L’aumento delle materie prime già in atto è causato dalle tensioni geopolitiche in diversi angoli del pianeta. Inoltre, da ultima si è aggiunta la crisi iraniana (leggi: UREA APPESA AL FILO DI TEHERAN). Questa situazione sta mettendo in difficoltà le aziende produttrici di fertilizzanti. Di conseguenza, crea problemi anche per gli agricoltori produttori di cereali e i consumatori finali. Anche il governo si sta muovendo…
Inoltre dal 1 gennaio 2026 è diventato pienamente operativo il CBAM il meccanismo europeo del carbonio.
Se ne è parlato al webinar organizzato da Ollium srl.
CHE COS’E’ IL CBAM
Anna Aceto Project Manager ed esperta CBAM di Ollium ci racconta: «Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è il meccanismo dell’Unione Europea che introduce un prezzo sull’emissione di CO2 incorporate in alcuni beni importati da paesi extra UE.
L’UE ha introdotto il CBAM per evitare il fenomeno del cosiddetto “carbon leakage”, ossia lo spostamento verso paesi con normative ambientali meno stringenti. Inoltre, hanno creato l’EUTS in linea con il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) che l’UE ha introdotto nel 2005. L’obiettivo è garantire condizioni di concorrenza eque tra produttori europei e importatori. Allo stesso tempo, incentiva la decarbonizzazione delle filiere globali.
Il meccanismo non si applica in maniera uguale per tutti beni, ma si applica a sei categorie merceologiche: cemento, alluminio, ferro e acciaio, concimi, idrogeno ed energia elettrica. Tuttavia, non si applica a qualunque bene che rientra in queste sei categorie. Per sapere se i beni che vengono importati rientrano nel CBAM bisogna vedere la nomenclatura combinata, ovvero il codice NC (nomenclatura combinata). Questo codice è a otto cifre e viene rilasciato dalla dogana al momento dello sdoganamento della merce». spiega Aceto
LA STORIA DEL CBAM
La nascita del meccanismo CBAM è abbastanza recente. Aceto ci spiega « Il CBAM viene introdotto per la prima volta con il regolamento 956/2023 che entra in vigore il 17 maggio 2023 che istituisce il meccanismo di adeguamento delle frontiere dell’UE. Il meccanismo è entrato in vigore nella sua fase transitoria il 1° ottobre 2023.
In questa fase, gli importatori europei devono iniziare a monitorare le merci che importano da paesi extra UE che rientrano nelle sei categorie merceologiche citate in precedenza. A gennaio 2026 finisce il periodo transitorio e entra in vigore l’esenzione de minimis (regolamento UE 2025/2083). Solo gli importatori che superano la soglia di 50 t di merci CBAM sono soggetti agli obblighi dettati dalla normativa.
Gli obblighi sono:
- presentare la richiesta di dichiarante autorizzato dove ogni azienda è tenuta a fornire ogni informazione riguardo all’impresa e al tipo di importazione. E’ importante fare per tempo questo tipo di richiesta, in quanto se la richiesta non viene effettuata oppure non viene approvata le merci rimangono bloccate alla dogana;
- acquistare trimestralmente certificati CBAM che coprano almeno il 50 % delle emissioni generate da merci importate,
- entro il 30 settembre 2027 effettuare la dichiarazione annuale e non più trimestrale e restituire i certificati CBAM che coprano le emissioni generate entro tale data.
Il costo dei certificati CBAM acquistati nel 2027 e corrispondenti alle emissioni incorporate nelle merci importate nell’UE nel 2026 dovrebbe rispecchiare i prezzi delle quote di emissione EU ETS nel 2026. Nel 2026 il prezzo dei certificati sarà calcolato come media trimestrale del prezzo d’asta delle quote ETS dell’UE, espresso in €/t di CO2 emessa. Nel 2027 il prezzo dei certificati sarà calcolato come media settimanale del prezzo d’asta delle quote ETS dell’UE, espresso in €/t di CO2 emessa.
