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SEPARARE IL GRANO DAL LOGLIO

Proposte misure di aiuto: l’importante è non sbagliare ancora

Anni fa, in risicoltura, una importante organizzazione agricola lanciò un progetto di tracciabilità costruito su un contratto di filiera. Sembrava ed era bellissimo. Alla fine gli agricoltori ottennero un euro al quintale in più. Decisamente poco. L’industria costruì un nuovo stabilimento e ristrutturò la flotta dei propri camion. L’organizzazione sindacale ebbe la sua parte, cospicua. A quel punto tutto finì. Eppure era una bella idea. Ricordiamo questo fatto perché quando si è in crisi si perde memoria e ci si fa abbagliare da promesse miracolose. La Cun è una prova drammatica di quello che diciamo.

Un tavolo decisivo?

Per uscire dalla crisi, il Ministero ha convocato il 21 luglio un tavolo straordinario. Di seguito elenchiamo le richieste presentate dai sindacati.
Confagricoltura consiglia al governo di affrontare la crisi del grano con queste misure: un fondo straordinario dedicato, rafforzare i contratti tra produttori e trasformatori concentrando maggiori incentivi economici sugli agricoltori (non erogando quindi a favore dell’industria) eliminando il de minimis e consentendo di superare la soglia dei 50 ettari per contributo; limitare l’incentivo ai contratti di filiera, al solo frumento duro destinato alle semole e alla pasta con grano 100% italiano; rivedere la normativa sull’etichettatura della pasta secca per valorizzare maggiormente la materia prima nazionale prevedendo che l’indicazione del Paese di origine e di lavorazione del grano duro sia riportata sul fronte-pacco, con evidenza e con caratteri di dimensione almeno doppia rispetto a quella attualmente prevista; innalzare la soglia minima di frumento duro italiano (dall’attuale 50% al 75%) necessaria per poter riportare in etichetta la dicitura “grano italiano” più UE o Extra UE; salvaguardare la liquidità delle imprese agricole tramite interventi per la copertura degli interessi sui finanziamenti, l’attivazione di cambiali agrarie ISMEA e di contributi a fondo perduto, e la sospensione per dodici mesi delle rate dei mutui e degli altri finanziamenti e rinegoziazione prestiti. Scarica il comunicato stampa di Confagricoltura
Le richieste di Liberi Agricoltori puntano invece a riformare la Cun: «ristabilire la sede legale in Foggia, conformemente ai criteri di rilevanza produttiva stabiliti dalla legge; garantire l’effettiva presenza dei commissari ex art.6 del Regolamento CUN al fine di favorire terzietà e imparzialità nella formazione dei prezzi; aggiungere la quotazione del grano duro biologico italiano nei listini della CUN; valutare la correlazione del tenore di proteine, che interessano l’Industria per la pastificazione, con la sempre minore remunerazione chi il grano duro lo produce. Chiediamo 300ml di euro in tre anni, su una filiera che produrrà grano duro 100% italiano, e che garantirà da un lato quello che i trasformatori richiedono, dall’altro uno scudo per chi produce e va trovata una correlazione tra il prezzo del grano duro e quello della pasta. Scarica le Richieste_Riunione_Filiera_Grano_Duro
Anche il Presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei, partecipando al tavolo convocato al Masaf per affrontare la crisi del grano duro, ha sostenuto che «i fondi pubblici dovrebbero premiare i produttori che scelgono di aggregarsi in cooperative e Organizzazioni di Produttori, che sono il perno su cui si costruiscono e si mantengono solide filiere strutturate, che gestiscono programmazione produttiva, assistenza tecnica e agronomica, concentrazione dell’offerta, stoccaggio, commercializzazione e a valorizzazione del prodotto».

