La carenza idrica in Sicilia è da sempre un fattore limitante per l’agricoltura. Ne parliamo con Carmelo Allegra agricoltore iscritto a CIA.
La disponibilità idrica in Sicilia è da sempre un fattore limitante per l’agricoltura. Ne parliamo con Carmelo Allegra agricoltore iscritto a Cia. Allegra, titolare di un’azienda agricola delle dimensioni di circa 100 Ha dedicati a seminativo e oliveti nella Sicilia orientale tra le province di Catania ed Enna, ci dice: «nel nostro areale operando in aridocoltura è possibile coltivare solamente seminativi estensivi come grano duro. Io personalmente nella mia azienda effettuo una rotazione con leguminose da granella, in particolare cece.
Non coltivo foraggere in quanto nel mio areale sono quasi del tutto scomparsi gli allevamenti. Per questo motivo, il fieno prodotto non potrebbe essere impiegato in azienda e non avrebbe neanche un grande mercato. I terreni nella mia zona presentano una giacitura collinare con una discreta pendenza. Se avessimo una disponibilità idrica regolare nelle varie annate, questi terreni potrebbero essere sfruttati egregiamente in altri modi. Tuttavia l’unico modo nel futuro per cercare di contenere la problematica potrebbe essere quello di creare dei laghetti aziendali per raccogliere l’acqua.
Quest’anno invece è un’annata atipica. Non vedevamo un’annata con una distribuzione così regolare delle piogge da almeno 15 anni e gli invasi dell’isola sono quasi tutti pieni. Inoltre, essendo da 15 anni non più abituati ad avere questo tipo di precipitazioni, qui nell’areale della Sicilia orientale non siamo stati così lungimiranti dall’adattare il disciplinare di produzione a questa novità. In alcune aziende il grano si presenta con una crescita stentata dovuta alla carenza di azoto. Questo accade poichè stato impossibile accedere ai campi per effettuare la concimazione a causa delle continue precipitazioni. Tuttavia, in altre aziende dove si è rispettato un po’ di più il disciplinare, il grano si presenta in maniera più sana e vigorosa.
Nell’areale della Sicilia orientale le varietà di grano duro che hanno una diffusione maggiore sono: Core che da circa una decina di anni ha sostituito il Simeto e Furio Camillo. Queste varietà sono state costituite nella nostra zona per cui sono in grado di adattarsi perfettamente alle diverse condizioni pedoclimatiche. Inoltre, visto che siamo in presenza di terreni argillosi adatti alla coltivazione del grano anche in presenza di forte siccità, possiamo ottenere una resa di circa 45 q/Ha di media. In condizioni più favorevoli si possono raggiungere picchi di 70 q/Ha. Tuttavia ci sono anche picchi negativi di 20 q/Ha nei terreni dotati di maggiore pendenza» spiega Allegra.
Duro ma non solo
«Da alcuni anni nel mio areale si sta affermando sempre di più anche la coltivazione del grano tenero legata in particolar modo a una filiera importante che abbiamo nella zona industriale di Dittaino (EN) per la produzione del Pandittaino. La produzione di questa eccellenza locale un tempo avveniva utilizzando molto più grano duro ma negli ultimi anni si sta lavorando molto di più grano tenero che non duro per cui molti agricoltori contribuiscono ad alimentare questa filiera» spiega Allegra.
L’aridocoltura spieghiamo cos’è
Come vediamo dalla testimonianza del nostro amico cerealicoltore, in Sicilia si pratica l’aridocoltura. Ma cos’è? L’aridocoltura (in inglese: dry farming) è la coltivazione razionale delle zone nelle quali le precipitazioni, o per scarsità o per cattiva distribuzione stagionale, sono insufficienti ad assicurare il pareggio del bilancio idrico tra piogge ed evapotraspirazione durante il ciclo vegetativo delle colture. Queste, pertanto, soffrono croniche limitazioni di produttività per la scarsità d’acqua.
