L’evoluzione del settore agricolo e le provocazioni di Feltri
Le esternazioni di Stefano Feltri da Telese stanno suscitando non poche discussioni nel mondo agricolo. Io sinceramente non sono offeso dalla frase «…quattro gatti…», ma mi chiedo piuttosto dove voglia andare a parare Feltri con i suoi ragionamenti sul mondo agricolo.
Che il settore sconti sempre più un ridimensionamento degli addetti fa parte della normale evoluzione dei meccanismi economici moderni, basti pensare all’automotive: oggi in Europa le case costruttrici si contano su una mano, ma la loro aggregazione ne ha aumentato le capacità produttive. Il settore agricolo non è immune a questo processo: in dieci anni siamo passati da 1.000.000 di imprese agricole a poco più di 500.000, con aziende più grandi. A parità di SAU (Superficie Agricola Utilizzata), l’Europa resta ancora un produttore netto di cereali e i primi tre produttori di vino al mondo sono in Europa. L’Italia è il primo produttore di pasta al mondo e il primo esportatore: non male per essere quattro gatti…
Dove vuole arrivare allora questo Feltri coi suoi ragionamenti contorti e mendaci?
I dati Eurostat sulle emissioni: la verità sull’agricoltura
Accusare l’agricoltura di non aver ridotto le emissioni di gas serra e di essere corresponsabile del cambiamento climatico è una bugia smentita dai dati Eurostat. Prendendo proprio i dati europei sulle emissioni di gas serra, da uno studio che va dal 1990 al 2022, si evince che l’Europa si colloca al quarto posto sul pianeta per emissioni, dietro Cina, USA e India. L’agricoltura europea è responsabile delle emissioni del continente pari a un volume del 9,8% e, sempre nello stesso periodo 1990-2022, ha ridotto le emissioni di gas serra del 18,9%. (Segue dopo l’immagine)

Nel mentre, il settore trasporti le ha aumentate del 7,4%, e il maggior responsabile è il comparto automobili. Il dottor Feltri, che scrive per media del mondo industriale e finanziario e si picca di essere un intellettuale, dovrebbe aver accesso al sito Eurostat. Allora perché demonizza il settore agricolo manco fosse un’organizzazione di ecoterroristi?
Perché il “tesoretto” della PAC fa gola alle lobby
Nelle sue parole c’è la spiegazione di tale attacco: non hanno ridotto le emissioni di gas serra, QUINDI togliamogli la PAC! Ecco spiegato tutto: il tesoretto agricolo fa gola. La PAC cuba ancora il 30% del bilancio europeo: soldi spesi per sostenere l’agricoltura che, attualmente, sul settennato 2021/2027 ammontano a 386 miliardi di euro.
Da almeno un decennio in Europa ci sono diverse anime politiche che vorrebbero eliminare questo sussidio al mondo agricolo, additandolo come un settore a basso valore aggiunto. In realtà non è un semplice sussidio, ma un’integrazione al reddito; l’ignoranza tra gli intellettuali regna però sovrana e l’informazione va a corrente alterna: si legge solo il dato che piace…
Le proteste dei trattori e la risposta del Parlamento Europeo
La scorsa legislatura europea aveva maturato l’idea di una drastica riduzione della PAC per il nuovo settennato 2028/2035. A fine 2024 però è successo qualcosa di straordinario: per la prima volta nella storia, una categoria di lavoratori — autonomi, tra l’altro — in modalità autogestita e senza il sostegno dei sindacati, ha organizzato una protesta all’unisono su tutto il continente europeo. Hanno dimostrato, dati alla mano, di essere in enormi difficoltà finanziarie e reddituali, chiedendo un netto cambiamento di rotta, lo stop ai tagli della PAC e un taglio alla burocrazia.
Visto il protrarsi delle proteste, il nuovo Parlamento europeo ha rivisto il taglio del 20% proposto per la prossima PAC, aggiungendoci anzi un 5% e nuovi strumenti procedurali che proprio in questi giorni sono in discussione presso gli organi competenti (Stati, Regioni e Parlamento europeo)… In perfetta sincronia con le esternazioni del giovane Feltri.
Il parere dei cittadini europei e le regole per la sicurezza alimentare
Ma c’è di più. Le proteste degli agricoltori hanno indotto l’UE a condurre un’indagine su scala continentale chiedendo ai cittadini cosa ne pensino della PAC: ebbene, oltre il 70% ha risposto in modo positivo, perché si riconosce al settore primario il compito di garantire alimenti sicuri, sani e sostenibili di alta qualità, oltre a un ruolo sociale come custodi del territorio e della biodiversità… Insomma, questa indagine mina profondamente le convinzioni di quelli che additano gli agricoltori europei come “quattro gatti”. Ma a Feltri e ai suoi editori non interessano i dati e l’opinione pubblica. Meglio far finta di niente, propalare fandonie e cercare di manipolare le coscienze presentandosi da “intellettuale”.
Va precisato che il sostegno UE agli agricoltori non è gratis: in cambio, gli agricoltori europei devono sottostare a norme ferree in materia di pratiche agronomiche e a imposizioni burocratiche oltre ogni ragionevolezza. Le direttive con cui si impongono i doveri al settore primario sono le più stringenti del pianeta, a garanzia di un cibo ultra-tracciato dal campo alla tavola. Si tratta di regole che spesso mettono gli agricoltori europei in difficoltà competitiva sul piano economico rispetto ai loro competitor internazionali. Va ricordato che le leggi UE sulla sicurezza alimentare sono le più stringenti al mondo e gli agricoltori ne vengono investiti a pieno titolo.
Il valore sociale dell’agricoltura e la sicurezza alimentare
Come già scritto, sono molti in Europa ad aver messo gli occhi su quel gruzzolo che oggi vale il 30% del bilancio europeo; le famose lobby vorrebbero quei soldi per altri scopi (lasciamo alla vostra immaginazione per quali altri capitoli di spesa). Feltri rappresenta quel progetto di marketing sulla pelle dei consumatori e dell’ambiente. Il Prof. Frascarelli, docente di economia agraria presso l’Università di Perugia e massimo conoscitore della PAC, ha promosso degli studi in cui si dimostra che la PAC è fondamentale per il reddito degli agricoltori e che senza di essa non ci sarebbero imprese agricole. L’emergenza incendi divampa su areali incolti ed abbandonati con gravi problemi per tutti e alti costi di gestione per spegnere i roghi. Togliamo l’agricoltura e lasciamo bruciare tutto?
Altra tegola che sta cadendo sulla testa di chi segue le trasmissioni televisive pendendo dalle labbra degli “intellettuali”: la riduzione drastica delle produzioni agricole europee metterà in pericolo l’approvvigionamento alimentare. Diventeremmo sempre più dipendenti dall’importazione, fino a quando il matto di turno non ci bloccherà le navi con le materie prime agricole portandoci alla fame, poiché i raccolti si fanno una volta all’anno e un’azienda agricola, una volta chiusa, non riapre.
Ecco perché non ci preoccupa che Feltri ci abbia definiti “quattro gatti”, ma ci preoccupa dove voglia andare a parare coi suoi ragionamenti strambi. L’Europa è in ritardo su molti fronti: difesa, energia e comunicazioni. La soluzione non è metterci alla fame, ma creare un debito comune per sostenere gli investimenti. Più Europa e più agricoltura.
Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa
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