Cielo amico del grano veneto
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CIELO AMICO DEL GRANO VENETO

Si prospetta una stagione favorevole per il grano in Veneto. Intervista con Chiara Dossi

Per la stagione in corso si prospettano buone rese per il grano in Veneto, anche se i prossimi mesi saranno decisivi per confermare le aspettative produttive. Ne parliamo con Chiara Dossi, presidente della sezione cereali alimentari di Confagricoltura Veneto.

L’imprenditrice  è titolare di un’azienda cerealicola ad Adria, in provincia di Rovigo, alle porte del Delta del Po. L’azienda ha una superficie di circa 150 ettari, di cui 144 destinati a seminativi.

«Nella mia azienda, su terreni alluvionali, semino grano tenero, grano duro, mais e soia. Coltivo frumento tenero e duro per la moltiplicazione della semente su circa 20 ettari, con la varietà Sy Liam. Quest’anno, pur riducendo drasticamente le superfici rispetto agli anni scorsi, ho deciso di investire 6 ettari a grano duro, sempre per la filiera da seme, seminando la varietà Rocaillou, di origine francese».

Accanto alla moltiplicazione delle sementi, una parte importante della superficie aziendale è destinata alla produzione per l’industria di trasformazione. «Su circa 30 ettari coltivo varietà di tenero come Astrolabe, Coyote e Sonatine, destinate alla trasformazione da parte di una multinazionale».

Rovigo guida la cerealicoltura veneta

Nel quadro regionale, la provincia di Rovigo mantiene un ruolo centrale nella coltivazione del frumento. Seguono altre aree vocate, in particolare Venezia e la parte meridionale del Padovano.

«La mia provincia è quella preponderante per la coltivazione del grano nella regione Veneto. Altre province dove la coltivazione del grano è importante sono Venezia e la parte meridionale della provincia di Padova. Meno Vicenza, dove prevale la coltivazione del mais».

La stagione è partita in modo più regolare rispetto all’anno precedente. Il punto di partenza, secondo Chiara Dossi, è stato soprattutto l’andamento dell’autunno: «per quanto riguarda grano tenero e orzo, le semine sono state effettuate per tempo. Questo perché, a differenza dell’autunno 2024, quando le semine avevano subito ritardi e complicazioni a causa delle continue precipitazioni, l’autunno 2025 è stato poco piovoso».

Semine regolari e buon accestimento

Dopo un autunno favorevole, le piogge sono arrivate nella prima parte dell’inverno, anche in modo abbondante, senza che si verificasse eventi tali da compromettere l’avvio della coltura. «Le piogge sono arrivate anche abbondanti nella prima parte dell’inverno. Tuttavia, non si sono verificati fenomeni estremi che avrebbero causato asfissia radicale sulle giovani piantine. Le colture hanno superato la stagione invernale senza troppe criticità, con un buon indice di accestimento».

Come ci spiega Chiara Dossi, nella regione resta prevalente il frumento tenero. Anche l’orzo mantiene una sua stabilità agronomica ed economica.

«Nella regione Veneto prevalgono nettamente le coltivazioni di grano tenero, con un numero di ettari investiti rimasto pressoché stabile negli ultimi anni. Il grano duro, invece, è quasi del tutto scomparso. Le superfici destinate alla coltivazione di orzo sono stabili o addirittura in crescita in alcune aree».

La ragione, spiega Dossi, è legata anche alla possibilità di organizzare meglio la rotazione: «ciò avviene perché c’è la possibilità di effettuare un secondo raccolto di una coltura a ciclo estivo dopo la trebbiatura».

Rese attese fino a 80 quintali

Dal punto di vista agronomico e sanitario, la situazione appare positiva. Le temperature e l’andamento climatico hanno permesso di eseguire in modo tempestivo gli interventi più importanti. «A questo punto della stagione posso affermare che la situazione dei grani, dal punto di vista sia agronomico sia sanitario, è abbastanza buona. Le temperature e il clima hanno permesso di svolgere tempestivamente i diserbi e le concimazioni».

Resta, però, una finestra delicata: quella che accompagna il frumento verso la fase finale del ciclo. «Abbiamo ancora davanti un paio di mesi di stagione, che sono quelli più delicati per poter ottenere ottime rese sia qualitative sia quantitative. Tuttavia, al momento mi sento di essere ottimista. L’aspettativa è quella di raggiungere gli 80 q/ha o anche di più».

L’ottimismo è, quindi, prudente. Come spesso accade per il grano, il mese di maggio può cambiare sensibilmente il risultato finale. «Purtroppo non sono produzioni che si riescono a raggiungere tutti gli anni, perché tutto dipende dal clima del mese di maggio. Quando arrivano quelle settimane piovose e fredde, ovviamente c’è un calo drastico delle rese».

