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MENO CONCIME, MENO QUALITÀ

I tagli alla concimazione e lo stress idrico finale pesano sulla qualità del raccolto 2026

La campagna cerealicola 2026 non può essere considerata negativa sul piano produttivo ma, dietro rese complessivamente discrete, emergono differenze qualitative che riportano l’attenzione sulle scelte di fertilizzazione. Dopo diverse stagioni segnate da margini ridotti e concimi costosi, una parte degli agricoltori ha rinunciato alla concimazione di fondo oppure ha limitato gli apporti azotati in copertura. Gli effetti di queste decisioni stanno ora arrivando alla trebbiatura.

Le prime indicazioni nazionali sul frumento duro parlano di una produzione di circa 4,1 milioni di tonnellate, superiore alla media dell’ultimo quinquennio, con buoni pesi specifici e una soddisfacente sanità della granella. Il contenuto proteico medio risulta però inferiore a quello del 2025. Una situazione che può dipendere dalla diluizione delle proteine nelle produzioni più elevate, ma anche dalla disponibilità di azoto e dalla tecnica di concimazione adottata.

Le rinunce si vedono alla raccolta

Diego Guarise, Area Sales Manager Nord Italia e Sardegna di ICL Italy, conferma dal proprio osservatorio commerciale e agronomico che il contenimento degli input non è rimasto privo di conseguenze.

«Le aziende che hanno rinunciato alla concimazione in presemina o hanno ridotto gli apporti in copertura, tra accestimento e levata, hanno generalmente raccolto meno e ottenuto una qualità inferiore. La campagna resta discreta, nel complesso simile alla precedente, ma le differenze tra chi ha sostenuto adeguatamente la coltura e chi ha risparmiato sono evidenti».

La concimazione di fondo contribuisce allo sviluppo dell’apparato radicale e al sostegno delle prime fasi vegetative. Gli apporti azotati successivi accompagnano invece la formazione della biomassa, il numero di spighe e il riempimento della granella. Nei frumenti di forza, inoltre, la gestione dell’azoto nelle fasi più avanzate del ciclo è determinante per raggiungere tenori proteici e caratteristiche tecnologiche adeguati alla destinazione molitoria.

Lo stress idrico riduce l’efficienza

Alla riduzione degli apporti si è aggiunto, in alcuni territori, lo stress idrico nelle fasi finali. Tra aprile e maggio diversi appezzamenti della Lombardia e del Veneto hanno mostrato condizioni di carenza idrica, fino a rendere necessaria l’irrigazione del frumento in alcune aziende.

La disponibilità di nutrienti nel terreno, infatti, non coincide automaticamente con il loro assorbimento. Quando il suolo si asciuga rapidamente, il movimento dell’azoto verso le radici e l’attività della pianta diminuiscono. Se la siccità coincide con levata, botticella o riempimento della cariosside, una nutrizione già limitata può diventare ancora meno efficace.

Le osservazioni condotte nel Nord-Ovest hanno evidenziato come il caldo di giugno abbia inciso soprattutto nei suoli più sciolti, riducendo la durata del riempimento e provocando fluttuazioni negative del peso ettolitrico. Nei terreni maggiormente dotati di acqua, invece, la coltura ha conservato meglio il potenziale produttivo.

Grani di forza più esposti

Nel frumento tenero, il problema diventa particolarmente evidente nei grani di forza, per i quali il valore commerciale dipende dalla capacità della granella di raggiungere parametri qualitativi elevati.

«Quando sui frumenti di forza vengono eliminati o fortemente ridotti gli apporti di urea, nitrato ammonico o altre fonti azotate, difficilmente si raggiungono le proteine richieste», sottolinea Guarise. «Quest’anno la limitata concimazione e la siccità finale hanno agito insieme, penalizzando diverse produzioni».

La scelta di risparmiare sui concimi è comprensibile in una fase nella quale, secondo Guarise, chi ha completato concimazione e difesa ha sostenuto costi molto più elevati rispetto alla campagna precedente. Il raccolto 2026 mostra, però, che il taglio generalizzato degli apporti può trasferire il risparmio iniziale sulla minore resa o sulla mancata valorizzazione qualitativa.

Più che rinunciare alla nutrizione, diventa quindi necessario renderla selettiva: destinare gli apporti più impegnativi agli appezzamenti vocati e alle varietà in grado di trasformarli in valore, frazionare l’azoto e adeguare dosi e tempi alle disponibilità idriche. Ridurre gli sprechi è possibile; produrre frumenti di qualità senza una nutrizione adeguata lo è molto meno.

Autore: Azzurra Giorgio

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