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NUOVA PAC: IL NODO E’ IL BUDGET

La riforma Pac 2028-2034 entra nel vivo. Restano aperti i nodi su risorse, Fondo unico, autonomia agricola e sostegno al reddito.

La partita sulla nuova Politica agricola comune entra nella fase decisiva e il punto centrale resta sempre lo stesso: quante risorse saranno davvero garantite all’agricoltura europea e con quale grado di autonomia rispetto al resto del bilancio Ue. Come ricorda Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza, oggi il negoziato è arrivato alla fase del “a che punto siamo”, dopo mesi di tensioni, proteste e correzioni di rotta sulla proposta iniziale della Commissione.

Il quadro di partenza è noto. La Commissione europea ha presentato nel luglio 2025 il pacchetto sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, dentro il quale rientra anche la futura PACac. L’impostazione proposta supera, di fatto, l’attuale architettura fondata sui due pilastri e inserisce l’agricoltura nei nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato.

Il rischio Fondo unico

Nella lettura della Commissione, questo modello dovrebbe semplificare la gestione, creare più flessibilità e permettere di combinare meglio risorse agricole, coesione, competitività, innovazione e sviluppo rurale. Per il mondo agricolo, però, proprio qui sta il rischio maggiore.

La semplificazione, se non accompagnata da risorse certe e vincolate, può trasformarsi in una perdita di autonomia della PAC. La paura è che l’agricoltura finisca dentro un contenitore più ampio, dove i fondi destinati alle imprese agricole possano essere messi in concorrenza con altre priorità nazionali o europee. È il tema del cosiddetto Fondo unico, che continua a dividere istituzioni europee e rappresentanze agricole.

Cia chiede risorse certe

Negli ultimi giorni la posizione più netta è arrivata da Cia-Agricoltori Italiani. Intervenendo a Roma al convegno “Verso la Pac 2028-2034. Prospettive e priorità per l’agricoltura italiana ed europea”, il presidente Cristiano Fini ha chiesto di blindare budget e autonomia della politica agricola.

Per Cia non basta parlare di nuova Pac: serve una dotazione dedicata, tracciabile e indicizzata all’inflazione, capace di dare stabilità agli agricoltori in un contesto segnato da crisi geopolitiche, volatilità dei mercati, eventi climatici estremi e aumento dei costi.

Pac davvero comune

Il punto politico è chiaro: senza un bilancio agricolo autonomo, la Pac rischia di non essere più davvero “comune”. Un’eccessiva flessibilità lasciata agli Stati membri potrebbe frammentare il mercato unico, creare differenze tra agricoltori europei e aumentare le distorsioni concorrenziali.

Per l’Italia, dove molte aziende operano in aree fragili, montane o interne, il rischio non è solo economico ma anche territoriale: meno sostegno significa meno presidio, meno investimenti e più abbandono delle aree rurali.

Agricoltori attivi

Dentro il negoziato resta anche il tema di chi debba ricevere gli aiuti. Cia chiede che il sostegno vada prioritariamente agli agricoltori attivi, cioè a chi produce, investe e vive realmente di agricoltura.

Ma contesta l’ipotesi di escludere automaticamente dai pagamenti diretti gli agricoltori in età pensionabile a partire dal 2032. In un Paese come l’Italia, dove l’età media degli imprenditori agricoli è elevata, una regola troppo rigida rischierebbe di accelerare la chiusura delle aziende invece di favorire davvero il ricambio generazionale.

Giovani e rischio climatico

Proprio i giovani sono uno dei capitoli più delicati della futura Pac. La Commissione propone strumenti dedicati, tra insediamento, credito, investimenti, consulenza e cooperazione tra generazioni.

Ma per le organizzazioni agricole il punto decisivo sarà capire se queste misure avranno risorse vincolate o resteranno affidate alla discrezionalità dei singoli Stati. Senza un budget minimo obbligatorio, il ricambio generazionale rischia di restare uno slogan.

Un altro fronte riguarda la gestione del rischio. Siccità, alluvioni, fitopatie e instabilità dei mercati stanno rendendo sempre più fragile la programmazione aziendale. La nuova Pac dovrà quindi rafforzare assicurazioni, fondi mutualistici, prevenzione e strumenti di crisi, evitando che l’emergenza diventi la normalità e che ogni annata difficile si trasformi in una perdita strutturale di reddito.

I prossimi passaggi: possibile proroga

Sul piano istituzionale, il Consiglio UE ha, intanto, aggiornato il proprio lavoro sul bilancio 2028-2034, confermando l’avanzamento dei mandati negoziali parziali su alcuni strumenti del nuovo quadro finanziario.

La Commissione, dal canto suo, continua a difendere l’impianto dei Piani nazionali e regionali, ricordando che per il sostegno al reddito e alle crisi agricole è previsto un budget protetto di almeno 300 miliardi di euro, di cui 293,7 miliardi per il sostegno al reddito.

La trattativa, dunque, è tutt’altro che chiusa. L’obiettivo resta arrivare a un’intesa entro la fine del 2026, per poi aprire nel 2027 la fase dei triloghi tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Ma l’ipotesi di una proroga dell’attuale Pac non è più solo un retroscena tecnico. Se il negoziato su budget, Fondo unico e autonomia agricola dovesse rallentare, il 1° gennaio 2028 potrebbe non essere più una scadenza così scontata.

 

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