Francesco Casillo (nella foto), cioè l’industriale molitorio più importante, ha detto che «la pasta è buona non perché è fatta di grano italiano». Non è una linea che sorprende, è la linea dell’industria molitoria da decenni. Ma dirlo mentre il raccolto viene messo in vendita significa deprimere ancor più i prezzi, dimostrando che il principale acquirente non è interessato al grano duro italiano. Al momento, la confederazione che ha reagito è stata la Cia. Che scrive: «Scegliere e consumare pasta prodotta al 100% con grano italiano significa difendere, nel concreto, la nostra agricoltura, valorizzare i territori e custodire una tradizione che unisce il lavoro dei campi alla cultura della tavola. A dirlo è, oggi, Cia-Agricoltori Italiani che commenta, positivamente, la campagna di sensibilizzazione e promozione del prodotto Made in Italy lanciata dal Masaf, così come a lungo richiesta, anche per contrastare e fare chiarezza rispetto a inaccettabili attacchi al settore, da ultimo quello dell’imprenditore molitorio Francesco Casillo.
Le dichiarazioni di Francesco Casillo sul grano italiano e l’impatto sul mercato
Sentir dire da Casillo che “la pasta è buona non perché è fatta di grano italiano” -spiega Cia- invita, dunque, a ribadire che la materia prima locale è, invece, centrale e fa la differenza, quale pilastro identitario e strategico di un intero Paese, dal punto di vista non solo alimentare ed economico, ma anche sociale e culturale. Inoltre, andando al nocciolo della questione, resta una priorità assoluta a tutela di agricoltori, filiera e cittadini, la trasparenza e la giusta remunerazione. Non c’è solo un comparto soffocato da quotazioni al di sotto dei costi di produzione e da speculazioni legate all’import incontrollato di grano estero, ma anche il mancato rispetto nel caso di quest’ultimo, diversamente dall’Italia, dei rigidi standard sanitari e ambientali europei.
La replica della Cia: “La materia prima locale fa la differenza”
È proprio su questi temi che Cia porta avanti da anni la sua battaglia per il grano duro, chiedendo misure concrete e non più rinviabili su trasparenza e prezzo equo, reale riconoscimento dei costi minimi di produzione; tracciabilità e controlli per combattere la concorrenza sleale. E, infine, il rafforzamento dei contratti di filiera equo-solidali tra produttori e industria e tutela dell’etichettatura d’origine per una corretta informata da parte dei consumatori. Scegliere grano italiano -conclude Cia- non è una posizione di comodo, ma un investimento sulla qualità dell’alimentazione e sul futuro del Paese».
Cia Puglia ha lanciato una petizione in difesa del grano italiano che trovi qui.




