In Friuli-Venezia Giulia, un territorio storicamente esposto alle influenze esterne, per far fronte al mutevole scenario internazionale e al cambiamento climatico, la coltivazione del grano tenero deve rinforzare la sua efficienza produttiva, sfruttando innovazione tecnologica e vocazionalità.
Costi alti, prezzi alti e cambiamento climatico
Che i costi siano aumentati «è evidente a tutti!», come sottolinea Umberto Daneluzzi, direttore della federazione regionale del Friuli-Venezia Giulia di Confagricoltura. L’incremento dei costi di produzione che mette in ginocchio il settore agricolo va di pari passo con l’aumento dei prezzi dei beni acquistati percepito quotidianamente dalle famiglie. Posizionata all’estremità nord-orientale d’Italia, questa regione comprende una grande varietà di ambienti, dalle vette delle Alpi Orientali alle lagune dell’Alto Adriatico, ed è soggetta ai venti che scendono dall’Europa centrale e orientale.
Il tema dell’andamento meteorologico ha avuto una posizione centrale lungo tutta l’annata cerealicola che, con la raccolta del frumento tenero e l’arrivo dei primi risultati, si sta avviando alla conclusione. L’estate del 2026 si è contraddistinta per la siccità diffusa, ancora peggiore delle annate precedenti, nelle quali la carenza d’acqua aveva già destato serie preoccupazioni. «E pensare che il Friuli-Venezia Giulia ha sempre avuto la fama di regione tra le più piovose d’Italia» rimarca Deneluzzi.
La scarsità delle precipitazioni sta creando una situazione inedita nella regione. La storia agricola del territorio è stata sempre caratterizzata da un costante lavoro per favorire il deflusso dell’acqua, che dalle vicine montagne si riversa in pianura lungo i numerosi fiumi e torrenti diretti verso il mare. Aggiunge Daneluzzi: «Stiamo ormai assistendo al fenomeno contrario, da qualche anno il problema non è più allontanare l’acqua in eccesso, ma trattenere la poca che arriva!»
Con il caldo eccezionale e la siccità, la data di trebbiatura ha subito un anticipo di due settimane, sia in pianura e sia in montagna. Anche ad alta quota i segnali del cambiamento climatico sono sotto agli occhi di tutti, e la preoccupazione sale. Le nevicate invernali si stanno facendo sempre meno abbondanti e la portata dei fiumi ne risente. Lo zero termico sale sempre più in altitudine, il caldo avanza e minaccia i ghiacciai, le riserve d’acqua – nonché punti chiave di un delicato equilibrio ambientale – tesoro delle Alpi.
Confagricoltura punta sulle TEA
Con la crescente incertezza nell’esito del raccolto provocata dal clima che cambia, con i prezzi d’acquisto del grano tenero – e non solo – altalenanti e i costi di produzione che schizzano per i venti di guerra, «ci chiediamo se in questa situazione economica ci convenga trebbiare!» riprende Daneluzzi. «La produzione cerealicola in altri Paesi del mondo è favorita da costi inferiori ed è più competitiva.» Confagricoltura è impegnata nella tutela della produttività italiana e ritiene che le TEA, Tecnologie di Evoluzione Assistita, siano lo strumento al momento più efficace per tutelare la nostra agricoltura e ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni.
Ricadono sotto l’acronimo TEA quelle biotecnologie agrarie sviluppatesi negli ultimi decenni che portano avanti il miglioramento genetico delle colture praticando la cisgenesi. Questa tecnica consiste nel trasferire uno o più geni tra diversi individui appartenenti alla stessa specie, in parole povere consente di prendere alcune caratteristiche favorevoli individuate in una popolazione o una varietà di frumento e trasferirle in un’altra popolazione che a sua volta presenta caratteri desiderabili. Grazie a manipolazioni genetiche realizzabili in laboratorio, il miglioramento genetico può avvenire in tempi molto più rapidi e con costi inferiori, senza l’introduzione di materiale genetico proveniente da altre specie. «Da non confondere quindi con gli OGM.»
«L’obiettivo della tecnologia TEA» precisa Daneluzzi «è l’ottenimento di varietà vegetali resistenti alla siccità e ai parassiti, con particolare riferimento ai funghi patogeni responsabili della presenza di micotossine nelle derrate. Le TEA garantiscono quantità, qualità e sostenibilità, che non deve essere declinata solo dal punto di vista ambientale, ma anche economica. Varietà e cultivar resistenti e tolleranti agli stress hanno necessità di un minor numero di trattamenti fito-sanitari, di concimazioni o di interventi irrigui, in questo modo non diminuiscono solo principi attivi e anidride carbonica immessi in natura, ma anche i costi per prodotti acquistati, gasolio e manodopera.»
