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PAC, ANTICIPI E NUOVI SOSTEGNI

Dal pagamento anticipato della PAC 2026 al negoziato sulla riforma 2028-2034: cosa può cambiare per le aziende cerealicole.

Per la prima volta, gli anticipi della campagna PAC partiranno già nel mese di luglio. Dal 26 luglio Agea avvierà il pagamento degli anticipi PAC 2026, mettendo a disposizione del comparto circa 1,6 miliardi di euro, con una parte significativa delle risorse prevista entro l’8 agosto. Per molte aziende agricole si tratta di liquidità che arriva in una fase delicata, segnata dall’aumento dei costi e dalla forte instabilità dei mercati.

L’accelerazione dei pagamenti riguarda, però, l’attuale programmazione. Nel frattempo, a Bruxelles prosegue il confronto sulla PAC 2028-2034, destinata a cambiare in modo sostanziale il meccanismo degli aiuti. Per i cerealicoltori il punto non sarà soltanto quanto denaro resterà disponibile ma, soprattutto, come l’Italia sceglierà di distribuirlo.

Il negoziato entra nella fase decisiva

La Commissione europea ha presentato nel luglio 2025 la proposta per la nuova PAC. Parlamento Europeo e Consiglio stanno ora elaborando le rispettive posizioni, prima dell’avvio dei triloghi che porteranno al testo definitivo.

Ne parliamo con Ermanno Comegna, economista agrario, che ci spiega come il percorso stia procedendo, anche se non senza difficoltà: «Parlamento e Consiglio hanno lavorato intensamente nelle ultime settimane. È ragionevole attendersi le rispettive posizioni comuni e, successivamente, l’avvio dei triloghi all’inizio del 2027».

I fronti aperti sono almeno tre: il regolamento settoriale della PAC, quello sul nuovo fondo che dovrebbe riunire diverse politiche europee e le norme sul bilancio pluriennale 2028-2034. È quest’ultimo a determinare lo spazio reale entro cui potranno essere costruiti gli interventi.

Il nodo delle risorse

La proposta della Commissione garantisce almeno 300 miliardi di euro per sostegno al reddito e gestione delle crisi, all’interno di un impianto finanziario più ampio e flessibile. La preoccupazione del settore agricolo nasce, però, dal confronto con la dotazione attuale e dal rischio che l’agricoltura debba competere maggiormente con altre priorità europee e nazionali.

«Ci troviamo di fronte a una situazione di carenza di risorse per l’agricoltura», osserva Comegna. Alcuni margini potranno derivare dalle quote che gli Stati membri avranno facoltà di indirizzare verso i territori rurali o verso la PAC. Ma non si tratta di automatismi: ogni scelta dovrà essere negoziata a livello nazionale con gli altri comparti destinatari dei fondi europei.

Per questo, il budget agricolo finale non dipenderà soltanto da Bruxelles. Peseranno anche le decisioni che il Governo italiano assumerà nella costruzione del proprio piano.

Addio ai titoli, pagamento per ettaro

Tra le novità più rilevanti c’è la prevista eliminazione dei titoli storici. Il sostegno disaccoppiato dovrebbe essere sostituito da un pagamento per superficie, con un importo standard nazionale collocato, nella proposta, tra 130 e 240 euro per ettaro.

Il pagamento sarà, però, decrescente all’incrementare dell’importo complessivamente percepito dall’azienda e potrà essere sottoposto a un tetto massimo. Degressività e plafonamento restano tra i punti più discussi: alcuni Stati chiedono che diventino facoltativi, mentre la Commissione difende il principio di una redistribuzione più marcata.

«La Commissione intende mantenere il principio della degressività, secondo cui i pagamenti disaccoppiati diminuiscono man mano che cresce l’importo riconosciuto al beneficiario», spiega Comegna. Per le aziende cerealicole di maggiori dimensioni questo è un passaggio da seguire con particolare attenzione, perché il nuovo sistema potrebbe ridurre il vantaggio oggi derivante dal possesso di titoli elevati o da grandi superfici.

La vera partita si giocherà in Italia

Una volta stabilito l’importo nazionale di riferimento, lo Stato dovrà differenziarlo in favore dei territori e dei gruppi di agricoltori con un maggiore fabbisogno di reddito. È qui che si apre la questione decisiva per i seminativi.

L’Italia potrebbe, per esempio, distinguere tra cerealicoltura in asciutta e seminativi irrigui, tra pianura e collina, oppure riconoscere un sostegno superiore alle aree con rese strutturalmente più basse. L’unica categoria per la quale la maggiorazione si conferma obbligatoria per tutti gli Stati Membri è quella dei giovani agricoltori; tutte le altre priorità dovranno essere motivate nel piano nazionale.

Per una cerealicoltura collinare, ad esempio, che produce 30-40 quintali per ettaro, il sostegno potrebbe derivare dalla somma di più componenti: pagamento disaccoppiato differenziato, aiuto accoppiato, indennità per svantaggi naturali e misure agroclimatico-ambientali.

Anche gli aiuti accoppiati conserverebbero un ruolo importante. La proposta consente di destinare fino al 20% delle risorse, con un ulteriore 5% per le colture proteiche. La scelta delle colture e dei settori beneficiari sarà, però, ancora una volta nazionale.

La nuova PAC, dunque, non prefigura un unico risultato per tutte le aziende. Per i cerealicoltori il passaggio dai titoli a un sostegno calibrato sui fabbisogni può diventare un rischio oppure un’opportunità. Molto dipenderà dalla capacità italiana di leggere correttamente le differenze tra i sistemi produttivi e di trasformarle in criteri chiari, selettivi e applicabili.

Autore: Azzurra Giorgio

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