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UN RACCOLTO INCERTO?

L’analisi di Domenico De Francesco

Per comprendere la situazione del grano duro italiano dobbiamo vedere il quadro globale. Iniziamo con il raccolto nordafricano: unica nota stonata il raccolto tunisino che si attesta al livello del 2025. Per il resto è record. Lo è per l’Algeria ed il Marocco. Questi due paesi, nell’annata commerciale 2025/2026 conclusa il 30/06/2026, hanno importato dal Canada rispettivamente 1,5 milioni di tonnellate l’Algeria ed 892.000 tonnellate il Marocco, per un totale di 2,392 milioni di tonnellate. Il maggior raccolto di questi due paesi è quantificabile in circa 800.000 tonnellate in più rispetto al 2025; ciò significa che per la stagione commerciale 2026/27 importeranno almeno 500.000 tonnellate in meno dal Canada, con tutti i risvolti negativi per il mercato sia canadese che mondiale.

Stati Uniti

La contrazione delle semine non ha impensierito più di tanto il mercato chela dava per scontata. La primavera è stata molto favorevole almeno per la parte nord del Nord Dakota; la parte bassa, invece, è sempre rimasta sotto pressione per la siccità. Ci sono agricoltori che hanno deciso di portare il loro durum a fienagione, tanto è compromesso dalla siccità. Non è dato sapere quanto vasto sia l’areale compromesso e quanto di esso interessi il durum, poiché trattasi di un areale prevalentemente coltivato a teneri di forza; ma di solito la siccità, a differenza della grandine, colpisce aree geografiche molto ampie. Si tratta del Nord Dakota, il paese ove viene prodotta la maggior quantità di durum americano, per cui questa situazione va molto attenzionata, mentre l’export USA è molto sostenuto rispetto agli anni precedenti.

Canada

Anche qui il calo delle semine non ha impensierito più di tanto il mercato; i listini sono piatti, tendenzialmente ribassisti. Il 1° grado quota 170,00 euro/tonnellata all’agricoltore, 270,00 ad arrivo in Italia; qualcuno sta speculando sul secondo grado che in Italia quota sopra i 300,00 euro/tonnellata. L’AAFC, ente governativo canadese, ha quantificato il nuovo raccolto in 6 milioni di tonnellate con un riporto di oltre 1 milione di tonnellate. La primavera è stata molto favorevole, ma mentre scrivo, da diversi giorni, il Canada è attraversato da un’ondata di calura elevata. Le semine tardive, che sono la maggior parte quest’anno e sulle quali ho già espresso i miei dubbi sul loro esito, sono in pieno riempimento e già circolano foto di spighe semivuote e chicchi striminziti. Quanto danno farà questa ondata di calura al raccolto canadese lo sapremo tra venti giorni, quando saremo nel bel mezzo del raccolto; di certo bene non fa. Resta il fatto che il buon raccolto magrebino metterà comunque sotto pressione l’export canadese.

Europa

La produzione europea di durum è preventivata a circa 7,3 milioni di tonnellate, ovvero 800.000 tonnellate in meno del 2025, e la sorpresa è il raccolto italiano. Il CREA aveva valutato il raccolto italiano in 3,8 milioni di tonnellate. Il clima ha deciso diversamente. Anche Italmopa ha dato molto prima della trebbia la propria stima: 4,1 milioni di tonnellate. Attraverso la nostra rete di agricoltori sparsi su tutta la penisola, noi registriamo al contrario rese eccezionali, ma anche, in altre zone, un raccolto sottotono sia in termini di quantità che di qualità. Infatti il sud in questa campagna agraria sconta una carenza di proteine: la Sicilia, prima regione per produzione, pare non abbia brillato come qualcuno va raccontando, ma anche areali della Puglia scontano rese basse. Sono dati che raccogliamo tra agricoltori esperti. Aspettando che si pronunci l’unico ente nazionale adibito a fare ciò, ovvero l’ISTAT, Cocereal stima la produzione italiana in 3,740 milioni di tonnellate ed Areté a 3,551 milioni di tonnellate: stima verosimile secondo noi. D’altronde, il ribasso produttivo europeo non può che passare attraverso una contrazione del raccolto italiano, il primo produttore di durum europeo.

