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ORZO, CONTA LA STABILITA’

Annata 2025-26 positiva per l’orzo. Per Alessandro Tondelli del CREA-GB la sfida varietale si gioca su stabilità, resistenze e adattamento alla siccità.

La stagione 2025-26 ha confermato uno dei principali punti di forza dell’orzo: un ciclo più rapido rispetto agli altri cereali autunno-vernini, capace in determinate annate di consentire alla coltura di sfuggire alle fasi più critiche dello stress termico di fine primavera.

Il bilancio tracciato da Alessandro Tondelli, Direttore del CREA Genomica e Bioinformatica di Fiorenzuola d’Arda (nella foto), è complessivamente positivo. Nella Rete Nazionale di confronto varietale, ci spiega, gli orzi zootecnici hanno fatto registrare buone produzioni nei diversi areali italiani.

«L’orzo, avendo un ciclo di chiusura più rapido rispetto ai frumenti, quest’anno non è andato incontro alla prima ondata di stress da alte temperature».

Un vantaggio fisiologico che non significa, però, che la coltura possa essere considerata al riparo dagli effetti della crescente variabilità climatica. Anzi, proprio l’incertezza tra un’annata e quella successiva sta modificando anche gli obiettivi del miglioramento genetico.

Non basta la varietà che fa il record

La domanda che Tondelli sente sempre più spesso dagli agricoltori è molto semplice: quale varietà seminare, quando quella che ha funzionato bene un anno può comportarsi diversamente in quello successivo?

Il concetto di stabilità produttiva, quindi, assume un peso sempre maggiore. Valutare un genotipo soltanto sulla base del risultato di una campagna rischia, infatti, di restituire un’immagine parziale delle sue reali potenzialità.

«Il consiglio per gli agricoltori non si basa sulla sola annata in corso, ma su tre anni di prove in 15-20 località».

L’obiettivo è individuare quei materiali capaci non soltanto di raggiungere rese elevate nelle condizioni migliori, ma di mantenersi su buoni livelli anche quando cambiano le condizioni ambientali, l’andamento meteorologico o la pressione delle malattie.

Una varietà stabile è quindi, in termini agronomici, una varietà più “plastica”: combina potenziale produttivo e capacità di reagire agli stress. È un carattere particolarmente interessante in una cerealicoltura nella quale diventa sempre più difficile prevedere quali condizioni accompagneranno il ciclo colturale.

«La stabilità produttiva è oggi uno dei target principali» conclude Tondelli. Per l’agricoltore il messaggio è concreto: nella scelta varietale acquistano valore i risultati pluriennali e multisito, più del primato ottenuto in una singola prova o in una singola stagione.

Orzo da malto, il campanello d’allarme

L’annata appena conclusa ha fatto emergere anche una criticità precisa. Nelle prove sugli orzi da malto, in particolare, Alessandro Tondelli segnala una forte presenza di Pyrenophora teres, fungo responsabile della maculatura reticolare dell’orzo.

Il problema osservato nei campi sperimentali non riguarda soltanto la patologia in sé ma chiama direttamente in causa la struttura genetica delle varietà oggi coltivate per questa destinazione.

Il settore dell’industria maltaria richiede, infatti, materie prime con caratteristiche molto uniformi e processi industriali fortemente standardizzati. Nel tempo questo ha favorito la diffusione di materiali geneticamente molto vicini tra loro.

«Quando la base genetica è troppo stretta, se arriva un nuovo ceppo di un patogeno si possono ammalare tutte le varietà».

È un punto particolarmente rilevante nell’ottica della riduzione degli input. Se una resistenza genetica può essere introdotta nella varietà, si riduce la dipendenza dalla sola difesa fungicida.

Il gruppo di Fiorenzuola sta lavorando proprio su questo fronte, utilizzando materiale genetico differente e geni di resistenza già identificati contro gli isolati di P. teres presenti negli ambienti italiani.

Siccità: si lavora sopra e sotto terra

L’altro grande fronte è l’acqua o, meglio, la sua disponibilità. La naturale precocità dell’orzo rappresenta già una forma di “escape”, cioè la possibilità di completare le fasi più delicate prima che lo stress idrico e termico diventi troppo intenso. Ma non può essere l’unica risposta.

Una parte della ricerca del CREA riguarda l’apparato radicale, con l’obiettivo di capire se determinate architetture, ad esempio radici capaci di esplorare strati più profondi di terreno, possano aumentare la disponibilità di acqua per la pianta.

Un secondo filone riguarda, invece, gli stomi, le aperture fogliari attraverso cui avvengono gli scambi gassosi della pianta con l’ambiente esterno. L’assorbimento della CO2 per sostenere la fotosintesi, infatti, coincide con la perdita di acqua attraverso la traspirazione.

Nell’orzo esiste una notevole variabilità per numero, dimensione e comportamento degli stomi. Comprendere quali combinazioni siano più adatte ai diversi ambienti potrebbe diventare uno strumento importante per selezionare varietà maggiormente efficienti nell’uso dell’acqua.

Dal DNA alla varietà

L’evoluzione della ricerca genetica sta riguardando anche il modo in cui viene effettuata la selezione. Accanto alla valutazione agronomica in campo, che resta indispensabile, entrano sempre più informazioni provenienti dal DNA.

Marcatori molecolari permettono già da tempo di seguire durante il processo di sviluppo varietale geni di resistenza alle principali patologie. A questi strumenti si aggiunge la selezione genomica che utilizza una quantità molto più ampia di informazioni genetiche per individuare precocemente i materiali più promettenti.

Le TEA (Tecnologie di evoluzione assistita) rappresentano un ulteriore passaggio: non una scorciatoia capace di produrre immediatamente la varietà ideale ma uno strumento che richiede a monte una conoscenza molto precisa dei geni responsabili dei caratteri agronomici.

Il quadro che emerge dall’annata 2025-26 è, quindi, meno semplice di una graduatoria delle varietà più produttive. In un ambiente sempre più variabile, il valore di un nuovo orzo sarà determinato dalla capacità di combinare resa, stabilità, resistenze genetiche e migliore gestione dell’acqua.

Ed è probabilmente proprio la regolarità della risposta, più ancora del record produttivo, a diventare uno dei caratteri decisivi per le prossime semine.

Foto: CREA GB

Autore: Azzurra Giorgio

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