“Meglio un morto in casa che un marchigiano all’uscio”. In queste ore, a Francesco Lollobrigida, l’inventore (conto terzi) della Cun grano duro, tornerà in mente il vecchio detto che veniva usato quando i marchigiani erano i severi esattori delle tasse dello Stato pontificio. Oggi viene dalle Marche la più severa offensiva contro la Cun. Dopo le proteste del consorzio di Ancona, infatti, è la presidente della Cia di Pesaro e Urbino a rompere il fronte dei sindacati e a dire che la Cun non funziona, con un post affidato a Facebook che riproduciamo integralmente al termine di questa analisi.
La seduta di oggi
La seduta di oggi ha evidenziato, rispetto al 4 maggio, una relativa stabilità, malgrado le polemiche della settimana scaturite dalle voci di massicce importazioni di grano dall’Argentina. Voci, che, al momento, non sono suffragate da dati precisi e che comunque non sembrano sconvolgere il quadro dei commerci mondiali di frumento che abbiamo tratteggiato con un recentissimo articolo. In ogni caso, se si osserva il listino CUn grano duro dell’11 maggio 2026 si nota che il prodotto del Sud perde ancora terreno. Quattro euro, che non possono essere interamente addebitati alla volatilità “bellica” dei mercati. Un calo che acuisce la delusione del settore primario, rispetto alle aspettative create dalla istituzione di questa commissione.
Il mercato globale
Il mercato globale sarà movimentato questa settimana dalla pubblicazione del rapporto sulle stime dell’offerta e della domanda del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Domani avremo quindi le prime previsioni del dipartimento per la nuova annata agricola. L’IGC segnala prezzi in ascesa. L’incubo siccità mette in tensione tutto il Nord America e anche alcune regioni d’Europa iniziano a temere la carenza idrica. In questo contesto, che colpisce ovviamente più il mercato del frumento tenero che rappresenta la gran massa della produzione mondiale, il durum perde terreno in casa nostra e la Cun viene contestata, per la prima volta, dalle stesse rappresentanze sindacali.
La contestazione della Cia
Ecco infati il post della Cia di Pesaro: «Buongiorno a tutti , parliamo della CUN GRANO, uno strumento che sulla carta doveva portare trasparenza, equilibrio, tutela del reddito agricolo. Ma dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza: non sta funzionando come promesso, nelle MARCHE, la terza regione per la produzione di grano in ITALIA, non ha dato risposta ai problemi del prezzo. La Commissione Unica Nazionale nasceva per superare le distorsioni del mercato, per dare un riferimento chiaro al valore economico, per evitare che l’agricoltore fosse l’anello debole della filiera. E invece, nei fatti, cosa è successo? È successo che molti agricoltori oggi percepiscono la CUN non come uno strumento di tutela, ma come un meccanismo che ha contribuito a comprimere i prezzi. E questo è un problema serio. Non tecnico. Politico.
Perché quando un agricoltore vende il grano sotto i costi di produzione, non stiamo parlando di mercato: stiamo parlando di perdita di dignità economica. La verità è che la CUN, così com’è oggi, rischia di fotografare il mercato anziché correggerlo. E se il mercato è squilibrato, quella fotografia diventa una condanna. Dobbiamo chiederci: chi ha realmente forza dentro quel tavolo? La rappresentanza agricola è davvero in grado di incidere, o si limita a prendere atto di dinamiche già decise altrove? Se la CUN diventa solo un luogo dove si certificano prezzi al ribasso, allora non stiamo facendo trasparenza: stiamo istituzionalizzando lo squilibrio. E questo noi non lo possiamo accettare.