Rispetto della vocazionalità e funzionalità della filiera
«La quantità di frumento tenero prodotta quest’anno non è stata eccezionale, tuttavia la qualità è stata buona.» è il commento di Philip Thurn Valsassina, titolare dell’Azienda Agricola Della Torre Valsassina. I cereali sono coltivati in due località diverse, ognuna con caratteristiche pedo-climatiche specifiche. La superficie aziendale situata in comune di Medea (GO) è dedicata alla coltivazione di frumento tenero poiché, trovandosi vicino al mare in un contesto di bassa pianura, il terreno è più pesante e trattiene meglio l’acqua. L’azienda agricola si estende anche in comune di Remanzacco (UD), in alta pianura, dove i terreni sono più leggeri.
La scelta aziendale di destinare le colture a territori con condizioni ambientali diverse testimonia l’importanza della vocazionalità nel successo dell’attività agricola. La specializzazione dei terreni sulla base della loro attitudine produttiva ha permesso a questo territorio di registrare rese di tutto rispetto. La consuetudine vede risultati produttivi che si aggirano attorno agli 85 quintali ad ettaro. «La resa quest’anno è stata di 75 quintali ad ettaro» dichiara Valsassina «La siccità che è iniziata a giugno ha avuto effetti negativi sulla resa, ma il peso specifico ed il contenuto in proteine sono stati favoriti dalle alte temperature».
I primi segnali di un’annata cerealicola difficile si erano già presentati nell’autunno del 2025, con una piovosità particolarmente alta che ha reso difficoltoso l’accesso dei macchinari agricoli nei campi ed il ritardo nella semina è stato inevitabile. Molti terreni non sono stati seminati per l’impossibilità di lavorare in quel breve periodo favorevole prima dell’arrivo del freddo invernale. «La produzione a livello regionale è diminuita, non tanto per un calo di resa, quanto per la riduzione delle superfici lavorate.»

Le quotazioni del grano tenero hanno cominciato a salire alla fine di giugno, con l’inizio della raccolta, e sono ancora adesso in salita. «Le quotazioni sono ora decenti, 24 € al quintale» conferma Valsassina «Se la passa ancora meglio chi ha conservato il raccolto in magazzino e lo immette oggi sul mercato. Il frumento tenero è però un forte consumatore di azoto, e con l’aumento del costo dei fertilizzanti, dei fitofarmaci e delle sementi, tra quanto si è guadagnato e quanto si è speso l’annata si chiude in pareggio.»
Una buona notizia, ma fino a un certo punto: il piccolo guadagno ottenuto con il frumento deve andare a coprire le perdite avute con mais e soia. Le alte temperature hanno colpito durante la fase di fioritura compromettendo la fecondazione, a cui si aggiunge la proliferazione delle malattie fungine e la conseguente insorgenza di micotossine favorite dallo stato di stress delle colture.
Il ricavo della vendita del raccolto potrebbe infine essere ancora migliore, se non fosse per una decurtazione di 1-2 € al quintale rispetto alle quotazioni delle borse merci, dal momento che quasi tutto il grano prodotto deve essere venduto fuori regione. In Friuli-Venezia Giulia il settore della molitura e trasformazione è poco sviluppato, questa incompletezza della filiera costringe i produttori a sostenere costi di trasporto – che devono essere decurtati dal loro ricavo – per poter vendere la loro merce nelle regioni limitrofe.
Le sfide sono tante ma la redditività non ripaga
A Codroipo (UD), Alberto Vendrame, titolare dell’Azienda Agricola Vendrame, racconta l’annata cerealicola in un territorio diverso dal punto di vista pedo-climatico – ci siamo spostati una trentina di chilometri più a ovest, vicino al Tagliamento e al confine con il Veneto – ma la trama si ripete.
Le condizioni metereologiche del mese di ottobre hanno consentito di portare a termine con successo le operazioni di semina, l’arrivo di forti precipitazioni a novembre ha causato la perdita – per asfissia e dilavamento – di buona parte della semente che aveva appena iniziato a germinare. «Le piogge di novembre ci hanno fatto perdere tanto dell’investimento iniziale.» A febbraio una seconda ondata di piogge intense ha colpito la fase della levata, un altro periodo delicato, in cui la pianta di frumento tenero si sviluppa rapidamente e necessita di un apparato radicale sano ed efficiente.
