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	<title>semina - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 Nov 2024 10:11:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>semina - Grano Italiano</title>
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	<item>
		<title>A FOGGIA SI SEMINA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/foggia-semina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2024 23:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[foggia]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue il racconto di tre cerealicoltori che scommettono sul frumento duro</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/foggia-semina/">A FOGGIA SI SEMINA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue il racconto di tre cerealicoltori della provincia di Foggia che ci raccontano le loro scelte di semina oltre alle pratiche colturali e gestionali messe in atto per questa stagione in fase di avvio. <a href="https://granoitaliano.eu/puglia-riparte/" target="_blank" rel="noopener">Leggi la prima parte del racconto</a>.</p>
<h2>Seminerò qualche ettaro in meno&#8230;</h2>
<p><strong>Antonio Mogavero </strong>ha una azienda di circa 60 ettari a Cerignola, nella piena pianura della Capitanata. Ogni anno dedica circa 28 ettari a grano duro, in regime biologico. Ci racconta che la sua azienda è rimasta &#8220;ferita&#8221; dalla scorsa stagione, tra la forte siccità, le rese basse, i prezzi di mercato in calo: su questo fronte,però, far parte di un contratto di filiera ha permesso di sostenere la redditività. «Lo scorso anno&#8221; ci racconta, «le rese dei nostri vicini sono state davvero basse, si parla di 15 quintali ad ettaro. Noi siamo arrivati a 36 quintali, avendo irrigato diverse volte: normalmente, però, produciamo intorno ai 50 quintali ad ettaro».</p>
<p>In vista della prossima stagione, con le condizioni economiche non molto variate, Antonio Mogavero ci dichiara: «abbiamo iniziato la semina la scorsa settimana, dopo alcune precipitazioni che hanno portato 2 mm di acqua. Siamo partiti su 17 ettari ma, comunque, quest&#8217;anno lascerò 7-8 ettari a maggese, non vale la pena seminarle con queste condizioni ambientali».</p>
<h2>Posso ritenermi fortunato&#8230;</h2>
<p><strong>Raffaele Rinaldi</strong> gestisce una azienda in agro di Manfredonia, dove coltiva 50 ettari di frumento duro su una 70ina aziendali, facendo rotazioni con orticole estive. In merito alla scorsa stagione, ci dichiara: «posso ritenermi fortunato rispetto a quanto ho sentito raccontare&#8230;mediamente ho prodotto 25 quintali a ettaro, considerando che sono riuscito a irrigare solo un terzo della intera superficie a grano. In più, ho raggiunto i parametri qualitativi richiesti dalla filiera e ho ottenuto la premialità che, per la mia azienda, è stata una boccata di ossigeno».</p>
<p>Per questi motivi Raffaele Rinaldi ha confermato per questa stagione, le stesse superfici della scorsa, e le ha già seminate: «per prudenza, anche se non è piovuto, ho già completato le semine&#8221; ci racconta e conclude: «con queste condizioni meteorologiche e ambientali, comunque, applico le pratiche di minima lavorazione del suolo. I motivi sono sicuramente economici, perchè riduco i passaggi con le macchine, ma anche legati alla opportunità di preservare i livelli di umidità presenti nel terreno in periodi così siccitosi».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>LA PUGLIA RIPARTE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/puglia-riparte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 23:03:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[foggia]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre cerealicoltori pugliesi ripartono con le semine di grano duro dopo la grande siccità </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le operazioni di semina sono il punto di partenza per una nuova stagione anche in Puglia, nella provincia di Foggia, areale tanto martoriato dalla siccità profonda e prolungata dell&#8217;annata agraria 2023-24. La Puglia riparte, quindi, con le semine di cerealicoltori coraggiosi che, forti di pratiche colturali verificate e una adeguata programmazione, puntano ad ottenere rese e redditi soddisfacenti anche in condizioni ambientali difficili. Uno strumento a supporto è, sicuramente, anche la firma di contratti di filiera che possono garantire una premialità al riscontro di caratteristiche qualitative concordate. Resta, comunque, la difficoltà di sostenere il reddito, con livelli di prezzi, comunque, storicamente bassi e costi ancora elevati.</p>
<p>Tre cerealicoltori della zona ci raccontano le loro storie che parlano di organizzazione e attenzione ai mezzi di produzione, ma anche di dedizione e coraggio in un periodo tra i più difficili della storia recente per la cerealicoltura pugliese.</p>
<h2>Pratiche conservative per trattenere l&#8217;umidità</h2>
<p><strong>Stefano Gramazio</strong> coltiva un centinaio di ettari a seminativo tra Manfredonia e Cerignola; oltre al grano duro, coltiva orzo, cece, favino, altre leguminose e qualche ettaro di orticole. Con queste rotazioni ogni anno riesce a dedicare 40-50 ettari a grano duro: dallo scorso anno aderisce ad un contratto di filiera. Della scorsa annata agraria ci racconta: «con le rese è andata peggio del solito, è stata una delle annate peggiori degli ultimi 10 anni ma ci siamo salvati. Rispetto a chi era intorno a noi non siamo andati malissimo: normalmente produciamo 40-45 quintali ad ettaro, l&#8217;anno scorso ne abbiamo fatti 30-35. Molti, però, sono arrivati a 10-15 quintali ad ettaro».</p>
<p>Nella sua azienda, da quando a gestirla era il padre, Stefano Gramazio ha abbandonato l&#8217;aratura in favore di una preparazione con ripuntatura, erpicatura e, dopo la semina, rullatura. «Con una annata abbastanza arida già prevista in anticipo» ci racconta, «la ripuntatura permette di non disperdere l&#8217;umidità presente nel terreno. Queste annate siccitose non sono più così rare nel nostro areale: l&#8217;aratura, quindi, diventa un grosso rischio se non piove a sufficienza»&#8230;</p>
