Buone rese per il duro siciliano
Home » BUONE RESE PER IL DURO SICILIANO

BUONE RESE PER IL DURO SICILIANO

Si prevedono buone rese per il grano siciliano: intervista con Salvatore Amato

Le condizioni climatiche che si stanno registrando in quest’annata fanno prevedere un’ottima resa finale.

Ne parliamo con Salvatore Amato, agricoltore iscritto a Confagricoltura Caltanissetta.

Salvatore Amato agricoltore iscritto a Confagricoltura Caltanissetta e titolare di un’azienda agricola della dimensione di circa 100 Ha nella piana di Gela, sul litorale sud dell’isola a circa 10 Km dal mare, è ottimista: « In Sicilia la maggior parte del grano coltivato è grano duro. Ci sono poche eccezioni di coltivazione di grano tenero. Io nella mia azienda coltivo le varietà Iride e Furio Camillo. Esse presentano un buon tenore proteico e una buona dose di semola. Qui da noi non si riesce mai ad ottenere rese altissime come in altri areali, come ad esempio, la pianura Padana. Infatti rimaniamo sempre fra i 30 e i 50 q/Ha. Tuttavia dipende dalle annate. L’annata in corso è una buona annata, si prevedono delle buone rese. Le piogge sono state ben distribuite in tutto l’arco della stagione. Questo ha permesso di effettuare la semina nei tempi congrui.

Entro il mese di dicembre nel mio areale tutte le semine sono state completate. Allo stato attuale siamo in fase di fioritura e gli appezzamenti si presentano con le spighe ben formate. Verso fine maggio si procede alla trebbiatura che dura circa 20 giorni. Siamo una delle aree più precoci d’Italia » spiega Amato

La concimazione resta importante

La concimazione è fondamentale per ottenere delle buone rese e Amato ci dice: «io nella mia azienda la concimazione la faccio in 2 passaggi, uno insieme alla semina con concimi granulari intervenendo con un concime binario azoto-fosfatico e uno in copertura utilizzando concimi nitrici e urea in miscela da effettuarsi entro la prima metà di gennaio. Facendo così io sono sempre riuscito ad ottenere rese buone e di qualità in considerazione delle peculiarità climatiche del territorio siciliano» spiega. L’ apporto di azoto influenza la produzione del frumento in diversi modi, correlati fra loro. Un’abbondante disponibilità dell’elemento ritarda la senescenza dell’apparato fogliare, determinando una maggiore durata dell’assimilazione.

L’azoto poi ha un effetto diretto sull’espansione fogliare (maggior rapporto fra massa e area delle foglie), con conseguente aumento della superficie fotosintetizzante. L’azoto infine ha effetti sia diretti che indiretti sulle componenti della produzione.

Disponibilità ottimali di questo elemento causano infatti maggior accestimento, minor mortalità dei culmi e migliore fertilità delle spighe. Invece, carenza di azoto nella fase di viraggio, sono particolarmente dannose per quest’ultimo carattere.

Eccessi di azoto sono dannosi per il frumento. Il danno è sostanzialmente riconducibile a due serie di motivi: diminuzione della resistenza meccanica dei tessuti ed aumento della superficie traspirante.

Nel primo caso, gli inconvenienti più noti dell’eccesso di azoto sono collegati all’aumento del fenomeno dell’allettamento. La minore resistenza meccanica è comunque anche responsabile della maggiore suscettibilità a determinate malattie. Nel secondo caso, le colture ben concimate hanno migliore sviluppo fogliare; in condizioni di aridità questo può comportare una più intensa traspirazione e l’insorgere di più forti condizioni di stress idrico. Inoltre si può verificare una più intensa traspirazione ed anche un anticipato esaurimento della risorsa idrica del terreno. Questo avviene a danno delle esigenze colturali nelle fasi finali del ciclo. A questo effetto si combina, a volte, la maggiore tardività indotta dall’abbondanza di azoto. Ciò accentua la sensibilità della coltura alla stretta.

La concentrazione di fosforo nei tessuti vegetali è diversa nelle diverse parti della pianta. Essa varia anche in funzione dell’età della pianta, risultando maggiore nelle piante giovani. La concentrazione massima dell’elemento si raggiunge nel periodo antecedente la levata per poi diminuire progressivamente. La percentuale di fosforo nella sostanza secca dipende, inoltre, dalla quantità di elemento contenuto nel terreno sotto forma assimilabile, dalle condizioni climatiche e in particolare la temperatura. La carenza di fosforo si manifesta con un minore accrescimento e accestimento delle piante e con pigmentazione antocianica delle foglie a cominciare da quelle poste più in alto. A differenza di quanto accade con l’azoto, un eventuale eccesso dell’elemento nel terreno non ha conseguenze dirette sulla resa finale del prodotto.

La stretta da caldo

« In annate che non sono particolarmente piovose soprattutto nella stagione primaverile alcune varieta’ possono andare incontro al cosiddetto fenomeno della “stretta da caldo” con la produzione di cariossidi striminzite, con ridotto peso specifico e con conseguente forte diminuzione della resa produttiva.

Tra le varietà che semino io ho notato che essendo varietà precoci, si adattano al clima. La maturazione rispetto ad altre varietà tardive è anticipata di circa 15-20 giorni. Per cui riescono a sfuggire alla “stretta”.

Le varietà da me coltivate nella mia azienda essendo a taglia bassa non risentono quasi mai del fenomeno dell’ ”allettamento” a differenza dei grani antichi ancora coltivati da qualche produttore su superfici ridotte. Questi grani presentano un portamento elevato. Quindi sono molto più soggetti all’allettamento soprattutto nei terreni più pianeggianti e in presenza di eccessi nella concimazione azotata.

In alcune annate piuttosto piovose con molta umidità nel periodo primaverile come questa in corso si possono riscontrare problemi di ruggini. Tuttavia normalmente questa problematica così come altre crittogame non danno problemi a causa del clima caldo e secco che non permette di avere le condizioni ideali per lo sviluppo delle malattie» ci dice Amato.

La filiera non valorizza abbastanza

« In Sicilia abbiamo il problema della bassa remunerazione dei prezzi del cereale, in quanto la granella viene conferita in centri di stoccaggio in provincia per poi essere trasferita nei centri di stoccaggio più grandi in Puglia e in Campania. In queste regioni è concentrata la maggior parte dell’industria molitoria; per queste ragioni il prezzo finale del prodotto che ci viene corrisposto risente dei costi di trasporto fuori regione.

Noi in Sicilia siamo la regione dove viene pagato di meno in tutta Italia il grano duro. Diversi anni fa ho provato a coltivare dei grani antichi locali ma ho riscontrato una certa difficoltà nella commercializzazione in quanto siamo in presenza di un mercato di nicchia che richiede poche quantità.

Solo pochi mulini sono interessati all’acquisto di questi grani per cui non ho una convenienza economica nell’alimentare questa filiera e sono stato costretto a tornare a coltivare le varietà tradizionali» spiega infine Amato.

Autore: Alessandro Contini

Puoi seguirci anche sui social, siamo su FacebookLinkedin e Instagram

 

 

Alessandro Contini

Iscriviti alla nostra Newsletter e al servizio Whatsapp!

Cliccando "Accetto le condizioni" verrà conferito il consenso al trattamento dei dati di cui all’informativa privacy ex art. 13 GDPR.

Informativa sulla Privacy

Informativa sulla Privacy - WhatsApp

* Campo obbligatorio