L’Italia delle risorse idriche continua a mostrare situazioni fortemente differenziate. Mentre il Nord si avvicina a una nuova emergenza, con fiumi dimezzati e livelli di laghi e falde in rapido calo, la Capitanata può affrontare l’estate con disponibilità nettamente superiori rispetto al 2025. Un risultato dovuto soprattutto alle abbondanti piogge di aprile, arrivate dopo un avvio d’anno che aveva fatto temere un’altra stagione senza acqua per l’agricoltura.
Secondo l’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche, nei bacini foggiani risultavano stoccati quasi 135 milioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una riserva importante per il proseguimento della stagione irrigua e, in particolare, per le colture orticole della Capitanata.
Laghi e fiumi in forte calo
Il simbolo delle difficoltà del Nord è il lago Maggiore, sceso due centimetri sotto il livello raggiunto durante la siccità del 2022. In appena due settimane il suo grado di riempimento è passato da oltre il 61% al 30,3%, mentre gli afflussi risultano inferiori dell’82% rispetto alla media.
La stessa tendenza interessa il lago di Como, sceso al 31,2% di riempimento, e il lago d’Iseo, fermo al 22,9%. Più contenuta, ma comunque significativa, la riduzione del Garda, passato dal 75% al 66,4%.
In sofferenza anche il Po. A Pontelagoscuro la portata si attesta poco sopra i 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% in meno rispetto alla media e ben al di sotto dei 450 metri cubi al secondo indicati come soglia utile a contrastare la risalita del cuneo salino.
Il deficit riguarda gran parte del Settentrione. In Lombardia manca oltre il 36% della riserva idrica, mentre in Veneto l’anno idrologico presenta un ammanco di precipitazioni stimato in circa 3 miliardi di metri cubi. Forti riduzioni delle portate si registrano inoltre per Adige, Bacchiglione, Brenta, Piave e diversi corsi d’acqua piemontesi ed emiliano-romagnoli.
In Capitanata decisiva la pioggia
Il quadro è molto diverso in provincia di Foggia. Francesco Santoro, direttore generale del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, ricorda che nel 2025 il comprensorio situato a nord del Fortore non aveva ricevuto acqua a uso irriguo. La limitata risorsa presente nell’invaso di Occhito doveva infatti essere preservata principalmente per l’approvvigionamento potabile.
«Anche il 2026 era iniziato male, poi le piogge di aprile hanno cambiato completamente la situazione e ci hanno consentito di programmare la stagione irrigua», ha spiegato Santoro a Grano Italiano.
L’invaso di Occhito ha superato i 220 milioni di metri cubi, partendo da livelli molto bassi. Non tutta l’acqua accumulata può, però, essere destinata all’irrigazione: una quota è riservata agli usi civili, mentre un’altra deve rimanere disponibile per la laminazione delle piene e la protezione delle infrastrutture poste a valle, tra cui l’autostrada A14 e la linea ferroviaria.
Per queste ragioni, durante la fase di maggiore afflusso non è stato possibile trattenere tra 10 e 15 milioni di metri cubi, successivamente defluiti verso il mare.
Più acqua per le colture orticole
La stagione irrigua è iniziata con circa 217-218 milioni di metri cubi disponibili a Occhito. Al momento dell’intervista, dopo l’avvio delle erogazioni, ne rimanevano circa 173 milioni. A questi si aggiungevano i 28 milioni di metri cubi della diga Capacciotti, i 12 milioni a Capaccio e i 3,2 milioni a San Pietro sull’Osento. Le quattro dighe sono quelle gestite dal Consorzio della Capitanata.
La disponibilità è, dunque, molto più favorevole rispetto al 2025 ma il Consorzio ha, comunque, adottato una strategia prudenziale per evitare consumi eccessivi.
«La dotazione ordinaria a 1.500 metri cubi per ettaro: oltre questi consumi è prevista una fascia più onerosa, così da incentivare il risparmio e conservare più acqua possibile negli invasi», ha precisato Santoro.
La rete di distribuzione è automatizzata: gli agricoltori utilizzano tessere ricaricabili per aprire e chiudere i gruppi di consegna. In una parte del comprensorio la gestione può avvenire anche attraverso un’applicazione per telefono, che permette di controllare a distanza l’avvio e l’interruzione dell’irrigazione.
Il grano non ha richiesto irrigazione
Per il grano, la stagione appena conclusa è stata favorita dalle precipitazioni. Le piogge hanno accompagnato il ciclo colturale e non è stato necessario ricorrere a interventi irrigui.
Secondo Santoro, le precipitazioni sono state generalmente regolari e non hanno provocato danni estesi. L’eccezione è rappresentata da alcuni allagamenti verificatisi ad aprile nell’area del torrente Cervaro, dove la vegetazione presente nell’alveo ostacola il deflusso dell’acqua durante gli eventi più intensi.
Diversa è la situazione delle colture orticole, per le quali la possibilità di contare su una stagione irrigua regolarmente programmata rappresenta un netto cambiamento rispetto alle difficoltà del 2025.
Ponte Liscione e nuovi invasi
Tra i progetti futuri rientra l’interconnessione tra gli schemi idrici del Biferno e del Fortore. L’opera dovrà collegare il sistema del lago di Ponte Liscione, sul fiume Biferno in Molise, con il nodo idraulico di Finocchito, posto a valle della diga di Occhito. Il Consorzio sta collaborando alle attività di progettazione insieme a Molise Acque.
È, inoltre, in corso l’iter per un nuovo invaso nell’agro di Ascoli Satriano. Sono stati finanziati 10 milioni di euro per la progettazione esecutiva e sono state avviate le procedure relative alle autorizzazioni per le derivazioni dai torrenti Carapelle e Cervaro.
Un’ulteriore fonte sarà rappresentata dalle acque reflue affinate. Nell’ottobre scorso è stato inaugurato a San Severo un impianto in grado di rendere disponibili circa 7 milioni di metri cubi, da utilizzare in miscela con le acque provenienti dagli schemi irrigui tradizionali. Il Consorzio è, inoltre, in attesa del finanziamento per un analogo sistema al servizio del comune di Foggia.
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