<p>Stefano Gramazio applica anche una strategia di concimazione efficiente, sia per il portafoglio che per la qualità della coltura: «Inizierò a seminare nei prossimi giorni, quando dovrebbe arrivare un pochino di acqua: anche quest&#8217;anno applicherò una concimazione starter in solco di semina, in microgranuli, contenente soprattutto fosforo per favorire lo sviluppo dell&#8217;apparato radicale e avviare bene la coltivazione. Si tratta di una concimazione più efficiente e a minore impatto ambientale. Applicherò, poi, l&#8217;azoto in copertura successivamente».</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il racconto proseguirà domani.</span></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>DURO: CHE VARIETA&#8217; SEMINEREMO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/varieta-semina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 23:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[varietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggio tra i cerealicoltori del Sud Italia: quali varietà sono pronti a seminare?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche al Sud Italia si avvicina il periodo delle semine e la programmazione è già pronta. Almeno per quei cerealicoltori che proseguiranno a seminare frumento duro. Sono in tanti, infatti, a scegliere colture vernine alternative, come l&#8217;orzo, oppure a decidere di lasciare i terreni incolti in attesa di tempi migliori. <a href="https://granoitaliano.eu/basilicata-sicilia/" target="_blank" rel="noopener">Leggi il racconto dell&#8217;esperienza dei cerealicoltori materani</a>.</p>
<p>Quella attuale, per i coltivatori di grano duro, è una fase di profonda incertezza. I motivi si ritrovano nelle delusioni che hanno dato i mercati negli ultimi anni, ma anche nella complessità che deriva dalla variabilità meteorologica. Al Sud è soprattutto la forte siccità a preoccupare, nella consapevolezza che la speranza delle piogge non può sostenere il bilancio delle aziende cerealicole.</p>
<p>Quali sono, quindi, le ragioni che spingono i cerealicoltori a continuare a seminare grano duro? Quali sono le varietà che possono garantire redditività e successo, anche in condizioni ambientali difficili? Lo abbiamo chiesto a tre agricoltori del Sud Italia che coltivano frumento duro in Campania, Puglia e Sicilia. I contratti di filiera, e le condizioni che la stessa richiede, sono un motivo importante che guida le scelte di chi vi aderisce, ovviamente. Fondamentale, poi, risulta essere la capacità della varietà di resistere agli stress ambientali e di garantire risultati adeguati. In particolare in periodi difficili come quelli di questi anni.</p>
<h2>In Campania: varietà per la filiera della pasta</h2>
<p>Abbiamo parlato con Gennaro Masiello, cerealicoltore che gestisce una azienda agricola multifunzionale nella provincia di Benevento. Qui coltiva circa 60 ettari a frumento duro, oltre a tabacco e vite. Per la prossima stagione seminerà la varietà Marco Aurelio che, ci dice «ha dimostrato una buona adattabilità ai miei terreni e garantisce le caratteristiche adeguate alle necessità della filiera di cui faccio parte, quella della pasta Rummo». Anche nella stagione 2023-24, quando almeno fino a Maggio i campi hanno sofferto la siccità, &#8220;questa varietà mi dato una buona resa e buone caratteristiche qualitative». E conclude: «negli anni ne ho provate anche altre, ma sto proseguendo con questa che mi garantisce un buon compromesso tra resa e qualità».</p>
<h2>In Puglia c&#8217;è chi non ha la forza per seminare</h2>
<p>La difficile situazione della Puglia ci viene presentata da Giannicola Caione, presidente dell’OP Con.Cer e cerealicoltore della zona del Tavoliere, nel foggiano. «Nelle nostre zone il problema più grande è quello della siccità: dopo due annate disastrose continua a non piovere in maniera sufficiente. C&#8217;è qualcuno che ha già iniziato a preparare i terreni ma sono in tanti a non avere la forza economica per seminare».</p>
<p>Nei suoi campi, forte dell&#8217;osservazione di numerose prove sperimentali in virtù della collaborazione con Horta, semina varietà che: «sono in grado di offrire una buona produzione ma hanno anche caratteristiche qualitative interessanti. Tra queste quella che sto coltivando ormai da cinque anni è Leondur: si tratta di una varietà che nel nostro territorio e nelle zone limitrofe si è dimostrata la più performante, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo in grado, dunque di soddisfare sia le esigenze produttive che di mercato».</p>
<p>Abbiamo chiesto a Giannicola Caione in che modo gli agricoltori pugliesi possano trovare nuove fonti di redditività. Ci risponde: «l’OP Con.Cer., partecipando a progetti di ricerca a livello Europeo, Nazionale e Regionale e grazie a collaborazioni con centri di ricerca, aziende di servizi in agricoltura ed istituti di formazioni, ha l’obiettivo di migliorare la redditività, competitività e sostenibilità delle aziende cerealicole pugliesi. Questo attraverso la messa a punto di varietà e di tecniche colturali tali da massimizzare le performance di coltivazione.</p>
<p>Ad esempio, il convegno finale del progetto INNOVALEGUMI, finanziato dalla regione Puglia grazie alla Misura 16.2 del PSR-Puglia e che ci ha visto coinvolti come Capofila di progetto, mostra risultati interessanti. Dal punto di vista agronomico, mediante l’introduzione di nuove varietà e tecniche di coltivazione. Ma anche dal punto di vista merceologico grazie ad attività legate all’utilizzo di macchine per il gluten free e la realizzazione di nuovi prodotti a largo consumo derivate da leguminose. Ciò consentirebbe la realizzazione di nuove filiere e valorizzazione di nuovi prodotti in grado di garantire reddito alle aziende agricole del territorio».</p>
<h2>In Sicilia si prova a resistere alla siccità</h2>
