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ECCO PERCHE’ NON SCENDERANNO I PREZZI DELL’UREA

Il governo continua a sostenere di aver ottenuto dall’Europa di sospendere i dazi sui fertilizzanti, attribuendosi il merito di farci risparmiare 60 milioni di euro (articolo di Askanews). A leggere i documenti europei però non risulta. A distanza di mesi siamo ancora alla fase delle “proposte” e nulla è nero su bianco. A leggere i report degli analisti si comprende che le misure proposte non incideranno positivamente sui prezzi. Cerchiamo di capire, come Bruxelles sia arrivata all’idea di sospendere i dazi ordinari – da cui sono escluse Russia e Bielorussia – e perché questa misura non modificherà il quadro dei prezzi dei fertilizzanti azotati.

La proposta della Commissione

La proposta della Commissione parte dall’analisi del mercato interno dei fertilizzanti azotati.

«Il mercato dell’Unione – scrive – per alcuni fertilizzanti azotati, compresi i prodotti utilizzati per la loro produzione, dipende in misura considerevole dalle importazioni provenienti da paesi terzi. Nel 2024, l’Unione ha importato 2 milioni di tonnellate di ammoniaca e 5,9 milioni di tonnellate di urea per produrre fertilizzanti azotati. L’Unione ha importato 6,7 milioni di tonnellate di fertilizzanti a base di azoto e miscele contenenti azoto. Si tratta di fertilizzanti ad alta intensità di carbonio, la cui produzione è soggetta a emissioni significative di carbonio e per i quali la diversificazione e la sostituzione sono difficili e richiedono tempo. La Federazione Russa è stata il principale fornitore a livello globale e dell’Unione. Questi fertilizzanti sono essenziali per gli agricoltori.

Gli agricoltori europei necessitano di un flusso commerciale sicuro e regolare di fertilizzanti a prezzi competitivi per garantire la produzione agricola e la sicurezza alimentare nell’Unione e nei mercati globali. L’Unione è uno dei principali esportatori mondiali di molte colture arabili fondamentali. I prezzi dei fertilizzanti a base di azoto nell’Unione sono aumentati bruscamente in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, e la ripresa rispetto ai picchi di prezzo del 2023 e 2024 è stata solo parziale. Inoltre, nel 2025 i prezzi dei fertilizzanti a base di azoto sono nuovamente aumentati e, a dicembre 2025, risultano superiori del 23% rispetto alla media del 2024».

Alleviare i costi

Quindi Bruxelles ammette che «al fine di alleviare i costi per i produttori di fertilizzanti dell’Unione e, di conseguenza, ridurre i costi per gli agricoltori dell’Unione e contribuire a un adeguato approvvigionamento di alimenti prodotti nell’Unione, è opportuno sospendere temporaneamente i dazi doganali applicabili ai prodotti utilizzati per la produzione di fertilizzanti azotati, ad alcuni fertilizzanti a base di azoto e alle miscele contenenti azoto fino a un determinato livello di importazioni. Al fine di aumentare la stabilità dell’approvvigionamento, è inoltre opportuno ampliare l’ambito geografico delle importazioni provenienti da origini non preferenziali, considerando che la maggior parte delle importazioni non preferenziali dei prodotti in questione proviene ancora dalla Federazione Russa, nonostante l’aumento delle misure tariffarie applicabili a determinati fertilizzanti di origine russa dal 1º luglio 2025. In effetti, e in particolare in un contesto di scarsità sui mercati internazionali dei fertilizzanti azotati, l’esistenza di dazi sull’importazione nell’Unione di ammoniaca e urea costituisce un disincentivo all’approvvigionamento del mercato dell’Unione rispetto ad altri mercati mondiali, che non impongono tali dazi all’importazione.

Considerando che i beni scambiati in questa categoria sono principalmente materie prime, tale differenziale tariffario ostacola gli sforzi di diversificazione delle importazioni dell’Unione. Per i fertilizzanti a base di azoto rientranti nell’ambito del presente regolamento, l’UE è un grande importatore netto strutturale a livello mondiale, con un’offerta concentrata, per quanto riguarda sia l’ammoniaca sia l’urea, in soli tre principali partner commerciali, tra cui figura la Federazione Russa in entrambi i casi». (Prosegue dopo la vignetta, creata dall’intelligenza artificiale sulla base dei contenuti dell’articolo)

Le misure

Veniamo alle misure proposte.

