PAC irlanda non convince
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PAC, L’IRLANDA NON CONVINCE

PAC 2028-2034, la proposta irlandese conferma i fondi agricoli ma non supera le criticità. Le reazioni del settore e l’esito del vertice UE.

La proposta della presidenza irlandese sul bilancio dell’Unione Europea 2028-2034 non convince il mondo agricolo. Nonostante la conferma delle risorse destinate al sostegno al reddito degli agricoltori, restano aperte questioni fondamentali sulla dotazione finanziaria complessiva della futura Politica Agricola Comune (PAC), sulla sua autonomia e sugli strumenti per affrontare le crisi di mercato. Le organizzazioni agricole europee e italiane chiedono modifiche sostanziali, mentre anche dal mondo cooperativo e dagli osservatori delle politiche agroalimentari arrivano segnali di preoccupazione.

Intanto, il Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre non ha raggiunto un accordo sul nuovo bilancio. I leader hanno affidato al presidente António Costa il compito di proseguire i negoziati, con l’obiettivo di arrivare ad un’intesa entro la fine del 2026.

La proposta irlandese: cosa cambia per la PAC

Il 10 ottobre la presidenza irlandese del Consiglio UE ha presentato una nuova Negotiating Box, ovvero il documento che costituisce la base del confronto sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

La proposta prevede un bilancio complessivo di 1.622 miliardi di euro a prezzi 2025, inferiore di 141 miliardi (-8%) rispetto alla proposta della Commissione Europea. Per il sostegno al reddito della PAC rimane confermata una dotazione minima di 293,7 miliardi a prezzi correnti, equivalenti a circa 261 miliardi a prezzi 2025.

Non si tratta, quindi, di un nuovo taglio rispetto alla precedente proposta della Commissione, bensì della conferma di un’impostazione già contestata dalle organizzazioni agricole, che denunciano una riduzione significativa delle risorse garantite rispetto all’attuale programmazione.

Il documento ufficiale del Consiglio mantiene, inoltre, l’inserimento della PAC nei più ampi Piani nazionali e regionali di partenariato, senza ripristinare un bilancio agricolo pienamente autonomo.

Le reazioni: Confagricoltura, Cia e Copagri

La posizione più netta era arrivata il 10 ottobre da Copa-Cogeca, come già riportato da Grano Italiano. Le organizzazioni europee contestano la riduzione delle risorse e l’assenza di garanzie per preservare il carattere comune della PAC.

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa, ha ribadito il 13 ottobre che la proposta conferma un taglio alla PAC del 20% rispetto all’attuale impostazione finanziaria, secondo la valutazione dell’organizzazione. «Non è quello che ci aspettavamo», ha dichiarato, sottolineando come la sicurezza alimentare sia ormai parte integrante della sicurezza europea.

Anche Cia-Agricoltori Italiani chiede maggiori garanzie. Il presidente Cristiano Fini contesta soprattutto la possibilità che siano i singoli Stati a decidere se destinare all’agricoltura risorse supplementari. Senza vincoli europei, avverte, aumenterebbe il rischio di disparità competitive tra agricoltori.

Per Copagri il problema riguarda anche gli strumenti di gestione delle emergenze. Il presidente Tommaso Battista denuncia una riduzione di 2,5 miliardi delle risorse previste per il fondo agricolo di emergenza e chiede il rafforzamento dei meccanismi assicurativi e mutualistici.

Farm Europe: risorse aggiuntive non garantite

Un’analisi particolarmente critica arriva da Farm Europe, think tank specializzato nelle politiche agricole europee.

Secondo l’organizzazione, presentare la PAC come finanziariamente salvaguardata è fuorviante. La proposta irlandese conferma, infatti, la dotazione minima della Commissione, senza garantire che altri fondi possano effettivamente raggiungere l’agricoltura.

In particolare, Farm Europe richiama circa 45 miliardi di euro potenzialmente mobilitabili attraverso la revisione intermedia dei Piani nazionali e regionali e almeno 48,9 miliardi destinati alle aree rurali. Risorse che, tuttavia, non sono automaticamente vincolate agli interventi agricoli.

Il think tank segnala, inoltre, la riduzione delle risorse della EU Facility, cui dovrebbe essere collegata la gestione delle crisi agricole, senza una dotazione specifica garantita.

Dalle cooperative l’appello per le filiere

Al XII Congresso degli agricoltori europei, svoltosi a Stoccolma dal 14 al 16 ottobre, anche Legacoop Agroalimentare ha chiesto una PAC più solida.

«Senza una programmazione stabile diventa più difficile investire, innovare e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e delle tensioni sui mercati», ha osservato il presidente Cristian Maretti.

La posizione di Legacoop richiama anche il ruolo delle cooperative nell’aggregazione dell’offerta, negli investimenti e nel rafforzamento del potere contrattuale degli agricoltori lungo le filiere agroalimentari.

Quali conseguenze per i cerealicoltori?

Per le aziende cerealicole, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, assumono rilevanza anche alcune disposizioni sui pagamenti.

La proposta prevede un aiuto medio nazionale per ettaro compreso tra 90 e 240 euro a prezzi correnti, mentre introduce ipotesi di degressività per i sostegni superiori a 100 mila euro annui e un tetto di 300 mila euro, con l’applicazione volontaria ancora oggetto di negoziato.

Sono disposizioni non definitive ma potenzialmente importanti per le aziende a seminativo. Accanto all’entità degli aiuti, resta centrale la disponibilità di strumenti per affrontare volatilità dei prezzi, costi produttivi ed eventi climatici estremi.

Il confronto sulla PAC 2028-2034 rimane, dunque, aperto: il nodo non riguarda soltanto quanti fondi saranno disponibili ma, soprattutto, quante risorse saranno effettivamente garantite all’agricoltura e con quali regole comuni.

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