<p>Chiudiamo il nostro viaggio arrivando in Sicilia, in particolare in provincia di Agrigento. Qui Giovanni Giacone Starrabba dedica il 60% delle superfici della sua azienda ai cereali. Ci dichiara: «tra le varietà che quest’anno si semineranno in Sicilia (e che prenderò in considerazione di seminare anche nella mia azienda) è possibile notarne alcune in particolare che meglio, si ipotizza, possano garantire un buon risultato finale. Tra queste una varietà che sicuramente verrà molto utilizzata è l’Antalis che garantisce buone produzioni sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo ed è molto indicata su terreni di qualità elevata. Altre varietà molto usate sono l’Iride o il Core note per le abbondanti produzioni.Ancora una è il Simeto che offre una buona adattabilità e flessibilità».</p>
<p>Infine, conclude riferendosi all&#8217;andamento siccitoso degli ultimi due anni. «Il Furio Camillo è noto ed usato in quanto garantisce un buon peso specifico e potrebbe adattarsi meglio ad annate connotate da fattori meteorologici avversi che purtroppo si verificano nel nostro periodo storico. Mi riferisco al momento di grave siccità che ha caratterizzato l’annata 2023/ 2024 in Sicilia. Si spera per quest’anno in un’inversione di tendenza per consentire lo svolgimento corretto delle pratiche agricole legate alla coltivazione dei cereali e di tutto il comparto agricolo, in generale. Se questi cambiamenti climatici dovessero diventare strutturali sarebbe molto complesso riuscire a portare avanti le nostra colture tradizionali».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I PERCORSI PER POTENZIARE LA DENSITA&#8217;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/percorsi-densita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 08:59:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[accestimento]]></category>
		<category><![CDATA[densità colturale]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l'analisi con il Prof. Massimo Blandino</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/percorsi-densita/">I PERCORSI PER POTENZIARE LA DENSITA&#8217;</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una buona densità colturale come obiettivo principe per il frumento. Come garantirla, anche nei casi di inizio autunno freddo e piovoso come in questa stagione 24-25? O in casi di semine ritardate per impraticabilità dei campi, come avviene al Nord per l&#8217;andamento meteorologico e al Sud per la perdurante siccità? Prosegue l&#8217;analisi su come potenziare la densità colturale nel frumento (<a href="https://granoitaliano.eu/densita-colturale/" target="_blank" rel="noopener">leggi la prima parte</a>). Con l&#8217;aiuto del Prof. Massimo Blandino dell&#8217;Università di Torino (DISAFA) e membro del Consiglio Direttivo di AISTEC, approfondiamo le possibili azioni correttive in caso di condizioni limitanti e i percorsi agronomici utili per potenziare la densità colturale.</p>
<p><strong>AISTEC</strong>, Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia dei Cereali (<a href="http://www.aistec.it" target="_blank" rel="noopener">www.aistec.it</a>) è partner di Grano italiano.</p>
<h2><strong>Azioni correttive</strong></h2>
<p>Alcuni interventi agronomici, poi, possono essere impiegati come azioni correttive. Tra questi l&#8217;attenzione a limitare il compattamento del terreno, l&#8217;applicazione di agrotecniche che migliorano la struttura del suolo e gli interventi di fertilizzazione. Ad esempio, se la fertilità del terreno è scarsa, in caso di semine tardive o scarse dosi di semente, può essere utile distribuire concimi azoto-fosfatici alla semina. O, allo stadio di 1-2 foglie, impiegare semente conciata contro avversità biotiche o con prodotti con effetto &#8220;starter&#8221;.</p>
<p>Il Prof. Massimo Blandino ci ricorda che, in ogni caso, «l&#8217;accestimento autunnale ha un valore superiore rispetto a quello tardivo in primavera, perché limita la presenza di spighe di piccole dimensioni dalla maturazione più tardiva, se non di accestimenti sterili. Questo risulta in una minore produttività e rende meno efficiente la gestione delle pratiche agronomiche successive, quali le concimazioni e gli interventi di difesa, con una conseguente possibile riduzione anche della qualità tecnologica e sanitaria».</p>
<h2><strong>I percorsi agronomici utili</strong></h2>
<p>I fattori coinvolti, inclusi gli interventi agronomici, si inseriscono all&#8217;interno di un sistema complesso che va gestito con attenzione e in ottica strategica. Il rischio di un investimento colturale non controllato adeguatamente, è quello di avere una densità eccessiva. Questa, come ci spiega il Prof. Massimo Blandino, «può determinare problemi di allettamento o venire compensata con una riduzione delle altre componenti della produzione, come il numero di cariossidi per spiga o il peso della cariosside. O anche con la cosiddetta &#8220;retrogradazione&#8221; dei culmi in eccesso, il che comporta una riduzione dell&#8217;efficienza produttiva delle pratiche adottate».</p>
<h2><strong>Una buona densità colturale</strong></h2>
<p>L&#8217;obiettivo, quindi, è quello di una buona o giusta densità colturale, ottenibile solo attraverso una razionale combinazione dei diversi fattori e interventi. Sempre tenendo in considerazione il contesto ambientale e colturale specifico.</p>
<p>Il Prof. Massimo Blandino fa notare come «il rischio di incorrere in basse densità colturali può verificarsi in diverse condizioni pedo-climatiche se non vengono combinate lavorazioni semplificate con molti residui colturali, epoche di semine tardive e interventi di concimazione azotata alla ripresa vegetativa non adeguati o eccessivamente tardivi. Invece, anche in casi di andamenti meteo e terreni &#8220;freddi&#8221;, il raggiungimento di alte densità è possibile quando la semina è stata tempestiva, dopo aratura e con concimazioni ordinarie». E conclude: «nelle situazioni ambientali più avverse, l&#8217;applicazione di tutte le scelte agronomiche che favoriscono l&#8217;accestimento colturale è particolarmente necessaria per evitare il rischio di basse densità alla raccolta».</p>
