caltagirone suolo rotazioni
Home » A CALTAGIRONE DI RIPARTE DA SUOLO E ROTAZIONI

A CALTAGIRONE DI RIPARTE DA SUOLO E ROTAZIONI

Nel Fondo Sturzo il recupero agricolo parte da seminativi e oliveti: grano duro, leguminose, concimazione organica e minore impiego di input.

Prima ancora di costruire una filiera, al Fondo Sturzo bisogna ricostruire un’azienda agricola. È questo l’aspetto forse meno visibile del progetto avviato nelle campagne a sud-ovest di Caltagirone: rimettere progressivamente in produzione terreni e colture dopo un lungo periodo di attività ridotta e definire un ordinamento colturale capace di funzionare nel tempo.

Il patrimonio agricolo è diversificato. Santo Aparo, agronomo che segue il progetto, indica quasi dieci ettari di seminativi, un uliveto storico della famiglia Sturzo di circa venti ettari, caratterizzato da sesti molto ampi, e un ulteriore oliveto di circa sette ettari che necessita ancora di interventi di recupero. Nel programma è previsto anche l’inserimento di piante officinali.

La prima fase, quindi, non consiste semplicemente nel seminare nuove colture, ma nel riportare il Fondo alla piena operatività agronomica.

Il seminativo riparte dal Margherito

Il primo tassello è stato il frumento duro. Nella campagna appena conclusa sono stati coltivati quasi cinque ettari di Margherito, insieme al cece Pascià.

Il Margherito appartiene al patrimonio storico della cerealicoltura siciliana ed è registrato come varietà da conservazione con il nome Bidì-Margherito. La presenza a Caltagirone della Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura rappresenta inoltre un riferimento tecnico importante: per la prossima campagna il Fondo conta di proseguire la collaborazione anche sul materiale destinato alle leguminose.

La linea agronomica punta infatti a una rotazione relativamente semplice: frumento, ceci e favino. «Faremo una rotazione tipica del sistema per la coltivazione in bio», sintetizza Aparo. L’obiettivo è riportare il suolo alla fertilità nel rispetto della biologia e della diversità, nei tempi che possano garantire la stabilità e l’equilibrio del sistema agronomico nel tempo.

Questo non significa che oggi l’intera produzione del Fondo sia certificata biologica. L’indirizzo tecnico dichiarato è piuttosto quello di avvicinarsi a un sistema a basso impiego di mezzi di sintesi, facendo leva su rotazioni e fertilizzazione organica per garantire un livello qualitativo adeguato alle produzioni della filiera a valle, in particolare quella della pasta.

Gli input si decidono in campo

La prima annata offre già un esempio dell’approccio. A causa delle abbondanti piogge di dicembre, il Margherito è stato seminato soltanto alla fine di gennaio. Il terreno disponeva però di una buona riserva idrica, sufficiente a sostenere la coltura nelle fasi successive.

Alla semina è stato distribuito un concime organico granulare. Non è stato invece necessario intervenire contro le infestanti: nelle condizioni specifiche della campagna, il ritardo di semina e il rapido sviluppo successivo del cereale hanno consentito di evitare il diserbo.

«Cerchiamo di ridurre al minimo gli input provenienti dalla sintesi», spiega Aparo. È un approccio pragmatico: meno interventi dove le condizioni lo permettono, senza trasformare le scelte di una singola annata in ricette valide per ogni stagione. La rotazione permetterà di supportare la fertilità del suolo dall’interno, alla ricerca di un equilibrio che rispetti la salute del suolo e dell’ambiente circostante.

Anche l’uliveto torna al centro

Il secondo grande capitolo riguarda l’olivo. Il Fondo comprende un uliveto storico legato alla famiglia Sturzo e altri appezzamenti che richiedono ancora manutenzione. Una parte importante del lavoro svolto negli ultimi anni è stata proprio la ripresa delle piante e delle normali cure colturali.

L’olio, insieme ai prodotti derivati dal grano, è destinato a diventare una delle prime produzioni commerciali del nuovo corso. Cereali e olivicoltura come i due punti di partenza della strategia aziendale.

L’oliveto ha anche un ruolo nel progetto di sviluppo più ampio previsto per l’area. Nel 2025 è stato presentato per il Fondo il Parco del Mediterraneo dell’Innovazione Tecnologico-Ambientale e dell’Ecologia dell’Umano, che nelle intenzioni dei promotori dovrà comprendere agricoltura di precisione e sociale, attività di ricerca sull’olivo e altre soluzioni tecnologiche. Nell’uliveto storico sono state inoltre previste introduzioni di cultivar provenienti da Tunisia, Grecia e Spagna.

Il lavoro agricolo come formazione

È qui che parte agronomica e progetto sociale finiscono per incontrarsi. La prossima fase prevede infatti il coinvolgimento nelle attività agricole di persone in condizione di svantaggio.

L’impostazione, precisa Aparo, non sarà quella di inserire semplicemente manodopera non specializzata nei campi: «Verranno formati e accompagnati. Non saranno messi allo sbaraglio, ma supportati da operatori che già svolgono questo lavoro», con una vera fase di tutoraggio.

La sfida sarà quindi doppia: ricostruire un sistema agricolo tecnicamente ed economicamente sostenibile e, attraverso quello stesso sistema, creare occasioni concrete di formazione e lavoro.

Foto di Santo Aparo.

Autore: Azzurra Giorgio

Puoi seguirci anche sui social, siamo su Facebook, Linkedin e Instagram

Iscriviti alla nostra Newsletter e al servizio Whatsapp!

Cliccando "Accetto le condizioni" verrà conferito il consenso al trattamento dei dati di cui all’informativa privacy ex art. 13 GDPR.

Informativa sulla Privacy

Informativa sulla Privacy - WhatsApp

* Campo obbligatorio