Negli ultimi anni il frumento foraggero ha assunto un ruolo sempre più importante nei programmi colturali delle aziende zootecniche italiane. Non si tratta, tuttavia, di un interesse improvviso. È il risultato di un percorso iniziato molti anni fa, quando La Cerealtecnica, attraverso il rapporto con la cooperativa austriaca Kärntner Saatbau, ha individuato nel frumento foraggero una coltura capace di rispondere alle esigenze future degli allevamenti da latte.
A comprendere per tempo queste potenzialità è stato l’agronomo Alberto Braghin, che ha seguito direttamente l’introduzione, la sperimentazione e la caratterizzazione in Italia della genetica austriaca, contribuendo alla diffusione di LUDWIG e, successivamente, dell’intera linea LUDWIG & Co.
Perché oggi si parla così tanto di frumento foraggero?
«Perché gli allevamenti hanno bisogno di produrre foraggi in modo più sicuro, efficiente e sostenibile. Le recenti annate hanno mostrato quanto le colture estive, in particolare il mais, possano essere esposte alla siccità, alle elevate temperature, alla ridotta disponibilità irrigua e al rischio di contaminazioni da micotossine. Il frumento foraggero, essendo una coltura autunno-vernina, utilizza soprattutto le precipitazioni naturali dei mesi più freschi e sviluppa gran parte del proprio ciclo in condizioni climatiche generalmente più favorevoli. Permette quindi di distribuire meglio il rischio produttivo e di rendere più stabile l’approvvigionamento aziendale di foraggi.»
Si può considerare un’alternativa al mais?
«Più che una semplice alternativa, lo considero una componente strategica di un sistema foraggero moderno. Il mais mantiene un ruolo importante, ma affidare tutta la produzione aziendale a una sola coltura significa esporsi maggiormente agli imprevisti climatici e agronomici. Inserire il frumento foraggero consente di diversificare le produzioni, utilizzare meglio i terreni durante l’inverno e liberare gli appezzamenti in tempo utile per una successiva coltura estiva. È una soluzione particolarmente interessante nelle aziende che vogliono aumentare l’autosufficienza foraggera e ridurre la dipendenza dall’acquisto di alimenti esterni.»
Quando è nata questa attenzione da parte di La Cerealtecnica?
«La nostra attenzione nasce dal rapporto costruito con Kärntner Saatbau e dall’osservazione dell’esperienza austriaca. Già molti anni fa avevamo compreso che non tutti i frumenti potevano essere considerati realmente foraggeri. Occorrevano varietà con caratteristiche precise: elevata produzione di biomassa, buona fogliosità, ciclo medio-tardivo, sanità della pianta, resistenza all’allettamento, fibra digeribile e un’ampia finestra di raccolta. La genetica austriaca disponeva di materiali selezionati in ambienti difficili, caratterizzati da inverni freddi, primavere variabili e necessità di ottenere produzioni elevate e costanti. La Cerealtecnica ha avuto il merito di trasferire questa esperienza nel contesto italiano, verificandola nei campi e negli allevamenti.»
Qual è stata, in particolare, l’intuizione legata a LUDWIG?
«LUDWIG ha contribuito a cambiare il modo di considerare il frumento negli allevamenti. Non più soltanto una coltura destinata alla produzione di granella, ma una vera pianta foraggera, da valutare per quantità e qualità della biomassa prodotta. Il suo ciclo medio-tardivo permette di prolungare la fase vegetativa e di beneficiare delle precipitazioni primaverili. L’elevata altezza, la buona fogliosità, la spiga mutica e la tolleranza all’allettamento consentono di ottenere produzioni importanti, mantenendo una buona qualità del foraggio. Da questa esperienza è nato il concetto LUDWIG & Co.: non una singola varietà, ma un gruppo di frumenti con caratteristiche agronomiche e foraggere similari, selezionati per offrire continuità, adattabilità e affidabilità.»
Perché il ciclo medio-tardivo è così importante?
«Perché nel frumento foraggero l’obiettivo non è anticipare la maturazione, ma lasciare alla pianta il tempo necessario per costruire biomassa e qualità. Le varietà troppo precoci concludono rapidamente il ciclo e possono perdere parte del potenziale produttivo. Una genetica medio-tardiva mantiene più a lungo l’attività vegetativa, sviluppa una maggiore massa fogliare e permette di sfruttare anche le piogge della tarda primavera. Inoltre, amplia la finestra di raccolta e facilita l’organizzazione dei cantieri aziendali. Questo è un vantaggio concreto soprattutto nelle aziende che devono gestire superfici importanti.»
Quali benefici offre dal punto di vista nutrizionale?