<figure id="attachment_3620" aria-describedby="caption-attachment-3620" style="width: 770px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-3620 size-large" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-1024x768.jpg" alt="densità percorsi" width="770" height="578" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-1024x768.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-300x225.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-768x576.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-1536x1152.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-2048x1536.jpg 2048w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-370x278.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-270x203.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-570x428.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-740x555.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-80x60.jpg 80w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Blandino_densita-colturale-1320x990.jpg 1320w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /><figcaption id="caption-attachment-3620" class="wp-caption-text">Campo di frumento rado e parzialmente sommerso.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Foto del Prof. Massimo Blandino</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>OBIETTIVO: AUMENTARE LA DENSITA&#8217;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/densita-colturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 09:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[accestimento]]></category>
		<category><![CDATA[densità colturale]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'analisi dei fattori ambientali e agronomici rilevanti con il Prof. Massimo Blandino</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/densita-colturale/">OBIETTIVO: AUMENTARE LA DENSITA&#8217;</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una buona densità colturale resta un obiettivo principe per il frumento: come garantirla, anche nei casi di inizio autunno freddo e piovoso come in questa stagione 24-25? Oppure in casi di semine ritardate per impraticabilità dei campi, come sta avvenendo al Nord per l&#8217;andamento meteorologico e al Sud per la perdurante siccità?</p>
<p>Il successo produttivo del frumento e degli altri cereali vernini è correlato strettamente alla capacità di raggiungere un adeguato numero di spighe per unità di superficie. Raggiungere questo obiettivo significa tenere in considerazione l&#8217;influenza di un insieme complesso di fattori, tra cui spiccano le componenti ambientali. Anche i fattori agronomici contribuiscono e sono in grado di valorizzare le potenzialità di accestimento dei cereali vernini. Per aumentare la densità colturale è fondamentale che i cerealicoltori affrontino percorsi agronomici guidati, correlati al contesto pedo-climatico e in considerazione non solo dei risultati attesi ma anche delle eventuali azioni correttive. Un approccio di sistema, quindi, in cui la pianificazione resta fondamentale: ci aiuta a capirlo il Prof. Massimo Blandino dell&#8217;Università di Torino (DISAFA) e membro del Consiglio Direttivo di AISTEC.</p>
<p><strong>AISTEC</strong>, Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia dei Cereali (<a href="http://www.aistec.it/" target="_blank" rel="noopener">www.aistec.it</a>) è partner di Grano italiano.</p>
<h2><strong>Fattori ambientali che influenzano la densità</strong></h2>
<p>Il Prof. Massimo Blandino sottolinea come tra i fattori climatici, pedologici, biologici, genetici e agronomici che possono concorrere nella limitazione della densità colturale per i cereali vernini, un ruolo centrale è rivestito dall&#8217;andamento delle temperature tra la semina e l&#8217;inizio della fase di levata. Sono anche rilevanti la bassa radiazione alla base della pianta, gli eccessi o le carenze idriche e i forti sbalzi termici tra il giorno e la notte. Il suolo, invece, ha un ruolo prima di tutto per il rischio di ristagni idrici, quindi nel determinare quello che si definisce un &#8220;terreno freddo&#8221; in autunno e alla ripresa vegetativa in primavera.</p>
<p>Nell&#8217;ambito del suolo, poi, sono anche importanti le carenze nutrizionali o la scarsa disponibilità degli elementi nutritivi che limitano lo sviluppo colturale. Anche gli attacchi di funghi e insetti, potenzialmente vettori di virosi, possono compromettere la capacità di accestimento causando la moria delle piante o anche solo una crescita rallentata o disordinata.</p>
<h2><strong>Interventi agronomici per la densità colturale</strong></h2>
<p>Quali sono le armi in mano agli agricoltori per influenzare la densità di semina? Il Prof. Massimo Blandino sottolinea come «numerosi interventi agronomici possono avere un impatto sostanziale: molto negativi per la densità colturale risultano il ritardo della semina, nonché il compattamento del terreno e le lavorazioni semplificate che contribuiscono a rallentare il riscaldamento del terreno in autunno e in primavera. Determinanti sono anche le carenze di azoto per interventi di concimazione limitati o troppo tardivi rispetto alle esigenze colturali in queste fasi».</p>
<p>La quantità di semente, invece, risulta essere un fattore meno importante, in quanto «un adeguato investimento colturale può essere raggiunto anche con un minore numero di piante emerse, se l&#8217;accestimento è opportunamente stimolato e si garantisce il tempo necessario per emissione e sviluppo dei culmi. In altri termini, l&#8217;investimento alla semina è sicuramente rilevante nei casi di semine più tardive, soprattutto per quelle primaverili o a fine autunno e per specie a minor capacità di accestimento come il frumento duro».</p>
