il dato non basta
Home » IL DATO NON BASTA

IL DATO NON BASTA

Le aziende agricole investono in macchine e sistemi digitali, ma il salto verso una vera agricoltura di precisione richiede un passaggio in più.

L’agricoltura italiana dispone oggi di molte più tecnologie di precisione di quanto il loro effettivo utilizzo potrebbe far pensare. Trattori con guida satellitare, sistemi ISOBUS, spandiconcime capaci di lavorare a rateo variabile, sensori di resa su macchina da raccolta, immagini satellitari e droni sono entrati nel parco macchine di numerose aziende. Ma possedere la tecnologia e utilizzarne realmente tutto il potenziale sono due cose diverse.

I dati ISTAT aiutano a inquadrare il problema. Nell’Indagine Multiscopo dell’Agricoltura 2024 soltanto il 12% delle aziende dichiara di avere introdotto negli ultimi cinque anni innovazioni tecniche o gestionali. La quota sale al 24,5% nel Nord-est, al 19,4% nel Nord-ovest e soprattutto al 34,6% nelle aziende sopra i 50 ettari. Il dato riguarda l’innovazione nel suo complesso, non soltanto l’agricoltura di precisione, ma segnala chiaramente quanto dimensione ed economie di scala facilitino il cambiamento. (leggi di più sul sito dell’Istat)

Chi innova, peraltro, ne riconosce i vantaggi: l’82,2% delle aziende innovatrici indica benefici nell’ottimizzazione della produzione, il 72,5% nella gestione dei mezzi produttivi e il 63,6% nella riduzione dei costi operativi.

La macchina è solo l’ultimo anello

Il punto è capire cosa succede tra la raccolta del dato e il passaggio dello spandiconcime. A raccontarcelo è SATA, centro di sperimentazione basato in Piemonte e attivo in tutta Italia.

«La tecnologia, da sola, non è sufficiente: occorre costruire un processo che consenta di raccogliere il dato, interpretarlo, tradurlo in una decisione agronomica, applicarla in campo e verificarne i risultati», spiega Alessandro Costanzo, agronomo di SATA.

È probabilmente qui che si trova oggi una delle maggiori potenzialità ancora inespresse dell’Agricoltura 4.0. La guida satellitare, ad esempio, può essere utilizzata soltanto per limitare le sovrapposizioni oppure diventare la base di lavorazioni completamente georeferenziate. Uno spandiconcime a rateo variabile (VRT) può distribuire una dose identica in tutto l’appezzamento oppure modificare automaticamente l’apporto sulla base di una mappa di prescrizione.

Lo stesso vale per i dati. Una mappa di resa mostra dove la produzione cambia, ma non necessariamente perché. Dietro una zona meno produttiva possono esserci tessitura, sostanza organica, pH, disponibilità degli elementi nutritivi, ristagni, diversa emergenza, infestanti, allettamento o precedenti gestioni agronomiche. È l’integrazione delle informazioni a consentire una diagnosi.

Conoscere la variabilità del terreno

Una delle strade oggi disponibili è la caratterizzazione spaziale del suolo. Nel sistema impiegato da SATA, una scansione prossimale rileva la radiazione naturale associata ad alcuni isotopi presenti nel terreno; i dati vengono poi messi in relazione con campioni georeferenziati sottoposti ad analisi di laboratorio.

Il risultato non è semplicemente una fotografia colorata dell’appezzamento. Si possono ottenere layer relativi, tra gli altri parametri, a tessitura, sostanza organica, pH e dotazione degli elementi nutritivi, da utilizzare successivamente per individuare zone omogenee e costruire mappe di prescrizione.

Ma proprio qui occorre evitare un equivoco: la mappa non sostituisce l’agronomo. Deve essere letta insieme alla storia colturale, alle osservazioni in campo e agli obiettivi produttivi. È un principio già emerso anche nelle esperienze sul frumento raccontate da Grano Italiano: il rateo variabile diventa realmente utile quando il dato viene inserito in un protocollo e non utilizzato come indicazione automatica (leggi l’articolo).

«L’obiettivo non è semplicemente produrre delle mappe, ma aiutare l’azienda a valorizzare tecnologie che spesso sono già presenti nel proprio parco macchine», sottolinea Costanzo.

Esempio di mappa con zone omogenee e punti di campionamento. Fonte: SATA.

BENFAA arriva anche sul frumento

Su questo passaggio dalla disponibilità tecnologica al metodo operativo lavorerà anche BENFAA, progetto finanziato nell’ambito dell’intervento SRG08 di Regione Lombardia. La misura sostiene azioni pilota e di collaudo dell’innovazione finalizzate a trasformare risultati della ricerca in soluzioni utilizzabili concretamente dalle imprese agricole. BENFAA, con SATA capofila, è tra i progetti ammessi a finanziamento.

Il progetto prevede di integrare diverse fonti informative: caratterizzazione spaziale del suolo, indici vegetazionali come l’NDVI, dati satellitari e rilievi da drone. Il passaggio successivo sarà l’interpretazione agronomica, quindi la costruzione delle mappe di prescrizione, l’applicazione mediante macchine 4.0 e infine la verifica dei risultati ottenuti.

Tra le colture sulle quali saranno svolte le sperimentazioni ci sarà anche il frumento, particolarmente interessante perché resa, qualità e risposta alla fertilizzazione possono cambiare sensibilmente all’interno dello stesso appezzamento.

«Il punto centrale è consolidare un metodo replicabile che accompagni tutti i passaggi», sintetizza Costanzo.

È forse questa la fase successiva dell’agricoltura di precisione. Non aggiungere necessariamente un altro sensore o un’altra macchina, ma fare in modo che quelli già disponibili producano una decisione agronomica misurabile. Perché il valore non sta nella quantità di dati raccolti, ma in ciò che l’agricoltore riesce a farne.

Autore: Azzurra Giorgio

Puoi seguirci anche sui social, siamo su FacebookLinkedin e Instagram

Iscriviti alla nostra Newsletter e al servizio Whatsapp!

Cliccando "Accetto le condizioni" verrà conferito il consenso al trattamento dei dati di cui all’informativa privacy ex art. 13 GDPR.

Informativa sulla Privacy

Informativa sulla Privacy - WhatsApp

* Campo obbligatorio