All’inizio della primavera è cominciata la guerra in Iran, una crisi internazionale a cui è seguita l’impennata del prezzo dell’urea, che è aumentata di quasi 80 € al quintale. Analogamente sono saliti i prezzi di tutti i fertilizzanti azotati, di cui il frumento tenero è esigente, soprattutto in questa stagione. Per non parlare del prezzo del gasolio agricolo, che ad oggi con i suoi circa 1,30 € al litro è alle stelle.
Nel mese di maggio, con la comparsa della botticella, si sono verificati alcuni temporali che portando con sé un aumento della mensilità hanno favorito l’insorgenza di fusariosi e septoriosi. I trattamenti antifungini hanno comportato un nuovo aggravio sui costi di produzione.
Il terreno nella zona di Codroipo è tendenzialmente di medio impasto, la sua composizione tuttavia varia molto di zona in zona. L’arrivo del caldo a inizio giugno, in un territorio dove il terreno non trattiene acqua, ha fatto temere per il presentarsi della stretta, un danno dovuto allo scarso riempimento della cariosside a causa di stress termici e idrici. «Ci siamo salvati perché in azienda abbiamo un impianto di irrigazione a pivot.»
«L’epoca della raccolta è iniziata con dieci giorni di anticipo, il 20 di giugno.» riprende Vendrame «La resa è stata soddisfacente, di 70-75 quintali a ettaro, e tutto di buona qualità, con un indice W compreso tra 200 e 260 è stato classificato come panificabile. Ma questo è stato possibile solo perché abbiamo effettuato i trattamenti, e soprattutto abbiamo irrigato!»
«La redditività sarà ridicola quest’anno.» Vendrame spera che la tendenza dei prezzi di acquisto del frumento tenero si mantenga in salita per poter sopportare dei costi di produzione che stima attorno ai 1200 € a ettaro. La sua attenzione si concentra sull’evoluzione della situazione politica ed economica internazionale: le vie di esportazione del grano ucraino sono bloccate dalla guerra, e nemmeno il trasporto su chiatta lungo il Danubio è praticabile per via della siccità.
Il BIO in difficoltà richiede maggiore attenzione
L’Azienda Agricola Bolzanello coltiva frumento tenero su 35 ettari a Moruzzo (UD) con certificazione biologica. All’inizio di una fascia collinare che anticipa la catena alpina, i temporali di maggio hanno favorito le patologie fungine, tanto che le micotossine, in particolare il DON è stato rilevato appena al di sotto del limite consentito. L’arrivo della siccità ha sancito poi il presentarsi della stretta, con perdite di resa che si è attestata sui 31 quintali a ettaro, contro i 45 quintali a ettaro ottenuti in annate ordinarie.
Stefano Bolzanello racconta di come l’aumento dei costi di produzione si sia fatto sentire con eccezionale gravità. L’aumento del costo del gasolio agricolo ha impattato enormemente in una realtà aziendale che fa ampio ricorso al diserbo meccanico. «Ho adottato il disciplinare BIO perché ci credo, ci ho sempre creduto» commenta Bolzanello «La maggior parte dei prodotti fito-sanitari non può essere utilizzata, devo ricorrere frequentemente alle lavorazioni meccaniche, le rese sono inferiori e il mio raccolto è pagato solo 3-4 € al quintale in più rispetto al frumento coltivato con tecniche convenzionali.»
Sia la produzione, sia l’acquisto, di prodotti che mostrano il marchio BIO, è una scelta etica che nasce dall’attenzione per l’ambiente. Se lo sforzo per evitare la via breve offerta dalla chimica non è adeguatamente remunerato, gli agricoltori abbandonano il BIO. «È ciò che sta avvenendo in Friuli-Venezia Giulia, dove l’agricoltura biologica non è sovvenzionata.» afferma Bolzanello.
L’azienda si estende in vari appezzamenti separati fra loro, sparsi nel territorio, in un raggio di circa 20 km. Grazie a ciò sono disponibili diversi terreni di varia tessitura e struttura, su cui seminare le colture più adatte in base alle condizioni pedo-climatiche, sulla base quindi di una specifica vocazionalità. L’annata recente ha però scombinato tutti gli schemi: basti citare il fagiolo, seminato in rotazione con il frumento tenero per arricchire il terreno di azoto, che con temperature estive spesso superiori ai 35 °C è stato colpito da un esteso aborto fiorale che ne comprometterà il successo produttivo.
Autore: Davide Cinquanta, Dottore Agronomo
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