati e l’85% del potassio provengono da Paesi terzi e capiamo perfettamente di essere alla vigilia di una mazzata per l&#8217;utente finale, che sono poi le nostre aziende agricole, su cui graverà l&#8217;effetto peggiore di un incremento dei prezzi che si potrebbe aggirare mediamente, per i produttori di fertilizzanti, tra 50 e 60 euro a tonnellata. Oggi l&#8217;urea egiziana si scambia intorno ai 500 euro a tonnellata (prima del Covid era 280) ed è probabile che in prima battuta il sovracosto sia assorbito dai produttori stessi, per contendersi il mercato con l&#8217;importazione, ma che venga prima o poi brutalmente scaricato sull&#8217;acquiente finale, ovvero le aziende agricole, e, in ultima istanza, sul consumatore finale costretto a spingere un carrello della spesa sempre più pesante. Insomma, l&#8217;Ue ci ha lasciato un pacco avvelenato sotto l&#8217;albero.</div>
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		<item>
		<title>DIVIETO UREA: VALORE GIU&#8217; DEL 45%</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/divieto-urea-valore-giu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 14:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[divieto]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=6923</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pesanti danni causati dal provvedimento previsto per il 2028: vediamo gli scenari di Nomisma</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="111" data-end="532">Dal 1° gennaio 2028 il <strong data-start="134" data-end="198">Piano Nazionale per il Miglioramento della Qualità dell’Aria</strong> imporrà il divieto di utilizzare <strong data-start="232" data-end="240">urea</strong> nelle regioni del Bacino Padano (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna). L’obiettivo è ridurre le emissioni di ammoniaca, ma secondo l’analisi condotta da <strong data-start="404" data-end="415">Nomisma</strong> per <strong data-start="420" data-end="441">Assofertilizzanti</strong>, le conseguenze economiche e produttive per l’agricoltura potrebbero essere molto gravi. L&#8217;opportunità per presentare i risultati dello studio è stato il convegno organizzato a Roma da Assofertilizzanti, in occasione del 40° anniversario dalla sua fondazione. Oltre al Presidente Paolo Girelli, sono intervenuti alla tavola rotonda Massimiliano Giansanti (Confagricoltura), Ettore Prandini (Coldiretti), Massimiliano Fini (Cia-Agricoltori Italiani), Amedeo Reyneri (Professore ordinario dell&#8217;Università di Torino) e Paolo De Castro (Nomisma).</p>
<h2 data-start="111" data-end="532">Il 44% dell&#8217;azoto viene dall&#8217;urea</h2>
<p data-start="534" data-end="1110">Il Bacino Padano concentra oltre <strong>una parte rilevante</strong><strong data-start="567" data-end="599"> delle superfici italiane</strong> di mais (80%), frumento tenero (70%) e riso (98%), con un valore della produzione agricola di <strong data-start="652" data-end="675">31 miliardi di euro</strong>, pari al 43% del totale nazionale. In quest’area, <strong>l’azoto apportato dall&#8217;urea rappresenta il 44% del totale</strong> fornito alle colture, grazie al suo <strong data-start="803" data-end="834">basso costo </strong>(105 €/kg di N al 2.10.2025), alla reperibilità e alla facilità di gestione. I concimi alternativi hanno costi maggiori per unità di azoto, ad esempio nitrato ammonico o solfato ammonico costano dal <strong data-start="962" data-end="984">30% al 50% in più dell&#8217;urea</strong>, mentre altri fertilizzanti mierali o organo-minerali richiederebbero fino a <strong data-start="1041" data-end="1067">8 volte più quantità </strong>per fornire la stessa dose di azoto.</p>
<p data-start="1112" data-end="1331">Eppure, i dati ISPRA mostrano che l’urea contribuisce in Italia solo allo <strong data-start="1176" data-end="1220">0,1% delle emissioni totali di gas serra</strong> e all’<strong data-start="1227" data-end="1254">1,3% di quelle agricole</strong>, in un contesto di <strong data-start="1274" data-end="1328">progressiva riduzione delle emissioni di ammoniaca</strong>.</p>
<h2 data-start="1112" data-end="1331">Scenario pesante senza urea</h2>
<p data-start="1333" data-end="1761">L’analisi Nomisma ha simulato tre scenari. Nello scenario “business as usual”, le rese restano in linea con le attuali. In assenza totale di concimazione azotata minerale, le perdite nel lungo periodo arrivano al -71% del valore della produzione. Anche lo scenario “no urea” mostra effetti pesanti: <strong data-start="1639" data-end="1670">-45% del valore complessivo</strong>, pari a <strong data-start="1679" data-end="1721">1,18 miliardi di euro di perdite annue</strong> per i soli cereali del Bacino Padano.</p>
<p data-start="1763" data-end="2054">Nel dettaglio, lo scenario &#8220;no urea&#8221; vede<strong> rese del frumento tenero che potrebbero calare del 17%</strong>, quelle di <strong>frumento duro</strong> fino al <strong data-start="1857" data-end="1865">-25%</strong>, quelle del <strong>mais</strong> fino al <strong data-start="1819" data-end="1827">-36% </strong>e quelle del riso fino al <strong data-start="1887" data-end="1895">-63%</strong>. Oltre alla quantità, peggiorerebbe anche la qualità: più aflatossine nel mais, meno glutine nel frumento, minore resa alla lavorazione del riso.</p>
<p data-start="2056" data-end="2321" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Secondo l&#8217;analisi, quindi, il divieto all’uso dell’urea, pur nato con finalità ambientali, rischia di compromettere la <strong data-start="2162" data-end="2230">sostenibilità economica e produttiva della cerealicoltura padana</strong>, colpendo un pilastro dell’agricoltura italiana senza garantire reali benefici ambientali.</p>
<h2 data-start="2056" data-end="2321">Contenere le perdite: si può</h2>
<p><b>Paolo Girelli, Presidente di Assofertilizzanti-Federchimica</b><wbr />, ha dichiarato: «l’industria dei fertilizzanti gioca un ruolo fondamentale per garantire la sicurezza alimentare del nostro Paese e crediamo che una gestione sempre più razionale, responsabile ed evoluta dei fertilizzanti sia una sfida da affrontare insieme a tutto il comparto agricolo, per guardare al futuro dell’agricoltura italiana. Siamo fortemente preoccupati del provvedimento che prevede il divieto di impiego dell&#8217;urea, poiché non sono stati presi in considerazione i suoi effettivi impieghi e la sua indispensabilità per la filiera cerealicola italiana».</p>
<p>E ha concluso: «oggi <strong>l’industria è inoltre in grado di fornire soluzioni innovative in grado di mitigare gli impatti ambientali dell’urea, nonché una serie di prodotti complementari,</strong> assicurando agli agricoltori una cassetta degli attrezzi completa alle più svariate esigenze colturali». Tra queste soluzioni vi sono i polimeri ricoprenti o i gli &#8220;inibitori dell’ureasi&#8221;: si tratta di molecole efficaci e capaci di <b>contenere le perdite di ammoniaca in atmosfera fino a una media del 70–80%.</b></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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