<p>L&#8217;approfondimento proseguirà domani, con un focus sulle azioni correttive e i percorsi agronomici utili.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>«SE E COSA SEMINERO&#8217;»&#8230;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/intenzioni-semina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Aug 2024 16:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggio in Italia sulle intenzioni di semina: iniziamo dal Piemonte</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;estate sta finendo e le intenzioni di semina si stanno definendo: cosa semineranno i cerealicoltori italiani? Decideranno di abbandonare il frumento o proseguiranno nella coltivazione, affrontando le numerose avversità che ostacolano il successo dei raccolti? Parliamo degli effetti delle variazioni climatiche ma anche, e soprattutto, del sempre più complesso scenario di mercato. Servono competenze, agrotecniche, prodotti sempre più efficienti e attenti agli effetti sull&#8217;ambiente, questo è certo. Ma, forse prima di tutto, serve comprendere i meccanismi che regolano i mercati e porre in essere le strategie e gli strumenti in grado di gestirli al meglio: fare massa critica, organizzarsi, avere una voce unica è, probabilmente, il primo passo per riuscire ad avere un ruolo di rilievo con il nostro grano.</p>
<p>Iniziamo un viaggio in Italia in cui intervistiamo i cerealicoltori, dal Nord al Sud, sulle intenzioni di semina, provando ad andare in profondità sulle motivazioni retrostanti e sulle principali criticità a cui pongono attenzione nel realizzare le scelte. Partiamo dal Piemonte, con Roberto Gavio, agricoltore alessandrino che ci offre un panorama anche di alcuni colleghi della sua provincia.</p>
<h2>Roberto, riguardo al frumento, quanto e cosa seminerà il prossimo autunno?</h2>
<p>Ad oggi sto ancora riflettendo sul se e cosa seminerò&#8230;</p>
<h2>Quali sono i motivi?</h2>
<p>Dipende dall&#8217;andamento dei mercati e, soprattutto, dei prezzi! Oggi lavoriamo sotto ai costi di produzione, le importazioni determinano i prezzi che ci vengono riconosciuti, c&#8217;e&#8217; un evidente e forte speculazione. C&#8217;è uno squilibrio fra prezzi in campagna e prezzi finali del prodotto trasformato al consumatore. La tentazione e&#8217; quella di non seminare frumento per la campagna 24/25 : si tratta di un sentire che avverto anche da parte di tanti altri agricoltori, delusi, amareggiati, a volte anche arrabiati per i motivi prima citati.</p>
<h2>Quali sono le principali criticità per la prossima stagione?</h2>
<p>Le criticita&#8217; prioritarie si possono riassumere in una necessità, senza la quale tutto diventa molto difficile: l&#8217;aumento dei prezzi in campagna e la riduzione dei costi di produzione. Le alternative alla semina del frumento, sia duro che tenero, non sono molte, anche rispetto ai vari areali in cui ci si trova ad operare, e ai vincoli della PAC che conosciamo. Per tutti i cereali, ma non solo, la redditivita&#8217; -quando c&#8217;è- è minima. Personalmente, infatti, sto considerando di lasciare incolta una parte dei miei terreni, a set-aside volontario ben superiore a quello minimo (anche se non più obbligatorio).</p>
<p>Ci tengo a sottolineare quanto l&#8217;agricoltura sia un settore strategico per tutti, come ci hanno ricordato molti avvenimenti recenti, dalle guerre, alle crisi finanziare, alla pademia, alla speculazione sui mercati globali. La politica nazionale ed europea, a mio avviso, non può sottovalutare tutto ciò, sarebbe un ulteriore impoverimento generalizzato per economia e cittadini. Questo è il clima diffuso e preoccupato che oggi avverto tra moltissimi cerealicoltori!</p>
<h2>Cosa faranno gli agricoltori della sua zona?</h2>
<p>Ho avuto modo di sentire alcuni agricoltori della zona, riguardo alle prossime semine autunnali. Mi riferiscono che semineranno a grano una parte dei terreni aziendali ma con riduzioni di superficie rispetto alla campagna appena conclusa. Parliamo di riduzioni del 20/30%. Due di loro, in particolare, semineranno grano panificabile, nell&#8217;ambito di un contratto di filiera con il Consorzio Agrario. L&#8217;altro seminerà panificabile superiore, avendo un contratto di fornitura direttamente con un mulino della zona. Per tutti, comunque, il punto critico per la prossima stagione rimane il prezzo di vendita con la marginalità non sufficiente.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>DENSITA&#8217; DI SEMINA DEL FRUMENTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/densita-semina-frumento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 12:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[densità]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[seme]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guida al calcolo delle quantità di seme</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Diversi sono i fattori da tenere in considerazione per definire quanto andremo a seminare in campo, ovvero la densità di semina del frumento. Se seminiamo precocemente, andremo ad assestarci su una densità minore, poichè la pianta ha più tempo per accestire ed occupare spazio. Inoltre, la varietà gioca un ruolo fondamentale, oltre alla disponibilità idrica nel ciclo e la sensibilità alle malattie che sono altri elementi da considerare.</p>
<p>Bisogna sempre ricordare che la quantità di seme da usare è funzione della germinabilità e del successo di emergenza: questi elementi possono sintetizzarsi in una percentuale di circa il 90% della semente impiegata. Essi variano anche in base alla collocazione geografica, con numeri di spighe e cariossidi per metro quadro superiori mediamente negli areali del Nord rispetto a quelli del Sud.</p>
<h2>L&#8217;importa dell&#8217;acqua nella densità di semina del frumento</h2>
<p>La disponibilità di acqua, come dicevamo, è molto importante: si può considerare una densità di 200 spighe/ metro quadro con ca 150 mm di acqua a disposizione, fino ad arrivare a 600 spighe/ metro quadro con 700 mm di acqua a disposizione. Nella Pianura Padana, se si dispone di buone condizioni di suolo e clima, gli obiettivi sono di 500 spighe/ metro quadro in media. Questi corrispondono all&#8217;impiego di circa 450 semi/ metro quadro, considerando più spighe per pianta e una emergenza (inclusa la germinabilità) minore del 100%.</p>
<h2>Semina del grano: quantità per ettaro</h2>
<p>La quantità per ettaro di seme da impiegare si calcola facilmente attraverso il peso delle cariossidi: kg/ ha di seme: (cariossidi/metro quadro X peso di 1000 cariossidi g) / Emergenza %</p>
