TENERO IN AUMENTO IN FRIULI
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TENERO IN AUMENTO IN FRIULI

In Friuli-Venezia Giulia la siccità estiva e le difficoltà irrigue favoriscono il ritorno del grano tenero nelle rotazioni. Le prospettive secondo Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Udine

La siccità estiva e le difficoltà irrigue spingono gli agricoltori friulani a rivedere le rotazioni, riducendo il peso delle colture primaverili-estive a favore dei cereali autunno-vernini. Per la campagna 2026-2027 si prevede una ripresa delle semine di grano tenero, dopo la contrazione registrata nella stagione precedente a causa delle piogge autunnali. La scelta, tuttavia, non dipende soltanto dal clima: contano la vocazionalità dei terreni, gli obiettivi produttivi, la qualità della granella e margini economici sempre più difficili da difendere. Ne parliamo con Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Udine, che racconta l’evoluzione della propria azienda e le criticità del mercato cerealicolo.

Il grano tenero cresce nelle rotazioni friulane

Il cambiamento climatico sta modificando le scelte colturali delle aziende agricole del Friuli-Venezia Giulia. Le estati siccitose e la crescente difficoltà nel reperire acqua per l’irrigazione rendono meno scontata la convenienza delle colture primaverili-estive, in particolare mais e soia. In questo scenario, il grano tenero torna a occupare un ruolo importante nelle rotazioni, grazie al suo ciclo autunno-vernino e alla possibilità di sfruttare le precipitazioni della stagione fredda.
La tendenza emerge anche dall’esperienza diretta di Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Udine e titolare di un’azienda agricola a conduzione familiare. La sua esperienza aiuta a comprendere come la diversificazione colturale non rappresenti soltanto una risposta alle condizioni meteorologiche, ma anche un adattamento progressivo dell’organizzazione aziendale.
«Sono titolare di un’azienda agricola di circa 180 ettari, tra terreni di proprietà e in affitto, nei comuni di Remanzacco, in provincia di Udine, e Medea, in provincia di Gorizia», spiega Valsassina.

L’azienda coltiva frumento tenero, orzo, mais, soia, sorgo, girasole ed erba medica, inseriti in rotazione.
Il passaggio rispetto al passato è significativo. «Fino ai primi anni Duemila la mia azienda aveva un indirizzo quasi esclusivamente maidicolo. Con il passare degli anni ho sostituito progressivamente una parte dei campi di mais con cereali autunno-vernini, in particolare grano tenero e orzo».
Questa evoluzione mostra come la diversificazione possa ridurre la dipendenza da un singolo indirizzo produttivo. Non elimina i rischi legati al clima e ai prezzi, ma permette di distribuire le scelte agronomiche su colture con esigenze idriche e calendari differenti. Il risultato, però, dipende dalle caratteristiche dei terreni e dalla capacità di individuare la destinazione commerciale più adatta alla granella.

Terreni diversi, varietà e obiettivi produttivi

La scelta del frumento tenero cambia anche all’interno della stessa azienda. In Friuli-Venezia Giulia, infatti, le differenze pedologiche incidono sulla gestione agronomica e sulle destinazioni commerciali della granella. Non esiste una strategia valida per tutti gli appezzamenti: occorre adattare la coltura alla tessitura del suolo e al potenziale produttivo.
Valsassina distingue chiaramente i due contesti aziendali. «Nei terreni di Medea, caratterizzati da una tessitura piuttosto pesante, coltivo frumenti di forza e panificabili. A Remanzacco, invece, i terreni sono più sciolti e preferisco seminare orzo oppure frumenti destinati all’alimentazione zootecnica».
La differenziazione delle produzioni permette di valorizzare le caratteristiche di ciascun ambiente. I frumenti di forza e quelli panificabili richiedono attenzione alla qualità tecnologica, mentre i grani zootecnici rispondono a obiettivi produttivi e commerciali differenti. Per l’agricoltore, la scelta varietale deve quindi considerare sia le potenzialità agronomiche sia le richieste della filiera.

Anche la posizione del frumento nella rotazione assume un ruolo determinante. Nelle aree più vocate, l’agricoltore può puntare sulla coltura come principale fonte di reddito. Dove le condizioni risultano meno favorevoli, può invece inserirla in una successione che consenta di anticipare la raccolta e programmare un secondo raccolto.
«Abbiamo un ventaglio molto ampio di produzioni in regione, in base alla zona e all’obiettivo», osserva Valsassina. La variabilità delle rese conferma questa differenza: nelle aree più vocate, durante le annate favorevoli, si possono raggiungere 90 quintali per ettaro. Per i frumenti di forza, le rese scendono intorno a 70 quintali per ettaro, mentre nelle aree meno vocate, dove prevalgono i grani zootecnici, si attestano sui 55 quintali per ettaro.
Questi valori descrivono il potenziale delle diverse situazioni aziendali, non una garanzia di risultato. L’andamento meteorologico, la disponibilità idrica e la gestione della coltura possono modificare sensibilmente la produzione finale.

