All’annuncio dei prezzi di acquisto dei cereali da parte del TMO in Turchia è montata una protesta generale da parte del mondo agricolo turco. Secondo gli agricoltori i prezzi fissati dal TMO (la borsa cereali turca) sono molto al di sotto dei costi di produzione: malgrado i costi siano lievitati durante l’ultima annata agraria, il prezzo fissato dal TMO per il grano duro è 16.500 lire turche, ovvero 310,00 euro a tonnellata. Srebbero inferiori alle 20.000 lire stimate per produrlo e al netto degli aiuti statali la perdita si aggirerebbe intorno alle 200,00 euro ad ettaro: le lamentele partono soprattutto dal distretto dell’Anatolia e hanno portato un deputato di opposizione del partito democratico a sollevare la questione in Parlamento. L’incalzare delle proteste ha fatto sì che anche deputati della maggioranza si unissero all’interrogazione parlamentare al ministro dell’agricoltura, il quale ha chiesto un incontro urgente col ministro del tesoro; adesso sono tutti focalizzati sull’esito di questo incontro.
Come si è arrivati?
Ma vediamo come si è arrivati a questa situazione. Il TMO non solo avrebbe annunciato prezzi al di sotto dei costi di produzione, ma la dilatazione di pagamento a 45 giorni, vista l’iperinflazione che vive il Paese (sono al 33%) in 45 giorni eroderebbe un ulteriore 6% del prezzo fissato; inoltre, il TMO non sarebbe presente in modo capillare su tutto il territorio e questo per i produttori significherebbe accollarsi ulteriori costi di trasporto per portare le granaglie presso i centri di stoccaggio del TMO stesso; insomma , il prezzo fissato dal Board non solo sarebbe al di sotto dei costi di produzione ma verrebbe ulteriormente depauperato da iperinflazione e costi di logistica.
Dato controverso
Altro dato controverso è il quantitativo di acquisti: la Turchia si appresta ad avere un raccolto record di grano – tra tenero e duro circa 23 milioni di tonnellate – con il duro quantificato intorno ai 4,5milioni di tonnellate; ma il TMO ha asserito di voler acquistare 13milioni di tonnellate tra grano duro, grano tenero ed orzo; e qualcuno aggiunge anche acquisti di mais. Ciò significa che oltre la metà del grano prodotto in Turchia resterà a disposizione del mercato libero: per il grano duro si pensa che almeno 2 milioni di tonnellate resteranno da collocare e di questi almeno la metà siano in eccesso sul fabbisogno interno; infatti subito dopo l’annuncio dei prezzi del TMO sul mercato libero sono crollati quelli dell’orzo e del duro; alcuni agricoltori riferiscono di aver ricevuto offerte per il grano duro di appena 14.000 Lire , cioè 260,00 euro tonnellata. In contanti ovviamente, come a dire pochi, maledetti e subito.
Grandi produttori
I turchi , dopo l’Italia sono i secondi produttori di pasta al mondo, le siccità degli anni addietro ridussero pesantemente la produzione di grano duro e qualche anno fa il governo turco arrivò a cambiare le normative sulla produzione della pasta, permettendo agli industriali di produrla con miscela di grano tenero; la chiamarono la pasta del popolo, ma il brand si è affermato anche sul mercato estero, in particolare nei paesi emergenti. L’anno scorso tuttavia il governo si è mosso per difendere la qualità spingendo perché si tornasse a una pasta 100% di grano duro, erodendo fette di mercato agli italiani. Adesso il TMO fissa in modo egualitario il prezzo del duro e quello del tenero visto il buon raccolto preventivato e con l’intento di scoraggiare gli industriali a produrre pasta col tenero.
Cosa aspettarsi
C’è d’aspettarsi che la Turchia a fine luglio apra all’export per il grano duro in eccesso, per sostenere il prezzo interno: non penso che sarà rimodulato il prezzo fissato dal TMO ma a quel punto i prezzi sarebbero una questione puramente interna e molti produttori alle prese con problemi economici e logistici e magari con quantitativi di granella non conforme al 1° e 2° grado (appannaggio del mercato interno) riverserebbero quel tanto che resta sui mercati vicini, come Italia e Nord Africa.
Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa
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