Cia-Agricoltori Italiani chiede di ampliare i contratti di filiera (oggi solo il 15% delle superfici) accelerando l’iter di approvazione dei 40 milioni di euro previsti al settore nel provvedimento “Coltiva Italia”. «Importante l’impegno del ministro di sostenere la promozione della pasta 100% grano italiano e di rafforzare la ricerca pubblica per migliorare le pratiche agronomiche, contenere i costi e aumentare le rese, a fronte di cambiamenti climatici e scenari geopolitici sempre più instabili» recita una nota. Cia ricorda che i prezzi del grano duro si attestano sui 26 euro al quintale al Centro-Sud, fino a 24 euro in Sicilia e sono sempre più “imbarazzanti” se confrontati con i costi di produzione, che per Ismea si attestavano già a 32 euro al quintale nel Sud a settembre 2025 (cifra allora contestata dagli agricoltori come sottostimata) e ulteriormente lievitati con la guerra in Iran (gasolio agricolo da 0,80 a 1,40 euro) e il successivo aumento dei fertilizzanti (+80%). Il raccolto 2026, pur atteso in buona quantità e qualità (circa 3,8 milioni di tonnellate su 1.150.000 ettari, prima coltura del paese per superficie), non compensa questi costi crescenti.

Coldiretti invece chiede quaranta milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, maggiori controlli sulla provenienza del grano estero con l’uso di strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, e una stretta sulle pratiche commerciali sleali, oltre a un piano straordinario di investimenti per gli stoccaggi.

Altragricoltura, che non era al tavolo, solleva il tema di Granaio Italia: “Granaio Italia non è un’idea per il futuro, è un obbligo normativo già in vigore dal 1° luglio 2025. Eppure il Ministero continua a tenerlo al buio, evitando di usarlo come banca dati pubblica per mostrare le giacenze reali nei silos e nei porti. Un Paese che non rende noti i volumi delle sue scorte rinuncia a governare il proprio mercato e lascia gli agricoltori ciechi di fronte agli speculatori dell’import. E lo stesso vale per la Commissione Unica Nazionale del Grano Duro, istituita il 16 gennaio 2026: non basta sventolarne l’esistenza. Bisogna dimostrare che funzioni”.

Al termine della riunione, il Masaf ha pubblicato un comunicato in cui rivendica di aver fatto molto per la cerealicoltura e si impegna su questi punti:

CONTRIBUTO CONTRO CARO FERTILIZZANTI

La riserva di crisi messa a disposizione dall’Unione europea compensa il settore primario per coprire fino al 50% degli incrementi di costo subiti dai fertilizzanti, sono allo studio misure per aumentare questo contributo per le filiere sensibili come quella del grano duro.

40 MILIONI DI EURO NEL COLTIVAITALIA PER IL GRANO DURO

Il ColtivaItalia, in approvazione alla Camera dei deputati, potrà destinare a partire da gennaio 2027 40 milioni di euro a sostegno della filiera di grano duro. Nella legge che garantisce un miliardo di euro in più al settore primario ci sarà una parte dedicata agli investimenti che ammonta, sommando le varie voci, a 300 milioni di euro che potranno essere destinati anche al settore cerealicolo.

INVESTIMENTI NEL SETTORE CEREALICOLO 2022-2026

Dal 2022 a oggi i contributi dedicati al settore cerealicolo ammontano a 2,5 miliardi di euro. Queste misure comprendono, oltre ai contributi Pac, gli investimenti garantiti con il Pnrr, 533 milioni di euro ai quali vanno aggiunti i 53 milioni del Piano nazionale complementare, i 64 milioni di euro del Fondo Grando duro e i 21 milioni dei distretti del cibo.

Caro Ministro…

Caro Ministro, a conclusione di una giornata intensa, ci teniamo a dirle esplicitamente che alcune tra le proposte emerse al tavolo ci sembrano sensate e forse efficaci, ma ancora una volta La invitiamo a separare il grano dal loglio. Facciamo l’esempio degli incentivi ai contratti di filiera. Sono un’ottima cosa, se – ribadiamo “se” – il contratto è davvero garante della parte “debole” che può essere oggi l’agricoltore e domani l’industria. Un contratto di filiera deve prevedere un minimo di ritiro garantito, per funzionare a prescindere dalle oscillazioni del mercato, e l’organizzazione agricola può farsene garante. Tuttavia, in questa come in altre misure, il finanziamento non deve essere assorbito in costi amministrativi: chi lavora va pagato, è talmente ovvio che nessuno lo contesta, ma una misura pubblica non deve nascere e svilupparsi unicamente per sovvenzionare le burocrazie, il sindacato o l’impresa industriale, come spesso purtroppo accade. Perché alla fine, l’agricoltore sa fare i conti e, se si esagera, è naturale che la sua rabbia cresca. (Immagine creata con AI)
Autore: Paolo Viana

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