La Transizione 5.0 torna d’attualità anche per le imprese agricole, soprattutto dopo il ripristino delle risorse relative alle domande 2025. Agli “esodati” dello scorso novembre, infatti, è garantita una quota di quasi il 90% del credito di imposta maturato per gli investimenti in beni strumentali e per la formazione. Successivamente potranno recuperare fino al 100% del credito per l’investimento in rinnovabili e per le spese in certificazioni. A questi arriverà una comunicazione del GSE entro il 30 aprile.
Per chi coltiva o alleva, però, il punto non è la politica dell’intervento, ma capire se l’investimento è ammissibile, da quando si può partire e quali passaggi servono per accedere. Il credito d’imposta riguarda tutte le imprese residenti in Italia, indipendentemente da settore e dimensione, quindi anche quelle agricole, purché gli investimenti siano collegati a un progetto di innovazione che produca un risparmio energetico misurabile.
Chi può entrare e per quali investimenti
Ricordiamo che il Piano Transizione 5.0 non è riservato all’industria in senso stretto. Possono beneficiarne tutte le imprese con reddito d’impresa e che, nel settore agricolo, il “processo produttivo” può coincidere con una singola fase agronomica: preparazione del terreno, semina, trattamenti, diserbo, concimazione o raccolta. La “struttura produttiva”, invece, può essere il terreno agricolo dell’impresa, anche se gestito in affitto o comodato.
Questo è un punto decisivo, perché rende leggibile la misura anche in chiave agricola. In più, le FAQ Mimit precisano che sono ammissibili anche macchine agricole semoventi come mietitrebbie, vendemmiatrici, raccoglitrici o falcia-condizionatrici, a determinate condizioni tecniche, anche se non rientrano formalmente nella definizione di trattore.
La condizione vera: il risparmio energetico
La 5.0 non funziona come un incentivo “semplice” all’acquisto di macchine. Il credito scatta solo se il progetto porta a una riduzione dei consumi energetici di almeno il 3% dell’intera struttura produttiva oppure, in alternativa, di almeno il 5% del processo interessato dall’investimento. Le aliquote, sullo scaglione fino a 10 milioni di euro, arrivano al 35%, 40% o 45% a seconda dell’entità del risparmio conseguito.
Per l’agricoltura significa che non basta comprare una macchina “nuova”: serve un progetto costruito e certificato, capace di dimostrare che quella macchina, o quel sistema, abbassa davvero i consumi. Possono rientrare anche investimenti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, compresi i sistemi di accumulo, mentre il Mimit esclude espressamente le biomasse da questa specifica voce.
Come si accede: il vademecum essenziale
La procedura passa dal portale Transizione 5.0 del GSE, accessibile tramite SPID dall’Area Clienti. Le fasi sono tre. Prima si presenta la comunicazione preventiva, accompagnata dalla certificazione ex ante sul risparmio energetico ottenibile. Poi, entro 30 giorni dalla conferma della prenotazione del credito, bisogna inviare la comunicazione relativa agli ordini, con fatture e prova di un acconto almeno pari al 20%. Infine, a progetto concluso, si trasmette la comunicazione di completamento con certificazione ex post.
Le certificazioni non possono essere improvvisate: devono essere rilasciate da soggetti abilitati, tra cui EGE, ESCo certificate, ingegneri e periti industriali con competenze specifiche in efficienza energetica dei processi produttivi.
Le ultime novità da tenere presenti
La novità politica, che per le aziende diventa un fatto pratico, è il ripristino integrale delle risorse per la Transizione 5.0 riferite al 2025, con 1,3 miliardi reintegrati e altri 200 milioni aggiuntivi, portando la somma complessivamente spesa dallo Stato a 4,25 miliardi (laddove 4,40 miliardi sarebbero stati sufficienti a coprrie il 100% della spesa). La novità arriva con dl Carburanti, dopo lo stop della fine del 2025 di cui avevamo già parlato qui (granoitaliano.eu/transizione-5-0-al-palo/).
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