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RESISTENZE, COSI’ SI SALVANO LE RESE

Quando la resistenza diventa perdita produttiva: l’approfondimento del Prof. Francesco Vidotto.

Nel frumento, le resistenze agli erbicidi non sono solo un problema di controllo delle infestanti. Quando una popolazione resistente resta in campo, il danno agronomico è paragonabile a quello di una flora infestante non diserbata: competizione per luce, acqua e nutrienti, riduzione della produzione e possibili ricadute sulla qualità della granella.

Il tema riguarda direttamente il reddito aziendale. In un contesto di margini compressi e costi tecnici da controllare, la gestione della flora infestante deve difendere il potenziale produttivo senza trasformarsi in una rincorsa sempre più complessa e costosa. Ne parliamo con Francesco Vidotto (nella foto), Professore ordinario di Agronomia e malerbologo presso il DISAFA dell’Università degli Studi di Torino.

L’effetto diretto sulle rese

Quanto incidono le resistenze agli erbicidi sulle rese del frumento e attraverso quali meccanismi agronomici si produce questa perdita produttiva?

La risposta di Francesco Vidotto parte dal punto più semplice e più importante: una popolazione resistente, se non controllata, compete con la coltura come qualsiasi infestante sfuggita al diserbo.

«La presenza di popolazioni resistenti, se non adeguatamente controllate, determina nei confronti della coltura, effetti del tutto confrontabili al caso in cui le stesse specie non sono state diserbate. Pertanto, il loro danno principale è legato alla riduzione di produzione dovuta alla competizione».

Il danno principale è, quindi, produttivo. La competizione riduce la capacità del frumento di sfruttare le risorse disponibili e può compromettere la resa finale.

Ma il problema non si ferma alla quantità prodotta. Una flora infestante non controllata può incidere anche sulla qualità della produzione e sulle condizioni microclimatiche della coltura. «A questo si possono aggiungere danni “collaterali” come, ad esempio, l’inquinamento della produzione e la creazione di un microclima che può favorire altre avversità (in particolare malattie fungine)».

I costi nascosti delle resistenze

Il secondo livello del problema è gestionale. Quando la resistenza si diffonde, il diserbo non può più essere costruito con schemi semplici e ripetitivi. Servono più interventi, miscele più articolate e una maggiore integrazione tra pre-emergenza e post-emergenza.

«Non vanno però sottovalutati altri impatti indiretti» ci dice Francesco Vidotto. Questi impatti pesano sia sui costi, sia sull’organizzazione aziendale. Il diserbo diventa una scelta tecnica più complessa, che richiede programmazione, monitoraggio e tempestività.

«La gestione delle resistenze impone, spesso, il ricorso a miscele complesse fra erbicidi con diverso meccanismo di azione che prevedono anche il ricorso alla combinazione di trattamenti di pre- e di post-emergenza».

La conseguenza economica è esplicita: «questo determina un aumento dei costi ed una maggiore complessità nella gestione del diserbo chimico».

La gestione integrata non è più opzionale

Quando la resistenza diventa importante, l’azienda non può più ragionare solo sulla singola campagna. Serve una gestione pluriennale della flora infestante che includa avvicendamento, rotazione dei meccanismi d’azione e cura del periodo intercolturale.

«Nell’affrontare il problema resistenza va, inoltre, sottolineata la fondamentale importanza della gestione integrata delle colture che passa anche attraverso l’introduzione dell’avvicendamento (che rende più facile la rotazione di meccanismo di azione) e della gestione del periodo intercolturale».

Queste scelte possono avere un costo o richiedere una riorganizzazione tecnica. Tuttavia, quando il problema è già presente, diventano spesso l’unica strada per recuperare margine di controllo.

«Queste modifiche al sistema colturale possono avere sicuramente impatti anche di tipo economico ma, quando la resistenza diventa particolarmente diffusa e importante, diventano quasi scelte obbligate».