Concimi e gasolio pesano sui bilanci

Il nodo principale resta quello dei costi. In particolare, l’aumento dei concimi azotati e del gasolio continua a comprimere i margini delle aziende cerealicole.

«I costi elevati dei concimi, in particolare quelli azotati, e del gasolio stanno causando nelle aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, una riduzione delle concimazioni azotate, nonostante le condizioni atmosferiche favorevoli che avrebbero consentito di svolgere tempestivamente tali operazioni».

Una riduzione degli apporti azotati può avere effetti diretti sulle rese e, quindi, sulla tenuta economica della coltura. «Questo ha ripercussioni sulla produzione. Con una produzione media di 60-65 q/ha si riesce a stento a pareggiare le spese. Ogni azienda deve fare i conti con il proprio bilancio. Ce ne sono alcune strutturate, altre particolarmente esposte dal punto di vista economico» dichiara Chiara Dossi.

Rispetto alla fase più acuta della crisi energetica, la differenza è che oggi i prezzi dei mezzi tecnici restano elevati, mentre i valori delle produzioni non compensano in modo sufficiente.

«A differenza di quattro anni fa, con la crisi seguita allo scoppio del conflitto russo-ucraino, non stiamo registrando un aumento dei valori delle nostre produzioni. Per questo oggi la maggior parte delle aziende produce “in perdita”. Speriamo di no, ma per alcune aziende questo potrebbe essere l’ultimo anno di attività».

La sostenibilità ha un costo

Nell’azienda di Chiara Dossi, le scelte agronomiche sono condizionate anche dalla collocazione: «il territorio dove è ubicata la mia azienda ricade nella zona di vulnerabilità ai nitrati, per cui abbiamo delle limitazioni sulla concimazione azotata» ci dice.

La sostenibilità viene, quindi, perseguita attraverso un insieme di pratiche agronomiche: cover crop, biostimolanti, concimazioni organiche, minime lavorazioni e aree fiorite.

«Nella mia azienda sto adottando tutta una serie di pratiche che sostengono la sostenibilità ambientale, per rendere il terreno più produttivo possibile, senza stressarlo. Alcuni esempi sono la semina di cover crop, l’utilizzo di biostimolanti, le concimazioni organiche, le minime lavorazioni e, da ultimo, l’utilizzo di aree fiorite per favorire l’attività degli insetti impollinatori».

Sono pratiche utili ma non prive di costi. E proprio qui emerge una delle questioni più delicate per le aziende cerealicole: «tutto questo ha un costo per l’azienda. Se c’è un margine di guadagno soddisfacente sono anche disposta ad aumentarle, perché è un beneficio per tutti. Così, diventa una sfida che temo di perdere».

Cover crop: la scelta della senape

Tra le pratiche adottate, Chiara Dossi cita in particolare l’utilizzo della senape come coltura di copertura. Una scelta legata alle caratteristiche dei terreni aziendali.

«Da anni utilizzo la senape perché ho in azienda terreni molto forti. Ho visto che è la specie che mi consente di ottimizzare i tempi per le lavorazioni. Riesco ad ottenere una certa quantità di biomassa ma, quando si tratta di lavorare il terreno, non crea molte difficoltà».

Per i prossimi anni, l’azienda sta valutando anche l’introduzione di miscugli, da adattare però alle caratteristiche dei diversi appezzamenti.

«Negli anni prossimi sto valutando di fare dei miscugli che vanno un po’ testati, perché possono avere comportamenti diversi da terreno a terreno. Quindi va valutata bene l’efficacia».

Cosa sono le cover crop

Le cover crop sono colture di copertura inserite nella successione colturale tra una coltura principale e la successiva. Possono offrire diversi benefici agronomici e ambientali, tra cui il miglioramento delle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del suolo, l’incremento della sostanza organica, l’aumento della disponibilità di azoto e altri elementi nutritivi e una migliore gestione delle infestanti.

L’utilizzo delle cover crop può portare anche benefici economici, perché il miglioramento della struttura del suolo e l’apporto di sostanza organica possono contribuire a ridurre le lavorazioni e il ricorso ai concimi chimici.

Tra le specie appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, una delle più diffuse è la senape bianca, caratterizzata da rapido sviluppo iniziale ed elevata produzione di biomassa aerea. Alcune brassicacee sono inoltre impiegate per la loro azione biocida nei confronti di alcune specie di nematodi.

Autore: Alessandro Contini

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Alessandro Contini

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