«Al fine di favorire tale diversificazione, proteggendo al contempo la produzione interna dell’Unione e senza aumentare ulteriormente la dipendenza dalle importazioni, le misure temporanee di liberalizzazione degli scambi previste dalla presente proposta per i codici NC 2814, 3102 10, 3102 21, 3102 60, 3102 80, 3105 20, 3105 30 e 3105 40 sono attuate nell’ambito di un sistema di contingenti corrispondente a un contingente esente da dazio per prodotto, il cui volume corrisponde al volume delle importazioni dell’Unione a titolo della clausola della nazione più favorita (MFN) nel 2024, esclusi i flussi dalla Federazione Russa e dalla Repubblica di Bielorussia, ma aumentato di un’aggiunta pari al 20% dei volumi importati nell’Unione da questi due paesi nel 2024. Un limite quantitativo è giustificato dal fatto che la quota della produzione interna nell’Unione per questi tipi di fertilizzanti rimane elevata.

Dei tre principali tipi di fertilizzanti utilizzati dagli agricoltori, quelli a base di azoto sono gli unici soggetti a dazi della tariffa doganale comune applicabili ai prodotti fondamentali per la loro produzione, a differenza del potassio e del fosforo (peraltro l’Ue dimentica che queste sostanze arrivano anche da Paesi che devono pagare dazio; ndr), per i quali i prodotti chiave necessari alla produzione beneficiano già di un dazio zero nella tariffa doganale comune. I fertilizzanti a base di azoto sono anche il tipo più utilizzato nell’Unione e quello per il quale la dipendenza dalle importazioni è maggiore e il costo associato alle emissioni di carbonio è più elevato. Pertanto, le misure proposte si concentrano sulle importazioni di prodotti destinati alla produzione di fertilizzanti a base di azoto e sulle importazioni dei fertilizzanti azotati più importati». (Scarica la Proposta di regolamento per la sospensione dei dazi)

I prezzi

A questo punto è tutto risolto? Pare proprio di no. Non solo perchè siamo ancora allo stadio della “proposta” e il mercato, intanto, corre. Pare che la revoca dei dazi ordinari scatterà dal 1 maggio, quindi tardissimo, ma non si sa altro. Secondo gli analisti indipendenti di Profercy, «la misura proposta è attentamente calibrata sulle esigenze del mercato UE, attraverso l’istituzione di un sistema di quote. Le importazioni oltre tali quote saranno soggette ai dazi NPF standard». Come si ricorderà, una analoga sospensione dei dazi NPF era stata implementata dai funzionari europei a causa degli elevati prezzi dei fertilizzanti innescati dall’impennata dei prezzi dell’energia e dall’incertezza geopolitica dovuta al conflitto in Ucraina. A dicembre, i prezzi dei fertilizzanti azotati erano ancora quasi un quarto superiori rispetto al mese dell’anno precedente, ha osservato la stessa Commissione, mentre gli importatori sono stati costretti a mettere mano al portafoglio a seguito dell’introduzione del controverso Meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (CBAM). Sempre secondo Profercy «per quanto riguarda l’urea, la sospensione proposta andrebbe a beneficio principalmente dei fornitori di Nigeria, Turkmenistan e Azerbaigian, nonché di quelli del Medio Oriente. A differenza di quelli del Nord Africa, già esenti da dazi del 6,5%, i fornitori nigeriani e mediorientali non sono in grado di offrire spedizioni di piccoli volumi, da 5.000 a 12.000 tonnellate, come solitamente preferito dalla maggior parte degli acquirenti europei».

Noli troppo cari?