Prevenire è più economico che rincorrere

Dal suo punto di vista, quali sono oggi i principi tecnici imprescindibili per contenere le resistenze nel frumento e, allo stesso tempo, difendere il potenziale produttivo della coltura nel medio-lungo periodo? Anche in considerazione della necessità di contenere i costi per sostenere i margini, in un periodo di mercato sempre più complesso?

Vidotto imposta la risposta su un principio metodologico: la resistenza è un processo di selezione. Per questo, la gestione deve puntare a rendere meno costante e meno prevedibile la pressione esercitata sulle infestanti.

«Affinché il problema della resistenza non diventi totalmente ingestibile è indispensabile ricordare che la resistenza è il risultato di un processo di selezione». La ripetizione dello stesso schema tecnico è il primo fattore di rischio. «Più la pressione selettiva è costante (ad esempio per l’uso ripetuto degli stessi meccanismi di azione) e più viene favorita la comparsa della resistenza».

La strategia opposta è la diversificazione. In pratica, ciò significa alternare colture, meccanismi d’azione, epoche e strumenti di controllo.

«Al contrario, rendere varia e imprevedibile la pressione selettiva, ad esempio diversificando il più possibile il sistema colturale (attraverso l’avvicendamento), alternando il più possibile erbicidi a diverso meccanismo di azione o miscelandoli tra loro, riduce il rischio di comparsa di resistenza».

Anche la meccanica può aiutare

In un periodo in cui i costi di produzione condizionano fortemente le scelte aziendali, la gestione integrata deve includere anche soluzioni non chimiche, quando compatibili con la coltura, azioni sul suolo e scelte di organizzazione aziendale.

«Nell’ottica di contenere i costi, si possono anche prendere in considerazione interventi meccanici come la strigliatura che, se eseguita nei tempi e nei modi corretti, può senz’altro contribuire a ridurre la pressione di infestanti e a sfavorire lo sviluppo di una flora infestante specializzata e difficile da gestire».

Il messaggio per l’agricoltore è concreto: la strigliatura o altri interventi meccanici non sostituiscono automaticamente il diserbo, ma possono contribuire a ridurre la pressione complessiva e a rendere meno selettivo il sistema.

L’errore da evitare

Uno degli errori più frequenti è continuare a usare lo stesso erbicida perché ha funzionato bene nella stagione precedente. È una scelta comprensibile dal punto di vista pratico, ma rischiosa sul piano evolutivo.

«In ogni caso, è fondamentale evitare errori tipici che favoriscono l’insorgere delle resistenze, come ad esempio ricorrere allo stesso erbicida solo perché “l’anno scorso ha fatto proprio una bella pulizia”» ci dice Vidotto.

La buona efficacia di un trattamento non deve, quindi, essere interpretata come garanzia di efficacia futura. Al contrario, proprio un prodotto molto efficace, se ripetuto troppo spesso nello stesso contesto, può esercitare una pressione selettiva elevata. «In molti casi il mantenimento di elevati livelli di efficacia negli anni da parte di un erbicida sono una condizione che non deve essere assolutamente data per scontata» chiude il Professore.

Agire come se la resistenza fosse già presente

Il criterio più prudente è anticipare il problema. Non aspettare che la resistenza sia evidente, ma impostare la gestione come se il rischio fosse già in campo.

«Forse l’approccio migliore da adottare per ridurre il rischio di comparsa della resistenza è quello di immaginare che essa sia già presente in campo e, quindi, agire di conseguenza».

Per il frumento tenero e duro, questo significa costruire una strategia che non si limiti al trattamento dell’anno. La difesa della resa passa da una visione di medio periodo: rotazioni, monitoraggio, pre-emergenza dove opportuno, post-emergenza mirato, alternanza dei meccanismi d’azione, miscele ragionate e interventi agronomici capaci di ridurre la pressione delle infestanti.

La resistenza, in altre parole, non va gestita solo quando diventa visibile. Va prevenuta quando il sistema è ancora controllabile. È lì che si difendono davvero le rese.

Autore: Azzurra Giorgio

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