<p><em>Fonte: Università degli Studi di Milano</em></p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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		<title>QUANDO SI SEMINA IL GRANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/quando-si-semina-il-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 11:18:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[epoca]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'epoca ideale e i fattori da considerare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La risposta alla domanda &#8220;quando si semina il grano?&#8221; dipende, in primo luogo, dagli areali di coltivazione: l&#8217;anticipo è maggiore all’aumentare della latitudine e dell&#8217;altitudine. Indicativamente in Italia le epoche di semina sono le seguenti: in Pianura padana: metà Ottobre; in Italia centrale: prima decade di Novembre; in Italia meridionale: fine Novembre. Si può decidere di seminare il grano anche in primavera nel caso di varietà alternative che fioriscono anche in assenza di vernalizzazione: i limiti indicativi di semina sono a fine febbraio.</p>
<h2>Quando si semina il grano duro? Quando si semina il grano tenero?</h2>
<p>Per scegliere quando si semina il grano, è sempre bene prendere in considerazione gli aspetti tecnici in merito all&#8217;epoca di esecuzione, all&#8217;investimento colturale, alla profondità di deposizione del seme e alle modalità operative.</p>
<p>Come detto, prima di tutto l&#8217;epoca varia in base alle condizioni pedoclimatiche. Il periodo migliore è quello che consente lo sviluppo della pianta allo stadio di 2 e 3 foglie prima della fase più rigida dell&#8217;inverno. In genere nella Pianura Padano-veneta e nella bassa collina dell&#8217;Italia settentrionale il periodo che risponde a questo requisito si colloca tra la seconda decade di ottobre e la prima decade di novembre; si richiede un anticipo di 10 giorni circa nei suoli più freddi limoso-argillosi e nella media collina. Si può andare avanti di altri 10 giorni circa se ci si trova in Italia centrale, in pianura e in bassa collina.</p>
<h2>I rischi della semina anticipata</h2>
<p>Se anticipiamo l&#8217;epoca di semina in modo non corretto, corriamo diversi rischi: l&#8217;eccessivo sviluppo prima dell&#8217;inverno e una minore resistenza al gelo, la maggiore esposizione a infestazioni da afidi e cicaline, l&#8217;esposizione ad un maggiore inoculo di funghi patogeni (soprattutto causa del &#8220;mal del piede&#8221;e del complesso della septoriosi). Afidi e cicaline, invece, sono vettori di virosi in grado di alterare lo sviluppo regolare della pianta.</p>
<h2>Seminare in ritardo</h2>
<p>Se, invece, si semina il grano in ritardo, in autunno inoltrato, il rischio è che la pianta emerga più lentamente e, quindi, sia più suscettibile a fitopatie fungine (come il mal del piede), sia più sensibile al freddo e abbia meno tempo per accestire alla ripresa primaverile. Tutti questi fattori minano la resa alla raccolta e la qualità della granella.</p>
<p><em>Fonte: Coltivazioni erbacee, Vol. 1 – Cereali e colture industriali, a cura di G. Mosca e A. Reyneri, Edagricole, 2023.</em></p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>VIAGGIO IN ITALIA: LE SEMINE NELLE MARCHE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-sentimento-comune-e-quello-di-una-grande-incertezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 00:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue il nostro viaggio attraverso le semine di frumento in Italia. Questa volta siamo nelle Marche</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue il nostro viaggio attraverso le semine di frumento in Italia. Questa volta siamo nelle Marche, terra tradizionalmente vocata alla produzione di grano duro, con volumi tra le prime regioni italiane. Ne parliamo con tre agricoltori aderenti a Confagricoltura che ci hanno raccontato cosa hanno seminato e perché. Tra chi ha confermato le superfici degli anni precedenti e chi le ha ridotte, il sentimento comune è quello di una grande incertezza, non solo per l&#8217;andamento climatico ma anche per i movimenti di costi e prezzi sul mercato.</p>
<h2>Areale vocato</h2>
<p>Andrea Pettinari, della Società Agricola Costa che conta 600 ha, sta terminando le semine di grano duro sulla metà delle superfici: quest&#8217;anno non ha modificato l&#8217;ordinamento colturale e ci dice: «storicamente abbiamo sempre coltivato in questo modo, il nostro è un areale vocato». Le sensazioni su questa campagna non sono incoraggianti: «siamo preoccupati», prosegue, «i costi dei mezzi tecnici sono ancora a livelli elevati, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;energia». Dal punto di vista dei prezzi, poi, le preoccupazioni sono confermate per il forte ribasso, con il grano estero che determina l&#8217;andamento dei valori dei prodotti italiani».</p>
<h2>La palla di vetro</h2>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-576" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-300x288.jpg" alt="Il sentimento comune è quello di una grande incertezza, non solo per l'andamento climatico ma anche per i movimenti di mercato." width="181" height="173" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-300x288.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-1024x983.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-768x737.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-370x355.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-270x259.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-570x547.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-740x710.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731-1320x1267.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/alessandro_bettini_granoitaliano-e1706018307731.jpg 1384w" sizes="(max-width: 181px) 100vw, 181px" />Alessandro Bettini della Società Agricola Fenice di Senigallia (AN), ha in conduzione 340 ha di cui circa la metà destinati a frumento duro. Anche quest&#8217;anno ha confermato le superfici, cosa necessaria con i vincoli delle Condizionalità. In merito alla prossima campagna ci dice: «siamo soddisfatti dell&#8217;impianto, l&#8217;acqua scarseggia e ce ne sarebbe bisogno per poter effettuare la prima concimazione azotata». Dal punto di vista economico, invece, «per capire come andrà la prossima campagna bisognerebbe avere la palla di vetro. Di certo i prezzi attuali sono bassi, considerando i costi dei mezzi tecnici che, pur lontani dai picchi visti in passato, sono rimasti elevati». E prosegue: «oltre al rapporto sbilanciato tra prezzi e costi, vi è il problema del calo dei contributi della PAC di cui ci si accorgerà a breve. Questo, soprattutto considerando che la campagna 2023 si è chiusa in negativo, tra prezzi bassi e rese ridotte c&#8217;è stata la catastrofe perfetta».</p>