Ogni sistema di aridocoltura mira quindi a:
- Accumulare nel terreno scorte idriche il più possibile grandi
- Impedire o ridurre drasticamente la dispersione di tali risorse
- Ottenere la massima efficienza di utilizzo dell’acqua
Per intercettare ed immagazzinare più acqua possibile nel terreno si possono attuare diversi sistemi quali:
- Sistemazioni superficiali che favoriscono l’infiltrazione di acqua piovana
- Lavorazioni molto profonde nei terreni compatti effettuate prima dell’inizio della stagione piovosa: così si favorisce l’infiltrazione di acqua in profondità, si aumenta lo spessore del suolo rendendo possibile un maggior approfondimento della radici che così sono in grado di esplorare un volume di terreno più ampio.
- Aumento della capacità di ritenzione idrica (capacità di campo) apportando sostanza organica
Bisogna limitare il più possibile le perdite idriche per questo motivo si può ricorrere a:
- Lavorazioni superficiali (erpicature, sarchiature ecc..) che interrompono la risalita capillare dell’acqua e riducono l’evapotraspirazione della stessa.
- Eliminazione delle erbe infestanti
Per avere invece una massima efficienza dell’uso dell’acqua è importante la tecnica colturale ossia:
- Corretta scelta della coltura e delle varietà da impiantare in base alla capacità delle stesse di estrarre acqua dal suolo
- Epoca di semina corretta
- Concimazioni oculate soprattutto quelle minerali
La gestione delle infestanti
Non c’è solo un problema di acqua in Sicilia. «In questa annata – ci dice l’agricoltore – si riscontrano problemi di infestanti in maniera significativa rispetto ad altre annate. Di solito nel nostro areale non siamo abituati ad avere questo tipo di problemi. Diversi agricoltori manifestano difficoltà nell’affrontare questo tipo di problematica in quanto gli erbicidi presenti in commercio non sono così efficaci. Tra le infestanti la centaurea cyanus, infestante a foglia larga appartenente alla famiglia delle Asteraceae, è la specie che sta dando più problemi. Fra le graminacee monocotiledoni l’avena selvatica può causare problemi, ma a differenza della centaurea si riesce a tenere abbastanza bene sotto controllo. Invece, non si registrano problemi causati dal loietto» spiega Allegra.
Anche le malattie sono un problema
«Normalmente nella nostra zona non si effettuano trattamenti fungicidi. Al massimo se ne effettua uno solo in certe annate contro le crittogame ma questa è un’annata molto particolare. Si notano alcuni campi in cui il grano è già stato attaccato da septoria. D’ora in avanti la situazione va mantenuta monitorata con attenzione visto che siamo ormai arrivati alla fase di botticella e in alcuni casi si è già arrivati a spigatura» spiega Allegra.
La “stretta” incide sulla qualità del grano
«In Sicilia le alte temperature a partire già dal mese di maggio negli anni di siccità all’inizio della fase di maturazione causano il fenomeno della “stretta” per cui quasi mai si fanno due concimazioni azotate in copertura. Inoltre, si è notato infatti che all’aumentare del tenore proteico cala il peso specifico. Per cui “fare proteine significa avere grano di stretta”. Al contrario, visto che la mia azienda è ubicata nell’entroterra, non ho mai riscontrato problemi con il vento proveniente dal mar Mediterraneo» spiega Allegra.
La “stretta da caldo” nei cereali è una fisiopatia causata da alte temperature (30° C e oltre). Queste temperature, associate ad una carenza idrica, causano un rapido invecchiamento dei tessuti. Il periodo più critico è quello a partire dalla spigatura fino alla maturazione latteo/cerosa. In questa fase le alte temperature portano ad avere un’elevata evapotrapirazione con riduzione dell’assimilazione netta e tutto ciò causa la formazione di cariossidi piccole con conseguenze negative sulla qualità delle farine e delle semole.
Autore: Alessandro Contini
Puoi seguirci anche sui social, siamo su Facebook, Linkedin e Instagram




