Grano duro lucano: il clima pesa sui costi. Parla Natuzzi
La cerealicoltura lucana continua a fare i conti con un clima sempre più instabile e con costi di produzione che incidono in maniera crescente sulla redditività aziendale. In Basilicata il grano duro rappresenta ancora una coltura strategica, sia dal punto di vista economico sia per il presidio del territorio rurale. Tuttavia, negli ultimi anni gli agricoltori devono affrontare stagioni caratterizzate da piogge intense, lunghi periodi siccitosi e una forte volatilità dei mercati agricoli.
A fotografare la situazione è Domenico Natuzzi, presidente del Consorzio Appulo-Lucano, realtà che riunisce oltre 60 aziende cerealicole distribuite tra Basilicata e Puglia. “Il Consorzio Appulo-Lucano conta oltre 60 aziende per circa 5.000 ettari coltivati soprattutto a grano duro”, spiega Natuzzi. “Parliamo di un areale molto ampio che va dai confini con la Calabria fino alla Murgia barese”.
Le difficoltà climatiche stanno modificando le strategie agronomiche e organizzative delle aziende. “La coltivazione del grano duro avviene quasi esclusivamente in asciutta”, sottolinea Natuzzi. “L’irrigazione è poco conveniente dal punto di vista economico e viene utilizzata solo nelle annate estremamente siccitose”. Una scelta obbligata per molte aziende cerealicole del Sud Italia, dove la disponibilità idrica e i costi energetici limitano l’impiego dell’acqua.
Piogge estreme e campi in difficoltà
La campagna cerealicola 2024-2025 si è distinta soprattutto per l’eccesso di precipitazioni. Un fenomeno che ha creato non pochi problemi alle aziende agricole lucane, mettendo in evidenza quanto il cambiamento climatico stia incidendo sulla gestione del frumento duro.
“L’inverno è stato molto generoso dal punto di vista delle precipitazioni, forse anche troppo”, racconta Natuzzi. “Tra il 19 e il 21 ottobre nella mia azienda sono caduti circa 240 millimetri di pioggia”. Un dato impressionante se si considera che la piovosità media annua dell’area oscilla tra 450 e 600 millimetri.
Le conseguenze non si sono fatte attendere. “In alcune aree ci sono stati veri e propri disastri dovuti all’eccessiva caduta di acqua in pochi giorni”, evidenzia il presidente del Consorzio. La Regione Basilicata ha infatti richiesto lo stato di calamità naturale per gli eventi meteorologici che hanno colpito il territorio.
Dal punto di vista agronomico, precipitazioni così abbondanti possono provocare ristagni idrici, asfissia radicale e difficoltà nelle operazioni di semina. Inoltre, l’elevata umidità favorisce lo sviluppo di patologie fungine, soprattutto nelle prime fasi di crescita della coltura.
“La quantità di pioggia caduta da ottobre a marzo ha superato abbondantemente quella che normalmente si registra in un anno”, aggiunge Natuzzi. Questo scenario rende sempre più complessa la pianificazione agronomica e obbliga le aziende a investire in monitoraggio climatico e gestione del rischio.
Terreni differenti e produzioni variabili
Uno degli aspetti che caratterizza il territorio del Consorzio Appulo-Lucano è la forte variabilità pedologica. Le rese produttive cambiano sensibilmente in funzione delle caratteristiche del suolo e dell’andamento climatico stagionale.
“I terreni del nostro territorio sono molto diversi tra loro”, spiega Natuzzi. “Nel Materano prevalgono suoli collinari di medio impasto tendenti all’argilloso”. In queste aree le rese medie si attestano intorno ai 30-35 quintali per ettaro.
Situazione differente invece nelle zone più fertili e pianeggianti. “Nella valle del Bradano o nei territori di Spinazzola e Genzano di Lucania si possono raggiungere tranquillamente i 40 quintali per ettaro”, precisa Natuzzi. “Nelle annate favorevoli si arriva anche a 50 quintali”.
La variabilità produttiva dipende non solo dalla fertilità dei terreni ma anche dalla capacità di trattenere acqua e nutrienti. I suoli argillosi, ad esempio, soffrono maggiormente i ristagni idrici, mentre quelli più sciolti risultano vulnerabili durante le fasi siccitose.
Le varietà di grano duro più diffuse tra i soci del Consorzio sono Antalis, Marco Aurelio, Farah e President. “Sono varietà che garantiscono buone performance produttive e qualitative”, osserva Natuzzi. La scelta varietale resta infatti uno dei fattori chiave per affrontare gli stress climatici e mantenere elevato il livello proteico delle produzioni.
Semine sempre più condizionate dal meteo
Le operazioni di semina stanno diventando sempre più dipendenti dall’andamento meteorologico. L’instabilità climatica costringe gli agricoltori a modificare continuamente il calendario delle lavorazioni.
“Le semine iniziano normalmente ai primi di novembre con avena e orzo”, spiega Natuzzi. “Successivamente si passa al grano duro tra metà e fine novembre”. Tuttavia, negli ultimi anni le piogge autunnali hanno spesso complicato l’accesso ai campi.
“In rari casi le semine vengono anticipate a fine ottobre”, precisa Natuzzi. “Ma le precipitazioni intense rendono rischiosa l’emergenza delle giovani piantine”. Una nascita irregolare può infatti compromettere l’accestimento e ridurre il potenziale produttivo della coltura.
Nel territorio del Consorzio trovano spazio anche colture alternative e cereali minori. “Avena, orzo e farro richiedono meno input produttivi rispetto al grano”, sottolinea Natuzzi. “Consentono quindi di ridurre costi e operazioni colturali”.
