L’acqua come infrastruttura strategica per l’agricoltura, la sicurezza dei territori e la crescita del Paese. È il filo conduttore emerso dall’Assemblea nazionale ANBI, svoltasi a Roma l’1 e il 2 luglio, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni agricole e del sistema dei Consorzi di bonifica, con la partecipazione di due ministri della Repubblica: Tommaso Foti e Francesco Lollobrigida.
Il titolo scelto per l’appuntamento, “L’acqua è strategia: il modello italiano per la sicurezza, la crescita e la pace”, sintetizza una visione che lega disponibilità irrigua, difesa del territorio, produzione alimentare, energia e sviluppo delle aree interne.
L’assemblea è arrivata nel pieno di una nuova fase di difficoltà per le risorse idriche del Nord Italia, quando la riduzione delle portate del Po e il caldo anomalo stavano interessando direttamente alcune delle principali aree cerealicole del Paese.
Meno emergenze, più prevenzione
«Se i soldi saltano fuori solo in emergenza, c’è un problema. (…) dobbiamo rilanciare le nostre proposte come un mantra, perché prevenire fa anche risparmiare.», ha osservato il presidente di ANBI Francesco Vincenzi nella giornata conclusiva. Il punto è quello su cui l’associazione insiste da tempo: finanziare la prevenzione costa meno rispetto a intervenire dopo alluvioni, siccità e dissesti.
Secondo i dati presentati durante l’assemblea, la gestione delle emergenze legate al dissesto idrogeologico costa mediamente circa 3,5 miliardi di euro all’anno, mentre per quelle connesse alla siccità la spesa media dell’ultimo quinquennio è stata stimata in circa 4 miliardi. Ogni euro investito in prevenzione permetterebbe invece di evitare tra 4 e 7 euro di danni.
Per Vincenzi, quindi, è necessario dare concreta attuazione alla programmazione nazionale, garantendo risorse e tempi certi: attendere anche 15 anni per la realizzazione di un’opera idrica non è più compatibile con la velocità del cambiamento climatico.
Il Piano Invasi Multifunzionali
Tra le proposte rilanciate a Roma occupa una posizione centrale il Piano Invasi Multifunzionali promosso da ANBI e Coldiretti. L’obiettivo è trattenere una quota maggiore dell’acqua piovana attraverso bacini diffusi, integrati nei territori e utilizzabili non soltanto per l’irrigazione, ma anche per la laminazione delle piene, l’antincendio, gli usi civili, il sostegno agli ecosistemi e la produzione energetica.
L’Italia riesce oggi ad accumulare circa l’11% della quantità d’acqua teoricamente immagazzinabile, a fronte di percentuali comprese tra il 30% e il 35% indicate per Francia e Spagna. Un divario che assume un peso particolare per l’agricoltura italiana, considerando che circa l’85% del suo valore economico dipende dalla disponibilità irrigua.
Nell’ultima finestra del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, il PNIISSI, i Consorzi hanno presentato 277 progetti per complessivi 7,3 miliardi di euro. Di questi, 74 riguardano nuovi invasi oppure il recupero e il potenziamento di bacini esistenti.
Un miliardo di metri cubi in più
Se realizzati, gli interventi permetterebbero di aumentare la capacità di accumulo di oltre un miliardo di metri cubi e di risparmiare ogni anno altri due miliardi di metri cubi d’acqua grazie all’efficientamento delle infrastrutture.
Non si tratta soltanto di opere irrigue. Quarantaquattro progetti comprendono impianti idroelettrici o fotovoltaici, anche galleggianti, con una produzione potenziale di circa 1,1 miliardi di kilowattora all’anno. Le stime presentate da ANBI indicano inoltre un possibile impatto economico di 1,5 miliardi di euro annui e oltre 57.000 posti di lavoro attivabili.
Il vero nodo resta, però, il finanziamento. Il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti, intervenuto all’evento, ha ricordato che, nell’ambito della programmazione 2021-2027, l’impegno per la resilienza idrica è stato portato a 2,4 miliardi di euro. Di questi, circa 400 milioni risultano già prenotati per 180 interventi, lasciando quindi spazio a nuovi progetti rapidamente cantierabili.
La prova del PNRR
ANBI ha rivendicato anche i risultati raggiunti con il PNRR. I Consorzi di bonifica sono soggetti attuatori di 258 interventi destinati all’efficientamento delle reti, alla riduzione delle perdite e al risparmio idrico, per un valore indicato in circa 1,6 miliardi di euro.
Secondo quanto illustrato all’assemblea, i target previsti sono stati raggiunti, dimostrando la capacità del sistema consortile di rispettare cronoprogrammi e scadenze. È un elemento importante in vista dell’utilizzo dei fondi di coesione e delle prossime programmazioni nazionali ed europee.
Una priorità per l’agricoltura
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, intervenuto all’evento, ha evidenziato il legame tra acqua, produzione agricola e tutela ambientale, ricordando anche la necessità di superare la frammentazione delle competenze. Tra le azioni indicate c’è la pulizia dei fondali delle dighe, che secondo il ministro potrebbe incrementare sensibilmente la disponibilità idrica degli invasi esistenti.
Per le aziende agricole, e in particolare per quelle che operano nelle grandi aree cerealicole, il messaggio dell’assemblea è chiaro: invasi, manutenzione, reti efficienti, telecontrollo e sistemi previsionali non sono più interventi accessori. Sono una parte essenziale della politica agricola e della capacità produttiva futura. La progettualità esiste. La sfida, ora, è trasformarla in opere prima della prossima emergenza.
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