Nomine bocciate. Al mondo scientifico non vanno giù le nomine dei direttori scientifici nei centri di ricerca del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura. Si parla di “incompetenza” e perdita di autorevolezza della ricerca in un settore strategico come l’agricoltura. La lettera aperta pubblicata da Repubblica di oggi – con un articolo titolato “Al Crea nomine non all’altezza” – afferma che «i curricula di alcuni dei nuovi direttori sembrano riflettere il profilo scientifico di un giovane borsista e non quello di un ricercatore maturo».
La lettera aperta
Tra i sottoscrittori della lettera di accuse pubbliche ci sono il premio Nobel Giorgio Parisi e i professori emeriti Paola Bonfante e Paolo Costantino, la senatrice a vita Elena Cattaneo, le presidenti della commissione ricerca dell’Accademia dei Lincei, Annalisa Rosselli, e della società italiana di genetica agraria, Stefania Masci. Diciassette tra i più influenti luminari del settore. La lettera aperta denuncia il rischio che il Crea «perda autorevolezza scientifica». Sostengono che le scelte operate «sembrano trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei direttori e le aree di ricerca dei centri». Oggetto del contendere è soprattutto un incarico: al centro di genomica e bioinformatica «è stato nominato un professore di Meccanica Agraria che si occupa di meccanizzazione forestale e sicurezza del lavoro.
Il punto non è mettere in discussione la dignità scientifica di una disciplina rispetto a un’altra, ma chiedere coerenza tra il profilo del direttore e la missione del centro che è chiamato a guidare. I ricercatori chiedono competenza», perché «la direzione di un centro di ricerca non è una semplice funzione amministrativa: richiede – concludono – un profilo scientifico riconosciuto come autorevole».
La replica del Ministero
Il Ministero replica duramente. Fa notare di non aver competenza nella selezione interna dei direttori: secondo le procedure e le norme che governano l’Istituto decidono le commissioni e degli organi deputati. Lollobrigida minaccia querele e diffida gli altri giornali dal pubblicare articoli “tendenziosi”. Una minaccia che evidentemente ha il suo peso perchè al momento il mondo dei media agricoli tace e quello dei sindacati agricoli ancora di più. Riconosciamo che il Ministero non controlla quelle nomine e che accusare il Ministro di ingerenza nelle medesime – come viene fatto implicitamente o esplicitamente – è possibile solo se esistono delle prove che al momento non ci sono.
Una cosa però va detta: che il Crea abbia bisogno di direttori scientifici “sul pezzo”, soprattutto ora, dovrebbe essere chiaro a tutti e che nominare tecnici che sappiano guidare la ricerca scientifica nella direzione di un’agricoltura moderna e competitiva dovrebbe essere la priorità di tutti ma soprattutto del governo. All’alba della rivoluzione Tea, con una pressione mai vista delle importazioni agricole, in un periodo di gran fuga dei cervelli non si dovrebbe puntare alla massima competenza dei direttori scientifici, a prescindere dalla loro fede politica? Strampelli avrebbe detto di sì.
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