L’interesse verso colture meno esigenti deriva soprattutto dall’aumento dei costi di fertilizzanti, carburanti e agrofarmaci. In molte aziende la diversificazione colturale rappresenta una strategia per migliorare la sostenibilità economica e ambientale.
“Alcuni soci coltivano anche grani antichi come il Senatore Cappelli”, racconta Natuzzi. “Ma si tratta ancora di un mercato di nicchia”. Le produzioni sono limitate sia dalla domanda contenuta sia dalle rese inferiori rispetto alle varietà moderne.
Trebbiatura anticipata nelle aree costiere
Anche la raccolta del grano duro risente delle differenze climatiche presenti nel territorio lucano. Le aree costiere anticipano la maturazione rispetto alle zone interne e montane.
“La trebbiatura inizia ai primi di giugno nella Piana di Metaponto”, spiega Natuzzi. “Qui le temperature aumentano prima rispetto all’entroterra”. Le operazioni di raccolta proseguono poi gradualmente verso le aree interne.
“Entro metà giugno si trebbia quasi ovunque”, aggiunge Natuzzi. “Nelle zone montane invece si inizia intorno al 20 giugno”. Questo andamento scalare permette di distribuire meglio il lavoro delle imprese agromeccaniche ma richiede un’attenta organizzazione logistica.
Le alte temperature di giugno possono incidere in maniera significativa sulla qualità finale della granella. Stress termici e vento caldo accelerano infatti la maturazione, riducendo in alcuni casi peso specifico e contenuto proteico.
Per questo motivo molte aziende monitorano attentamente l’evoluzione climatica durante la fase finale del ciclo colturale. L’obiettivo è individuare il momento ottimale per la raccolta ed evitare perdite qualitative.
Rotazioni fondamentali contro la stanchezza del terreno
Le rotazioni colturali rappresentano oggi uno strumento indispensabile sia dal punto di vista agronomico sia per rispettare le indicazioni comunitarie legate alla PAC.
“Nel territorio del Consorzio si pratica la rotazione tra grano duro e leguminose”, afferma Natuzzi. “In particolare lenticchia, pisello e favino”. Alcune aziende inseriscono anche lino o colza.
La monocoltura cerealicola continua infatti a mostrare numerosi limiti. “La coltivazione continua di grano impoverisce il terreno”, sottolinea Natuzzi. “Aumenta inoltre la suscettibilità alle malattie fungine”.
Tra le principali problematiche vi è il Fusarium, patologia favorita dalla ripetizione della coltura e dalle elevate condizioni di umidità. La rotazione aiuta invece a interrompere i cicli biologici dei patogeni e a migliorare la fertilità del terreno.
“Le leguminose hanno un ruolo importante perché fissano naturalmente l’azoto atmosferico”, evidenzia Natuzzi. Questo consente di ridurre in parte il fabbisogno di fertilizzanti minerali, con benefici sia economici sia ambientali.
Dal punto di vista della sostenibilità, le rotazioni permettono anche di limitare l’utilizzo di fitofarmaci e migliorare la struttura del suolo. Un aspetto sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da eventi climatici estremi.
Concimazione mirata per qualità e redditività
L’aumento dei costi dei fertilizzanti ha modificato profondamente le strategie nutrizionali adottate dalle aziende cerealicole. Oggi l’obiettivo è massimizzare l’efficienza degli apporti senza compromettere rese e qualità.
“La concimazione avviene generalmente in tre fasi”, spiega Natuzzi. “Una in presemina, una durante l’accestimento e una prima della foglia bandiera”. Alcuni agricoltori effettuano anche un quarto intervento.
La gestione della nutrizione azotata è particolarmente delicata nel grano duro, dove il contenuto proteico rappresenta un parametro fondamentale per la valorizzazione commerciale della produzione.
“Io personalmente integro con un concime fogliare all’inizio della spigatura”, racconta Natuzzi. “Lo faccio insieme al trattamento fungicida”. Una tecnica che permette di ottimizzare i passaggi in campo e migliorare l’efficienza operativa.
Negli ultimi anni cresce inoltre l’interesse verso fertilizzanti localizzati e microgranulari. “Alcuni soci stanno sperimentando concimi microgranulari localizzati alla semina”, spiega Natuzzi. Queste tecnologie consentono di migliorare l’assorbimento dei nutrienti riducendo le perdite.
Le scelte nutrizionali dipendono sempre più dall’andamento dei mercati internazionali. “I mercati sono molto volatili”, conclude Natuzzi. “Bisogna sostenere la coltura ma allo stesso tempo contenere i costi di produzione”.
Redditività sotto pressione per il grano duro
Il quadro che emerge dal territorio appulo-lucano evidenzia una cerealicoltura sempre più tecnica e complessa. Gli agricoltori devono affrontare contemporaneamente cambiamenti climatici, aumento dei costi e volatilità dei prezzi.
“Ogni scelta produttiva deve essere fatta in modo oculato”, ribadisce Natuzzi. “Bisogna trovare il giusto equilibrio tra produttività e sostenibilità economica”. Una sfida che interessa ormai gran parte delle aree cerealicole italiane.
L’adozione di rotazioni, monitoraggio climatico, concimazioni mirate e diversificazione colturale rappresenta oggi una strada obbligata per mantenere competitiva la coltivazione del frumento duro.
Nonostante le difficoltà, il comparto continua però a investire in innovazione e qualità. La cerealicoltura lucana conserva infatti un ruolo strategico per l’economia agricola del Mezzogiorno e per la produzione nazionale di pasta.
Autore: Alessandro Contini
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