<h2>Incertezza su clima e mercato</h2>
<p>Ronaldo Di Lorenzo gestisce a Monteprandone (AP) l&#8217;omonima azienda agricola di 600 ha, di cui 250 destinati a frumento (di cui 1/3 tenero e 2/3 duro): quest&#8217;anno ha optato per una riduzione di circa il 20% per entrambe le coltivazioni. Ci spiega il perché: «le motivazioni sono legate al prezzo di vendita che non è cresciuto in proporzione agli aumenti dei costi di produzione. Inoltre, c&#8217;è grande incertezza sull&#8217;andamento climatico, soprattutto dopo due anni difficili: la siccità del 2022 e le forti piogge del 2023 hanno ridotto resa e qualità». Dove si poteva, il frumento è stato sostituito da orticole, altrimenti dal colza. In merito alla campagna di quest&#8217;anno, ci dice: «è imprevedibile, tra guerre e problematiche nei trasporti è probabile che i costi dei mezzi tecnici aumenteranno, mentre non sappiamo mai quale sarà il prezzo di vendita. Dovrebbero essere stipulati dei contratti di filiera in cui gli agricoltori garantiscano quantitativi e qualità all&#8217;industria di trasformazione, in cambio di un giusto prezzo minimo che possa dare reddito ma anche riportare un po&#8217; di ottimismo. Altrimenti, si fa fatica ad affrontare una stagione».</p>
<p>Vedi l&#8217;articolo sulle semine in provincia di Alessandria: <a href="https://granoitaliano.eu/gli-agricoltori-ci-confermano-una-riduzione/" target="_blank" rel="noopener">Frumento si, frumento no: cosa si semina ad Alessandria</a></p>
<p>Immagine in alto, fonte: Alessandro Bettini</p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/il-sentimento-comune-e-quello-di-una-grande-incertezza/">VIAGGIO IN ITALIA: LE SEMINE NELLE MARCHE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SEMINBIO PER COMBATTERE LE INFESTANTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/seminbio-per-combattere-le-infestanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 00:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[semina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=563</guid>

					<description><![CDATA[<p>Più competizione verso le infestanti con il sistema di semina Seminbio: vediamo come con Pasquale De Vita</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/seminbio-per-combattere-le-infestanti/">SEMINBIO PER COMBATTERE LE INFESTANTI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I danni da piante infestanti sono tra i problemi principali che devono essere affrontati nelle coltivazioni cerealicole, tanto nel convenzionale quanto nel biologico. Questo in un contesto che, mai come in questi anni, impone agli agricoltori di mettere in campo ogni possibile soluzione tecnica per ridurre l’impiego di prodotti di sintesi, che sia agronomica o genetica. Bisogna, inoltre, considerare che le linee selezionate con i programmi di miglioramento genetico non posseggono quei caratteri che conferiscono alla pianta una buona capacità competitiva verso le malerbe, ad esempio la taglia o il vigore precoce.</p>
<h2><strong>Controllo delle infestanti</strong></h2>
<p>Nei sistemi convenzionali le azioni di controllo si fondano sull’impiego di erbicidi, mentre in quelli biologici sulle pratiche come l’incremento della dose di semina, la falsa semina e l’uso di varietà antiche a taglia alta, il tutto con l’obiettivo di contenere le malerbe nei limiti di determinate soglie di danno per la coltura. Tra i metodi indiretti di controllo rientrano, dunque, la scelta di varietà competitive, l’altezza delle piante, il ritardo dell’epoca di semina (nei limiti del rispetto del ciclo biologico della coltura), la densità di semina. Incrementare quest’ultima può, in taluni casi, avere degli effetti positivi, sebbene non sia sempre compatibile con una ottimale disponibilità di acqua e nutrienti per la coltura di interesse.</p>
<h2><strong>Le modalità di semina</strong></h2>
<p>Sebbene talvolta si impieghi ancora la semina a spaglio, la semina a righe è la modalità più diffusa per il frumento e i cereali a paglia, con interfila variabile tra 12 e 20 cm: quest’ultima, a parità di investimento, determina però una minore copertura del terreno ed espone la coltura all’azione competitiva delle malerbe che si sviluppano nell’interfila. In tal modo, la pianta non sfrutta il suo potenziale genetico, vedendo ridotte le risorse ambientali a sua disposizione. Dall’altra parte, la semina a spaglio non garantisce un regolare interramento dei semi, causando emergenza scalare e riducendo il grado di accestimento.</p>
<h2><strong>La seminatrice Seminbio</strong></h2>
<p>I ricercatori del CREA di Foggia hanno sviluppato e messo a punto un prototipo di seminatrice che riesce a coniugare i vantaggi dei due metodi di semina grazie all’ottimizzazione della disposizione spaziale dei semi, la garanzia di una migliore e più rapida copertura del suolo da parte della coltura, l’assicurazione di una maggiore abilità competitiva verso le infestanti.</p>
<p>La macchina, che combina le geometrie di una seminatrice pneumatica con quelle di un vibrocoltivatore, distribuisce i semi in file distanti pochi cm (≤ 5 cm) così da simulare una semina a spaglio e, allo stesso tempo, assicurare una corretta e regolare profondità di semina. Impiegando una dose di semina compresa tra 200 e 250 kg/ha il sistema consente di avere una maggiore omogeneità di distribuzione nello spazio, con distanza sulla fila prossima all’interfila. Ogni pianta può valorizzare al meglio lo spazio circostante ed esercitare maggiore competizione verso le infestanti.</p>
<h2><strong>La sperimentazione</strong></h2>
