Il bilancio della campagna cerealicola nel Grossetano.
L’annata agraria appena conclusa lascia un bilancio tutt’altro che positivo per i cerealicoltori della Maremma toscana. L’eccesso di precipitazioni tra autunno e inverno, seguito da un brusco arresto delle piogge nel periodo primaverile, ha messo a dura prova la coltivazione del grano duro. Le conseguenze sono state molteplici: difficoltà nelle semine, dilavamento degli elementi nutritivi, maggiore pressione delle malattie fungine e un sensibile calo delle rese.
A descrivere la situazione è Claudio Capecchi, agricoltore di Scansano (Grosseto), socio CIA e membro supplente della Commissione Unica Nazionale (CUN) del frumento duro. La sua testimonianza offre uno spaccato concreto delle problematiche affrontate dalle aziende cerealicole dell’area tirrenica e apre una riflessione sul rapporto tra qualità, mercato e redditività della produzione italiana.
Un’azienda diversificata nel cuore della Maremma
L’azienda agricola di Claudio Capecchi si estende su circa 70 ettari nel comune di Scansano. «Seguo un indirizzo zootecnico cerealicolo con l’allevamento di ovini e la coltivazione di grano duro e altri cereali minori, affiancati da un vigneto destinato alla produzione del Morellino di Scansano DOCG e da un piccolo oliveto. Una diversificazione tipica del territorio maremmano, che consente di distribuire il rischio produttivo e di integrare le attività aziendali. La cerealicoltura, tuttavia, continua a rappresentare una componente strategica dell’economia aziendale.». racconta Capecchi
Piogge persistenti e semine difficili
La campagna 2025-2026 è stata fortemente condizionata dall’andamento climatico.
Le abbondanti precipitazioni autunnali e invernali hanno innanzitutto limitato le possibilità di effettuare le semine nelle migliori condizioni. Nei terreni dove la semina è stata comunque eseguita, le continue piogge hanno favorito il dilavamento dell’azoto e degli altri elementi nutritivi, riducendone l’efficacia.
Alle difficoltà nutrizionali si è aggiunto un aumento della pressione delle patologie fungine.
«Le precipitazioni hanno favorito soprattutto il Fusarium», spiega Capecchi.
Si tratta di una delle principali criticità per il frumento duro, non solo perché può compromettere la produzione, ma anche perché influisce sulla qualità sanitaria della granella e sulla presenza di micotossine, aspetto sempre più monitorato lungo la filiera.
Rese in forte calo rispetto alla media aziendale
Gli effetti dell’annata si sono tradotti in una sensibile riduzione delle produzioni.
«L’azienda si è fermata a circa 31 quintali per ettaro, contro una media storica di circa 40 quintali».
Una diminuzione superiore al 20%, che rappresenta una perdita economica significativa in un contesto già caratterizzato da costi di produzione elevati.
Il dato conferma come, negli ultimi anni, la variabilità climatica renda sempre più difficile mantenere livelli produttivi costanti. Le oscillazioni tra eccessi idrici e lunghi periodi siccitosi obbligano infatti gli agricoltori ad adattare continuamente le strategie agronomiche.
Proteine elevate, ma non basta
Nonostante il calo delle rese, la qualità proteica del raccolto si è mantenuta su livelli soddisfacenti.
Capecchi coltiva principalmente la varietà Antalis, scelta proprio per la sua predisposizione a produrre frumento con elevato contenuto proteico.
« Le analisi mostrano una media del 13% di proteine, con punte del 14%, ma anche casi che scendono al 12% »
Si tratta di valori generalmente apprezzati dall’industria della trasformazione. Tuttavia, ottenere un elevato tenore proteico non è più sufficiente per garantire una remunerazione soddisfacente.
Il mercato richiede infatti un equilibrio tra diversi parametri qualitativi, tra cui il peso specifico, la sanità della granella e la costanza delle caratteristiche merceologiche.
Cambiamenti climatici e gestione dell’azoto
Secondo Capecchi, il problema principale è rappresentato dalla crescente instabilità climatica.
«Per produrre un grano ad alto contenuto proteico bisogna aumentare gli input tecnici, ma oggi è difficile programmare la gestione agronomica.»
Le piogge intense alternate a lunghi periodi asciutti modificano infatti il comportamento della coltura e l’efficienza della concimazione azotata.
L’interruzione delle precipitazioni intorno alla metà di maggio ha determinato un fenomeno ormai sempre più frequente negli ambienti mediterranei.
«Quando smette di piovere rimane troppo azoto disponibile e la coltura va incontro alla cosiddetta stretta.»
La maturazione si blocca improvvisamente e il risultato è un frumento con buon contenuto proteico ma con peso specifico ridotto.
Un aspetto particolarmente penalizzante dal punto di vista commerciale, poiché entrambe le caratteristiche incidono direttamente sulla formazione del prezzo.
La “stretta da caldo”
La “stretta da caldo” nei cereali è una fisiopatia causata da alte temperature (30° C e oltre)che associate ad una carenza idrica causa un rapido invecchiamento dei tessuti, il periodo più critico è quello a partire dalla spigatura fino alla maturazione latteo/cerosa in questa fase le alte temperature portano ad avere un’elevata evapotrapirazione con riduzione dell’assimilazione netta e tutto ciò causa la formazione di cariossidi piccole con conseguenze negative sulla qualità delle farine e delle semole.
