Il quadro idrico del Mezzogiorno cambia volto. Dopo le pesanti difficoltà degli ultimi anni, l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale registra un miglioramento complessivo e significativo delle disponibilità, sia per il comparto potabile sia per quello irriguo.
I dati, esaminati nella seduta del 12 giugno, confermano la fotografia di un’Italia dell’acqua quasi capovolta rispetto al passato: mentre al Nord fiumi, neve e portate mostrano segnali di sofferenza, numerosi territori meridionali arrivano all’estate con riserve decisamente superiori a quelle del 2025.
Non significa, però, che ogni problema sia risolto. In diversi casi rimangono deficit rispetto alla capacità utile degli invasi e, soprattutto, criticità nelle reti che rischiano di emergere con l’aumento della domanda estiva.
Severità idrica bassa
Per il comparto potabile, la severità idrica è classificata come “bassa” nella maggior parte del Distretto. Il livello è invece “basso, tendente a medio” nel Lazio e nella provincia di Chieti, mentre si avvia verso la chiusura lo stato di emergenza nelle province calabresi di Crotone e Reggio Calabria.
Secondo il segretario generale dell’Autorità, Vera Corbelli, nelle aree di Chieti e dell’ATO di Frosinone non si rileva una vera carenza di acqua. La classificazione più prudente dipende soprattutto dalle condizioni delle infrastrutture che potrebbero mostrare i propri limiti con la crescita dei consumi estivi.
«È una situazione abbastanza soddisfacente rispetto allo scorso anno, con surplus molto importanti rispetto all’ultimo biennio», ha spiegato l’ingegnere Pasquale Coccaro illustrando i dati.
Anche per il comparto irriguo, particolarmente importante per l’agricoltura del Centro-Sud, il livello di severità è considerato basso in tutto il territorio distrettuale.
Occhito cambia scenario
Il recupero più evidente riguarda il sistema del Fortore. Al 10 giugno, gli invasi di Occhito e Celone contenevano complessivamente circa 225 milioni di metri cubi, contro poco più di 75 milioni registrati un anno prima. Il surplus sfiora, quindi, i 150 milioni di metri cubi. La sola diga di Occhito è passata da 72,82 a 209,73 milioni, pur rimanendo circa 40 milioni sotto il volume utile autorizzato.
Il confronto con il recente passato è netto. Solo pochi mesi fa, Grano Italiano descriveva una Capitanata ancora alle prese con invasi in forte deficit, semine condizionate dalla siccità e timori sulla possibilità di garantire acqua all’agricoltura.
Il dato attuale deve, tuttavia, essere interpretato con cautela. L’Autorità precisa che il recupero è legato anche alla sostanziale mancata erogazione irrigua. La risorsa accumulata, dunque, dovrà essere amministrata attentamente durante l’estate, continuando a monitorare consumi e disponibilità.
Crescono le riserve lucane
Segnali favorevoli arrivano anche dallo schema dell’Ofanto, che comprende gli invasi di Conza della Campania, Saetta, Locone, San Pietro sull’Osento e Marana Capacciotti. La disponibilità complessiva è di circa 142 milioni di metri cubi, 43 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Ancora più consistente il recupero negli invasi lucani di Monte Cotugno e Pertusillo, dove il surplus rispetto ad un anno fa raggiunge complessivamente 124 milioni di metri cubi.
È tornato alla normalità anche lo schema Basento-Camastra, mentre Molise, Calabria e Abruzzo mostrano un generale miglioramento. In Calabria, gli invasi di Menta e Alaco risultano prossimi ai rispettivi volumi utili autorizzati.
Positivi anche i dati delle sorgenti del Calore irpino e del Sele che registrano oltre 1.166 litri al secondo in più rispetto allo scorso anno, pur mantenendo un leggero deficit nei confronti della media storica.
Un’Italia idrica divisa
Il miglioramento nel Mezzogiorno conferma quanto emerso nelle ultime rilevazioni nazionali. Grano Italiano ha recentemente raccontato un Sud diventato una sorta di cassaforte idrica del Paese, mentre al Nord la riduzione della neve e delle portate fluviali sta creando preoccupazione per i mesi estivi.
È una situazione opposta a quella descritta a marzo, quando soprattutto la Puglia continuava a mostrare forti carenze, nonostante i primi recuperi degli invasi. Questi rapidi cambiamenti indicano che la disponibilità di acqua non può essere valutata soltanto contando la pioggia caduta. Diventa decisiva la capacità di raccoglierla, conservarla e trasferirla nei momenti e nei territori in cui serve.
Conoscere anche le falde
Per questo l’Autorità sta lavorando alla costruzione di un bilancio idrologico dell’intero Distretto. Il progetto, completato per circa l’80%, utilizza un modello capace di ricostruire afflussi, evapotraspirazione, accumuli nevosi e disponibilità naturale della risorsa.
Parallelamente sarà rafforzato il monitoraggio quantitativo di pozzi e sorgenti. Oggi, infatti, le informazioni sulle acque sotterranee risultano ancora incomplete, nonostante una larga parte dell’acqua utilizzata dalle attività umane provenga proprio da falde e sorgenti.
Conoscere la capacità di ricarica degli acquiferi permetterà di programmare meglio i prelievi e di distinguere un recupero stagionale da un miglioramento realmente strutturale. Gli invasi del Sud sono tornati a riempirsi, ma la sfida resta utilizzare questa disponibilità senza ripetere gli errori del passato.
Foto dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.
Puoi seguirci anche sui social, siamo su Facebook, Linkedin e Instagram