«Il valore del frumento foraggero non deve essere misurato soltanto in tonnellate per ettaro. La vera differenza è rappresentata dalla qualità della fibra, dalla digeribilità, dal contenuto di zuccheri e dall’equilibrio complessivo del foraggio. Una fibra più digeribile favorisce la funzionalità del rumine, aumenta la velocità di degradazione e può migliorare l’ingestione di sostanza secca. Quando la bovina assume più foraggio e riesce a utilizzarlo meglio, una quota maggiore dell’energia necessaria alla produzione di latte arriva direttamente dall’azienda agricola. Questo permette di modulare l’impiego dei concentrati, contenere i costi alimentari e migliorare la stabilità della razione. Il principio è semplice: più nutrienti riusciamo a produrre nel campo, meno dobbiamo acquistarne all’esterno.»
Il risultato dipende solamente dalla genetica?
«La genetica è il punto di partenza, ma deve essere accompagnata da una corretta tecnica agronomica. La scelta varietale, la densità di semina, la nutrizione della coltura, la gestione dei reflui, il controllo delle malattie e soprattutto il momento della raccolta determinano il risultato finale. La qualità non si improvvisa al momento dell’insilamento: nasce nel campo. Per questo abbiamo sempre affiancato alla proposta varietale un lavoro di osservazione, sperimentazione e assistenza tecnica. Non basta produrre molta massa. Bisogna raccogliere una biomassa sana, digeribile e adatta alla destinazione prevista, che si tratti di fieno, trinciato pre-appassito, insilato diretto o granella.»
Quando deve essere raccolto il frumento foraggero?
«L’epoca di raccolta dipende dall’utilizzo. Per la produzione di fieno o di insilato pre-appassito si interviene generalmente tra la fase di botticella e l’inizio della fioritura. Per il trinciato diretto si può attendere la fase di maturazione lattea o latteo-cerosa, quando aumenta il contenuto di sostanza secca e comincia l’accumulo di amido nella granella. Anticipando la raccolta si privilegiano digeribilità, zuccheri e qualità della fibra; posticipandola aumenta la resa e cresce il contributo energetico della granella. La decisione deve quindi essere presa considerando la razione, la categoria di animali e gli obiettivi dell’allevamento.»
Qual è il valore della collaborazione tra La Cerealtecnica e Kärntner Saatbau?
«Il valore principale è avere unito due competenze complementari. Kärntner Saatbau ha messo a disposizione la propria esperienza genetica e varietà selezionate in condizioni ambientali impegnative. La Cerealtecnica ha verificato questi materiali nei diversi territori italiani, interpretando le esigenze degli agricoltori e degli allevatori. Non abbiamo semplicemente importato delle sementi: abbiamo costruito un percorso tecnico. Le prove in campo, il confronto con alimentaristi e allevatori e l’osservazione dei risultati in stalla ci hanno permesso di caratterizzare le varietà più adatte alla produzione foraggera. È proprio questo rapporto continuativo tra genetica, sperimentazione e realtà produttiva ad aver dato solidità al progetto LUDWIG & Co.»
Qual è, in definitiva, la sua visione del futuro?
«Il futuro della zootecnia dipenderà sempre più dalla capacità di produrre foraggi aziendali di elevata qualità, utilizzando meno acqua, meno fertilizzanti minerali e valorizzando meglio le risorse disponibili. Il frumento foraggero risponde a questa esigenza perché unisce produttività, flessibilità, qualità nutrizionale e sostenibilità. Non deve essere considerato una soluzione occasionale da adottare soltanto quando il mais è in difficoltà, ma una scelta strutturale all’interno di un piano foraggero equilibrato. La nostra visione è sempre stata questa: partire dalla genetica per migliorare il campo, partire dal campo per migliorare la razione e partire dalla qualità del foraggio per produrre più latte, con maggiore efficienza e redditività.»
Dalla genetica alla stalla
L’interesse per il frumento foraggero nasce quindi da esigenze concrete, ma anche dalla capacità di guardare avanti. Il percorso sviluppato da Alberto Braghin, La Cerealtecnica e Kärntner Saatbau ha anticipato molte delle questioni oggi centrali per la zootecnia: cambiamento climatico, risparmio idrico, autonomia alimentare, qualità della fibra e sostenibilità economica. LUDWIG e le varietà della linea LUDWIG & Co. rappresentano il risultato di questa visione: una genetica non valutata soltanto per la resa, ma per la sua capacità di trasformarsi in foraggio di qualità e, infine, in salute ruminale, latte e reddito. Perché la qualità del latte nasce dalla qualità del foraggio. E la qualità del foraggio comincia dalla genetica.
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