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PAC, IL PARLAMENTO ALZA IL CONTO

La proposta del Parlamento UE punta a riportare la Pac post 2027 sopra quota 433 miliardi.

La partita sulla Pac post 2027 entra nella fase più politica e decisiva. Dopo mesi di confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, il Parlamento europeo si prepara a chiedere un cambio di rotta netto rispetto all’impostazione della Commissione: più risorse per l’agricoltura, maggiore separazione della Pac dalle altre politiche europee e mantenimento dell’attuale architettura a due pilastri. Il rapporto, firmato da Siegfried Mureșan (del Partito Popolare Europeo) e Carla Tavares (dell’Alleanza Socialisti e Democratici), propone per la Pac 2028-2034 una dotazione di oltre 433 miliardi di euro.

Per cerealicoltori e imprese agricole non è un dettaglio tecnico: da questo negoziato dipenderanno pagamenti diretti, sviluppo rurale, misure di crisi e capacità di investimento delle aziende.

Cosa chiede il Parlamento europeo

La proposta parlamentare votata in Commissione Bilancio il 22 aprile prevede una Pac da oltre 433 miliardi, così ripartita: 320,2 miliardi per gli aiuti al reddito, 106,4 miliardi per gli interventi dello sviluppo rurale e 6,4 miliardi per la riserva di crisi (Unity safety net). Il punto politico è altrettanto rilevante: la proposta chiede un bilancio agricolo separato e il mantenimento della struttura a due pilastri, cioè pagamenti diretti e misure di mercato da una parte, sviluppo rurale dall’altra.

La posizione nasce come risposta alla proposta della Commissione europea per il periodo 2028-2034, che inserisce la Pac nei nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato e in un fondo più ampio da 865 miliardi, destinato non solo all’agricoltura ma anche ad altre politiche. Nella proposta della Commissione, almeno 300 miliardi sarebbero comunque “protetti” per sostegno al reddito e crisi, di cui 293,7 miliardi per il sostegno al reddito e 6,3 miliardi per una rete di sicurezza in caso di turbolenze di mercato.

Perché il fondo unico preoccupa

Il tema non è solo quanti soldi ci saranno, ma anche quanto saranno leggibili, vincolati e prevedibili. Il Parlamento europeo, le organizzazioni agricole e diversi osservatori temono che l’inserimento della Pac in un contenitore finanziario più ampio possa indebolire la natura comune della politica agricola, lasciando più spazio alle scelte nazionali e aumentando il rischio di differenze tra Stati membri.

La Corte dei conti europea ha già evidenziato alcune criticità: secondo i revisori Ue, l’architettura proposta può rendere meno prevedibili le risorse, complicare la programmazione e creare incertezza per i beneficiari. Inoltre, l’assenza di un fondo agricolo specifico rappresenterebbe una discontinuità storica per una politica nata come politica comune europea.

Cosa interessa alle aziende agricole

Per le imprese cerealicole, il punto centrale resta la stabilità del reddito. I pagamenti diretti non risolvono i problemi strutturali del mercato, ma rappresentano ancora una componente decisiva in settori esposti a volatilità dei prezzi, concorrenza internazionale, costi tecnici elevati e incertezza climatica.

Nel caso del grano duro, Confagricoltura aveva collegato la discussione sulla Pac alla crisi di alcune filiere, segnalando il calo delle quotazioni, l’instabilità della domanda e dell’offerta e la pressione delle importazioni. Da qui la richiesta di strumenti capaci di garantire liquidità, reddito e fiducia in vista delle semine.

Anche Cia-Agricoltori Italiani aveva insistito su tre parole chiave: risorse, governance e vincoli di destinazione. La posizione è chiara: evitare che la Pac venga dispersa nei Piani di partenariato e mantenere regolamenti specifici per agricoltura e Ocm. Coldiretti, già nel confronto sulla proposta post 2027, aveva indicato come priorità una Pac forte, con bilancio dedicato e adeguato, legandola alla sovranità alimentare europea.

La partita non è chiusa

La proposta del Parlamento europeo non chiude il negoziato. Dopo il voto in plenaria, si apre una fase di confronto con Commissione e Consiglio, dove peseranno le posizioni degli Stati membri, il tema del rimborso del debito Next Generation EU e la pressione di nuove priorità europee, dalla difesa alla competitività.

Per l’agricoltura italiana il segnale politico è però importante: il Parlamento europeo sta provando a rimettere la Pac al centro del bilancio Ue, non come residuo da comprimere ma come infrastruttura economica per sicurezza alimentare, presidio dei territori e tenuta produttiva.

Per le aziende agricole, il punto da seguire nei prossimi mesi sarà duplice: l’entità finale delle risorse e il grado di vincolo agricolo dei fondi. Perché una Pac più ricca, ma meno chiara o più frammentata, rischierebbe comunque di offrire meno certezze proprio a chi deve programmare semine, investimenti e scelte tecniche con anni di anticipo.

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