Prosegue l’approfondimento con la Prof.ssa Monica Mezzalama (nella foto), Prof. Associato di Patologia vegetale presso il DISAFA dell’Università di Torino. Parliamo delle ruggini, malattie in grado di produrre gravi danni sulle coltivazioni di frumento: ruggine gialla, bruna e nera sono state oggetto della prima parte dell’intervista, con le loro caratteristiche peculiari (leggi l’intervista).
Analizziamo in questa seconda parte quali armi sono hanno a disposizione i cerealicoltori per difendersi adeguatamente: vediamo come le pratiche colturali sono molto rilevanti per la difesa delle produzioni di frumento dalle ruggini.
Prof.ssa Mezzalama, cosa possono fare gli agricoltori per eseguire al meglio la lotta alle ruggini?
«Esistono tre metodi principali per contenere le ruggini: l’uso di cultivar resistenti, la difesa chimica e le pratiche colturali.
La resistenza genetica è il mezzo di lotta più efficace, meno costoso e più sicuro per l’ambiente. Quando si ottiene un’adeguata resistenza genetica alle ruggini, in particolare alla ruggine nera, non sono necessari altri metodi di controllo. Tuttavia, raggiungere e mantenere un’adeguata resistenza è difficile.
Un certo numero di fungicidi è altamente efficace contro le ruggini e sono utilizzati per contenere con successo la malattia. Purtroppo, il costo dei fungicidi, ne limita l’utilizzo. La lotta chimica è di solito preso in considerazione quando si prevede che le perdite siano molto elevate, ma può anche essere fattibile quando i prezzi dei cereali sono altamente sovvenzionati e le rese sono elevate. Le applicazioni ripetute di fungicidi sono necessarie in condizioni epidemiche pesanti, aumentando ulteriormente i costi; le epidemie di ruggine sono difficili da prevedere e non è possibile mantenere grandi scorte di sostanze chimiche, che possono avere una durata di conservazione limitata; ci possono essere rischi ambientali legati all’uso di fungicidi, ma soprattutto l’agente patogeno può sviluppare resistenza ai fungicidi».
Restano le pratiche colturali, sin dalla semina…
«Diversi metodi colturali possono essere utilizzati per ridurre l’intensità di un’epidemia o fornire un controllo parziale a lungo termine. Piantare il più tardi possibile in autunno o il più presto possibile in primavera utilizzando cultivar a maturazione precoce aiuta a ridurre il tempo di esposizione della coltura all’agente patogeno. Il successo o la praticità di questo approccio dipende da una conoscenza dettagliata dell’epidemiologia della ruggine in una particolare area. È fattibile solo dove l’inoculo è esogeno e arriva ben oltre la stagione del raccolto.
Un altro fattore che influenza la gravità di un’epidemia è la concentrazione iniziale di inoculo: è stata mesa in evidenza, non solo per le ruggini, ma anche molte altre malattie fungine e virali del frumento, l’importanza dei “ponti verdi” (green bridge) nel trasportare l’inoculo da una coltura all’altra. Il ponte verde può essere costituito da piante spontanee, colture coltivate successivamente in un’area o ospiti accessori selvatici. La rimozione di questi ponti è utile quando l’inoculo è endogeno. A questo proposito, è importante conoscere le formae speciales delle ruggini endemiche, le loro gamme di ospiti e il movimento dell’inoculo, in particolare se i cereali e i foraggi sono piantati nelle vicinanze. I programmi per sradicare gli ospiti alternativi (Berberis) hanno avuto effetti importanti nel limitare le epidemie di ruggine nera in Nord America e in Europa.
La lotta biologica alle ruggini purtroppo non ha ancora dato risultati soddisfacenti».
Leggi i dati del CREA sulla diffusione delle malattie su frumento nell’annata 23-24: frumento tenero e frumento duro
Fonte foto: CIMMYT.
Autore: Azzurra Giorgio
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