Incominciamo col dire che sulle borse merci italiane si registrano timidi aumenti, così come si è registrato un aumento sull’asta tunisina di fine febbraio, che è stata aggiudicata a uno dei maggiori gruppi italiani attivi nel grano duro (vedi la notizia Reuters in lingua inglese): circa 10 dollari in più a tonnellata rispetto all asta precedente, ovvero alla media di 334,50 dollari CIF la tonnellata su entrambe le consegne da 25.000 tonnellate, da conferire entro il mese di aprile. Ad oggi non conosciamo l’origine di queste consegne.
Va detto che a considerare le principali borse merci dei paesi esportatori, di questi aumenti all’origine non vi è traccia, per cui, allo stato attuale, si presume che tali aumenti siano solo ‘effetto dei rincari dei costi di trasporto e dell’apprezzamento del dollaro sulle altre valute. Ma vediamo nei dettagli cosa sta succedendo al mercato globale del frumento.
Canada in linea
Non ci sono buone notizie per il Canada. Il prezzo medio per il 1°grado si aggira sui 178,00 euro tonnellata al produttore, in linea con i vecchi rilevamenti; nel frattempo sono uscite nuove indiscrezioni sulle stime di semina, operazione ormai prossima, e il dato precedente che voleva un taglio delle semine del 7% è stato aggiornato ad un meno 2%, per cui i canadesi restano esposti. Certo, si potrebbe registrare un record di ettari come l’anno scorso, con un raccolto che verrebbe valutato da queste indiscrezioni intorno a 6,3/6,8 milioni di tonnellate. Comunque una enormità.
Sul versante export i movimenti sono buoni e alla 32° settimana risultano essere esportati 3,5 milioni di tonnellate. Ciò fa ben sperare i canadesi che vorrebbero esportare oltre 5,5 milioni di tonnellate; eppure, il mercato del duro oggi è depresso in Canada e altri dati parlano di un esito diverso. Ad oggi il 1CWRS 13,5%, ovvero un tenero di forza, in alcune località ha una quotazione simile se non di poco al di sotto del durum 1CWAD13.0; a segnalarsi ancor di più sono le quotazioni del Feed Wheat , ovvero un grano declassato per uso zootecnico, che troviamo poco al di sotto del 1CWAD: questo dimostra che nonostante l’export sia in linea con le aspettative, il mercato sconta una posizione che si definisce matura, ovvero ad oggi comincia a materializzarsi seriamente il riporto di oltre un milione di tonnellate sulla prossima stagione commerciale.
Se dovesse esserci un grande raccolto i canadesi sarebbero ingolfati di grano duro per tutta la prossima stagione commerciale: ecco perché, dal lato degli acquirenti, molti si chiedono perché acquistare oggi qualcosa che posso avere a costo inferiore domani?
Ad oggi oltre Oceano si fanno contratti per la prossima stagione commerciale per il duro di qualità a 275,00 dollari canadesi a tonnellata che al cambio attuale sarebbero circa 170,00 euro tonnellata al produttore ma si tratta di contratti scadenza autunnale che hanno come riferimento ancora la disponibilità attuale. Come abbiamo spiegato, col nuovo raccolto tutto potrebbe cambiare.
USA: + 76% di export
Salta all occhio l’export, più 76% sull’anno precedente con ben 575.000 tonnellate. I principali paesi acquirenti sono: Italia con ben 202.000 tonnellate e il Messico con 106.000 tonnellate. Sottolineiamo che i messicani da esportatori di frumento sono diventati importatori netti e per loro non gira bene neanche in vista del prossimo raccolto.
Vediamo in questi giorni un prezzo FOB di 300 dollari, 258.00 euro tonnellata: se lo si comprasse a quel prezzo, arriverebbe in Italia ben oltre i 300,oo euro a tonnellata e sarebbe fuori mercato; questo conferma che per grandi volumi e clienti previlegiati come siamo noi italiani i prezzi reali sono ben al disotto di quelli ufficiali…
Anche nel caso del grano americano si parla di consegne autunnali ad un prezzo compreso tra i 246/255.oo euro FOB ovvero 286/296,00 dollari FOB tonnellata, con stesse dinamiche ed incognite canadesi, visto che ad oggi sul versante nord-americano si dà per scontato un ribasso dei listini per la prossima stagione commerciale, che cade nel periodo compreso 01/07/2026-30/06/2027.
Meno semine in Ue
Cocereal ha pubblicato le nuove stime sulle semine UE/Italia e conseguenti raccolti: il taglio delle semine è pari ad un 3% sia a livello nazionale che comunitario, molto più dello striminzito 0,2% calcolato dall Istat, con conseguente riduzione dei due raccolti per il 2026.
In pratica siamo a meno 4% per quello italiano ovvero 3,6 milioni di tonnellate e meno 8% per quello europeo ovvero 8 milioni di tonnellate. L’import di duro extra UE , come emerge dai certificati doganali, si contabilizza in 1,2 milioni di tonnellate: è un meno 23% sui tre anni precedenti allo stesso periodo e un meno 12% sull anno precedente, a testimoniare come le buone performances del raccolto europeo abbiano ridotto almeno nel breve periodo le dipendenze dalle origini extra UE.
Però ad oggi il nostro Paese ha già importato grano duro extra UE per 1,02 milioni di tonnellate. In sintesi, l’import di grano duro extra europeo si suddivide in: Canada 883.000 tonnellate (+ 140.000 sull’anno scorso), Usa 186.000 (ma gli Usa parlano di 202, per cui l’import italiano da 1,02 milioni di tonnellate salirebbe a 1,034, con un incremento di 94.000 sull’anno precedente), Kazakhstan 165.000 tonnellate (più 40.000), Turchia 57.000 tonnellate (216.000 l’anno scorso) ed entra la Moldova con 15.000.