Semine autunnali, il clima condiziona la campagna 2026-2027

Le prospettive per la nuova campagna di semina dipendono soprattutto dall’andamento delle precipitazioni. Dopo un’estate particolarmente siccitosa, le difficoltà irrigue potrebbero favorire un ulteriore spostamento delle superfici dal mais e dalla soia verso i cereali autunno-vernini.
«Per la campagna 2026-2027 mi aspetto un aumento delle superfici destinate a grano tenero in tutta la regione, con un ritorno ai numeri di due anni fa», prevede il presidente di Confagricoltura Udine.
La previsione tiene conto anche delle difficoltà incontrate nella stagione precedente. Le piogge abbondanti dell’autunno avevano ostacolato l’accesso ai campi e impedito a molti agricoltori di completare le semine. In diversi casi, la scelta obbligata è stata rinunciare al frumento.
Nell’autunno 2026, almeno nella fase iniziale descritta da Valsassina, le condizioni meteorologiche hanno invece consentito di procedere con maggiore regolarità. «Quest’anno il clima favorevole ha permesso di seminare il grano tenero. L’orzo, invece, si comincerà a seminare nell’ultima decade di ottobre».

La finestra utile per la semina resta comunque un fattore decisivo. Le precipitazioni eccessive possono compromettere la transitabilità dei terreni e ritardare le operazioni, mentre la siccità può rendere difficile ottenere un letto di semina adeguato e favorire un’emergenza irregolare. Per questo motivo, la programmazione delle superfici deve mantenere una certa flessibilità.
La possibile crescita del frumento tenero non va quindi letta come una semplice sostituzione del mais. È piuttosto il risultato di un adattamento alle condizioni ambientali e alla necessità di contenere i rischi produttivi. Resta da verificare quanto questa tendenza si consoliderà nel tempo.

Proteine e peso specifico, la qualità dipende dall’annata

Accanto alla resa, la qualità della granella determina il valore commerciale del frumento tenero. Il contenuto proteico e il peso specifico possono variare molto da una campagna all’altra, anche a parità di azienda e di impostazione agronomica.
Valsassina ricorda il contrasto tra le ultime annate. «Nell’ultima siamo riusciti a ottenere un tenore proteico e un peso specifico molto elevati. Due anni fa, invece, le piogge abbondanti e intense prima della trebbiatura avevano ridotto la qualità della granella».
Le precipitazioni prossime alla raccolta possono compromettere le caratteristiche merceologiche e rendere più difficile mantenere gli standard richiesti dagli utilizzatori. Il rischio non riguarda soltanto la quantità prodotta: una granella declassata può perdere valore proprio quando l’azienda deve recuperare i costi sostenuti durante il ciclo colturale.
Negli ultimi anni, secondo Valsassina, gli agricoltori hanno migliorato la gestione tecnica del frumento, soprattutto per quanto riguarda la concimazione azotata. Una maggiore attenzione alla distribuzione dell’azoto ha contribuito a ottenere tenori proteici più vicini alle richieste del mercato.

«L’obiettivo di raggiungere il 12-14% di proteine, in base al tipo di grano coltivato, si riesce a centrare. Poi, naturalmente, se l’annata è sfavorevole non c’è niente da fare».
Il risultato evidenzia l’importanza di una gestione calibrata della nutrizione. La concimazione azotata deve sostenere sia la produttività sia la qualità, tenendo conto delle caratteristiche del terreno, delle condizioni della coltura e dell’andamento stagionale. Non basta aumentare gli apporti: occorre individuare dosi e tempi adeguati, anche per evitare costi inutili e perdite di efficienza.
La tecnica agronomica può migliorare le probabilità di ottenere una granella conforme agli obiettivi commerciali, ma non può annullare gli effetti degli eventi meteorologici estremi. È proprio questa incertezza a rendere più complessa la pianificazione economica del frumento.

Costi di produzione e redditività, il nodo resta aperto

L’aumento delle superfici a grano tenero non significa necessariamente un miglioramento della redditività aziendale. La convenienza della coltura dipende dal rapporto tra rese, prezzo di vendita e costi di produzione. Ed è proprio su questo equilibrio che si concentra una delle principali preoccupazioni degli agricoltori.
«Negli ultimi anni i prezzi sono un po’ saliti, ma sono esplosi anche i costi di produzione, in particolare quelli del gasolio e dei contoterzisti», sottolinea Valsassina. «Fare un bilancio è molto difficile».
L’esperienza della sua azienda evidenzia quanto sia rischioso valutare una singola coltura senza considerare l’intero sistema produttivo. «Ho avuto una buona resa con l’orzo, ma ho praticamente perso tutto il raccolto di soia. Se devo fare un bilancio fra l’uno e l’altra, non so quanto mi rimane».
La diversificazione, quindi, aiuta a distribuire i rischi, ma non garantisce un risultato economico positivo. Un evento climatico avverso può colpire più colture e compromettere il margine complessivo dell’azienda. Allo stesso tempo, il rincaro dei mezzi tecnici e dei servizi agricoli riduce la capacità di assorbire le oscillazioni dei prezzi.

Per valutare correttamente la convenienza del frumento tenero, diventa essenziale conoscere il costo per ettaro e il costo per quintale prodotto. Anche le rese più elevate, infatti, non assicurano un margine soddisfacente quando aumentano le spese per le lavorazioni, il carburante, i fertilizzanti e le operazioni affidate ai contoterzisti.
La scelta colturale deve quindi basarsi su un bilancio preventivo realistico, costruito sulle caratteristiche dell’azienda e sugli obiettivi produttivi. In assenza di margini adeguati, la maggiore diffusione del grano tenero rischia di tradursi in un aumento delle superfici senza un corrispondente rafforzamento del reddito agricolo.

La CUN del grano duro non convince Confagricoltura

Il tema della redditività porta direttamente alla formazione dei prezzi. Per Valsassina, gli strumenti di riferimento del mercato devono tenere maggiormente conto delle condizioni economiche in cui operano le aziende agricole. Da qui il suo scetticismo nei confronti della Commissione unica nazionale (CUN), anche alla luce dell’esperienza maturata nel comparto del grano duro.
«La CUN del grano duro non sta raggiungendo gli obiettivi che gli agricoltori si erano prefissati», afferma. Secondo il presidente di Confagricoltura Udine, il problema riguarda soprattutto la capacità di collegare le quotazioni alle esigenze economiche della produzione.
La proposta è quella di un sistema che consideri in modo più efficace i costi sostenuti dalle aziende. «Sarebbe meglio che esistesse una CUN che tenesse conto, in qualche modo, dei costi di produzione, per avere un prezzo più in linea con le esigenze del comparto agricolo».
Il ragionamento si scontra però con le dinamiche del mercato. Quando l’offerta supera la domanda, oppure il prodotto estero risulta più competitivo, gli acquirenti possono orientarsi verso altre soluzioni. I costi sostenuti dall’agricoltore italiano, da soli, non determinano quindi il prezzo riconosciuto alla granella.
È questo il punto centrale della critica di Valsassina: «La CUN è un’idea, ma di fatto non funziona. Avrebbe dovuto “fare” il prezzo e non subirlo». Il giudizio riguarda anche la capacità di rappresentare le differenze territoriali. Le quotazioni non dipendono soltanto dalla qualità del prodotto, ma anche dalla logistica, dalla distanza dagli utilizzatori e dai costi necessari per trasferire la granella verso i centri di trasformazione.
Secondo Valsassina, le vecchie borse merci erano più efficaci nel rilevare alcune differenze locali. «Fa differenza avere del grano friulano, veneto o lombardo rispetto a quello siciliano». Il riferimento richiama l’importanza di quotazioni capaci di riflettere le condizioni dei diversi areali produttivi, senza appiattire mercati che presentano caratteristiche differenti.
Il tema resta aperto: un sistema di rilevazione dei prezzi può migliorare la trasparenza e aiutare gli operatori nelle trattative, ma non può cancellare da solo gli squilibri tra domanda e offerta. Per rafforzare la posizione dei cerealicoltori servono anche organizzazione commerciale, valorizzazione qualitativa e strumenti di gestione del rischio.

Grano tenero in Friuli, crescita da consolidare

Il possibile aumento delle superfici a frumento tenero in Friuli-Venezia Giulia nasce da un cambiamento concreto delle condizioni produttive. La siccità estiva e le difficoltà irrigue spingono le aziende a riconsiderare le rotazioni, mentre la variabilità delle precipitazioni rende sempre più importante la flessibilità nella programmazione delle semine.
L’esperienza di Valsassina mostra che il successo della coltura dipende dall’integrazione di più fattori: scelta dei terreni, destinazione commerciale, gestione della concimazione, qualità della granella e controllo dei costi. Le rese potenziali della regione sono interessanti, ma il risultato finale cambia sensibilmente tra gli areali e da un’annata all’altra.
La sfida, dunque, non consiste soltanto nell’aumentare gli ettari coltivati. Occorre rendere il frumento economicamente sostenibile, migliorando l’efficienza produttiva e rafforzando la capacità degli agricoltori di valorizzare il raccolto. Senza margini adeguati, anche una coltura ben inserita nella rotazione rischia di perdere attrattività.
Il clima potrebbe favorire una nuova espansione del grano tenero, ma saranno la qualità, la gestione agronomica e soprattutto la redditività a determinarne la continuità nel tempo.

Autore: Alessandro Contini

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Alessandro Contini

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