<p>Nei campi del CREA di Foggia è stata condotta una sperimentazione per verificare gli effetti di questa tecnica innovativa impiegando due varietà di frumento duro, Cappelli (antica, a taglia alta) e PR22D89 (moderna, a taglia bassa) e differenti dose di seme (100, 200 e 300 kg ha). In generale, la presenza delle infestanti si è ridotta al ridursi della larghezza tra le fila, per tutte le dosi di semina e per entrambe le varietà. La larghezza dell’interfila, quindi, si è rivelato il fattore che ha inciso maggiormente anche sulla resa, grazie all’azione di contrasto esercitato sulle erbe infestanti. Questo anche nelle prove con effettuazione di diserbo, confermando che la migliore distribuzione consente un maggiore assorbimento di nutrienti, e, quindi, una migliore performance produttiva.<br />
E’ interessante notare come la varietà moderna a taglia bassa, PR22D89, nella tesi a interfila ridotta (5 cm) non diserbata abbia fatto registrare una resa media paragonabile a quella ottenuta con la semina tradizionale, con interfila a 15 cm e diserbata (rispettivamente 3,48 <em>vs </em>3,37 t/ha). Al contrario, nel caso di interfila ampia (15 e 25 cm) e/o in mancanza di un’efficace controllo delle infestanti, le differenze tra le tesi si sono amplificate per PR22D89, mentre per Cappelli sono rimaste identiche, a conferma della grande abilità competitiva delle varietà del passato.</p>
<table style="height: 201px;" width="858">
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<p><figure id="attachment_567" aria-describedby="caption-attachment-567" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-567 size-medium" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-300x146.jpg" alt="SEMINBIO PER COMBATTERE LE INFESTANTI" width="300" height="146" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-300x146.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-1024x498.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-768x373.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-1536x747.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-2048x996.jpg 2048w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-370x180.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-270x131.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-570x277.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-740x360.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/a-righe-tradizionale-1320x642.jpg 1320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-567" class="wp-caption-text">Semina a righe tradizionale. Fonte: CREA Foggia</figcaption></figure></td>
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<p><figure id="attachment_568" aria-describedby="caption-attachment-568" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-568 size-medium" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-300x146.jpg" alt="SEMINBIO PER COMBATTERE LE INFESTANTI" width="300" height="146" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-300x146.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-1024x498.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-768x373.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-1536x747.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-2048x996.jpg 2048w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-370x180.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-270x131.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-570x277.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-740x360.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/seminbio-1320x642.jpg 1320w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-568" class="wp-caption-text">Semina con Semibio. Fonte: CREA Foggia</figcaption></figure></td>
</tr>
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</table>
<p>In seguito alla sperimentazione parcellare, i ricercatori del CREA hanno realizzato delle esperienze a scopo dimostrativo in alcune aziende biologiche del foggiano e del marchigiano, confrontando il sistema a interfila ridotta con quello a file distanti 17 cm. I risultati hanno confermato l’efficacia del nuovo sistema nel controllo di differenti specie di infestanti e la possibilità di utilizzare le moderne varietà a taglia bassa anche nei sistemi biologici.<strong> </strong></p>
<h2><strong>Risultati incoraggianti</strong></h2>
<p>Pasquale De Vita, responsabile sede CREA Foggia e membro del gruppo di lavoro che ha sviluppato Seminbio, ci conferma: «il metodo di semina proposto modifica la disposizione geometrica delle piante in campo, ottimizzando lo spazio per ciascuna pianta in termini di disponibilità di luce, acqua e sostanze nutritive ed esercitando una maggiore azione competitiva nei confronti delle erbe infestanti, anche per le varietà moderne a taglia bassa. In questo modo il metodo di semina potrebbe contribuire a limitare il consumo di prodotti fitosanitari per il controllo delle infestanti».<br />
In termini di applicazioni concrete, Pasquale De Vita prosegue: «in particolare, le aziende che operano in regime di agricoltura biologica potranno beneficiare di un sistema efficiente di controllo delle erbe infestanti in grado di garantire produzioni elevate di buona qualità. Per le aziende che operano in regime di agricoltura convenzionale, invece, la possibilità di limitare l’impiego di erbicidi si traduce in un contenimento significativo dei costi di produzione e in un minore impatto sull’ambiente».</p>
<p>Maggiori dettagli sono disponibili nel video alla pagina che segue: <a href="https://www.reterurale.it/FocusCerealicoltura" target="_blank" rel="noopener">https://www.reterurale.it/FocusCerealicoltura</a></p>
<p class="xmprfx_ydp7831f49eyiv8275839564MsoNormal">Foto e dettagli del sistema FULL FIELD SEMINBIO® sono disponibili alla pagina che segue: <a href="https://4fagritech.com/seminatrice-dual-system" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://4fagritech.com/seminatrice-dual-system</a>/</p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/seminbio-per-combattere-le-infestanti/">SEMINBIO PER COMBATTERE LE INFESTANTI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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