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TENERO STABILE NEL PAVESE

Produzione e sostenibilità: intervista a Carlo Murelli

Intervistiamo un cerealicoltore dell’Oltrepò: il nodo dei costi

La cerealicoltura dell’Oltrepò e della Lomellina resiste ai cambiamenti economici e climatici. Gli agricoltori puntano sulla qualità, ma il caro concimi mette a rischio rese e proteine. Ne parliamo con Carlo Murelli agricoltore del distretto cerealicolo dell’ Oltrepò Pavese iscritto a CIA Pavia.
«Negli ultimi anni il grano tenero ha mantenuto una posizione stabile nel panorama agricolo della provincia di Pavia. In un periodo segnato da forti cambiamenti economici e climatici, le superfici coltivate non hanno subito variazioni significative, confermando la centralità di questa coltura per molte aziende agricole del territorio» Questo è quello che ci dice Murelli.
Nel distretto cerealicolo dell’Oltrepò pavese, area che un tempo era conosciuta soprattutto come bacino bieticolo, il frumento continua a rappresentare una scelta produttiva solida.
Il mantenimento delle superfici non è casuale. Il grano tenero garantisce infatti una buona integrazione nelle rotazioni colturali e permette di gestire meglio la fertilità del suolo rispetto ad una coltivazione più intensiva. Inoltre, la domanda del mercato continua a sostenere la produzione, soprattutto per le varietà di qualità superiore.

Terreni diversi, produzioni diverse

«Uno degli elementi che maggiormente caratterizza la cerealicoltura pavese è la forte differenza tra le varie aree agricole della provincia. Nell’Oltrepò pavese prevalgono terreni argillosi, particolarmente adatti alla coltivazione di grani di forza e panificabili superiori. Queste varietà, molto richieste dall’industria molitoria, consentono di ottenere produzioni di alto livello qualitativo e rese che possono raggiungere anche i 75 quintali per ettaro nelle annate favorevoli.
Situazione differente in Lomellina, dove i suoli più sabbiosi indirizzano le scelte produttive verso frumenti panificabili o biscottieri. Qui la qualità tecnologica risulta generalmente inferiore, ma la coltivazione resta comunque conveniente grazie alla maggiore adattabilità delle varietà alle condizioni pedologiche locali.
La diversità dei terreni dimostra come la cerealicoltura non possa essere standardizzata: ogni area richiede strategie specifiche, dalla scelta varietale fino alla gestione agronomica». Conclude Murelli.

Tecniche tradizionali ancora protagoniste

«Nonostante l’innovazione tecnologica abbia trasformato molte pratiche agricole, la coltivazione del grano tenero nel Pavese rimane fortemente legata alla tradizione. In numerose aziende si continua a ricorrere all’aratura classica per preparare il letto di semina, soprattutto quando il frumento è preceduto dal mais.
Questa lavorazione viene considerata ancora affidabile per garantire una buona struttura del terreno e una corretta gestione dei residui colturali. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. Negli ultimi anni alcune aziende dove il grano è preceduto da sorgo hanno iniziato a sperimentare la semina su sodo, una tecnica conservativa che riduce le lavorazioni e limita il consumo di carburante.
La scelta della semina diretta diventa particolarmente utile quando le condizioni climatiche complicano le operazioni in campo, come accade negli autunni piovosi che ritardano le semine. Ridurre i passaggi meccanici permette infatti di intervenire più rapidamente e preservare la struttura del suolo». Conclude Murelli.

Il nodo della concimazione

Se la gestione del terreno resta importante, è soprattutto la fertilizzazione a determinare il successo della coltura. Murelli ci racconta: «Gli agricoltori seguono generalmente uno schema consolidato: fosforo e potassio distribuiti in presemina, seguiti da due interventi azotati, uno durante l’accestimento e uno nella fase iniziale della spigatura».
L’azoto è considerato il vero motore produttivo del frumento. Una disponibilità adeguata prolunga l’attività vegetativa della pianta, aumenta la superficie fotosintetizzante e favorisce lo sviluppo delle spighe. Il risultato è duplice: maggiore resa e incremento del contenuto proteico della granella, parametro decisivo per la classificazione commerciale.
«Negli ultimi anni, però, l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti ha costretto molte aziende a ridurre gli apporti nutritivi. Una scelta quasi obbligata per contenere i costi di produzione, ma che comporta conseguenze evidenti sulla qualità finale del raccolto.
La diminuzione dell’azoto, infatti, si traduce spesso in un calo del tenore proteico, rendendo più difficile raggiungere gli standard richiesti dal mercato. Un problema che rischia di penalizzare soprattutto le produzioni di alta qualità». Conclude Murelli.

Quando troppo azoto diventa un rischio

Se la carenza rappresenta un problema, anche l’eccesso può causare danni. Una fertilizzazione azotata eccessiva rende i culmi più fragili e aumenta il rischio di allettamento, fenomeno che può compromettere seriamente la raccolta. Inoltre, livelli elevati di azoto favoriscono la diffusione di alcune malattie fungine, aumentando la necessità di trattamenti fitosanitari.
La gestione nutrizionale diventa quindi un esercizio di equilibrio: fornire alla pianta ciò di cui ha bisogno senza superare livelli critici. Una sfida tecnica che richiede esperienza e conoscenza approfondita del terreno.

Tra sostenibilità e futuro

La cerealicoltura pavese si trova oggi davanti a una fase di transizione. Da un lato restano solide le pratiche tradizionali, frutto di decenni di esperienza; dall’altro emergono nuove esigenze legate alla sostenibilità ambientale e alla riduzione dei costi.
I cambiamenti climatici, con stagioni sempre più imprevedibili, impongono maggiore flessibilità nelle lavorazioni e nelle scelte varietali. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi dei mezzi tecnici obbliga le aziende a ottimizzare ogni intervento.
Nonostante le difficoltà, il grano tenero continua a rappresentare una coltura strategica per il territorio. La stabilità delle superfici coltivate dimostra che gli agricoltori credono ancora nel suo valore economico e agronomico.
Il futuro della cerealicoltura pavese passerà probabilmente attraverso un equilibrio tra innovazione e tradizione: tecniche conservative, gestione più precisa della fertilizzazione e varietà sempre più adattate ai cambiamenti climatici. Un percorso complesso, ma necessario per mantenere competitiva una produzione che da generazioni caratterizza il paesaggio agricolo della provincia.
In un contesto agricolo in continua evoluzione, il grano tenero resta dunque non solo una coltura, ma un simbolo della capacità degli agricoltori di adattarsi senza perdere il legame con la propria storia.

 

Autore: Alessandro Contini

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Alessandro Contini

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