Il Presidente di Italmopa Vincenzo Martinelli ci ha rilasciato questa intervista esclusiva. Leggiamo con attenzione l’opinione dell’industria molitoria. (Avviso) (Avviso)
Presidente Martinelli, a poche settimane dall’avvio della Cun grano duro, qual è la valutazione dell’industria?
Possiamo esprimere una valutazione certamente positiva alla luce del fatto che sono state accolte le istanze dell’industria volte a favorire la quotazione di grani di alta qualità. Su questo aspetto, particolarmente rilevante, tengo infatti a sottolineare che siamo riusciti ad ottenere ciò che chiedevamo con specifico riferimento alla quotazione delle qualità che il mercato della filiera grano duro-pasta richiede.
La gestazione di quest’organismo è stata travagliata. Cosa non vi convinceva e perché avete deciso di partecipare?
Non ci convinceva la chiusura delle borse merci pubbliche cosa che, essendo prevista dalla normativa, abbiamo necessariamente dovuto accettare, ma certamente avremmo preferito che le borse rimanessero in essere allo scopo di garantire il metodo democratico di rilevazione dei prezzi e mantenere la pluralità dei soggetti adibiti a questo compito. Al contempo, come Italmopa, abbiamo sempre sostenuto, in tutte le sedi possibili e in occasione delle interlocuzioni avute con i rappresentanti della competente Amministrazione, che l’unico modo per valorizzare il grano nazionale è quello di perseguire la qualità.
Due borse private (Milano e Altamura) continuano a quotare il duro. Cosa ne pensa?
Per nostra fortuna viviamo in un Paese in cui non è possibile vietare agli operatori di riunirsi al fine di quotare il grano duro. Tale meccanismo rientra a pieno titolo in un contesto caratterizzato da una pluralità di soggetti volti a svolgere questo tipo di attività per garantire, in modo democratico, la rilevazione dei prezzi reali di mercato. Tengo a sottolineare, tra l’altro, che sia Milano, sia Altamura continuano ad essere borse frequentate da operatori del settore dove ci sono professionalità particolarmente indicate a svolgere questo compito e nulla vieta, anzi, che ne possano sorgere altre in Italia.
Molti agricoltori si aspettavano – perché così era stato detto – che la Cun avrebbe portato i prezzi ai livelli dei costi Ismea. E’ verosimile?
Assolutamente no, Italmopa ha sempre affermato che i listini devono rilevare solo ed esclusivamente i prezzi reali di mercato. Da parte nostra, non avremmo mai accettato un prezzo ‘politico’.
Perché la Cun adotta una classificazione del duro diversa da quelle che sono sempre state usate nelle borse cereali, includendo delle percentuali di proteine che secondo gli studi Crea non si raggiungono facilmente in Italia?
Come indicato in precedenza, riteniamo che solo perseguendo la qualità si possa riuscire a valorizzare la redditività della filiera tutta. Il mercato, soprattutto della pasta venduta in Italia, richiede alta qualità per andare incontro al consumatore italiano che è giustamente esigente. Consentitemi di sottolineare che da sempre auspichiamo di poter trasferire il surplus economico, che a tutt’oggi dobbiamo necessariamente destinare all’acquisto di grani esteri di alta qualità, caratterizzati da prezzi estremamente più elevati, sulla filiera italiana. I contratti di filiera volti al raggiungimento di un alto tenore proteico dimostrano che tale obiettivo risulta effettivamente raggiungibile. A tal riguardo, ci auguriamo che si possano prevedere investimenti da destinare alla ricerca sulle varietà di grani oltre che sulle operazioni colturali volte al raggiungimento di parametri di qualità adeguati.
In questi mesi l’attenzione è stata calamitata dal grano duro, ma anche il tenero soffre e gli scambi languono. Cosa vuol dire ai produttori italiani?
Il grano duro rappresenta una commodity di nicchia non quotata, al contrario del grano tenero che è quotato su tutte le borse internazionali. Alla luce di quanto sopra, non riteniamo utile modificare lo status quo che caratterizza il grano tenero.
La normativa vigente rende realmente possibile la creazione di condizioni eque e trasparenti che aiutino a portare nelle filiere gran parte della produzione nazionale di frumento, in modo da consentire all’industria una programmazione certa e ai produttori una remunerazione altrettanto certa?
A questo riguardo, permettetemi di ricordare che il mio motto è sempre stato ‘collaborazione anziché contrapposizione’, questo perché sono fermamente convinto che ci sia bisogno di collaborazione tra tutti gli attori della filiera. Soltanto se tale collaborazione verrà implementata proficuamente risulterà possibile prevedere uno sviluppo di tale strumento, magari partendo dalla costituzione di un tavolo di filiera, più volte richiesta da tutti gli attori coinvolti, inclusa ovviamente Italmopa.
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