Turchia

Il raccolto turco è quasi al termine, si stima sui 4,5 milioni di tonnellate. Dalle prime analisi si stima un raccolto di ottima qualità sia per contenuto proteico che per peso elettrolitico; ad oggi potrebbe essere la migliore granella al mondo per specificità. Il TMO ne acquisterà oltre 2,5 milioni di tonnellate e si stima abbia uno stock di oltre 1 milione di tonnellate; questo potrebbe indurre il Board ad aprire all’export, ma al momento l’elevato prezzo delle granelle (ovvero 320/340,00 euro/tonnellata a seconda del territorio per il primo grado) lo mette fuori mercato per l’export. Per cui prima di ottobre-novembre non dovrebbe esserci nessuna apertura da parte del TMO all’export: tutto dipende dal raccolto canadese. Ad oggi il raccolto turco è sicuramente il secondo raccolto di durum al mondo, il primo per specificità qualitative ed il più remunerativo al mondo per gli agricoltori; questo particolare deve far riflettere non poco qui in Italia, poiché:

Turchia versus Italia

La Turchia è il secondo esportatore di pasta al mondo: nel 2025 ha esportato circa 1,4 milioni di tonnellate di pasta al costo di circa 565,00 euro CIF; nel primo semestre 2026 la quota export è aumentata del 20% sul 2025, a quota 813.000 tonnellate con un costo CIF di 520,00 euro/tonnellata (in calo rispetto al 2025, di contro a un aumento all’origine per la materia prima rispetto al 2025, ovvero all’agricoltore). L’Italia, che è il primo produttore ed esportatore di pasta al mondo, nel 2025 ha esportato circa 2,46 milioni di tonnellate al costo medio di 1.620 euro/tonnellata. Pertanto abbiamo esportato il 75% in più rispetto all’export turco ad un prezzo triplo rispetto a quello turco, ad indicare che il Made in Italy non è solo un marchio, ma un Brand spendibile nel mondo che deve il suo valore aggiunto al grano italiano ed all’italianità del prodotto, un valore che, visti i listini CUN, agli agricoltori italiani non viene riconosciuto.

Un falso problema?

Questo è un problema tutto italiano, l’import non c’entra niente. Siamo arrivati al punto che il secondo produttore di durum al mondo è secondo produttore di pasta al mondo: la Turchia, pur avendo un raccolto autosufficiente per il sistema interno, remunera i propri agricoltori più di quanto faccia il sistema industriale italiano. Urge aprire una discussione su ciò: la filiera italiana è in pieno corto circuito, l’import canadese non può costare più del grano italiano, visto che senza il grano italiano, senza il Made in Italy, esso varrebbe nulla, dato che a tirare la filiera è l’italianità del prodotto nazionale, materia prima compresa, non l’estero.

Il raccolto globale

L’IGC quantifica il raccolto di durum mondiale a 39,5 milioni di tonnellate contro un consumo di 37,8 milioni di tonnellate, con stock in mano ai maggiori esportatori per 3,6 milioni di tonnellate (di cui 1,6 in mano al Canada).

Mancano all’appello il raccolto russo, che non verrà in Europa causa divieti per sanzioni, ed il raccolto kazako che, causa tensioni sui porti baltici, potrebbe essere più costoso del solito. Il contesto parla di un mercato maturo, dove domanda ed offerta vivono uno squilibrio tutto a favore dell’offerta; il raccolto canadese, a prescindere dal risultato, sposterà di poco gli equilibri mercuriali. In Italia vi è carenza di proteine, per cui questa merce sconterà qualche euro in più sulla piazza ma nulla di eccezionale. I futuri movimenti mercuriali, a parte operazioni speculative sulle granelle di qualità, vedranno fluttuazioni minime dovute ai costi di trasporto: le tensioni geopolitiche hanno messo il petrolio sulle montagne russe e, di conseguenza, anche i costi di trasporto quoteranno come tali, influenzando il prezzo dei cereali in generale.

Il futuro del mercato del duro è nelle mani del clima e degli agricoltori, soprattutto italiani. Allo stato attuale non ci sono elementi che indicano rialzi futuri; tuttavia, un marcato calo delle semine in Italia o qualche futura siccità su alcuni raccolti strategici potranno cambiare sensibilmente questo mercato, ma solo dal 2027.

Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa

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