Rotazioni e lavorazioni per contenere le infestanti
La gestione delle infestanti nell’azienda maremmana si basa soprattutto sulla prevenzione.
L’avvicendamento colturale rappresenta il principale strumento di controllo, grazie all’alternanza tra cereali, prati, erbai e pascoli destinati all’alimentazione del bestiame.
«Le rotazioni mi consentono di mantenere i campi puliti senza ricorrere frequentemente agli erbicidi.»
Anche la preparazione del letto di semina contribuisce al contenimento delle infestanti.
La frangizollatura permette infatti di interrare la vegetazione spontanea prima della semina. Solo nei casi di infestazioni particolarmente elevate si rende necessario un trattamento chimico.
Durante la primavera viene invece effettuato un intervento erbicida, generalmente in concomitanza con le concimazioni azotate.
Foglia larga sotto controllo
Tra le principali infestanti presenti in azienda prevalgono le specie a foglia larga.
Secondo Capecchi, queste risultano relativamente semplici da controllare, con costi contenuti e un impatto ambientale limitato.
«Nella mia azienda non costituisce un problema invece il loietto a differenza di molte aree cerealicole italiane grazie alle lavorazioni che interrano i residui colturali.»
Una strategia che conferma come l’integrazione tra tecniche agronomiche e difesa possa ridurre la dipendenza dai prodotti fitosanitari.
Il biologico diventa sempre più interessante
Uno dei temi emersi dall’intervista riguarda l’evoluzione del mercato del grano biologico.
Pur conducendo oggi un’azienda convenzionale, Capecchi guarda con crescente interesse alla possibile conversione.
«Negli ultimi due anni il grano biologico è stato valorizzato molto meglio rispetto al convenzionale.»
Una situazione diversa rispetto al passato, quando il differenziale di prezzo risultava decisamente più contenuto.
Naturalmente la scelta di convertire un’azienda cerealicola al biologico richiede valutazioni approfondite, sia dal punto di vista tecnico sia economico. Tuttavia, il crescente interesse della filiera potrebbe rappresentare un’opportunità soprattutto nelle aree dove la pressione delle infestanti e delle malattie è gestibile.
Commercializzazione e ruolo della CUN
Il grano prodotto dall’azienda viene conferito a un centro di stoccaggio, dove viene programmata la vendita in funzione dell’andamento del mercato.
«Possiamo decidere insieme quando vendere il prodotto, anche suddividendo la commercializzazione in più momenti.»
Dal marzo scorso il prezzo di riferimento non è più determinato esclusivamente dalle principali piazze mercantili, come Bologna, ma anche dalle quotazioni elaborate dalla Commissione Unica Nazionale del frumento duro.
Si tratta di uno strumento nato con l’obiettivo di aumentare trasparenza e uniformità nella formazione dei prezzi.
La valorizzazione del grano italiano resta una sfida aperta
Proprio sul funzionamento della CUN si concentra la riflessione finale di Capecchi.
L’agricoltore riconosce l’importanza dello strumento come sistema di rilevazione dei prezzi, ma ritiene che il confronto lungo la filiera possa essere ancora migliorato.
«La CUN dovrebbe diventare anche un luogo di dialogo tra produzione e industria per valorizzare il grano italiano.»
Secondo Capecchi, il tema non riguarda esclusivamente il prezzo, ma anche il riconoscimento del valore sanitario e qualitativo del prodotto nazionale.
«Il mio è un grano sano, coltivato seguendo criteri rigorosi e con grande attenzione verso il consumatore.»
L’agricoltore sottolinea inoltre come il grano importato da Paesi extra UE sia soggetto a regole produttive e controlli differenti rispetto a quelli richiesti agli agricoltori italiani.
Per questo motivo auspica che strumenti come la CUN e il progetto Granaio d’Italia possano favorire una maggiore integrazione della filiera e una migliore valorizzazione del prodotto nazionale.
«In caso contrario il prezzo continuerà a seguire esclusivamente il mercato internazionale e molti ettari oggi coltivati a grano duro rischiano di scomparire.»
Una cerealicoltura chiamata ad affrontare nuove sfide
L’esperienza dell’azienda di Claudio Capecchi rappresenta bene le difficoltà che stanno vivendo numerose aziende cerealicole dell’Italia centrale.
Il cambiamento climatico rende sempre più complessa la gestione agronomica, mentre il mercato richiede contemporaneamente rese elevate, qualità tecnologica, alto contenuto proteico e sostenibilità.
In questo scenario la competitività del frumento duro italiano dipenderà dalla capacità della filiera di valorizzare non soltanto il prezzo, ma anche gli elevati standard qualitativi, ambientali e sanitari garantiti dalle aziende agricole nazionali. Solo attraverso un dialogo più stretto tra produzione, stoccaggio e industria sarà possibile mantenere competitiva una coltura strategica per l’agricoltura italiana.
Autore: Alessandro Contini
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