Difesa del grano: tecniche e sostenibilità
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BIO, SODO E ROTAZIONI

La difesa del grano duro evolve verso modelli sempre più sostenibili. L’esperienza dell’azienda lucana di Nicola Moramarco mostra come rotazioni colturali, falsa semina, semina su sodo e scelta varietale possano ridurre infestanti e fitopatie, migliorando al tempo stesso qualità e sostenibilità della produzione cerealicola.

L’esperienza di un’azienda appulo-lucana.

Rotazioni, falsa semina e varietà innovative: così cambia la difesa del frumento

La difesa fitosanitaria del grano non passa soltanto dall’uso di agrofarmaci. Sempre più aziende cerealicole puntano infatti su pratiche agronomiche mirate, rotazioni colturali e tecniche conservative capaci di migliorare la fertilità del terreno e limitare la pressione di infestanti e patologie fungine. È una strategia che guarda sia alla sostenibilità economica sia a quella ambientale, due aspetti ormai centrali nella cerealicoltura moderna.
A raccontare questa esperienza è Nicola Moramarco, agricoltore di Grottole, in provincia di Matera, socio del Consorzio Appulo-Lucano. La sua realtà aziendale rappresenta bene l’evoluzione della cerealicoltura del Sud Italia, dove la gestione agronomica diventa sempre più decisiva per garantire rese e qualità della granella.
«La difesa fitosanitaria passa soprattutto da una buona gestione agronomica», spiega Moramarco. «Oggi bisogna lavorare in modo sostenibile e programmare bene ogni scelta tecnica». Un approccio che integra agricoltura biologica, semina su sodo e selezione varietale in funzione delle esigenze della filiera.

Rotazioni colturali fondamentali per la fertilità

Uno dei pilastri della strategia agronomica aziendale è la rotazione colturale. Una pratica indispensabile per mantenere la fertilità del suolo, migliorare la struttura del terreno e contenere naturalmente infestanti e fitopatie.
«Utilizzo la tecnica della rotazione per mantenere la fertilità del suolo», spiega Moramarco. «In passato coltivavo lenticchia e cece, ma i danni provocati dagli ungulati mi hanno costretto a modificare il piano colturale».
La presenza crescente di cinghiali e fauna selvatica rappresenta infatti un problema sempre più rilevante per molte aziende cerealicole del Centro-Sud. I danni alle leguminose hanno spinto diversi agricoltori a orientarsi verso colture meno appetibili.
«Negli ultimi anni ho sostituito parte delle leguminose da granella con i trifogli», racconta Moramarco. «In rotazione entrano anche lino e colza per la produzione di olio».
L’introduzione di colture alternative apporta numerosi vantaggi agronomici. Le specie miglioratrici favoriscono infatti la biodiversità microbiologica del terreno e contribuiscono a interrompere i cicli biologici di patogeni e infestanti tipici del grano.
Dal punto di vista tecnico, la diversificazione colturale consente anche una migliore gestione delle risorse idriche e della sostanza organica. Aspetti sempre più importanti nelle aree mediterranee soggette a lunghi periodi di siccità.

Il Consorzio punta sulla qualità del frumento

Nel percorso di valorizzazione della filiera cerealicola un ruolo importante viene svolto dal Consorzio Appulo-Lucano. L’obiettivo è selezionare varietà capaci di garantire sia buone performance agronomiche sia elevate caratteristiche qualitative delle semole.
«Il Consorzio stabilisce dei precisi paletti sulle varietà da coltivare», evidenzia Moramarco. «Ogni anno realizziamo campi sperimentali per valutare rese e caratteristiche qualitative delle semole».
La scelta varietale è oggi uno degli strumenti più efficaci per migliorare la competitività della cerealicoltura italiana. Non conta infatti soltanto la produttività per ettaro, ma anche la qualità tecnologica della granella destinata alla trasformazione industriale.
«Le analisi vengono effettuate direttamente dal molino che riceve il prodotto», spiega il cerealicoltore. «Sulla base dei risultati individuiamo le varietà più adatte al territorio e alle esigenze della filiera».
Tra le varietà consigliate dal Consorzio figurano Marco Aurelio, Maestà, Saragolla, Spineto, Odisseo, Farah, Aventadur e Brigante. Cultivar selezionate per stabilità produttiva, contenuto proteico e caratteristiche molitorie.
«Quest’anno nella mia azienda ho seminato Farah e Spineto», precisa Moramarco. «Sono varietà che stanno dando risultati interessanti».

Grani antichi: interesse mediatico ma limiti tecnici

Il dibattito sui grani antichi continua ad animare il settore cerealicolo italiano. Tuttavia, nelle filiere organizzate orientate alla qualità industriale prevale spesso una valutazione tecnica basata sulle reali performance produttive e molitorie.
«Secondo la filosofia del Consorzio, varietà come Senatore Cappelli non possiedono le caratteristiche ideali per gli obiettivi qualitativi che ci siamo prefissati», afferma Moramarco. «Per questo motivo sono pochi i soci che coltivano questi materiali genetici».
Il tema resta particolarmente discusso. Da un lato i grani antichi attirano l’attenzione del consumatore grazie al forte richiamo storico e territoriale. Dall’altro però molte aziende agricole evidenziano limiti legati a rese inferiori, minore stabilità produttiva e caratteristiche tecnologiche non sempre compatibili con le moderne esigenze della trasformazione.
Per le filiere strutturate diventa quindi essenziale trovare un equilibrio tra identità territoriale, qualità delle semole e sostenibilità economica della coltivazione.

