In questo report sul raccolto del grano duro mondiale ci occuperemo solo dei principali raccolti di durum al mondo. Partiamo dal Canada: sarà il raccolto da attenzionare per tutta l’estate. Le semine, nelle ultime settimane, sembrano recuperare il gap temporale rispetto agli anni passati: la maggior parte delle superfici risultano seminate in un periodo troppo posticipato rispetto al passato e queste semine tardive pongono il futuro raccolto di fronte a grandi sfide e incertezze. Le semine tardive, infatti, possono inciampare in un siccità estiva ed essere profondamente ridimensionate, qualora però si evitasse questo “sgambetto” climatico la maturazione avverrebbe in un periodo molto prossimo all’autunno/inverno e l’arrivo di un clima avverso, con piogge e neve, potrebbe verosimilmente minare la qualità e quindi ridimensionare le disponibilità canadesi.
Le praterie decisive
Va aggiunto che nelle praterie del Saskatchewan nonché in Nord-Dakota e Montana si sta vivendo una condizione di siccità importante: l’umidità del terreno è molto contenuta, gli USA gia scontano una riduzione marcata delle semine. Non possiamo escludere che i colleghi canadesi siano stati tentati di sostituire il durum con i teneri di forza, visto il danno che questa cultivar sta subendo negli Usa appunto a causa della siccità. Ma nel complesso restiamo convinti che non ci saranno grandi cambiamenti e lo siamo per un ragionamento logistico, ossia la stragrande maggioranza delle semine primaverili vengono preventivate in autunno, quando seme e fertilizzanti sono già nei magazzini degli agricoltori, in un periodo antecedente gli aumenti determinati dalla guerra.
Vediamo i numeri: il futuro raccolto canadese è quantificato in 5,8 milioni di tonnellate, ma viste le incognite che gravitano su di esso questo dato ad oggi è più oggetto di una visione mistica che di un ragionamento concreto. Il prezzo agli agricoltori per il 1° grado è stabile tra i 165/175,00 euro tonnellata per i grandi volumi.
Mamma li turchi…anzi no
“Mamma li Turchi!” è una frase molto nota dalle nostre parti – era l’esclamazione delle nostre popolazioni di fronte alle incursioni ottomane e corsare sulle coste italiane tra il XV e il XVII secolo – e da qualche anno sta tornando sulle bocche di chi vive di frumento. Il raccolto di durum turco è quantificato anche quest’anno in 4,5 milioni di tonnellate, dunque un raccolto importante, ancorché più tardivo del solito. Mentre scriviamo il TMO dinnanzi al nuovo raccolto annuncia prezzi che non coprono i costi e quindi scontentano i produttori locali: grano duro secondo gruppo a 16500 lire turche, al cambio attuale circa 309,00 euro tonnellata, pagamento entro 45 giorni dalla consegna; questo prezzo metterebbe il futuro raccolto turco fuori dai giochi, arriverebbe in Italia a circa 350,00 euro tonnellata.
Le vendite da parte del TMO inizieranno il 1° ottobre ad un prezzo di 18500 lire turche , al cambio attuale 346,00 euro tonnellata. Resta in vigore la sospensione dei dazi all import almeno fino a dicembre, quindi si lascia mano libera per il grano del primo gruppo, a favore dei trasformatori interni, mentre quello di bassa qualità potrebbe prendere la via dell’estero.
Il vicino Nord Africa
Il raccolto 2025, tra Algeria , Tunisia e Marocco è stato di circa 4,7 milioni di tonnellate e il raccolto 2026 è quantificato in circa 5,6 milioni di tonnellate, 20% in più: questo ridurrebbe il fabbisogno locale e a farne le spese sarebbe proprio il Canada, maggiore fornitore di durum dell area magrebina; immaginate se il raccolto canadese dovesse andare tutto per il verso giusto e al riporto di oltre un milione di tonnellate sul raccolto 2025 si aggiungesse un calo della domanda da clienti storici come i magrebini…
Effetto Canada
Veniamo a noi e vediamo cosa ci capita in caso di questo tipo di raccolto del grano duro mondiale. Prima le eccessive piogge e poi l’ondata di caldo ultima settimana di maggio: nel sud Italia sta cambiando radicalmente lo stato dei campi, l’effetto stay green sembra esaurirsi e la maggior parte dei campi, areali marginali e zone con ristagno idrico in particolare, stanno andando verso una precoce maturazione, con evidenti problemi per la riempitura della spiga. Si tratta di un fenomeno riscontrato in molti areali del sud: nella Sicilia meridionale sono iniziate le operazioni di raccolta e la situazione si prospetta molto eterogenea, idem per la Nuova Aquitania francese dove è iniziato anche li il raccolto con stessi problemi a causa dell’ondata di calore eccessivo di fine maggio.
Rosee prospettive
Le rosee prospettive del Crea potrebbero pertanto non avverarsi, anche se l’industria non sembra molto preoccupata. Tutti guardano al Canada – anche perché la Russia ha avuto la stessa primavera piovosa e posticipi delle semine troppo in avanti e vive la medesima incertezza sul raccolto, che nel suo caso cuberebbe un milione di tonnellate – e se oltre l’Oceano tutto filasse liscio (per i canadesi) dovremmo prepararci ad un periodo di lunga depressione mercuriale con quotazioni molto al di sotto dei costi di produzione: è il mercato e non possiamo farci molto. Una boccata d ossigeno potrebbe arrivare dalle quotazioni del tenero , il raccolto USA è molto ridimensionato causa siccità, per cui le quotazioni dei teneri di forza sono destinati a salire e questo potrebbe spingere molti trasformatori a sostituire i teneri di forza col durum ed aiutare questo settore a non deprimersi più del dovuto.
Sul versante nazionale , il periodo del raccolto , ovvero sotto la trebbia, potrebbe essere il momento migliore per capitalizzare: la ricerca di granella per il made in Italy e la preoccupazione descritta sul raccolto canadese almeno nel breve periodo potrebbero rinvigorire i primissimi prezzi del nuovo raccolto e far guadagnare qualche euro in più rispetto al preventivato. Insomma, occhio a turchi e canadesi.
Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa
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