Listini in sonno
Listini poco movimentati in Francia, con circa 240,00 euro tonnellata FOB, ma dopo tanto tempo un grande volume, circa 30.000 tonnellate è partito destinazione Italia. Anche i cerealicoltori francesi non hanno visto nessun aumento e gli scambi sono ridotti al lumicino.
Timidi aumenti sui listini spagnoli, anch essi di media intorno ai 240,00 euro tonnellata. Il Nord Africa continua il ben sperare in un raccolto migliore dell anno precedente grazie al clima favorevole: se andasse tutto per il verso giusto si ridurrebbe la loro dipendenza dall’import e sarebbe un’altra tegola sulla testa dei canadesi.
L’osservato speciale
La Turchia , insieme al Canada sarà l’osservato speciale della prossima campagna commerciale. Cominciamo col dire che le semine a duro sono viste in rialzo di un 2% rispetto all anno precedente, godono di ottima salute, la siccità degli anni addietro è solo un ricordo; piogge abbondanti e nevicate in tutti gli areali del duro, soprattutto in Anatolia, il territorio a maggiore vocazione per questa cultivar, fanno ben sperare; il nuovo raccolto è quantificato tra i 4.6/5.00 milioni di tonnellate e generebbe un surplus di circa 07/1.0 milioni di tonnellate.
In tal caso potremmo rivedere questa origine irrompere sul mercato proprio nel momento topico per noi: la sua disponibilità si inserirebbe nel vuoto temporale lasciato tra il nostro raccolto e quello nord americano luglio/agosto , frenando qualsiasi spinta rialzista interna, durante il raccolto nel nostro paese.
Arrivano dunque segnali preoccupanti: il TMO ha gestito il mercato del grano duro con molta oculatezza visto lo scarso raccolto 2025, fissando prezzi alti, mettendolo cosi fuori mercato , evitando emoragie di materia prima verso l’export e tutelando i trasformatori interni, tuttavia pochi giorni fa ha rilasciato un milione di tonnellate di grano duro di varie gradazioni ad un prezzo compreso tra i 13.850TL e 12.000TL , ovvero 256/228,00 euro tonnellata , sia ad uso di trasformatori interni che buyers.
Va ricordato che i Turchi sono i secondi produttori di pasta al mondo e questo andamento, se confermato dal risiko dei raccolti, faciliterebbe l’export di alcune partite di grano duro turco verso l’Italia.
Mi pare tuttavia che questa manovra indichi anche che il TMO si è coperto anche per i mesi a venire. Resta da capire come sia possibile visto lo scarso raccolto 2025 ed il blocco dell export che si è ottenuto puntellando i prezzi al rialzo…
Incognita turca
Va detto che la Turchia non è solo un paese che ha sofferto e soffre come il sud Italia di siccità che ha falcidiato più di un raccolto, ma spesso è stata oggetto di gelate tardive su ampie superficie che hanno contribuito a ridimensionare il raccolto. I turchi saranno cosi sprovveduti da affidarsi totalmente alle ottimistiche previsioni sul futuro raccolto quando mancano tre mesi alle prime operazioni di trebbiatura?
Penso proprio di no , c’è un incognita sul mercato del grano duro che è di difficile lettura causa dazi da parte dell UE alla Russia: eravamo importatori di duro da quell area geografica e la loro produzione è in crescita negli ultimi anni , con molte probabilità parte di quel raccolto è finito in Turchia a rimpinguare le scorte; il TMO sotto questo punto di vista si sente coperto ed inizia a liberare i magazzini per il prossimo raccolto che anche ad essere drastici non potrebbe mai essere come quello 2025, e anche ove i fossero gelate importanti non saranno mai devastanti come la siccità. Perciò si conta su un raccolto superiore al 2025 e con la copertura dell’import c’è spazio per queste manovre. Se questi piani funzioneranno, saremo invasi da grano turco.
Mercato dubbio
Bisogna ricordare che sulle variabili più importanti, come il raccolto canadese e nordamericano, oggi si ragiona su supposizioni, le semine devono ancora cominciare e il loro esito inizierà a materializzarsi tra la fine di giugno i primi 20 giorni di luglio ma questi rumors non fanno bene al mercato del durum. Aggiungiamoci pure un’altra tegola che cade sulla testa degli agricoltori in un momento topico per la gestione fenologica della cultivar, ma anche per programmare le semine primaverili, cioè l’elevato costo dei fertilizzanti, che inevitabilmente porta ad una riduzione del loro uso compromettendo le rese e la qualità; ma ciò potrebbe trascinare al ribasso alle stime delle semine.
In particolare, in quegli areali dove si apprestano le semine primaverili, l’alto costo dei fertilizzanti (e non solo) potrebbe portare gli agricoltori a ripensare all ultimo momento le loro scelte di investimento, magari ridurre le semine a grano duro per cultivar meno bisognose di fertilizzanti e meno rischiose sotto il profilo economico.
Che la situazione del prossimo mercato del duro possa essere disastrosa sotto il profilo mercuriale, qualora si inanellassero tutte una serie di condizioni favorevoli ad avere un super raccolto mondiale con scorte elevate in nord america, è una cosa conosciuta ai più, pertanto visto l elevato costo dei mezzi tecnici, come gasolio e fertilizzanti molti agricoltori essere indotti a rischiare meno del dovuto su una cultivar che comunque ha i suoi costi.
Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa




