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ACQUA: E’ ALLARME CEREALI

L’Assemblea nazionale ANBI dell’1 e 2 luglio mette al centro la gestione dell’acqua, mentre al Nord crescono le difficoltà per fiumi e irrigazione: è allarme per le rese dei cereali.

L’acqua come infrastruttura strategica per l’agricoltura, la sicurezza alimentare e la tenuta dei territori. Sarà questo il tema centrale dell’Assemblea nazionale ANBI, in programma a Roma l’1 e il 2 luglio, mentre nel Nord Italia si aggrava una crisi idrica che coinvolge direttamente uno dei principali bacini cerealicoli del Paese.

Il titolo scelto per l’assemblea, “L’acqua è strategia: il modello italiano per la sicurezza, la crescita e la pace”, indica un confronto che andrà oltre la gestione delle emergenze. Al centro ci saranno innovazione, infrastrutture, politiche di coesione e competitività del modello agricolo italiano, con la partecipazione di rappresentanti del Governo, delle organizzazioni agricole, delle autorità di bacino e della ricerca.

Il Nord perde rapidamente acqua

Il quadro con cui si apre l’assemblea è particolarmente delicato. In Piemonte, il canale Cavour è sceso al 50% della portata, con conseguenti restrizioni sulla disponibilità d’acqua per le colture. Nel Cremonese sono entrate in funzione due idrovore mobili, capaci di movimentare complessivamente circa mille litri al secondo, per sostenere le operazioni irrigue rese difficili dalla crisi del Po.

In Emilia-Romagna, le richieste d’acqua delle aziende servite dal Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale sono già nettamente superiori alla media stagionale. I tecnici stimano che il fabbisogno dell’intera stagione possa aumentare di circa il 20%.

La situazione più critica resta quella del Po. A Pontelagoscuro, la portata è scesa anche sotto i 300 metri cubi al secondo, mentre il cuneo salino è risalito fino a 20 chilometri nell’entroterra. In alcuni tratti del Delta è stato necessario sospendere le derivazioni irrigue, per evitare l’impiego sui campi di acqua con una concentrazione di sale potenzialmente dannosa per colture e suoli.

«Quello che stiamo vivendo non può più essere considerato un fenomeno eccezionale, ma una nuova normalità climatica», ha affermato il presidente di ANBI Francesco Vincenzi.

Cereali esposti a caldo e siccità

La crisi interessa un territorio determinante per la produzione italiana di cereali. Il problema non riguarda soltanto mais e altre colture estive irrigue, che nelle prossime settimane avranno bisogno di quantità crescenti d’acqua. Anche il frumento sta mostrando gli effetti di temperature elevate, piogge irregolari e ridotta disponibilità idrica nei terreni.

Le prime indicazioni della Rete nazionale del frumento tenero, pubblicate da Grano Italiano, descrivono al Nord un ciclo accelerato dal caldo di fine maggio. A Stezzano, nel Bergamasco, la siccità ha limitato l’accestimento, lasciando parcelle meno fitte e piante di taglia contenuta. A Voghera, la raccolta è attesa con circa una settimana di anticipo, con il rischio che la rapida maturazione abbia ridotto il tempo disponibile per il riempimento della granella.

In Piemonte, le temperature elevate hanno colpito soprattutto i terreni leggeri, meno capaci di conservare l’umidità, rendendo necessarie in alcuni casi irrigazioni di soccorso. Nel Bolognese i primi dati qualitativi appaiono comunque incoraggianti, con pesi ettolitrici elevati e proteine nella media: un segnale che il caldo finale non ha prodotto ovunque gli stessi effetti.

Anche nel Centro-Sud la situazione è differenziata. Nelle Marche il potenziale produttivo resta elevato, ma una chiusura troppo rapida del ciclo potrebbe ridurre peso dei mille semi, peso ettolitrico e resa. In alcune aree della Toscana le produzioni sono previste sotto la media, mentre in Sicilia le riserve accumulate durante l’inverno non sono bastate a compensare completamente la siccità primaverile.

Le rese sotto pressione

Le informazioni diffuse da ANBI evidenziano specifici riferimenti alle rese del mais e del frumento duro, colture che rispondono in modo diverso al caldo ma che possono, entrambe, subire riduzioni produttive oltre determinate soglie termiche.

In uno scenario con un aumento medio delle temperature di 3 gradi, ANBI e Radarmeteo-Hypermeteo indicano per l’agricoltura italiana una possibile riduzione complessiva delle rese del 20%, accompagnata da perdita di valore dei terreni e danni alle produzioni di pregio.

Non si tratta di una previsione riferita alla sola campagna 2026 ma di uno scenario che aiuta a leggere quanto già osservato nei campi: accorciamento del ciclo, maturazione anticipata, maggiore evatraspirazione e crescente dipendenza dalla capacità dei suoli e delle infrastrutture di conservare acqua.

Il Piano Invasi al centro

Per ANBI la risposta deve partire dal Piano Invasi Multifunzionali, proposto insieme a Coldiretti. Il progetto punta su bacini diffusi, integrati nel territorio e destinati a trattenere l’acqua nei periodi piovosi, per restituirla quando serve a usi irrigui, civili, ambientali, energetici e antincendio.

Nella più recente finestra del Piano nazionale per la sicurezza del settore idrico sono stati presentati 277 progetti multifunzionali, per un valore di 7,3 miliardi di euro. Secondo ANBI, gli interventi consentirebbero di creare oltre un miliardo di metri cubi di capacità aggiuntiva di invaso.

La questione è decisiva per un sistema nel quale i 141 Consorzi di bonifica gestiscono 231 mila chilometri di canali e oltre 3,5 milioni di ettari irrigati. L’85% del valore del made in Italy agroalimentare, ricorda ANBI, dipende in qualche misura dall’acqua irrigua.

Per i cereali, la sfida sarà riuscire a gestire entrambe le facce del nuovo clima: piogge più concentrate e periodi asciutti più lunghi. Trattenere l’acqua quando arriva non è più soltanto una misura di emergenza, ma una condizione per difendere rese, qualità e continuità produttiva.

Foto di ANBI.

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