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DREI GUIDA L’AGROALIMENTARE COOPERATIVO

Raffaele Drei eletto presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca. Al centro del mandato Pac, aggregazioni, giovani e competitività delle filiere.

Raffaele Drei è il nuovo presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca. L’elezione è avvenuta a Roma, durante l’assemblea nazionale della federazione, che ha riunito 250 delegati da tutta Italia alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

All’incontro sono intervenuti anche il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna e gli europarlamentari Cristina Guarda e Dario Nardella.

Drei, 60 anni, vicepresidente di Conserve Italia e dirigente cooperativo di lungo corso, era già stato nominato presidente dal Consiglio nazionale nel dicembre 2024. L’assemblea ha ora ratificato la scelta e approvato anche la nuova denominazione della federazione.

Confcooperative Agroalimentare e Pesca riunisce oggi oltre 2.500 imprese, 407.000 soci e 75.000 addetti, per un fatturato vicino ai 38 miliardi di euro, pari a oltre il 20% del made in Italy agroalimentare.

Più valore con meno frammentazione

Negli ultimi quattro anni il fatturato aggregato della federazione è cresciuto del 25%, nonostante la riduzione del numero di cooperative. Un dato che riflette una strategia di consolidamento industriale e organizzativo.

Nella sua relazione Raffaele Drei ha sottolineato che «sono rimasti intatti sia il numero di occupati che di aziende associate», indicando la tenuta occupazionale come uno degli elementi centrali del modello cooperativo.

Il tema della dimensione resta però decisivo. Le microimprese rappresentano il 56,9% del totale e le piccole il 27,3%, ma sono le cooperative medio-grandi a generare la quota prevalente del valore: oltre l’88% del fatturato e più dell’80% degli addetti.

Aggregazioni per competere

Uno dei nodi centrali indicati dalla federazione è quello delle aggregazioni tra imprese cooperative. Negli ultimi vent’anni, 250 cooperative sono uscite dalla mappa per effetto di fusioni e incorporazioni.

Secondo il Centro Studi Confcooperative, quasi una cooperativa su due indica il miglioramento della competitività come prima ragione dell’aggregazione. Seguono la riduzione dei costi e il rafforzamento del potere contrattuale sul mercato. Per Drei, questa direzione va sostenuta anche dalle politiche pubbliche: «Le aggregazioni sono una leva essenziale per accrescere massa critica e capacità progettuale». Da qui la richiesta di interventi che «premino chi sceglie di unirsi, rafforzando l’organizzazione economica delle filiere».

Pac forte e meno burocrazia

Nel suo intervento Drei ha richiamato anche il confronto europeo sulla futura politica agricola. La richiesta è quella di garantire, anche nell’eventuale quadro di un fondo unico, risorse adeguate e stabilmente dedicate alla PAC. L’obiettivo indicato è una politica agricola comune più forte, orientata alla competitività delle filiere agroalimentari europee, con interventi settoriali rafforzati, strumenti efficaci di gestione del rischio e maggiore sostegno a ricerca e innovazione.

Sul fronte della pesca, Confcooperative Agroalimentare e Pesca chiede di proseguire la riforma della PCP, superando un sistema che, secondo la federazione, non riesce a coniugare in modo adeguato sostenibilità ambientale, economica e sociale. Tra le priorità ci sono anche il contrasto al rischio di tagli nel Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e il rifinanziamento del Fondo di Solidarietà Nazionale della Pesca e dell’Acquacoltura.

Giovani ancora poco coinvolti

Il ricambio generazionale resta un altro passaggio chiave. Il 63% delle cooperative agricole e della pesca ha registrato negli ultimi cinque anni l’ingresso di soci under 40. In oltre la metà dei casi, però, si tratta di subentri ereditari nell’azienda di famiglia.

Più debole appare invece il coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali, considerato elevato solo nel 18% delle cooperative intervistate. Diverso il quadro sull’innovazione: il contributo degli under 40 è ritenuto rilevante o molto rilevante dal 69% delle imprese.

Per Drei, «La cooperazione può diventare un laboratorio di politiche attive per i giovani». Ma per farlo serve anche semplificare l’accesso agli strumenti di sostegno, riducendo in particolare il peso della burocrazia legata alla Pac.

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