biodiversità fa filiera
Home » BIODIVERSITA’ FA FILIERA

BIODIVERSITA’ FA FILIERA

Il ruolo delle filiere dedicate alla valorizzazione di cereali pigmentati e colture alternative

La biodiversità agricola non si valorizza soltanto coltivandola. Per diventare una reale opportunità per le aziende deve trovare una filiera, cioè un percorso riconoscibile che colleghi campo, trasformazione e mercato. È uno dei temi emersi dalla giornata dimostrativa organizzata da ERSAF nell’ambito di AKIS, il 26 giugno, presso l’azienda agricola Auris di Dairago (in foto).

La giornata, nata per favorire il confronto tra agricoltori, consulenti, tecnici e pubblica amministrazione, ha permesso di ragionare su un punto molto concreto: le colture alternative e i cereali pigmentati possono avere senso solo se non restano una curiosità agronomica.

«L’interesse della giornata», spiega Lorenzo Craveri di ERSAF, «era mostrare come la biodiversità possa essere collegata a un progetto di filiera. Non si tratta solo di seminare specie diverse ma di capire come queste produzioni possano essere trasformate, raccontate e remunerate».

Il caso dei cereali pigmentati

Nel caso dei cereali pigmentati, il tema è particolarmente evidente. Grano Italiano ne aveva già parlato raccontando il lavoro di Auris sui frumenti colorati, caratterizzati dalla presenza di composti come antociani e carotenoidi. Si tratta di molecole che contribuiscono alla pigmentazione della granella e che sono associate a un profilo nutrizionale di interesse.

Craveri, nella chiacchierata seguita alla giornata, ha sottolineato proprio questo aspetto: «Auris sta puntando molto sulla proposta dei suoi prodotti nell’ambito della categoria dei cosiddetti “super food”, quindi sulle caratteristiche nutrizionali legate al contenuto in tannini e antociani dei cereali pigmentati».

È un passaggio da trattare con equilibrio. Per l’agricoltore, infatti, il valore non sta nello slogan, ma nella possibilità di ottenere una materia prima differenziata, riconoscibile e collocabile in una filiera capace di pagarne la reale specificità. La domanda del consumatore per prodotti più ricchi di identità, colore naturale e contenuti nutrizionali può essere un’opportunità ma solo se sostenuta da tecnica agronomica e trasformazione adeguata.

Pigmenti e difesa naturale

La pigmentazione dei cereali non riguarda soltanto l’aspetto visivo. Grano Italiano aveva già raccontato il progetto Granarius, legato al CREA Cerealicoltura e Colture Industriali di Foggia, all’Università di Foggia e al CNR-ISPA. Il progetto riguarda le interazioni tra frumenti pigmentati, ricchi di antociani, e Sitophilus granarius, insetto che danneggia i cereali conservati.

Il punto scientifico è interessante: alcuni composti associati alla pigmentazione possono avere un ruolo nei meccanismi di difesa della pianta e nella diversa suscettibilità dei genotipi agli attacchi in conservazione. Non significa che il colore risolva da solo i problemi di stoccaggio ma conferma che la biodiversità genetica può offrire spunti utili anche per la difesa e il miglioramento genetico.

Per una filiera cerealicola questo collegamento è importante. Se si lavora su cereali pigmentati destinati alla trasformazione integrale, la qualità sanitaria della granella e la gestione della conservazione diventano ancora più decisive.

Non solo frumenti

La giornata organizzata da ERSAF ha permesso di allargare lo sguardo anche ad altre colture. Oltre ai cereali pigmentati, Craveri ha richiamato Chia, mais Marano e mais Viola come esempi di sperimentazione e diversificazione.

«L’aspetto interessante», racconta, «è che non si parla solo di frumenti pigmentati. Ci sono altre colture che possono entrare in una strategia aziendale più ampia, dalla Chia ai mais particolari, sempre con l’idea di costruire valore e non solo produzione».

Il mais Marano rimanda al tema delle varietà con forte identità territoriale e gastronomica. Il mais Viola, come i cereali pigmentati, porta con sé il tema del colore naturale e dei composti bioattivi. La Chia apre invece un capitolo diverso: quello delle colture nuove, che possono rispondere a specifiche richieste del mercato ma che devono essere validate in campo, negli areali italiani e dentro sistemi agronomici sostenibili.

Filiera significa organizzazione

Il rischio, quando si parla di colture alternative, è confondere la novità con il risultato economico. Una coltura diversa non garantisce automaticamente reddito. Servono volumi coerenti, qualità costante, trasformatori interessati, logistica, pulizia, selezione, conservazione e capacità di comunicare il prodotto senza forzature.

Per questo la giornata AKIS assume un significato più ampio. La presenza di consulenti e tecnici serve proprio a discutere come queste esperienze possano essere lette, adattate e, dove possibile, replicate. Non come copia di un modello aziendale, ma come stimolo per costruire filiere più articolate.

«La filiera è la condizione che permette alla biodiversità di non restare solo sperimentazione», sintetizza Craveri. «Se produzione, trasformazione e mercato non dialogano, il rischio è che l’innovazione resti confinata al campo prova e non ne venga compreso il vero valore aggiunto».

Una prospettiva per i cerealicoltori

Per i cerealicoltori italiani, il messaggio è chiaro: la biodiversità può diventare una leva di valore, ma richiede un cambio di impostazione. Non basta produrre granella. Occorre pensare alla destinazione finale, alla qualità richiesta, alla trasformazione e al racconto tecnico del prodotto.

I cereali pigmentati, la Chia, il mais Marano e il mais Viola non sono soluzioni valide per tutti. Possono però indicare una strada: uscire dalla logica della commodity quando esistono condizioni reali per costruire identità, nutrizione, sostenibilità e filiera.

È qui che l’AKIS può fare la differenza. Non promettendo scorciatoie, ma creando luoghi di confronto in cui agricoltori, consulenti, enti pubblici, trasformatori e ricerca imparano a leggere insieme le opportunità. La biodiversità agricola, da sola, non basta. Ma quando diventa filiera, può iniziare a generare valore.

Foto di Lorenzo Craveri, ERSAF

Puoi seguirci anche sui social, siamo su FacebookLinkedin e Instagram

Iscriviti alla nostra Newsletter e al servizio Whatsapp!

Cliccando "Accetto le condizioni" verrà conferito il consenso al trattamento dei dati di cui all’informativa privacy ex art. 13 GDPR.

Informativa sulla Privacy

Informativa sulla Privacy - WhatsApp

* Campo obbligatorio