Infestanti: il loietto resta il nemico principale

Tra le problematiche più difficili da gestire nella cerealicoltura moderna emergono senza dubbio le infestanti. Il controllo del loietto selvatico rappresenta oggi una delle principali criticità soprattutto nelle aree del Sud Italia.
«Nel biologico sono pochi gli erbicidi autorizzati», osserva Moramarco. «Per questo motivo la strategia si basa soprattutto sulle pratiche agronomiche».
La gestione preventiva diventa quindi fondamentale. «Effettuo lavorazioni mirate già in presemina e utilizzo la falsa semina per ridurre lo sviluppo delle infestanti», spiega l’agricoltore.
Nell’azienda convenzionale invece il controllo si basa su una strategia integrata. «Dove utilizzo tecniche tradizionali effettuo un intervento erbicida in presemina e successivamente in post-emergenza», precisa Moramarco.
Il problema principale resta però la resistenza agli erbicidi. «Il loietto selvatico ha sviluppato popolazioni molto resistenti ai principali principi attivi», sottolinea. «Molti prodotti non sono più efficaci e altri vengono ritirati dal mercato».
La diffusione delle resistenze rappresenta oggi una delle emergenze agronomiche più serie nella coltivazione del frumento duro. In molte aree cerealicole italiane il controllo chimico da solo non basta più e diventa indispensabile integrare tecniche agronomiche e strategie preventive.

Falsa semina: tecnica chiave contro le infestanti

Tra le pratiche più efficaci nella gestione integrata delle infestanti emerge la falsa semina. Una tecnica sempre più utilizzata soprattutto nelle aziende biologiche e nei sistemi a basso impatto ambientale.
«La falsa semina permette di ridurre la competizione delle infestanti nelle prime fasi del ciclo colturale», evidenzia Moramarco. «In questo modo si limita anche l’uso degli erbicidi».
La tecnica consiste nel preparare il letto di semina con anticipo rispetto alla reale semina del grano. Dopo la nascita delle infestanti, queste vengono eliminate tramite lavorazioni meccaniche o diserbo, lasciando il terreno più pulito per la coltura principale.
I vantaggi sono molteplici. Riduzione della pressione infestante, minore impiego di prodotti chimici e migliore sviluppo iniziale del frumento.
Esistono però anche alcuni limiti operativi. «La falsa semina richiede condizioni climatiche favorevoli», sottolinea Moramarco. «Inoltre non è semplice programmare con precisione le epoche di semina».
Nelle aree mediterranee, caratterizzate da autunni sempre più irregolari, la riuscita della tecnica dipende infatti dalla disponibilità di umidità sufficiente per favorire la germinazione delle infestanti da eliminare.

Malattie fungine sotto controllo nella cerealicoltura lucana

Per quanto riguarda le fitopatie fungine, la situazione appare generalmente più gestibile rispetto alle infestanti. Le condizioni climatiche asciutte tipiche di molte aree lucane limitano infatti lo sviluppo di alcune malattie del frumento.
«Nelle annate normali non abbiamo grossi problemi con le malattie fungine», afferma Moramarco. «Le principali sono ruggini e septoria».
Nelle aziende convenzionali il controllo viene effettuato con interventi mirati. «Solitamente eseguiamo un trattamento fungicida in fase di levata», precisa il cerealicoltore.
Più sporadica invece la presenza della fusariosi della spiga, patologia particolarmente temuta per il rischio di contaminazioni da micotossine.
«La fusariosi compare raramente e soprattutto nelle primavere molto piovose», conclude Moramarco.
Anche in questo caso la prevenzione agronomica resta determinante. Rotazioni corrette, gestione dei residui colturali e scelta varietale rappresentano strumenti fondamentali per ridurre il rischio fitosanitario.

Agronomia e sostenibilità al centro della difesa del grano

L’esperienza dell’azienda Moramarco conferma come la moderna difesa del frumento richieda un approccio sempre più integrato. Le sole soluzioni chimiche non bastano più, soprattutto di fronte a cambiamenti climatici, resistenze delle infestanti e crescente attenzione alla sostenibilità ambientale.
Rotazioni colturali, falsa semina, scelta varietale e agricoltura conservativa diventano quindi strumenti strategici per mantenere produttività e qualità delle produzioni cerealicole.
«Oggi bisogna programmare ogni scelta tecnica con attenzione», ribadisce Moramarco. «La sostenibilità non è più soltanto un obiettivo ambientale ma anche una necessità economica per le aziende agricole».
La cerealicoltura italiana è chiamata a trovare nuovi equilibri produttivi. Esperienze come quella del Consorzio Appulo-Lucano dimostrano che innovazione agronomica e valorizzazione della qualità possono procedere insieme, offrendo nuove prospettive alle filiere del grano duro.

Autore: Alessandro Contini

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Alessandro Contini

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