Gli anticipi della PAC 2026, in partenza a fine luglio, offriranno liquidità immediata alle aziende ma il dibattito sulla programmazione successiva guarda molto più avanti. La PAC 2028-2034 dovrebbe affidare agli Stati e alle Regioni una responsabilità maggiore nel disegnare gli interventi, soprattutto quelli ambientali.
Per i seminativi il cambiamento può essere rilevante. Gli attuali Ecoschemi nazionali potrebbero lasciare spazio a misure più flessibili, costruite sulle esigenze dei diversi territori. Questo significa che la cerealicoltura asciutta del Mezzogiorno, il mais irriguo della Pianura Padana e i cereali coltivati nelle aree collinari non dovrebbero necessariamente essere sottoposti agli stessi impegni.
Vediamo come e perché con l’aiuto di Ermanno Comegna, economista agrario, intervistato da Grano italiano.
Dall’Ecoschema alle azioni ambientali
La proposta europea riunisce gli interventi ambientali nelle azioni agroclimatico-ambientali, articolate in tre categorie: piani di transizione, impegni annuali e impegni pluriennali.
Gli impegni annuali corrispondono, in sostanza, alla funzione oggi svolta dagli Ecoschemi. Quelli pluriennali richiamano, invece, le tradizionali misure dello Sviluppo rurale, come quelle per l’agricoltura biologica, la produzione integrata, l’agricoltura conservativa e il benessere animale.
La vera novità sono i piani di transizione, pensati per accompagnare trasformazioni aziendali che richiedono più anni. Il passaggio dal convenzionale al biologico è l’esempio indicato direttamente dalla Commissione. Altri percorsi potranno e dovranno essere individuati dagli Stati Membri.
«Un piano di transizione è un intervento pluriennale che accompagna una trasformazione dell’approccio aziendale», spiega Ermanno Comegna. Per i seminativi, ad esempio, si potrebbe ragionare su percorsi verso l’agricoltura conservativa o verso sistemi a minore consumo idrico. Tutte queste, però, sono ipotesi ancora da costruire, non misure già definite.
Dal grano duro al mais, misure mirate
La nuova architettura offre la possibilità di superare l’approccio uniforme che ha caratterizzato molti interventi dell’attuale PAC. Gli Ecoschemi sono stati impostati a livello nazionale e applicati con regole sostanzialmente identiche in areali molto differenti, aspetto che ha fatto emergere difficoltà diffuse soprattutto nei seminativi.
Nella prossima programmazione, invece, gli impegni annuali e pluriennali potrebbero essere calibrati in funzione dei sistemi produttivi. Un piano per il grano duro nelle regioni meridionali, ad esempio, potrebbe avere obiettivi e strumenti diversi da uno rivolto al mais della Pianura Padana. Allo stesso modo, rotazioni, copertura del suolo, riduzione delle lavorazioni o risparmio idrico potrebbero essere adattati alla disponibilità d’acqua, ai suoli, alle colture e alla sostenibilità economica locale.
«I piani di transizione devono rispecchiare le esigenze dei sistemi agricoli territoriali», sottolinea Comegna. «Le proposte che nascono dal basso e arrivano ai tavoli regionali e nazionali possono rappresentare un valore aggiunto rispetto a interventi concepiti interamente a livello centrale».
Cresce il ruolo delle Regioni
Questo approccio aumenta però la complessità amministrativa. L’Italia presenta una grande varietà di ambienti, ordinamenti produttivi e condizioni economiche. Costruire misure territoriali richiederà dati affidabili, competenze tecniche e un confronto effettivo con agricoltori, consulenti e filiere.
Riproporre in tutta Italia le regole già conosciute rappresenterebbe una scorciatoia: rotazione, diversificazione, fasce tampone e altri obblighi uniformi. Sarebbe più semplice da amministrare ma rischierebbe di non utilizzare davvero la flessibilità offerta dalla riforma.
«Questa PAC esalta il ruolo delle Regioni che potranno leggere in modo mirato i propri sistemi agricoli e chiedere interventi calibrati sulle situazioni specifiche», afferma Comegna. Il punto, quindi, non è soltanto ottenere maggiore autonomia ma avere la capacità di usarla senza moltiplicare burocrazia e incertezza. «La vera partita», conclude, «si gioca a livello nazionale».
Condizionalità, regole ancora aperte
Anche la Condizionalità dovrebbe cambiare veste, diventando un sistema di gestione responsabile dell’azienda agricola. Le attuali BCAA (Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali) verrebbero ricondotte a pratiche di protezione orientate alla conservazione delle risorse naturali, alla biodiversità e all’adattamento climatico. L’Unione fisserebbe gli obiettivi generali, lasciando agli Stati il compito di definire le modalità operative.
Resta aperto il confronto sulla Condizionalità sociale. Nel Consiglio è emersa la proposta di eliminarla dalla PAC, per evitare una duplicazione rispetto alle norme sociali e del lavoro già vigenti. Il Parlamento Europeo potrebbe però mantenere una posizione differente: il punto sarà deciso solamente nel negoziato finale.
Per i cerealicoltori la questione centrale sarà la praticabilità degli obblighi. Una regola sulla rotazione o sulla copertura del terreno può avere effetti molto diversi in un’azienda irrigua, in un seminativo asciutto o in un’area soggetta a vincoli naturali.
La PAC resta una base, non una strategia
Come ci dice Ermanno Comegna, una migliore integrazione tra pagamento di base, aiuti accoppiati, azioni ambientali, investimenti e sostegni territoriali potrebbe garantire alle aziende cerealicole uno base solida di reddito pubblico. Non, sarà, però sufficiente a compensare da solo prezzi bassi, costi elevati o inefficienze aziendali.
«Un imprenditore agricolo di seminativi che conta soltanto sulla PAC è, purtroppo, sulla cattiva strada», avverte Comegna. «La PAC rappresenta uno zoccolo duro sul quale costruire le strategie aziendali».
Il resto dovrà arrivare dalle scelte imprenditoriali: innovazione, organizzazione, accordi di filiera, gestione dei costi e capacità di valorizzare le produzioni. La nuova PAC potrà accompagnare questi percorsi, soprattutto se saprà riconoscere le differenze territoriali. Ma non potrà sostituirsi al mercato né alle decisioni dell’impresa.
Autore: Azzurra Giorgio
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