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NUOVA PAC, AGRICAT CAMBIA PASSO

Nella nuova PAC la gestione del rischio dovrebbe diventare strutturale, integrata da assicurazioni, fondi e nuovi strumenti.

Dalla compensazione dei danni alla prevenzione. È questo il cambiamento che la Pac 2028-2034 dovrebbe imprimere alla gestione del rischio agricolo, in un contesto nel quale siccità, alluvioni, ondate di calore e gelate tardive stanno diventando più frequenti e costose.

Il tema è stato affrontato da Francesco Martella, Dottore Agronomo e direttore del Cesar, Centro per lo sviluppo agricolo e rurale, durante il webinar «Pac 2028-2034: studiarla e discuterla per non subirla», organizzato da L’Informatore Agrario.

Danni per 28 miliardi

Martella ha ricordato che il settore agroalimentare europeo perde ogni anno circa 28 miliardi di euro, pari al 6% del valore complessivo della produzione. Oltre la metà delle perdite sarebbe riconducibile alla siccità, alla quale si aggiungono alluvioni, caldo estremo, gelate tardive e una crescente variabilità climatica.

Entro la metà del secolo il conto potrebbe raggiungere i 40 miliardi di euro annui, con un incremento stimato tra il 40 e il 50%.

A fronte di questa esposizione, solamente il 20-30% dei danni risulta assicurato. Il restante 70-80% rimane direttamente a carico degli agricoltori, mentre appena il 2,5% delle aziende agricole europee utilizza gli strumenti di gestione del rischio finanziati dalla Pac, molto lontano dall’obiettivo del 12%.

L’Italia è tra i Paesi più avanzati, con strumenti come Agricat, assicurazioni agevolate e fondi mutualistici, ha affermato Martella, dei quali però resta limitata la diffusione tra le imprese.

Una strategia nazionale

La nuova Pac dovrebbe chiedere ad ogni Stato membro di predisporre una strategia nazionale di gestione del rischio. Non si tratterebbe più di intervenire solo dopo un evento eccezionale ma di inserire il rischio nella pianificazione ordinaria dell’attività agricola.

L’architettura proposta si basa su tre componenti. La prima è la mitigazione, cioè la prevenzione e la riduzione dei possibili danni attraverso investimenti, tecniche agronomiche e sistemi di allerta. La seconda è il trasferimento del rischio attraverso assicurazioni, fondi mutualistici e riassicurazione. La terza riguarda la gestione delle crisi con interventi pubblici mirati.

Tra gli strumenti in discussione, Martella ha indicato le assicurazioni parametriche, nelle quali l’indennizzo è collegato a dati climatici o indici prestabiliti, il rafforzamento dei fondi mutualistici, sistemi di allerta precoce basati su dati integrati e un maggiore supporto per le aziende di minori dimensioni.

Una rete europea anticrisi

La proposta prevede inoltre un nuovo strumento europeo denominato “Unity Safety Net”, destinato a sostituire l’attuale riserva agricola. La dotazione indicativa sarebbe di 6,3 miliardi di euro per il periodo 2028-2034, da utilizzare per contribuire alla stabilizzazione dei mercati durante le crisi.

Parallelamente si discute della creazione di meccanismi europei di riassicurazione, richiesti in particolare da Spagna e Slovenia, e di un maggiore coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti nel finanziamento degli interventi per la resilienza.

La riassicurazione permetterebbe ai soggetti che offrono coperture assicurative o mutualistiche di trasferire una parte dei rischi più elevati, aumentando la capacità del sistema di rispondere a eventi molto estesi.

Agricat come primo livello

Nel sistema italiano attuale, Agricat costituisce il primo livello di protezione. La copertura è automatica per gli agricoltori che possiedono un fascicolo aziendale e beneficiano dei pagamenti diretti della Pac.

Il Fondo interviene sulle produzioni vegetali per i danni causati da tre avversità catastrofali: alluvione, gelo-brina e siccità. Per accedere all’indennizzo, il danno deve superare il 20% della produzione media annua dell’agricoltore.

Il secondo livello è costituito dalle polizze assicurative agevolate, dai fondi mutualistici, dagli strumenti di stabilizzazione del reddito e dalla riassicurazione. Il terzo comprende invece la difesa attiva e le misure aziendali di prevenzione e mitigazione.

Le coperture del 2026

Martella ha illustrato anche il funzionamento di Agricat nella campagna 2026. Con la sola copertura del Fondo è prevista una franchigia del 20% e un limite di indennizzo pari al 55% del valore della produzione, al lordo della franchigia. Il risarcimento massimo corrisponde quindi a 35 punti e il riferimento utilizzato è il Valore indice.

Nella combinazione tra Agricat e polizza semplificata, il Fondo mantiene una franchigia del 20% e una copertura massima di 35 punti. La polizza interviene oltre una franchigia del 55% e garantisce almeno altri 25 punti, portando l’indennizzo complessivo minimo indicato nello schema a 60 punti.

Con Agricat abbinato a una polizza standard, la franchigia iniziale scende al 10%. Agricat copre fino a 30 punti e la polizza almeno altri 40, per una copertura complessiva minima di 70 punti. In questo caso il riferimento non è il Valore indice, ma lo Standard Value.

Sono differenze tecniche che possono produrre conseguenze economiche rilevanti. Agricat offre infatti una protezione automatica di base contro le calamità più gravi, ma non sostituisce una copertura aziendale costruita in funzione delle colture, dei valori assicurati e dei rischi territoriali.

Il nodo della conoscenza

La diffusione limitata degli strumenti non dipende soltanto dal costo delle polizze. Martella ha richiamato anche un problema culturale: l’aspettativa di ricevere aiuti pubblici dopo una calamità può ridurre l’interesse verso assicurazioni e prevenzione.

Per le aziende cerealicole, spesso caratterizzate da margini contenuti, il tema è particolarmente delicato. Il costo della copertura deve essere sostenibile, ma una perdita produttiva causata da siccità, caldo o eccessi di pioggia può compromettere il reddito dell’intera campagna.

La Pac post 2027 proverà, quindi, a costruire un sistema nel quale Agricat, polizze, fondi mutualistici, dati climatici e difesa attiva lavorino insieme. La sfida non sarà soltanto aumentare le risorse, ma permettere agli agricoltori di conoscere il proprio rischio e scegliere consapevolmente quanto trasferirne e quanto gestirne direttamente in azienda.

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