Di nuovo una situazione di stallo sul mercato del grano. La Cun si ferma. La Granaria aggiusta il tiro per alcuni frumenti, ma soltanto perché i noli rincarano e i mangimisti sono propensi all’acquisto, stanti le quotazioni del mais. Insomma, nulla di nuovo sulla piazza italiana, sempre più marginale rispetto al mercato globale. Quest’ultimo è in bilico. Infatti, come dicono Oltre Oceano, «l‘incapacità della Russia di esportare grano in modo efficiente sta contribuendo a un notevole accumulo di scorte interne. Ciò crea un’importante distinzione tra la disponibilità globale di grano e le forniture effettivamente esportabili. Le stime WASDE di ottobre del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) prevedono che le scorte finali di grano russo si attesteranno a 19,1 milioni di tonnellate, rispetto ai 12,0 milioni di tonnellate dell’anno scorso, nonostante una riduzione della produzione. Questo crescente accumulo evidenzia come le interruzioni logistiche stiano impedendo al grano di raggiungere gli acquirenti internazionali. Sebbene ciò possa essere di supporto per gli esportatori concorrenti nel breve termine, tali scorte potrebbero diventare una fonte significativa di pressione sul mercato qualora le condizioni di navigazione nel Mar Nero migliorassero e la Russia iniziasse a commercializzare in modo aggressivo le scorte accumulate». Insomma, dobbiamo sfruttare questo momento perché la fine della guerra potrebbe far precipitare le quotazioni. Secondo Saskwheat, «le scorte globali di grano si stanno riducendo senza un’analoga urgenza da parte degli importatori. L’IGC ha mantenuto la produzione 2026/27 a 820 milioni di tonnellate, a fronte di un consumo record di 827 milioni di tonnellate, con le scorte finali dei principali esportatori che dovrebbero diminuire del 7% a 68,1 milioni di tonnellate. Il commercio mondiale di grano è sceso a 199,1 milioni di tonnellate, in calo del 7%, a fronte di raccolti migliori in Nord Africa e Medio Oriente. La minore domanda di importazioni contribuisce a spiegare i prezzi dei futures contenuti». In Europa, la semina del grano invernale si trova ad affrontare crescenti rischi di attecchimento a causa della persistente siccità. Il bollettino JRC MARS di ottobre della Commissione europea evidenzia una significativa carenza di umidità del suolo in alcune zone di Francia, Germania, Polonia, Ungheria e nell’Europa centro-meridionale, destando preoccupazioni per la germinazione e l’attecchimento dei cereali invernali. Sebbene la semina sia generalmente avvenuta entro i tempi ottimali, sono necessarie ulteriori precipitazioni per favorire lo sviluppo iniziale delle colture. Al contrario, l’eccessiva umidità negli Stati baltici e in Finlandia ha ritardato le operazioni in campo, riducendo potenzialmente la superficie coltivata a cereali invernali in alcune aree. La Francia ha compiuto rapidi progressi nella semina, raggiungendo il 45% al 19 ottobre 2026, superando la media quinquennale del 42%. Le precipitazioni previste potrebbero migliorare le condizioni di attecchimento, ma un’adeguata umidità in vista di novembre rimane un fattore importante per il 2027. Si direbbe la quiete prima della tempesta.