Quando si parla di emissioni sono due le emissioni da prendere in considerazione: quelle dirette, ossia quelle derivanti da tipo e quantità di combustibili utilizzati nel processo produttivo. In aggiunta, ci sono quelle indirette, ossia quelle derivanti dal consumo di energia elettrica.
Per quanto riguarda i fertilizzanti vanno prese in considerazione sia le emissioni dirette che indirette. Una considerazione da fare, continua Aceto, è quella di non limitarsi a sapere le emissioni del produttore finale del bene. Infatti, l’idea del meccanismo CBAM è quella di riuscire a mappare tutte le emissioni di tutta la catena di fornitura. Un’ulteriore novità prevista dall’introduzione definitiva del meccanismo CBAM è la verifica delle emissioni. Rispetto al periodo transitorio in cui si dovevano già raccogliere le informazioni riguardo le emissioni, nella versione definitiva queste informazioni per essere usate devono essere verificate da un verificatore che sia tale ai sensi di CBAM. Una volta che il dato è stato verificato può essere utilizzato per le dichiarazioni annuali. La verifica avviene attraverso lo strumento del monitoring plan. Esso deve contenere:
- Informazioni generali sull’impianto di produzione
- Descrizione dei processi produttivi
- Gestione dei dati e controllo
- Confini del sistema
- Identificazione di fonti e fattori di emissione
- Trattamento dei precursori
- Calcolo delle emissioni
Nel caso in cui non vi siano dati verificati da utilizzare, la Commissione Europea ha pubblicato valori di default. Questi sono valori predefiniti per le emissioni da attribuire a ciascun codice NC. Tali valori normalmente sono più alti delle emissioni effettive, quindi possono aumentare il costo CBAM». conclude Aceto
IL PESO DEL CBAM SULL’AGRICOLTURA ITALIANA
Come abbiamo descritto in precedenza, il meccanismo CBAM impone l’acquisto di certificati legati alle emissioni. Tuttavia, la sua applicazione ha un forte impatto sui costi di produzioni delle colture cerealicole già sotto pressione. Queste catene infatti sono già sotto pressione per la volatilità dei mercati e la bassa remunerazione del prodotto.
Nel caso dei fertilizzanti azotati, il tema è particolarmente sensibile: l’Europa è strutturalmente importatrice.
Di conseguenza, il differenziale di costo energetico rispetto ad altri Paesi può tradursi in un aggravio di prezzo lungo l’intera filiera (CBAM 2026: A CHE PREZZO?)
DICHIARAZIONE DI GIOVANNI FERRAZZI
Giovanni Ferrazzi, Professore Associato di Economia Agraria presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano: «Mi pare ci sia un paradosso, dato dalla contrarietà alla sospensione del CBAM delle associazioni di produttori di fertilizzanti, probabilmente perchè esistono piani aziendali già datati che prevedono l’investimento di fertilizzanti organici alternativi (Fertilizer Europe). Il meccanismo del CBAM potrebbe risultare in ogni caso ininfluente viste le oscillazioni enormi che i prezzi dei fertilizzanti dimostrano già. In situazioni in cui i prezzi delle matrici fertilizzanti variano anche del 200% che senso avrebbe condizionare i prezzi del 20 – 30%? (stime grossolane del peso CBAM)». Come conseguenza vi è anche il sviluppo delle matrici fertilizzanti a bassa tecnologia come il digestato: «In sintesi, gli effetti del meccanismo CBAM è impossibile da quantificare ancora (vista assenza di benchmark di riferimento), anche perchè le aziende agricole sono ancora troppo lontane da un approccio industriale (mancano i bilanci su cui si dovrebbero fare dei ragionamenti sugli effetti dell’aumento dei prezzi dei fertilizzanti)» commenta Ferrazzi.
Autore: Alessandro Contini
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