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BIOCONTROLLO, ORA LA SVOLTA È CONCRETA

Agrofarma e FederBio presentano a Roma il Manifesto per il biocontrollo

Il biocontrollo entra con più decisione nel dibattito agricolo italiano e prova a uscire definitivamente dalla dimensione della nicchia. È questo il significato del Manifesto per il biocontrollo presentato oggi, 15 aprile 2026, a Roma, da Agrofarma e FederBio nel corso di un evento istituzionale ospitato nella Sala Isma del Senato della Repubblica. Il documento, nato nell’ambito del protocollo d’intesa siglato tra le due organizzazioni nel febbraio 2025, si propone come una piattaforma comune per aprire un confronto con politica e istituzioni su uno dei temi più delicati per il futuro dell’agricoltura: come coniugare difesa delle colture, sostenibilità, innovazione e competitività.

L’obiettivo è chiaro: creare le condizioni perché il biocontrollo diventi uno strumento sempre più accessibile, efficace e integrato nei programmi di protezione delle colture. Non un capitolo separato, dunque, ma una componente strutturale di una nuova agricoltura, chiamata a rispondere contemporaneamente a crisi climatica, nuove pressioni fitosanitarie, resistenze, instabilità geopolitiche e crescente richiesta di sostenibilità lungo tutta la filiera.

Cos’è il biocontrollo

Il biocontrollo comprende l’insieme di mezzi tecnici utilizzati per la difesa delle colture che si basano su organismi viventi, sostanze naturali o molecole identiche a quelle presenti in natura. L’obiettivo è contenere parassiti e patogeni attraverso meccanismi selettivi, spesso diversi da quelli della chimica di sintesi tradizionale. Si tratta di strumenti impiegabili in agricoltura biologica e sempre più rilevanti anche nei sistemi di difesa integrata. Per funzionare al meglio richiedono conoscenze specifiche, tempestività di intervento e un inserimento coerente in programmi di protezione ben strutturati. In questo senso, il biocontrollo è oggi considerato una delle leve più promettenti per coniugare sostenibilità, innovazione e resilienza produttiva.

Perché il biocontrollo torna al centro

Il Manifesto parte da una constatazione difficilmente contestabile: l’agricoltura italiana ed europea sta affrontando una fase di crescente complessità. I cambiamenti climatici alterano gli equilibri produttivi, aumentano la pressione di patogeni e parassiti e rendono più fragile la capacità di programmazione delle aziende. Allo stesso tempo, la riduzione delle soluzioni disponibili e l’insorgenza di resistenze impongono di allargare la gamma degli strumenti utilizzabili in campo. In questo quadro, il biocontrollo viene indicato come una leva essenziale per rafforzare la resilienza dei sistemi agricoli, soprattutto dove l’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la produttività e la qualità delle produzioni.

Non è un dettaglio secondario il fatto che Agrofarma e FederBio abbiano scelto di sottoscrivere un documento comune. Da un lato c’è il mondo delle imprese degli agrofarmaci, dall’altro la rappresentanza della filiera biologica. Il messaggio che emerge è che la transizione non può essere affrontata per compartimenti stagni: servono visione comune, strumenti coerenti e un quadro regolatorio capace di accompagnare davvero l’innovazione.

Cinque richieste per far crescere il settore

Il cuore del Manifesto è rappresentato da cinque direttrici operative. La prima è la richiesta di una definizione armonizzata del biocontrollo a livello europeo. Per Agrofarma e FederBio si tratta del prerequisito indispensabile per evitare ambiguità normative e per costruire un perimetro chiaro in cui possano trovare collocazione tecnologie attuali e future, comprese categorie come microrganismi, semiochimici e sostanze naturali.

Il secondo punto riguarda il rafforzamento del processo autorizzativo. Il Manifesto evidenzia infatti che i tempi per l’autorizzazione di nuovi agrofarmaci, inclusi quelli per il biocontrollo, risultano oggi circa tre o quattro volte superiori rispetto a quanto previsto dalla normativa. Una lentezza che, in una fase agricola segnata da emergenze fitosanitarie e necessità di rapido adattamento, rischia di tradursi in un freno all’innovazione. Da qui la richiesta di potenziare le risorse dedicate e di valutare anche una struttura valutativa specifica a supporto del Ministero della Salute e delle altre autorità competenti.

Il terzo asse è la formazione, considerata decisiva perché i prodotti di biocontrollo presentano meccanismi d’azione peculiari e richiedono spesso un impiego preventivo, inserito in programmi di difesa ben impostati, con monitoraggio, modelli previsionali e tecniche agronomiche coerenti. Il quarto è il ruolo della PAC, indicata come lo strumento più adatto per incentivare la diffusione di questi mezzi tecnici non solo nel biologico, ma più in generale nei sistemi produttivi che puntano a ottimizzare gli input. Infine, il quinto punto riguarda la ricerca pubblica, che dovrebbe essere sostenuta con maggiore decisione per approfondire meccanismi d’azione, condizioni di impiego e potenzialità del biocontrollo.

Le dichiarazioni di Tassani

Nel comunicato diffuso in occasione della presentazione, Paolo Tassani, presidente di Agrofarma, inquadra il tema in termini molto concreti: «Il biocontrollo rappresenta un’opportunità concreta per arricchire la cassetta degli attrezzi degli agricoltori, così da mettere a disposizione soluzioni sempre più performanti, capaci di rispondere alle crescenti esigenze del mondo agricolo». E aggiunge un dato che aiuta a misurare il peso già assunto da questi strumenti: «Le nostre Imprese sono da tempo impegnate su questo fronte, basti pensare che oggi i prodotti utilizzabili anche in agricoltura biologica rappresentano il 20% del totale degli agrofarmaci presenti sul mercato».

Tassani insiste poi sul metodo con cui Agrofarma intende affrontare questo percorso: «La nostra Associazione, quindi, accoglie questo accordo con spirito assai costruttivo, collaborando come sempre attraverso un costante confronto, coniugando le evidenze scientifiche con i reali bisogni dell’agricoltura». E nella parte conclusiva rilancia il nodo regolatorio, che resta uno dei punti più sensibili dell’intero impianto: «Il percorso è appena iniziato e confidiamo nell’apertura di ulteriori tavoli di confronto sul tema del biocontrollo per garantire all’Italia e all’Unione europea un sistema normativo capace di valorizzare innovazione, competitività e sostenibilità. Come Agrofarma faremo senz’altro la nostra parte».

Il nodo vero è passare dalle intenzioni ai fatti

Il valore del Manifesto sta soprattutto qui: non nella semplice affermazione di principio, ma nel tentativo di tradurre una convergenza culturale in una proposta operativa. Perché il biocontrollo possa crescere davvero non bastano le dichiarazioni di intenti. Servono norme chiare, tempi autorizzativi compatibili con le esigenze del settore, ricerca, formazione e misure economiche in grado di accompagnare il cambiamento nelle aziende agricole.

Ed è proprio su questo terreno che si misura oggi la credibilità della transizione. La tutela dell’ambiente richiede una riduzione degli input di sintesi ogni volta che esistano alternative efficaci, insieme a una valorizzazione concreta di tutte quelle risorse che la natura mette a disposizione. Non è più il caso di chiedersi se questa transizione debba essere fatta. La domanda vera è soltanto come realizzarla e con quanta velocità. Per l’agricoltura italiana, il tempo delle cautele verbali è finito: ora serve cambiare passo.

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