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MERCATO FUORI DAL MONDO

Troppa calma alla Cun e alla Granaria

Il grano duro nel mondo aumenta di valore, mentre in Italia continua a perdere. E’ l’amara verità che emerge dalla lettura della Cun, dove alla seduta di lunedì il fino proteico ha perso altri 4 euro (scarica il listino cun 25 maggio 2026) Alla Granaria di Milano ieri calma piatta (listino della Granaria del 27 maggio) per tutti i frumenti. Non c’è molto altro da dire se non che si rincorrono voci di tensioni tra produttori e industria, al punto che la presenza della delegazione industriale in seno alla Commissione è stata in forse fino all’ultimo. Del resto, l’Anacer nei giorni scorsi ha descritto un quadro del settore cerealicolo piuttosto statico, facendo sapere che sono calate le importazioni e che questo dato va collegato ai minori arrivi di grano duro (-181.000 tonnellate, pari a -77,8 milioni di euro) ed in misura minore al grano tenero (-21.000 t, pari a -35 milioni di euro), al mais (-11.000 t, -18,3 mio/euro) ed alle farine proteiche vegetali (-48.000 t, pari a -30,5 milioni di euro, di cui -54.000 t di farina di soia). Ma è un altro il dato allarmante: «Le esportazioni dall’Italia nei primi due mesi del 2026 diminuiscono nelle quantità di 60.000 tonnellate (-7,1%) e nei valori di 46,2 milioni di euro (-4,7%), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La riduzione delle quantità esportate si deve in particolare ai prodotti trasformati (+28.000 tonnellate, pari a -12,8 milioni di euro), al riso (-15.200 t considerato nel complesso tra risone, riso semigreggio e lavorato, pari a -20,2 milioni di euro) ed alla pasta (-6.800 t, pari a -32,4 milioni di euro). Aumentano le vendite all’estero di farina di grano tenero (+3.200 t, pari a +1,6 milioni di euro) e di mangimi a base di cereali (+2.800 t, pari a +4,8 milioni di euro).I movimenti valutari relativi all’import/export del settore hanno comportato nei primi due mesi del 2026 un esborso di valuta pari a 1.368,9 milioni di euro (1.537,4 nel 2025) ed introiti per 944,7 milioni di euro (990,8 nel 2025). Pertanto il saldo valutario netto è pari a -424,3 milioni di euro, contro -546,6 milioni di euro nel 2025». Insomma, anche i pastai soffrono e il nostro frumento alimenta sempre più la mangimistica. In questo scenario non sorprende che a Foggia e a Bologna, le borse “silenziate” dal governo, inizi a serpeggiare un feroce malcontento verso una Cun.

Intanto, sul piano globale va detto che le prospettive per il raccolto di grano duro in Nord Africa e nell’Ue si presentano favorevoli, con Algeria, Tunisia e Marocco che dovrebbero produrre complessivamente 5,2 milioni di tonnellate, ben al di sopra dell’anno scorso e della media quinquennale, secondo i recenti rapporti del JRC MARS dell’UE e dell’USDA FAS. La forte produzione nella regione dovrebbe ridurre la domanda di importazioni di grano duro canadese, mantenendo contenute le offerte per i nuovi raccolti, ma si riverbererebbe sicuramente anche sul mercato italiano. Il prezzo del duro dipenderà dunque ancora una volta dal raccolto canadese, che sconterà un calo produttivo secondo molti operatori, anche se si prevede una sostanziale stabilità dei mercati.

Secondo il rapporto USDA di maggio, sul piano complessivo, le scorte finali globali di grano per il prossimo anno (2026/27) si attesteranno a 275 milioni di tonnellate, in calo di 4 milioni di tonnellate rispetto ai 279 milioni di tonnellate del 2025/26. I dati dell’International Grains Council (IGC), mostrano una tendenza al ribasso, con una stima delle scorte finali pari a 282 milioni di tonnellate, ovvero 6 milioni di tonnellate in meno rispetto alla stima di 288 milioni di tonnellate per il 2025/26. Si prevede un calo complessivo della produzione globale su base annua, con una riduzione già registrata dai principali esportatori. Si stimano tagli alla produzione negli Stati Uniti e in Australia e un calo rispetto alla produzione record dello scorso anno in paesi come Canada e Argentina. Si prevede che la superficie coltivata a grano in Argentina potrebbe diminuire di circa il 7% a causa dell’aumento dei prezzi dei fertilizzanti. Le stime sulla produzione di grano in Russia sono in aumento: si stima una produzione di grano russo pari a 87,9 milioni di tonnellate. La coltivazione del grano invernale in Russia sta procedendo bene, ma persistono i noti problemi legati alla semina tardiva del grano primaverile, dovuta alle condizioni climatiche fresche e umide. Il grano primaverile russo è stato seminato su 4,6 milioni di ettari, pari a circa il 52% della superficie prevista. Nello stesso periodo dell’anno scorso, la superficie seminata era di 5,6 milioni di ettari. Le prospettive per i raccolti europei sono generalmente favorevoli. Si stima la resa complessiva del grano nell’UE a 6 tonnellate per ettaro, in calo del 5% rispetto all’anno precedente, ma in aumento del 2% rispetto alla media quinquennale. Anche in Italia, per male che vada il meteo nelle prossime settimane, avremo un raccolto in linea con quello dello scorso anno. 

 

 

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