Profercy fa notare però che «tariffe di trasporto elevate e lunghi tempi di spedizione possono anche rappresentare un ostacolo per le imprese. Tuttavia, in passato sono stati forniti prodotti di entrambe le origini, con volumi significativi durante i picchi di prezzo del 2022-2023. Chiaramente, questa mossa eliminerebbe il vantaggio doganale concesso ai principali fornitori offshore di urea per l’Europa, ovvero quelli in Algeria ed Egitto. Per l’ammoniaca, l’abolizione del dazio del 5,5% andrà a beneficio principalmente dei destinatari delle spedizioni dagli Stati Uniti, con i carichi provenienti dalla Louisiana che attraversano l’Atlantico quasi ogni mese. Questo flusso potrebbe ora aumentare, soprattutto in vista dell’imminente riavvio e avvio di due impianti in Texas con una capacità complessiva di 2,4 milioni di tonnellate/anno». Più chiaramente, i dazi saranno tolti da maggio, quando i giochi commerciali saranno fatti.

Fornitori lontani

Inoltre, i Paesi che godranno delle esenzioni daziarie “proposte” sono quelli che si affacciano sul Golfo Arabo piuttosto che sull’Atlantico; acquistare fertilizzanti da origini così lontane comporta, per abbattere il costo del nolo marittimo, ordini di 30mila tonnellate (più o meno quanto ne trasporta una nave su quelle rotte) e non i normali diecimila, con un maggior rischio volatilità, dipendente dai tempi che passano dai quattro giorni di una consegna dall’Egitto al mese e mezzo del materiale che arriva da un Paese dell’Africa subsahariana. Insomma, a godere della misura proposta da Bruxelles saranno i produttori di fertilizzanti più lontani, con la conseguenza di veder dilatare tempi e costi: è pensabile che crollino i prezzi?

Che fine ha fatto il CBAM?

Insomma, ammesso e non concesso che siano rimossi dei dazi, resta il nodo Cbam. Di questa tassa-dazio (o dazio-tassa) abbiamo già scritto e nel frattempo, malgrado gli annunci del governo, non è cambiato nulla: imposta con il pretesto ambientale e parametrica sul valore dei certificati di carbonio (pertanto variabile in base a un parametro che vale solo per noi europei), consente a Bruxelles di fare cassa sulla pelle delle aziende agricole: oggi, per ogni camion di urea c’è un sovrapprezzo di 1500 euro che dalle tasche dell’agricoltore finisce nelle casse europee. Cosa cambierà con la sospensione dei dazi ordinari promessa da Bruxelles e dal nostro governo? Pochissimo, perchè da una parte si toglierà un dazio virtuale e dall’altra se ne applicherà uno reale. Vediamo di capire perché: nell’ipotesi che l’origine del fertilizzante che importiamo si spostasse dall’Egitto, che è un po’ il nostro benchmark in questo mercato perché dal Paese dei faraoni arriva oggi gran parte dell’urea d’importazione, a Paesi come la Nigeria, l’Iran o l’Indonesia, si avrebbe una riduzione del dazio imposto a tali Paesi e quindi un prezzo più basso, ma anche qualora in cui il dazio scendesse l’Europa scatterebbe su queste importazioni un prelievo in nome del Cbam (meno pesante nei confronti dell’Egitto), annullando pertanto l’effetto anti-inflattivo. Come si legge nella tabella, se dovessero aumentare le importazioni da Paesi non mediterranei, in modo da diversificare le fonti di approvvigionamento, si avrebbe un Cbam sensibilmente superiore (dall’11,55 al 36,59% rispetto alla merce egiziana, laddove l’Oman non è ancora quotato). In altre parole, con una mano l’Europa toglie un dazio e con l’altra lo impone; sono sempre soldi sottratti dalle tasche degli agricoltori, perché è ovvio che a fronte del sacrificio fatto dall’Europa esentando alcuni Paesi dai dazi continua a valere la supertassa ecologica, peraltro variabile e quindi più pericolosa dell’ecotassa del due per cento che già grava su questi prodotti. A questo punto viene un dubbio: a fine anno il nostro governo ha chiesto che fosse sospeso il Cbam e Lollobrigida aveva annunciato di aver convinto Bruxelles. Evidentemente, non si sono capiti, perché al momento il Cbam resta dov’è e la sensazione è che, con la scusa di aver sospeso i dazi ordinari, Bruxelles intenda lasciarcelo per sempre.

Autore: Paolo Viana

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