Un tavolo decisivo?
Cia-Agricoltori Italiani chiede di ampliare i contratti di filiera (oggi solo il 15% delle superfici) accelerando l’iter di approvazione dei 40 milioni di euro previsti al settore nel provvedimento “Coltiva Italia”. «Importante l’impegno del ministro di sostenere la promozione della pasta 100% grano italiano e di rafforzare la ricerca pubblica per migliorare le pratiche agronomiche, contenere i costi e aumentare le rese, a fronte di cambiamenti climatici e scenari geopolitici sempre più instabili» recita una nota. Cia ricorda che i prezzi del grano duro si attestano sui 26 euro al quintale al Centro-Sud, fino a 24 euro in Sicilia e sono sempre più “imbarazzanti” se confrontati con i costi di produzione, che per Ismea si attestavano già a 32 euro al quintale nel Sud a settembre 2025 (cifra allora contestata dagli agricoltori come sottostimata) e ulteriormente lievitati con la guerra in Iran (gasolio agricolo da 0,80 a 1,40 euro) e il successivo aumento dei fertilizzanti (+80%). Il raccolto 2026, pur atteso in buona quantità e qualità (circa 3,8 milioni di tonnellate su 1.150.000 ettari, prima coltura del paese per superficie), non compensa questi costi crescenti.
Coldiretti invece chiede quaranta milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, maggiori controlli sulla provenienza del grano estero con l’uso di strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, e una stretta sulle pratiche commerciali sleali, oltre a un piano straordinario di investimenti per gli stoccaggi.
Altragricoltura, che non era al tavolo, solleva il tema di Granaio Italia: “Granaio Italia non è un’idea per il futuro, è un obbligo normativo già in vigore dal 1° luglio 2025. Eppure il Ministero continua a tenerlo al buio, evitando di usarlo come banca dati pubblica per mostrare le giacenze reali nei silos e nei porti. Un Paese che non rende noti i volumi delle sue scorte rinuncia a governare il proprio mercato e lascia gli agricoltori ciechi di fronte agli speculatori dell’import. E lo stesso vale per la Commissione Unica Nazionale del Grano Duro, istituita il 16 gennaio 2026: non basta sventolarne l’esistenza. Bisogna dimostrare che funzioni”.
Al termine della riunione, il Masaf ha pubblicato un comunicato in cui rivendica di aver fatto molto per la cerealicoltura e si impegna su questi punti:
CONTRIBUTO CONTRO CARO FERTILIZZANTI
La riserva di crisi messa a disposizione dall’Unione europea compensa il settore primario per coprire fino al 50% degli incrementi di costo subiti dai fertilizzanti, sono allo studio misure per aumentare questo contributo per le filiere sensibili come quella del grano duro.
40 MILIONI DI EURO NEL COLTIVAITALIA PER IL GRANO DURO
Il ColtivaItalia, in approvazione alla Camera dei deputati, potrà destinare a partire da gennaio 2027 40 milioni di euro a sostegno della filiera di grano duro. Nella legge che garantisce un miliardo di euro in più al settore primario ci sarà una parte dedicata agli investimenti che ammonta, sommando le varie voci, a 300 milioni di euro che potranno essere destinati anche al settore cerealicolo.
INVESTIMENTI NEL SETTORE CEREALICOLO 2022-2026
Dal 2022 a oggi i contributi dedicati al settore cerealicolo ammontano a 2,5 miliardi di euro. Queste misure comprendono, oltre ai contributi Pac, gli investimenti garantiti con il Pnrr, 533 milioni di euro ai quali vanno aggiunti i 53 milioni del Piano nazionale complementare, i 64 milioni di euro del Fondo Grando duro e i 21 milioni dei distretti del cibo.




