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FRUMENTO, LA SFIDA DELLE RESISTENZE

Loietto, papavero e infestanti resistenti complicano il diserbo del frumento. Le indicazioni di Giovanni Campagna su rotazioni, pratiche agronomiche e strategie di controllo.

Il diserbo del frumento si confronta con una flora infestante che cambia rapidamente, mentre si riducono le possibilità di intervento con principi attivi caratterizzati da meccanismi d’azione differenti. Per i cerealicoltori, alle prese con le semine della campagna 2026-2027, diventa, quindi, indispensabile pianificare il controllo delle infestanti prima ancora dell’emergenza della coltura.

È quanto emerso dall’intervento dell’agronomo e malerbologo Giovanni Campagna al webinar organizzato da SATA nell’ambito di Filiera Connessa, iniziativa che riunisce aziende agricole, tecnici, imprese dei mezzi tecnici e operatori della trasformazione.

Loietto, papavero e senape: le resistenze avanzano

Tra le graminacee che destano maggiore preoccupazione figurano loietto (Lolium spp.) e avena (Avena spp.), mentre tra le dicotiledoni sono particolarmente problematici il papavero (Papaver rhoeas) e, in alcuni areali del Centro-Sud, la senape selvatica (Sinapis arvensis).

Il loietto rappresenta una delle criticità principali, anche per la presenza di popolazioni resistenti agli erbicidi inibitori dell’ALS e dell’ACCasi. A differenza dell’avena, che tende a diffondersi più lentamente, il loietto può trasmettere attraverso il polline i caratteri di resistenza, accelerandone la diffusione sul territorio.

Anche il papavero presenta popolazioni resistenti agli ALS e, in alcuni casi, a erbicidi con altri meccanismi d’azione. Campagna ha richiamato l’attenzione sulla senape selvatica, particolarmente competitiva e già problematica in alcune zone meridionali.

La flora cambia anche senza resistenze

«Se tendiamo ad utilizzare sempre i medesimi principi attivi, andranno ovviamente a permanere sempre più le infestanti che sono meno sensibili», ha spiegato Campagna.

La ripetizione degli stessi trattamenti determina, infatti, una progressiva selezione delle specie meno sensibili. Non si tratta necessariamente di resistenza acquisita: alcune infestanti risultano naturalmente più tolleranti a determinate sostanze attive.

È il caso delle veroniche, soprattutto Veronica hederifolia, generalmente meno sensibili alle sulfoniluree rispetto ad altre specie dello stesso genere. Anche viole, cardi selvatici e alcune composite possono essere favorite dalla applicazione ripetuta dei medesimi erbicidi.

Contribuiscono all’evoluzione della flora anche i cambiamenti climatici e le lavorazioni del terreno. La riduzione delle lavorazioni e le semine su sodo possono favorire specie capaci di germinare in superficie, mentre temperature autunnali più miti possono modificare le epoche di emergenza e lo sviluppo delle infestanti.

Pochi meccanismi d’azione per il post-emergenza

Campagna ha evidenziato un limite importante della disponibilità di erbicidi: nonostante il numero ancora significativo di sostanze attive, i principali meccanismi d’azione impiegati in post-emergenza sui cereali sono soltanto tre.

Parliamo dell’impiego degli inibitori dell’ACCasi (gruppo HRAC 1), degli inibitori dell’ALS (gruppo 2) e degli erbicidi auxinici, comunemente definiti ormonici (gruppo 4).

Questo significa che cambiare prodotto commerciale non equivale necessariamente a cambiare meccanismo d’azione. Un problema particolarmente rilevante quando si affrontano infestanti resistenti.

Gli erbicidi residuali impiegati in pre-emergenza e post-emergenza precoce consentono, invece, di diversificare la strategia, sfruttando anche i gruppi HRAC 3, 5, 12 e 15. Tra le sostanze attive ricordate da Campagna figurano pendimetalin, clortoluron, diflufenican, prosulfocarb e triallate.

Rotazioni e falsa semina contro la banca semi

«La base della rotazione è, sicuramente, una premessa molto importante per la gestione delle infestanti», ha sottolineato Campagna.

L’avvicendamento tra colture autunno-vernine ed estive permette di modificare i periodi di intervento e utilizzare differenti strumenti di controllo. Anche la falsa semina può contribuire a ridurre le emergenze successive, favorendo la germinazione delle infestanti prima dell’insediamento della coltura.

Le lavorazioni meccaniche devono essere scelte in funzione delle specie presenti. Per alcune graminacee, caratterizzate da semi con longevità relativamente limitata, un’aratura periodica può contribuire al contenimento delle popolazioni.

Fondamentale anche la gestione degli incolti e del periodo successivo alla trebbiatura: impedire la disseminazione significa evitare di alimentare la banca semi e ridurre la pressione sulle colture degli anni successivi.

Il danno, infatti, non riguarda soltanto la competizione per acqua, luce e nutrienti. Specie come il galio possono ostacolare le operazioni di raccolta, mentre le infestanti sfuggite al controllo possono disseminare e compromettere le annate successive.

Scouting e tempestività per la nuova campagna

Per Campagna la strategia deve partire dal riconoscimento delle infestanti presenti e dalla storia dell’appezzamento. Lo scouting deve proseguire anche dopo i trattamenti, per distinguere eventuali popolazioni resistenti da mancate efficacie dovute a condizioni meteorologiche, stadio delle infestanti o problemi applicativi.

La scelta degli erbicidi deve, quindi, considerare lo spettro d’azione, il meccanismo, il momento di applicazione e il corretto dosaggio previsto dall’etichetta.

La conclusione è chiara: il controllo delle infestanti non può essere affidato soltanto al diserbo primaverile. Rotazioni, falsa semina, lavorazioni, gestione della banca semi e diversificazione degli erbicidi devono concorrere a una strategia integrata, soprattutto negli appezzamenti dove le resistenze sono già presenti.

Autore: Azzurra Giorgio

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