Nei primi quattro mesi del 2026 l’Italia ha importato complessivamente 8,71 milioni di tonnellate tra cereali, semi oleosi e farine proteiche, lo 0,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Più marcata la riduzione della spesa, scesa dell’8,4% a 2,84 miliardi di euro.
A indicarlo sono i dati provvisori Istat elaborati da Anacer, l’Associazione nazionale cerealisti. Limitando l’analisi ai cereali in granella, le quantità arrivate dall’estero sono diminuite di 205 mila tonnellate, pari al 3,3%, mentre il valore si è contratto del 12,4%.
Tenero stabile, scendono duro e mais
Le importazioni di frumento tenero si sono mantenute pressoché invariate: 2,212 milioni di tonnellate contro 2,220 milioni del 2025. Il relativo esborso è però sceso da 560,6 a 497,5 milioni di euro.
Il dato conferma la rilevanza strutturale delle forniture estere per la filiera italiana. Italmopa ha appena stimato per il raccolto 2026 una produzione nazionale di tenero vicina a 3 milioni di tonnellate, in aumento del 10%, ma ancora ampiamente inferiore a un fabbisogno complessivo quantificato in circa 8 milioni di tonnellate. (leggi l’articolo)
Più evidente la flessione del grano duro, passato da 1,074 milioni a 982.840 tonnellate, con una riduzione di 91.500 tonnellate e di 78,6 milioni di euro in valore. In calo anche il mais, con 158 mila tonnellate in meno.
Crescono, invece, gli acquisti di orzo, aumentati del 19,3%, e quelli di riso, saliti di circa 20 mila tonnellate.
Si restringe il deficit commerciale
Anche le esportazioni del settore sono diminuite: -4,1% nelle quantità e -1,7% nei valori. Sono arretrate le vendite estere di cereali in granella, riso e prodotti trasformati, mentre sono aumentate quelle di farina di tenero, pasta e mangimi a base di cereali.
Il saldo valutario resta negativo ma migliora sensibilmente: il disavanzo è sceso da 1,10 miliardi a 877,1 milioni di euro.
Anacer precisa tuttavia che i dati riguardano il periodo gennaio-aprile. Per valutare correttamente i flussi legati alla campagna cerealicola occorre considerare l’intervallo luglio-giugno: i numeri non riflettono ancora, quindi, gli effetti del nuovo raccolto italiano.
Fonte: comunicato stampa Anacer del 21 luglio 2026.
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