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NUOVA PAC, ADDIO TITOLI

La Pac 2028-2034 potrebbe cancellare i titoli e redistribuire gli aiuti in base ai territori e alle caratteristiche delle aziende.

La fine dei titoli, un sostegno più selettivo e una maggiore responsabilità affidata agli Stati membri. La Pac 2028-2034 si prepara a cambiare non soltanto alcuni strumenti, ma l’intera impostazione della politica agricola europea. È quanto emerso dal webinar «Pac 2028-2034: studiarla e discuterla per non subirla», organizzato da L’Informatore Agrario.

Le proposte sono ancora oggetto di confronto e potranno essere modificate durante il percorso legislativo. Tuttavia, la direzione indicata è già sufficientemente chiara: Bruxelles stabilirà gli obiettivi comuni, mentre una parte crescente delle scelte sarà affidata agli Stati membri e alle Regioni.

Dal Fondo unico al Piano nazionale

Angelo Frascarelli, docente di Politica agroalimentare all’Università di Perugia, ha illustrato il superamento dell’attuale separazione tra primo e secondo pilastro. Nella proposta per il periodo 2028-2034 le risorse confluirebbero in un Fondo unico, insieme a quelle destinate ad altre politiche europee, mentre il Piano strategico della Pac sarebbe sostituito dal Piano di partenariato nazionale e regionale, il Ppnr.

L’Unione Europea continuerebbe a definire obiettivi, indicatori e strumenti disponibili ma spetterebbe ai singoli Paesi predisporre il Piano e scegliere interventi adeguati alle proprie esigenze.

Qualcuno intravede nel Ppnr il rischio di una rinazionalizzazione della politica agraria, ha affermato Frascarelli, ma si tratta anche di un’ottima occasione per un maggiore adattamento della Pac alle esigenze locali.

Il punto decisivo diventerà, quindi, la qualità della programmazione italiana e la capacità di territori, filiere e organizzazioni agricole di partecipare alla definizione delle misure.

Titoli aboliti dal 2028

La novità più immediata per le aziende riguarda i pagamenti diretti. I titoli dovrebbero essere soppressi dal 31 dicembre 2027 e sostituiti da un sostegno al reddito decrescente basato sugli ettari ammissibili.

L’importo medio nazionale dovrebbe collocarsi tra 130 e 240 euro per ettaro ma non sarebbe necessariamente uguale per tutte le aziende. Frascarelli ha spiegato che gli Stati membri potranno differenziare il pagamento in base alle aree geografiche oppure a specifici gruppi di agricoltori.

Tra le categorie potenzialmente prioritarie figurano giovani e nuovi agricoltori, donne, aziende familiari, piccole imprese, aziende miste con colture e allevamenti e realtà situate in zone con vincoli naturali. La distribuzione degli aiuti non dipenderà più dal valore storico del titolo, ma dalle scelte compiute dall’Italia per individuare gli agricoltori considerati maggiormente bisognosi.

Aiuti ridotti oltre 20.000 euro

La proposta prevede anche una degressività obbligatoria a partire da 20.000 euro annui. La riduzione aumenterebbe progressivamente nei diversi scaglioni, fino al tetto massimo di 100.000 euro per agricoltore.

La misura potrebbe incidere soprattutto sulle aziende di maggiori dimensioni, anche se l’effetto concreto dipenderà dalla definizione di agricoltore, dal trattamento delle aziende familiari e dalle modalità con cui saranno calcolati gli importi.

Il tema è particolarmente sensibile per i seminativi. Le elaborazioni presentate da Frascarelli, basate sul panel Rica 2021-2023, indicano che mediamente in Italia i pagamenti a superficie rappresentano il 25,4% del reddito netto. Nelle aziende specializzate in seminativi l’incidenza media sale al 35,7%, con differenze territoriali molto ampie.

Più sostegno accoppiato

Accanto alla riduzione del sostegno di base per le aziende che ricevono gli importi maggiori, potrebbe aumentare il peso del pagamento accoppiato, destinato a settori o sistemi produttivi in difficoltà ma considerati strategici sotto il profilo economico, sociale o ambientale.

Frascarelli ha illustrato la proposta di portare la quota ordinaria destinabile al sostegno accoppiato dall’attuale 13 al 20%, alla quale potrebbe aggiungersi un ulteriore 5% per colture proteiche, aziende miste e produzioni esposte al rischio di abbandono. Per i piccoli agricoltori sarebbe invece possibile introdurre pagamenti forfettari fino a 3.000 euro.

Sul fronte del ricambio generazionale, il sostegno all’insediamento potrebbe raggiungere i 300.000 euro. Rimarrebbero però irrisolti alcuni ostacoli strutturali, come l’accesso alla terra e al credito e la limitata attrattività di molte aree rurali.

Nuova condizionalità

Anche gli obblighi ambientali cambierebbero impostazione. Ermanno Comegna ha presentato il sistema della Gestione responsabile delle aziende agricole, destinato a prendere il posto dell’attuale condizionalità.

Le regole europee continuerebbero a comprendere criteri obbligatori, mentre le pratiche di protezione oggi ricondotte alle Bcaa sarebbero definite dallo Stato membro, eventualmente con applicazioni differenti a livello regionale. Gli obiettivi riguarderebbero la tutela dei suoli ricchi di carbonio e della biodiversità, la salute e la resilienza del terreno e la protezione delle acque dall’inquinamento.

Comegna ha sottolineato la possibilità di prevedere esenzioni territoriali e deroghe temporanee in presenza di condizioni climatiche, fitopatie o infestazioni che rendano impossibile rispettare gli obblighi. Le aziende sotto i 10 ettari non sarebbero sottoposte a controlli e sanzioni, mentre gli agricoltori biologici sarebbero considerati automaticamente conformi alle pratiche di protezione.

Premi oltre i costi

Le future azioni agro-climatico-ambientali potranno essere annuali, come gli attuali ecoschemi, oppure pluriennali, come le misure agroambientali dello sviluppo rurale. Un principio rilevante sarà quello dell’equivalenza: quando un impegno volontario raggiunge lo stesso obiettivo di una pratica obbligatoria, l’agricoltore non dovrebbe essere sottoposto a un doppio sistema di adempimenti e controlli.

I premi potranno, inoltre, superare la semplice compensazione dei maggiori costi e dei minori ricavi, riconoscendo il valore dei servizi ecosistemici forniti dall’azienda. Sono previsti anche piani volontari di transizione verso sistemi produttivi più resilienti e sostenibili, finanziabili con importi forfettari fino a 200.000 euro.

La nuova Pac, dunque, non si limiterà a cambiare il valore del pagamento a ettaro. Sposterà molte decisioni da Bruxelles all’Italia. Per gli agricoltori la partita comincia adesso, nella costruzione delle regole che stabiliranno chi riceverà gli aiuti, per quali pratiche e con quali condizioni.

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